Gioco simbolico: esempi di attività suddivisi per età

Pubblicato il 28 Giugno 2019 da

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Tra i 2 e i 7 anni circa, i bambini amano il gioco simbolico, che possiamo definire la capacità di rappresentare  in modo reale, attraverso dei simboli, ciò che non è presente e non si può percepire. In pratica è una prima capacità di astrazione del bambino (fase del pensiero preoperatorio, secondo Piaget), che riesce a riprodurre ed imitare situazioni vissute (o non vissute) per comprenderle.

Il gioco simbolico è stato studiato proprio dallo psicologo Jean Piaget, che ha suddiviso gli stadi dello sviluppo cognitivo dei bambini in 3 grandi gruppi:

  1. Stadio senso-motorio (0-2 anni): il bambino usa principalmente gli organi di senso (tatto, udito, vista, gusto e olfatto) e le sue capacità motorie, per conoscere l’ambiente circostante e relazionarsi con esso;
  2. Stadio pre-operatorio (2-7 anni): il bambino inizia ad imitare situazioni che ha visto o vissuto in precedenza, usando anche oggetti o simboli utilizzati sia come oggetti reali, sia come sostituti di altri oggetti (per fare due esempi: usa il mestolo della cucina per far finta di cucinare; oppure usa il telecomando per far finta di telefonare);
  3. Stadio operatorio-concreto (7-11 anni): il bambino a quest’età è in grado di compiere azioni logiche e a risolvere problemi più complessi. Oltre all’utilizzo di simboli, quindi, si inserisce la logica.

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Gioco simbolico: come funziona

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Nell’età tra i 2 e i 7 anni i bambini, dunque, imitano le azioni dei grandi e le riproducono: giocano ‘a fare finta di’.
Capite perché è importante non differenziare i giochi dei bambini per genere, stereotipandoli? Perché attraverso questa finzione i bambini imparano ad essere gli adulti di domani: un maschio che gioca con le bambole, si prepara a diventare un buon padre; un maschio che gioca con la cucina, si prepara a imparare a badare a se stesso; e così via…

Il gioco simbolico è importante anche per un altro aspetto: perché attraverso il suo esercizio aiuta i bambini a rappresentare mentalmente persone e oggetti, indipendentemente dalla loro presenza. È, insomma, evocativo: in questo modo il bambino non ha bisogno di vedere la palla, per capire cos’è una palla; né di vedere i genitori (per esempio mentre sono al lavoro), per sapere che sono sempre presenti.

Notate la differenza: nello stadio senso-motorio, quindi da 0 a 2 anni, i bambini percepiscono solo gli oggetti che vedono: se nascondiamo la palla sotto una coperta, la palla non esiste più; se mettiamo la formina nella casetta degli incastri, la formina non viene più percepita.
Basta vedere quando i bambini così piccoli giocano a nascondino: nascondono la faccia con un tovagliolo e pensano di essere spariti. In pratica: se chiudono gli occhi, la realtà non esiste più.

Nella fase successiva, invece, i bambini iniziano a percepire la realtà anche quando non la vedono: non solo se giocano a nascondino, ma anche nelle altre situazioni della vita. Per questo spesso il distacco con i genitori a quest’età è più semplice: perché il bambino sa che mamma e papà esistono indipendentemente dal fatto che lui li possa vedere, e – se sufficientemente rassicurato e verbalizzando le sue emozioni – sa che torneranno dal lavoro.

Gioco Simbolico e Metodo Montessori

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Il gioco simbolico è molto presente anche nel Metodo Montessori. Lo stesso Piaget ha citato molte volte il lavoro della Montessori, elogiandolo – e viceversa.

‘Il gioco è il lavoro del bambino’, diceva Maria Montessori.

Nel Metodo Montessori vediamo che il gioco simbolico è stimolato grazie alle cosiddette attività di vita pratica: spolverare, apparecchiare, cucinare, vestirsi, lavarsi…

Per stimolare il gioco simbolico dei bambini in ottica Montessori, dunque, benissimo tutti quei materiali che stimolano l’autonomia del bambino e favoriscano limitazione verso i gesti degli adulti. Scegliete preferibilmente materiali in legno, caldi e resistenti, così come avrebbe fatto la Montessori,

Importanza del gioco secondo gli studiosi

Lev Vygotskij, psicologo russo e padre della scuola storico-culturale, sottolinea ugualmente l’importanza del gioco nei bambini, soprattutto nell’età del prescuola (0-5 anni). Il gioco, infatti, permette ai bambini di ampliare le loro esperienze, arricchendole, e quindi permette loro di ampliare il campo dell’azione e della conoscenza.

Fare esperienza del mondo, anche attraverso il gioco, aiuta i bambini ad adattarsi all’ambiente in cui vivono.
L’inventiva invece permette al bambino di intervenire in modo creativo e costruttivo su questo ambiente, per allargare le proprie esperienze reali.

Secondo Vygotskij, il gioco è importante soprattutto per la costruzione dello sviluppo intellettivo, perché favorisce il pensiero astratto.

il bambino a questa età si crea delle situazioni immaginarie per superare i limiti delle sue possibilità di azione concreta e reale

Jerome Bruner, psicologo statunitense che ha contribuito allo sviluppo della psicologia cognitiva e culturale, considerava il gioco come la possibilità di apprendere e fare esperienza, minimizzando i rischi.

una buona occasione per tentare nuove combinazioni comportamentali che non potrebbero essere tentate sotto pressione funzionale

In pratica: il bambino si proietta nel mondo degli adulti in modo sicuro, iniziando dall’imitarne i gesti. Del resto, sarebbe abbastanza pericoloso se il bambino, invece di fingere di guidare l’auto utilizzando un coperchio come volante, prendesse le chiavi e partisse. 😉

Secondo Freud, padre della psicanalisi:

il gioco è una trasposizione simbolica dell’esperienza e dei contenuti emotivi del bambino, un modo per dominare mentalmente le cose, specie quelle problematiche – uno strumento fondamentale per superare l’angoscia

Il gioco simbolico, dunque, avrebbe lo scopo di minimizzare l’ansia e permettere al bambino di trovare un suo equilibrio emotivo.
Per tale motivo, anche il gioco avrebbe delle funzioni psicoterapeutiche:

  • funzione identificatoria: il bambino finge di essere qualcuno (dottore, genitore…) per imparare ad assumerne il ruolo in età adulta;
  • funzione riparatoria e anticipatoria: il bambino abbassa la sua ansia per prepararsi a un evento problematico, oppure per superarlo dopo che è avvenuto (per esempio giocare al dottore, farsi le punture, ecc…);
  • funzione compensatoria: attraverso il gioco il bambino supera l’ansia di una sottrazione affettiva o di una separazione (famosissimo il racconto di Freud del bambino che, in osservazione, lanciava un rocchetto di filo al di là del suo lettino, per poi recuperarlo: in questo modo ‘alleviava’ il senso di ansia da abbandono, perché i genitori andavano al lavoro).

Donald Winnicott, famoso pediatra e psicoanalista britannico, parla di oggetto transizionale: avete presente la famosa copertina di Linus? Questi oggetti servono al bambino proprio per evocare simbolicamente la presenza dei genitori o dei cosiddetti caregiver, ovvero chi si occupa del bambino.
Per questo spesso si consiglia di utilizzare un doudou, per i neonati: proprio per rappresentare l’attaccamento parentale.

Il gioco simbolico avrebbe dunque varie funzioni:

  • funzione rappresentativo-espressiva: i bambini dai 2 ai 5 anni rappresentano la realtà attraverso l’imitazione;
  • funzione di dominio e di controllo: il bambino raffigura la realtà a suo piacimento, per poterla controllare e quindi in qualche modo evadere le regole che gli sono imposte (anche questo utilissimo per accettare proprio l’importanza delle regole stesse);
  • funzione manipolatrice: i bambini sono sempre attratti dai giochi di manipolazione (sabbia cinetica, pongo, acqua…), che servono ancora una volta a scaricare le tensioni dovute alle regole.

Il bambino è dunque in grado di usare gli oggetti in modo simbolico. Per esempio – come dicevamo – può usare dei sassolini per rappresentare la pappa dentro i piattini per giocare, in un sistema di libere associazioni.

E questo gioco simbolico diventa via via più complesso, fino a quando il bambino riuscirà a fingere lui stesso di essere qualcun altro: la mamma o il papà, il supereroe, il veterinario…

Ricordiamoci infine che il bambino, nel mettere in scena un’azione che gli fa paura, la sta in qualche modo esorcizzando: questa rappresentazione lo aiuta a trovare il coraggio di affrontarla nella realtà. Per esempio fingere che muoia il proprio peluche (terrore della morte dei familiari), fingere di farsi male (paura del dottore), fingere la presenza di mostri (terrore del buio), e così via.

Pensate alle fiabe o alle rappresentazioni teatrali o gli spettacoli di burattini: spesso i bambini raccontano queste storie anche tragiche, proprio perché mettendo in scena la loro paura, possono far intervenire ‘un eroe’ che sconfigga il male.

Le più belle attività di gioco simbolico divise per età

Il gioco simbolico, dunque, abbiamo visto che è importantissimo per varie ragioni:

  • stimola la creatività del bambino e lo sviluppo cognitivo;
  • ha una funzione consolatoria, per gestire l’ansia e controllarla;
  • ha una funzione di imitazione, per imparare a superare autonomamente le difficoltà della vita pratica;
  • è uno strumento cognitivo, per imparare a comunicare le proprie sensazioni e paure;
  • aiuta il bambino ad accettare le regole della società civile;
  • rappresenta un grande aiuto per bambini con difficoltà di linguaggio, comportamento o forme di autismo;
  • è uno strumento utile per superare i traumi del bambino.

Gioco simbolico per bambini da 2 anni

A due anni i bambini imitano le attività della famiglia, per cui saranno interessanti giochi di cura, o della vita quotidiana.

Giocare con i bambolotti

Giocare con le bambole è importantissimo sia per le femmine, che per i maschi: come dicevamo, prendersi cura di ‘un bambino’ sarà un’esperienza che entrambi devono fare, se un giorno vogliono avere dei figli o prendersi cura di qualcuno.

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Le più belle e realistiche sono le bambole reborn, che sono assolutamente somiglianti ai neonati e vanno anche trattate con delicatezza. Sono davvero molto belle e, anche se un po’ più costose, ne può valere la pena.

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In alternativa, esistono tante bambole molto molto belle, con tanti accessori utili alla cura. Per esempio le bambole Nenuco, che sono fatte davvero bene e spesso sono vendute in valigette con tutto l’occorrente sia per curarle, sia per portarle sempre con sé.

Giocare a fare la spesa

Possiamo coinvolgere i bambini quando facciamo noi la spesa al supermercato, ma io tendenzialmente consiglio di non trascinare i bambini piccoli con sé a fare la spesa, non se non sono perfettamente pronti: in caso contrario rischiate che vadano in crisi, non si sentano a loro agio e diventino ingestibili.

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Potete creare ai bambini un piccolo negozio giocattolo in cameretta, a cui aggiungere cibi di legno e di stoffa, cestini, sportine.

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A mia figlia piaceva tantissimo anche il carrellino della spesa, che rendeva tutto molto realistico.

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Infine le piaceva tanto anche la piccola cassa giocattolo in legno, per poter giocare davvero al negozio e poter fare i ‘pagamenti’ per i suoi ‘clienti’.

Gioco simbolico per bambini di 3 anni

A questa età i bambini osservano attentamente le azioni dei grandi e le imitano, e sono attratti dagli attrezzi grandi. Scegliamo giochi sicuri, così potranno compiere attività di gioco simbolico in tutta sicurezza.

Giochi di falegnameria

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Per esempio possiamo scegliere un banco da lavoro adatto contemporaneamente a fare i falegnami, gli idraulici o i meccanici.

Giocare a cucinare

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Oppure una piccola cucina in legno, bene attrezzata: sappiamo benissimo quanto piaccia ai bambini!

Veterinari o infermieri

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Un kit per giocare al veterinario o all’infermiere: perfetto per prendersi cura, simbolicamente, degli altri.

Giochi simbolici per bambini di 4 anni

Secondo il Metodo Montessori possiamo utilizzare gli oggetti comuni di pulizia della casa, solo in scala più piccola.

Pulizie di casa

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Un set per le pulizie giocattolo, in legno, ma anche veramente utilizzabile: contiene strofinaccio, scopa, paletta e piumino per spolverare.

Stendere il bucato e fare la lavatrice

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Un set con lavatrice giocattolo in legno, munito di ferro e asse da stiro, appendiabiti e ferro da stiro: è troppo adorabile!

Ricordiamoci, ancora una volta, che le pulizie non sono appannaggio delle bambine: anche i maschi devono e possono tenere pulita la casa – e comunque dovranno imparare a farlo da grandi!



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