I figli ci tengono per mano

Pubblicato il 23 ottobre 2014 da • Ultima revisione: 20 aprile 2015

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Ho superato una mia barriera psicologica (una delle tante): ho portato – da sola senza Nestore – mia figlia a un appuntamento di lavoro con me. In treno. Io che mi definisco blogger stanziale e che ho paura di andare agli eventi da sola e soprattutto ho paura dei treni: di prendere il treno sbagliato e ritrovarmi, che ne so, a Pavia, e magari anche perdere il cellulare e il portafoglio, non sapere chi chiamare, dove andare… Io che non so nemmeno a memoria il numero di Nestore o dell’ufficio!

Sì, lo so, non aggiungete altro: lo so che questa è una barriera che prima o poi dovrò abbattere, e che a trent***** anni (l’età vera non è inerente al post, quindi posso ometterla) non è propriamente ‘normale’ avere paura di viaggiare da sola (come se Torino-Milano fosse un viaggio, tra l’altro…), o di prendere la metropolitana o l’autobus da sola, e sempre, SEMPRE, nella direzione opposta. Io non ho il senso dell’orientamento e bon. Ho altre doti, e le sto ancora individuando. 😉

Comunque sì: ho portato Dafne a un evento a Milano. L’ho fatto perché era un’occasione importante per lei (poi vi dirò), e ho preso il treno con lei (vabbè c’era anche 100%mamma, ma non vale…), e l’ho tenuta per mano mentre salivamo e scendevamo dal treno, ma – senza volerlo scomodare troppo, per carità – quel momento mi ha ricordato molto Montale, quando scriveva:

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno milioni di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

A volte i figli ci tengono la mano facendo finta che siamo noi, a tenerli saldi. E invece no, invece è al contrario, anche se loro non lo hanno ancora capito.

A me ultimamente succede spesso: in un periodo della mia vita molto faticoso a livello lavorativo, in cui tante mie certezze vacillano pesantemente, mia figlia è diventata uno dei punti saldi. Lo era già prima, ma adesso tutto è diverso: adesso siamo in un nuovo paese, in una nuova casa, con una nuova famiglia – praticamente, una nuova maestra… e in un momento in cui io ho tantissimo da fare, e devo concentrarmi molto, e allo stesso tempo fare il giocoliere e non dimenticare che tutto questo è nato per stare con lei, insieme, e dedicarci tanto tempo, TANTO.

Certe volte ho bisogno solo di un angolino di decompressione, dove scrivere un piccolo diario e tenere traccia… di me stessa.
Essermi ‘presente’.

Ci siamo fatte una foto, sul treno: Siamo proprio come pane e burro. Ci teniamo traccia a vicenda.
E se non funziona, ci teniamo per mano finché non passa.



Commenti

11 Commenti per “I figli ci tengono per mano”
  1. micaela

    Ciao Barbara,
    leggendo il tuo post mi sono resa conto che è vero, sono i nostri figli a tenerci per mano.
    Quando siamo stanchi, scoraggiati, depressi, arrabbiati cosa facciamo? Pensiamo a loro e andiamo avanti per loro e con loro.
    E’ come se ogni volta cadessimo e loro sono lì a tenderci una mano, a ricordarci quanto, nonostante tutto, è bella la vita e quanto vale la pena viverla. Che bella questa cosa, che bello pensare di avere qualcuno che dipende da te e da cui tu dipendi, di cui ormai non puoi fare a meno….continuiamo a tenerci per mano, a dividere la nostra vita con qualcuno.
    Loro ci fanno vincere tutte le paure con i loro sorrisi sdentati, i loro abbracci, le loro coccole.
    Grazie amica e …buon viaggio!!!

  2. Che bel racconto! In realtà, a me capita spesso, cioè, di notare che sono loro a tenermi in piedi, a rassicurarmi senza saperlo. Le mie figlie mi danno quell’input di coraggio ma anche di serenità che non saprei procurarmi da sola altrimenti. Non parlo di tirarmi su il morale nei momenti ko, intendo proprio lo stimolo per migliorarmi e poter offrire a loro il meglio di me stessa.

    ps. non uso molte app e non amo la kinder!

  3. Anche io ho la mia bambina, che a volte nei miei momenti di disperazione mi fa capire, anche solo standomi vicina e guardandomi con I suoi teneri occhietti, che ormai non sono piu sola. In quei momenti a volte prende lei in mano la situazione e si occupa del fratellino.
    E quasi una donnina, ma ha solo sei anni. E sono la mamma piu felice di questo mondo quando li vedo la sera nel loro letto che dormono beati e io passo a rimboccare le coperte e fargli una carezza. Sono I miei tesori
    Mi basta il blog per condividere tutti o quasi I nostri momenti insieme.

  4. Cara Barbara, tutti noi abbiamo le nostre barriere psicologiche. Io, per esempio, non ho paura di viaggiare da sola, né con mia figlia, sui mezzi pubblici, ma sono terrorizzata se devo guidare io l’auto. Proviamo a superare queste barriere psicologiche. Qualche volta ci riusciamo, altre no, ma la fragilità fa parte della nostra umanità e credo che abbia anche una sua bellezza. Anche io mi sono resa conto che, sempre più spesso, sono i miei figli a tenermi per mano e a farmi riscoprire il mondo da un punto di vista diverso; più fresco, più vero.

  5. Avevo iniziato con lo scrivere delle mail ad Alessandro con Luca, poi ci hanno hakerato la casella e non ne ho piu’ aperta un altra e alla fine ho optato per una pagina g+
    Ne parlavo con una mamma questa mattina, l’infanzia dei nostri figli è cosi veloce che non possiamo perdercela di vista o permetterci di lamernarci per un gioco noioso, per il caldo della palestra, perchè dobbiamo richiamarli mille volte.
    Ieri con dolore leggevo le parole di un padre che ha perso la figlia in un incidente, una bimba di tre anni “«Non dimenticatevi mai di dare un bacio al vostro piccolo. Giocate con lui ogni volta che lo chiede, mettetelo sempre al centro del vostro universo. La vita è fantastica, ma a volte crudele e in pochi attimi può portarti via tutto».”
    Ne ho fatto un gran tesoro di queste parole, perchè mi rendo conto che a volte sono una mamma distratta.

  6. mina

    Io non ho guidato la macchina per anni perchè avevo paura, mi sentivo insicura e imbranata (e ho sempre avuto chi mi scarrozzava…ahem…) e sai quando ho ricominciato a guidare? Quando abbiamo deciso di trasferirci in campagna, col bimbo piccolo, per lui (e per me!) dovevo guidare e ho ripreso, come se niente fosse perchè era una cosa importante per la nostra famiglia. Ed ho cominciato a sentirmi sicura anche alla guida e a fregarmene se sono imbranata perchè accanto avevo il mio bimbo e il mio compagno. (che poi ora non sono così imbranata eh, sto nel mazzo… 😉

  7. nella foto tu guardi l’obiettivo, lei sembra guardare oltre l’orizzonte 🙂

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