Visioni trasversali di mondi paralleli

Pubblicato il 14 maggio 2015 da • Ultima revisione: 5 giugno 2015

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Dico sempre che ci sono tante vite. Io stessa ho vissuto tante vite, e non saprei immaginarmi senza i tasselli che compongono il mio piccolo puzzle. Sono stata tante persone, sono stata sia quella che oggi non vorrei come amica, sia quella che oggi potrei amare. Non mi pento del mio passato: tutto è funzionale, negli errori, se riesci a trarne un giovamento.
Ma non vado fiera di tutto, non di tutte le me stesse che sono stata.

So che cambierò ancora. Probabilmente ad alcuni viene più naturale vivere coraggiosamente, amare il cambiamento, ogni tanto fare le valigie da se stessi e poi ricominciare. A volte penso di essere come una batteria: mi esaurisco, tendo a spegnermi, non posso stare nella stessa vita per più di qualche anno. Poi inizio una nuova attività, mi viene un’idea, piano piano questa cosa prende il sopravvento, e la vita cambia anche senza il mio permesso. O forse no, il mio permesso c’è, c’è sempre stato.

Il mio primo blog su Splinder, nel 2003, si chiamava Poesianotturna. Sottotitolo: visioni trasversali di mondi paralleli.
Ho sempre cercato di immergermi nei miei mondi, ma di incrociare anche i mondi altrui. Ho sempre amato la mia vita, ma ho cercato la contaminazione. Mescolarsi, contagiarsi, prendersi la responsabilità degli altri, vivere nella reciprocità, ma anche imparare, carpire la bellezza altrui per poterla vivere io stessa.
Ammirare, invece che invidiare.
Ispirarmi, invece che vendicarmi.

Per fare questo occorre una certa ‘potenza’. La volontà implacabile di vivere la migliore vita che io possa vivere, senza fare male agli altri, ma allo stesso tempo impedendo agli altri di succhiarmi l’energia vitale, di privarmi della mia positività.

Una lunga lotta contro i pessimisti di professione, quelli che preferiscono valere poco perché possono accomodarsi nel proprio autolesionismo.
Difendo così strenuamente il concetto di felicità, da applicarlo senza compromessi: nella mia famiglia, con mia figlia, e con la mia azienda – che è per me una seconda figlia.

La felicità può essere crudele, se per alimentarla occorre allontanarsi da coloro i quali sono incapaci di sorseggiarne il miele.
Ma è anche amorevole, perché quando vuole diffondersi come un contagio, diventa una malattia di ottimismo, e può migliorare le circostanze.

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Il Mondo di Domani sarà una mia responsabilità. Questo penso.
Il mio mondo verticale, quello di me che sono nata dalla parte giusta del mondo (per pura fortuna, senza meriti), quello della mia famiglia, della mia rete, del mio lavoro.
Ma anche i mondi paralleli, quelli di chi è nato dalla parte sbagliata del mondo, quelli che non ho scelto perché non si può scegliere tutto, quelli in cui ci sono così tante cose da fare.

Avrei voluto fare la scienziata o la ricercatrice, da piccola. Poi ho iniziato a scrivere perché non ero brava a fare altro, e con la matematica e la fisica non avrei mai provato l’amore purissimo che nutro per le parole. Quel suono dei tasti della mia Olivetti, il rullo rosso e nero, quel: CCHHHRRRRSSSSS SDENG… DING! quando andavo a capo.
Poi il suono del mio modem a 28.8k.
Le tastiere a cui ho consumato la lettera A, sempre la lettera A. Forse perché è la lettera degli inizi, e io inizio sempre tutto benissimo (mi difetta solo il finale).

Ho cercato di migliorarmi attraverso le parole, e poi – solo dopo – di portare nel mio mondo di parole la fiducia, la fede, la felicità necessarie al cambiamento. Penso sia questo il scopo: motivare gli altri a desiderare la felicità, a crederla possibile, a lottare per lei fino all’ultimo giorno di vita.

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Lotterò per il mio domani. Crescere, amare la scienza, rendere il mondo migliore.

Ognuno ha un ruolo, ed è questo il mio desiderio del Mondo di Domani. Il Mondo in cui ciascuno di noi si prenderà la responsabilità della propria felicità, per diffonderla nella sua cerchia. E di cerchia in cerchia, come una catena virtuosa, prima o poi la malattia della felicità si diffonderà senza scampo.
E’ un mondo ideale, il mio Mondo di Domani. Perché io credo ancora nella forza degli ideali, e il mio cinismo per i fatti della vita, per gli orrori e i terrori, non mi impedisce, né mi impedirà, di continuare ad essere idealista, coltivare le utopie come fatti possibili, creare azioni concrete basate sulle idee della fede, della mente e del cuore.

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Il Mondo di Domani è quello che lascio a mia figlia. Un mondo che se ci penso urlerei per la disapprovazione e per lo sconforto. Ma è lo stesso Mondo della Cristoforetti sulla stazione spaziale, lo stesso mondo di Aranzulla che ha iniziato a fare il divulgatore a 12 anni, lo stesso mondo di Alisa Burke, di Google, dei libri che possiamo ancora leggere, delle parole che possiamo ancora scrivere.

Il Mondo di Domani è quello di oggi, ma un po’ meglio, se ciascuno di noi se ne assume la responsabilità.

Mia Nonna Laura da giovane entrò nel negozio di paese; sulla vetrina c’era un cartello: CARTA IGIENICA, NOVITÀ ASSOLUTA DA TORINO.
Ne comprò solo un rotolo, per provarlo, perché non si fidava: “Non si era mai vista una cosa del genere: da che mondo e mondo, ci si puliva con le strisce di giornale”.

Il Mondo di Domani è quello lì: il mondo dove ciò che oggi è impensabile, domani sarà vero. Il mondo in cui gli omosessuali si sposeranno in Comune, il mondo in cui la scuola pubblica avrà classi bellissime e sicure, il mondo in cui internet arriverà ovunque, il mondo in cui il lavoro sarà un diritto inalienabile. Il Mondo di Domani è quello lì: quello di cui ci prenderemo la responsabilità.

Io penso che tutto sia possibile, e che tutto andrà bene. Ma dipende da noi.
Dalle nostre idee, dal nostro voto, dalle nostre azioni, dal nostro impegno. Dalla nostra cultura, dall’amore con cui educheremo i nostri figli.

Il Mondo di Domani è iniziato già ieri.
E io voglio esserci.

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In collaborazione con Disney, per il film Tomorrowland, che uscirà nelle sale il 22 Maggio.



Commenti

3 Commenti per “Visioni trasversali di mondi paralleli”
  1. Assolutamente vero.
    E’ difficile scuotersi anche dall’infelicità, mi viene in mente quello che dicevi al mammacheblog sul sito che funziona perché racconta agli italiani quanto sarebbe bello emigrare e poi non emigrano mai.
    Ecco, siamo sempre lì a lamentarci e il coraggio di cambiare non lo troviamo mai.
    Basta! Il domani è oggi. Diciamocelo!

  2. mina

    Carissima,
    dopo aver letto questo bellissimo e condivisibile post e dopo essermi ricordata che qualche tempo fa avevo commentato un tuo articolo sconfortata dalla paura di perdere il lavoro (non pretendo che ti ricordi eh, è venuto in mente a me) voglio farti/farvi sapere che nel frattempo il contratto che avevo mi è stato rinnovato e in più ho trovato un altro lavoro (addirittura…!) che presto inizierò. Perchè anche io spesso sento il bisogno di cambiare e cerco sempre di darmi nuove possibilità per mettermi nelle condizioni migliori possibili, per me stessa e per le persone che mi stanno vicine, per un progetto di vita che sia un’evoluzione continua e soprattutto, come dici tu, per essere responsabile della mia felicità! (oh, poi ci vuole anche fortuna eh, e io a quanto pare ne ho da vendere…).
    Comunque grazie per i tuoi post, che si parli di ricette o di modi di vivere sono sempre meravigliosi e preziosi.

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