La scuola che vorrei

Pubblicato il 28 maggio 2010 da • Ultima revisione: 20 marzo 2015

la scuola che vorrei

Da quando ho letto un articolo di Claudia sul suo tipo di scuola ideale, mi sono interrogata molto sulla scuola che anche io vorrei. A maggior ragione in questo periodo in cui ho grandi speranze per la scuola dell’infanzia che inizierà a Settembre.

Per lei vorrei il meglio, come tutti i genitori, immagino.
Ma ‘il meglio’ per me non è una scuola super-lusso, nè una scuola che faccia attività per rendere i bambini più intelligenti. Io vorrei una scuola ‘sincera’.
Una scuola dove sinceramente si amano i bambini e si ha a cuore la loro educazione. Una scuola dove sinceramente si instauri un rapporto vivo tra maestre e famiglia. Una scuola dove sia sincero il progetto educativo.

La scuola che vorrei ha degli insegnanti preparati. Insegnanti pagati tanto, e valutati tanto. Insegnanti che meritano uno stipendio molto alto perchè sono insegnanti capaci, didatticamente, emotivamente e psicologicamente. E non hanno paura di essere valutati ogni anno e rimettersi in discussione.

La scuola che vorrei ama la natura e il tempo. Ha un grande giardino con un prato verde, degli alberi e un piccolo orto. E’ una scuola dove ci si sporca le mani di terra, dove si cammina scalzi sull’erba, dove si osserva il ciclo delle stagioni e si impara ad amare la Terra.

La scuola che vorrei ha le regole, i quaderni, i banchi per stare seduti. Ma ha anche le non-regole: è al servizio della creatività spontanea, non la imbavaglia, non l’ammutolisce, non cerca di irrigidirla e normarla.

La scuola che vorrei è una responsabilità condivisa tra maestre e famiglia. Una scuola partecipativa, una scuola in cui tutti insieme si procede in una sola direzione, in cui si condividono le vite, in cui si sente un senso di appartenenza forte.

La scuola che vorrei non è povera. Ha la carta igienica, i gessi, i computer collegati ad Internet, il tetto che non crolla, una biblioteca con tanti libri nuovi, materiale didattico adeguato, e palloni, una palestra, un cortile.

La scuola che vorrei forse non esiste, o semplicemente non è una scuola pubblica. E io sono delusa, triste, preoccupata. Sono spaventata di non poter dare a mia figlia un’alternativa valida che alimenti la sua curiosità e la diriga nella direzione giusta.

Che futuro può avere un Paese in cui la scuola pubblica non viene tenuta in considerazione?



Commenti

97 Commenti per “La scuola che vorrei”
  1. Mammafelice, torno qui per tanti motivi, soprattutto perché ho tre figli che vanno a scuola e nella scuola ci lavoro, e i discorsi sulla scuola mi coinvolgono molto. Credo che dovrebbero riguardare anche chi non è direttamente interessato nè come lavoratore nè come genitore, dato che la qualità della scuola (pubblica) incide moltissimo sulla qualità di un paese, ma questo ci porterebbe decisamente fuori tema. Per quanto…
    Il tuo post tocca tanti argomenti e mi piacerebbe parlare di tutto.
    Vedo però che il discorso sulla valutazione degli insegnanti torna diverse volte, anche nei commenti, e allora vorrei cominciare a dire la mia su questo. I lavoratori della scuola sono stati oggetto negli ultimi anni attacchi molto pesanti: chi ci governa ci chiama fannulloni e ci denigra, e ovunque l’opinione più diffusa è che gli insegnanti siano ignoranti stressati privilegiati nullafacenti ex-sindacalisti etc. etc.
    Hai linkato Castagna, che anche a me piace moltissimo :-), ma ti assicuro che nelle scuole gli insegnanti preparati ci sono. Magari non sono tutti, come in tutti i settori, ma ci sono. Quelli che sono in mezzo, forse se godessero di maggiore considerazione sarebbero spinti a lavorare meglio.
    Così come per la nuova riforma della scuola, anche sulla valutazione vorremmo dire la nostra e invece non abbiamo voce in capitolo. Io di insegnanti che desidererebbero essere valutati ne sento parecchi, anche solo perché vorrebbero finalmente che fosse loro riconosciuta una professionalità che nessuno riconosce. Ma con quali strumenti? Questionari di gradimento degli studenti? E’ difficile immaginare le conseguenze che ci sarebbero a usare uno strumento del genere?
    Un’ultima cosa, ché mi sembra che il commento sia già troppo lungo.
    La scuola pubblica (quella privata, ovviamente, no) offre alle famiglie degli strumenti di dialogo “istituzionali” e anche in certa misura di partecipazione alle decisioni. Ancora per poco, perché ci sono diverse proposte per abolire i vari organi collegiali. Ma nella mia esperienza le famiglie partecipano molto poco. E’ un peccato. Un’occasione mancata.

    • Mamma Felice (Mappano) - Ariete
      Mamma Felice
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      Guru
      Mamma di Dafne (10 anni)

      No, la valutazione degli studenti secondo me sarebbe fuorviante. Ma per esempio un dato incrociato sul rendimento degli studenti, sulle assenze dell’insegnante, sul rapporto con gli altri docenti, ecc..?
      Sono convinta anche io che ci siano tanti insegnanti preparati. Ma sai meglio di me che in mezzo al mucchio ce ne sono anche tanti che sono malvisti dai colleghi docenti stessi. Non sarebbe un vantaggio per gli stessi insegnanti, lavorare con gente preparata e emotivamente stabile?

      Comunque questo è solo uno, marginale, dei problemi della scuola. Non penso affatto che i problemi della scuola siano riconducibili agli insegnanti, anzi. Credo piuttosto che solo grazie agli insegnanti la scuola stia ancora in piedi, e che in certi casi stiate facendo dei veri miracoli.

      • bietolina

        vantaggio per gli stessi insegnanti, lavorare con gente preparata e emotivamente stabile?
        magari!!!!!!!!!!!

      • Figurati, certo che sarebbe un vantaggio (però non capisco quest’insistenza sulla stabilità emotiva. Io ne avrò incontrati un paio in tutta la mia vita, con problemi di questo tipo. Sono stata fortunata?).
        Volevo solo sottolineare che quello della valutazione è un problema
        non banale. Per esempio, sulle assenze: i dirigenti sanno benissimo quali sono gli insegnanti che lavorano e quali quelli che si danno malati per finta. Se usassero con criterio gli strumenti che hanno a disposizione (non quelle cavolate che si dicono, di mandare le visite fiscali a tutti, ché non ci sono neanche i mezzi per farlo) staremmo un pezzo avanti. E il giudizio dei colleghi? Tu credi che sarebbe obiettivo? Argh!
        Insomma, è un problema che ci poniamo anche noi, anzi che su questo ci piacerebbe dire la nostra.

      • Mamma Felice (Mappano) - Ariete
        Mamma Felice
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        Guru
        Mamma di Dafne (10 anni)

        Io forse sono stata particolarmente sfortunata, ma ho incontrato dei pazzi, nella mia carriera scolastica 😆
        Alle medie: la prof di matematica che aveva una relazione extraconiugale con il prof di artistica, e rimasta incinta piangeva in classe davanti a noi.
        Al Liceo: il prof di filosofia che aveva delle crisi di assenza e si interrompeva mentre parlava e restava imbambolato; la prof di lettere che urlava come una pazza (noi a quel tempo prendevamo tutti il lexotan, dallo stato di ansia in cui versavamo); la prof di chimica che passava l’ora di lezione a scrivere fitto fitto sulla lavagna parlando pianissimo, senza mai girarsi verso di noi…
        Per non parlare dell’Università… Sapessi quante ne potrei raccontare! 😉

      • nex

        @LGO
        come ho detto più sopra a Teresa, basterebbe, tanto per iniziare, una scrematura di base: via quelli che non sanno parlare e scrivere in italiano corretto, via quelli che non sono aggiornati o competenti sulle materie che insegnano.
        Già con questa selezione di base si eliminerebbe una buona percentuale di gente che non merita di insegnare.

      • E pensare che i leghisti invece vorrebbero l’introduzione degli insegnamenti in dialetto 😆
        Sul serio: mi dispiace che l’immagine sia questa, perché invece di insegnanti più che degni ce ne sono tanti. Evidentemente non fanno notizia.
        E ancora: aggiornarsi costa. Agli insegnanti lo Stato non dà una lira (un euro) neanche per pagare gli strumenti di lavoro (il pc, i libri, la carta). E’ giusto pretendere l’aggiornamento, però poi bisognerebbe assumersene anche l’onere…

      • Mamma Felice (Mappano) - Ariete
        Mamma Felice
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        Mamma di Dafne (10 anni)

        LGO, sono assolutamente d’accordo: l’aggiornamento continuo degli insegnanti dovrebbe essere a carico dello Stato!

      • Mamma Felice (Mappano) - Ariete
        Mamma Felice
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        Guru
        Mamma di Dafne (10 anni)

        Io non ce l’ho con gli insegnanti: so che lottano contro i mulini a vento e fanno un mestiere complicato, soprattutto in questi anni di forte immigrazione e di abbandono dello Stato.
        Vorrei insegnanti migliori, sì: vorrei che non fosse una ‘fortuna’ incontrare un insegnante preparato e motivato.
        Un insegnante lavora meno di me, e questo è oggettivo.
        Ma non è questo che mi importa. Mi importa che il mestiere di insegnante possa tornare ad essere un mestiere di prestigio, pagato tanto, con tante responsabilità, tanti doveri e tanti diritti. E che per mantenere un posto così prestigioso, ci sia una selezione severa.
        E vorrei che ci fossero tutte le condizioni per lavorare bene: scuole nuove, materiale didattico, corsi di formazione, psicologi che aiutano a combattere il burnout…
        Il mio ideale di scuola: una scuola collaborativa. Dove anche i genitori hanno un ruolo attivo.
        E parlo di scuola pubblica. La scuola di eccellenza dovrebbe essere pubblica.

      • nex

        Io per esempio ho avuto ottimi insegnanti, però ero in un liceo, e a sentire le descrizioni dei miei compagni in stituti tecnici e professionali la situazione era molto diversa.
        Che la maggior parte degli insegnati siano validi è dovuto, secondo me, visto che vengono pagati. Quello che è indegno è che ci sia una percentuale, anche se bassa, di incompetenti e illicenziabili pagati con i soldi dei contribuenti.
        Sul discorso dell’aggiornamento la tua obiezione è quella che viene fatta da tutti gli insegnati, e che io non condivido: siamo nel 2010, il 90% dei lavori richiedono aggiornamento, e nella maggior parte dei casi non lo paga l’azienda. Qualunque ingegnere, programmatore, consulente finanziario, etc etc si deve aggiornare, e usa pc, libri e carta.
        Nella scuola che vorrei, un isegnante anzichè ribaltare la colpa del suo mancato aggiornamento sullo stato, è appassionato della meteria che insegna, e usa il suo molto tempo libero per assistere a qualche lezione universitaria o per prendersi e leggersi qualche libro in biblioteca.

      • Io per esempio ho lavorato in un’azienda privata. Avevo un tavolo, un pc, se avevo bisogno di libri l’azienda me li comprava. E, ci puoi credere o no, non lavoravo affatto più di adesso. Lo stipendio sì, quello era meglio.
        Non si tratta di ribaltare il problema, solo che spesso se un lavoro non lo si è provato a fare in prima persona, è difficile rendersi conto delle difficoltà che si possono avere e delle risorse che impegna. Ormai per un insegnante, anche per quelli di ruolo, è difficile anche prevedere cosa faranno da un anno all’altro, e ogni volta bisogna ricominciare da capo con le programmazioni, la preparazione delle lezioni e del materiale e così via.
        Mi piacerebbe davvero continuare la conversazione, però non vorrei abusare troppo dell’ospitalità di Mammafelice e credo che stiamo andando off topic 😉

      • nex

        @LGO
        ma com’è che le aziende che strapagano, pagano la formazione, fanno lavorare 24 ore alla settimana, fanno fare tre mesi di ferie all’anno, le conoscono solo gli statali?
        E ci hanno tutti lavorato prima di fare gli statali?
        Ma poi inspiegabilmente se ne sono andati per finire a guadagnare poco, lavorare tantissimo ed essere maltrattati?
        Diteci i nomi, per piacere. 😆
        Inoltre quello che dici tu, che è “difficile anche prevedere cosa faranno da un anno all’altro, e ogni volta bisogna ricominciare da capo con le programmazioni, la preparazione delle lezioni e del materiale e così via” avviene in tutti i lavori ormai.

      • Io me ne sono andata perché quando sono rimasta incinta l’azienda mi ha tolto dal progetto a cui stavo lavorando.
        Ho fatto un concorso, pubblico, dato che ne avevo i titoli. Ho fatto gli esami. Ho vinto una cattedra. Guadagno meno di prima, ma posso fare molto del mio lavoro di sera e di giorno posso stare con i miei figli.
        Ma questa è la mia esperienza, che non pretendo essere universale.
        Insegnare può essere molto gratificante. E’ un lavoro creativo, stai con i ragazzi e hai grandi autonomie di scelta e di orari. Come tutti i lavori, a farlo bene è impegnativo e anche faticoso, il che non toglie che lo si possa fare anche molto male, così come si può far male il programmatore, il notaio, il dentista, il giornalista.
        A me dispiace solo di sentir ripetere sempre in giro che gli insegnanti sono fannulloni fatti assumere dai sindacati che non lavorano e sono impreparati, lo trovo offensivo per me stessa e per quelli come me.
        Poi credo nella scuola pubblica, e l’ho già detto. Nella scuola pubblica c’è (ancora per poco?) spazio anche per i genitori perché possano dire la loro e partecipare alle decisioni, ma in genere la percentuale di chi si dà da fare è molto bassa. E questo mi fa riflettere.
        E ora credo di aver monopolizzato questo spazio oltre il dovuto, e chiedo scusa a Mammafelice

      • nex

        @LGO
        non preoccuparti per la monopolizzazione dello spazio, primo perchè il discorso è interessante, secondo perchè lo stai monopolizzando con il babbofelice, nonchè consorte di mammafelice 😀
        Con le tue parole hai confermato quello che sostengo fin dall’inizio: certo gli insegnati sono pagati meno di altri lavoratori, ma hanno la possibilità di mantenere il posto anche di fronte ad eventi che nel settore privato lo farebbero perdere, hanno la possibilità di scegliere come organizzarsi il tempo di lavoro e quello per la vita, e hanno più tempo per stare con i figli.
        D’altronde non ci sarebbe la fila ai concorsi se non avesse dei vantaggi rispetto ad altri posti.
        Io ritengo che gli statali, a parità di ore di lavoro, debbano guadagnare meno dei privati. Proprio in virtù del fatto che hanno tutta una serie di agevolazioni che compensa la minore retribuzione. Altrimenti se vogliono pari stipendio, devono accettare pari doveri e pari precarietà.
        Sul discorso poi che in tutti i settori c’è chi fa male il poprio lavoro non concordo. Se fai male il dentista, nessuno viene più da te. Se fai male il programmatore, nessuno compra più la tua consulenza. Se fai male l’insegnante? che succede? nulla. E’ questo il punto: una volta vinta la cattedra sono ILLICENZIABILI. E questo è assurdo.
        Ti posso portare casi di insegnanti che si portano il giornale in aula e leggono per tutta l’ora di lezione, di insegnati che passano il tempo a chiacchierare… guardati i video su youtube, ormai con i telefonini queste cose sono di dominio pubblico.
        E si, lo so che il 90% fanno il loro lavoro bene, ma quel 10% di fannulloni non dovrebbe esitere. E mi fa ribolire il sangue che anche con video, testimonianze di allievi, eccetera, non possano essere rimossi.

      • Wow 🙂 Piacere di conoscerti, babbofelice.
        Ecco, a me fa ribollire il sangue che se nell’opinione pubblica la percentuale dei nullafacenti è il 10%, si dica che gli insegnanti sono tutti fannulloni.
        Poi, i fannulloni non piacciono neanche a me, il che non toglie nulla al nervoso che mi prende quando sento la storia delle 18/24 ore, dei tre mesi di ferie e tutto il resto: chi lo dice non ha idea di cosa vuol dire insegnare.
        Quanto al resto, non vedo perchè una mia ora di lavoro dovrebbe valere meno di quella di un lavoratore privato (il che comunque mi sembra molto generico, dato che immagino ci siano dipendenti di aziende private, che assimilerei a dipendenti pubblici, e imprenditori, e tutto un mare in mezzo). (E ti assicuro che una mia ora vale assai poco). Doveri ne ho, precarietà anche. Quante donne lavorano in proprio organizzandosi gli orari in funzione delle esigenze della famiglia? Perchè dovrebbero guadagnare di meno solo perché scelgono di lavorare di notte per stare di giorno con i figli?
        Anche sul discorso di far bene il lavoro non sarei così sicura che nel privato vince la meritocrazia e chi lavora male alla fine ci rimette. Spesso si lavora raccattando clienti col passaparola, e poi chi si affida a un privato non ha neanche i mezzi per valutare se il servizio che gli è stato offerto valeva il prezzo che è stato pagato. Mai successo che un elettrauto ti abbia fatto pagare centinaia di euro una revisione che non serviva? E magari non ci ha pagato neanche le tasse 😉

      • nex

        LGO, non hai risposto a nessuno dei miei dubbi e mi stai attribuendo parole che non ho detto. 😉
        1) qual’è l’oriario effettivo di lavoro di un insegnante? Per lavoro intendo quello effettivo sul posto di lavoro, perchè ormai a casa ci lavoriamo tutti.
        2) quante settimane di ferie ha un insegnante all’anno?

        e ora rispondo alle tue domande.
        Come ti ho spiegato, un’ora di lavoro di uno statale deve valere di meno non perchè “scelgono di lavorare di notte per stare di giorno con i figli” (non l’ho mai detto), ma perchè hanno più privilegi, più diritti e meno doveri.
        E no, non esistono aziende private assimilabili alle statali. Se si vendono meno auto, la Fiat mette in cassa, mobilità, e licenzia. Non ho mai sentito che questo avvenga per gli statali.
        Se si richiede un prestito alla banca, una busta paga da statale vale il massimo, quindi, visto che le banche non sono benefattrici, significa che lo stipendio più sicuro in Italia è quello degli statali. La sicurezza si paga, ed è giusto che sia così.
        Vuoi guadagnare di più? mettiti sul mercato e vai in un’azienda privata. Più soldi, più lavoro, e più rischi.
        Vuoi guadagnare ancora di più? apriti un’azienda tua. Ancora più soldi, ma ancora più rischi e più lavoro.
        A me sembra che sia tutto logico. Dove più rischi, più hai possibilità di guadagnare (e di perdere).
        Tant’è che, come ti ho già detto, ai concorsi ci sono migliaia di persone, e di statali che si licenziano per cambiare lavoro ce n’è uno su un milione…

      • A prova di quanto dice Nex più avanti c’è un titolo del Corriere di oggi:
        Seimila candidati da tutta Italia
        per 50 posti negli asili milanesi
        I quiz per la preselezione al Forum di Assago. In palio il posto fisso e uno stipendio di 20mila euro
        Sono senza parole.

      • rossy

        purtroppo credo che entrambi abbiate ragione. anche io ho insegnato ed effettivamente è un lavoro che fatto bene logora e che non finisce quando rientri a casa perchè, sempre che tu sia onesto nella tua attività, hai comunque compiti da correggere, lezioni da preparare…

        però è anche vero che è facile, molto più che in un’azienda privata, sfuggire dalla “retta via” soprattutto per i perditempo.
        Facile è ripetere ogni anno le medesime lezioni, senza apportare modifiche o aggiornamenti a quanto stai insegnando, facile è fare poche verifiche così poco correggi, facile e non portarsi a casa i quaderni da correggere (chi lo fa più in una scuola superiore??), facile è svolgere una programmazione “soft” per non avere problemi (chi mai ti controllerà?)
        Con questo non dico che tutti gli insegnanti sono così, però purtroppo la scuola come è ora lascia spiragli fin troppo autogestiti agli insegnanti (nessuno è mai venuto nelle mie classi a verificare quanto stessi facendo e lo trovo assurdo, ho iniziato ad insegnare a 26 anni e che esperienza potevo avere?)

        Sulle vacanze estive poi (a parte chi impegnato nella maturità che comunque a metà luglio finisce) non c’è storia che tenga…nessun posto di lavoro ti offre un periodo di ferie così lungo….

      • Mamma Felice (Mappano) - Ariete
        Mamma Felice
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        Guru
        Mamma di Dafne (10 anni)

        Ecco, ROSSY ha espresso pienamente anche il mio punto di vista: da una parte lo Stato è assente, dà troppi pochi soldi, rovina l’istruzione pubblica; dall’altro lato, questo lassismo generale può anche essere una scappatoia per quella percentuale di insegnanti che hanno perso le loro motivazioni.
        Secondo me una presenta più forte dello Stato sarebbe auspicabile: con più soldi, più controlli, più strutture, più aiuti, più materiali…

      • Nex, chiedere qual è l’orario effettivo di lavoro di un insegnante “sul posto di lavoro” vuol dire non sapere nulla di come funziona il lavoro di un insegnante 😉
        L’orario effettivo di lavoro di un insegnante comprende, oltre all’orario di cattedra (18/24 ore) anche quello per le riunioni pomeridiane (consigli di classe etc.) e per lo svolgimento di tutte le funzioni accessorie, che sono la preparazione delle lezioni e delle verifiche, e la correzione degli elaborati, la compilazione dei registri, la stesura delle relazioni, il conto delle assenze, i colloqui con le famiglie, etc. etc. Tutta roba che è dovuta per contratto, si chiama funzione docente. Hai idea di quanto lavoro di routine richieda avere quattro classi di più di venticinque studenti a cui devi insegnare, che so, matematica e fisica? Hai mai corretto una verifica? Secondo te quanto ci vuole? E poi l’aggiornamento e lo studio, e qui davvero ti contesto che i privati ne facciano di più. Non pensare a te ;-), guardati intorno e dimmi. Il mio panettiere ha la licenza media, si fa pagare un etto di pizza nove euro e dichiara al fisco metà del mio stipendio 🙁 Chi è il privilegiato?
        Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. Delle due l’una: o decidete che siamo dei privilegiati che lavorano solo 18 ore a settimana, e allora scordatevi tutti gli extra. O ammettete che c’è altro da fare, e allora per piacere con questa storia delle 18 ore, basta.

        Le ferie. 36 giorni, a cui si sommano in teoria i giorni in cui nelle scuole non c’è attività didattica. Se un dirigente ti chiama devi andare. A me succede. Così come mi è successo di non poter cumulare le ferie alla maternità perché ho partorito d’estate quando la scuola era chiusa, e quando sono tornata al lavoro le ferie non le ho più potute prendere. Normalmente, questo per un insegnante delle superiori vuol dire ferie da metà luglio a fine agosto. Che è tanto, non dico (ma non sono tre mesi). Ma un lavoratore privato può scegliere di andare in vacanza quando vuole, un insegnante no, per esempio.
        Questo lavoro l’ho scelto, ma me lo sono anche guadagnato. Ho una laurea, un dottorato e una specializzazione, e ho superato un concorso pubblico a cui hanno partecipato in tanti, vincendolo. Se ci penso, non mi sento poi così privilegiata: se vi fa così gola il posto statale, provateci voi 😉
        Se penso poi che il mio stipendio è fermo dal 2006 e le prospettive sono di immobilità per altri tre anni almeno, mi sento ancor meno privilegiata. Oppure questo non si può mettere in conto?

        Se vuoi continuiamo, ma a me sembra che ci stiamo avvitando in una spirale di luoghi comuni che non ha molto senso. Di pregiudizi contro i lavoratori autonomi sono capace anch’io di tirarne fuori a bizzeffe. Francamente però non mi interessa. Io con la mia coscienza mi sento a posto, non ho rubato nulla a nessuno e anzi, a conti fatti, credo che lo stato con una come me ci guadagni abbastanza. Quanto agli altri, faccio uno sforzo per sfruttare le occasioni che ho di acquisire altri punti di vista oltre al mio.
        Tutta questa discussione era nata dalla scuola che vorremmo. Provo a ridire la mia.
        Io la vorrei pubblica, perché su ciò che è pubblico i cittadini possono dire la loro, e occuparsene dovrebbe essere un diritto, e un dovere. Nelle scuole private non è così, poi magari ci sono quelle che funzionano ma sono fuori controllo. Quelle, credo che se le debba pagare chi le vuole, interamente.
        Questo è un periodo bruttissimo per la scuola pubblica: senza soldi (ma alla scuola privata continuano ad arrivare, e trattandosi di soldi anche miei, che pago le tasse, un po’ mi fa indignare), senza risorse e sotto tiro. A me sembra chiaro che chi ci governa non ha nessuna intenzione di investire in istruzione e formazione e ricerca: possiamo prenderne atto, sperare di mettere da parte i soldini per una scuola privata e pazienza per il resto del mondo, oppure impegnarci di prima persona. Io per ora la mia scelta l’ho fatta…certo, se il clima è questo, la tentazione di lasciare tutto e mettersi a dare lezioni private a cinquanta euro l’ora è forte. Avrei la tua ammirazione per la mia capacità di rischiare?

      • rossy

        E’ vero che la scuola che tutti vorremmo non è quella di adesso, per molti versi (e mi riferisco soprattutto a medie e superiori, perchè le elementari sono un po’ un'”isola felice”).
        Però è anche vero che alcune cose che dici non per tutti gli insegnanti sono vere. Mi spiego:
        parli del fatto che le ore di lavoro sono più di 18, è vero, ma non sono e mai riusciranno ad essere anche calcolando le riunioni, i collegi docenti, le correzioni di verifiche (tra l’altro mate e fisica da correggere sono anche meno lunghe di materie umanistiche, sfortuna loro) le 40 di un lavoro dipendente (a pari stipendio intendo, perchè un normale lavoro part time non frutta economicamente come quello di un’insegnante.
        Insomma se non sono 18 sono poco più, e lo dico da ex insegnante..
        Comunque, anche il discorso delle ferie, non regge…
        Sono tante! Pasqua, Carnevale, Natale (15gg), Vacanze estive circa 1 mese e mezzo…
        Il lavoratore dipendente può scegliere?
        E perchè in vacanza vanno tutti in agosto?

        Non so, ma la difesa ad oltranza non la tollero.
        Ci sono evidenze di forme di privilegio che ritengo dovute alla classe di chi educa i nostri figli, ma vanno riconosciuti onestamente come tali! Perchè dire ciò che non è…

        In mezzo poi a tutti coloro che come te fanno con diligenza e onestà il proprio lavoro, c’è chi marcia sulle possibilità di scappatoia che la scuola lascia loro.

        E’ questo che non condivido di chi insegna, e ai nostri figli auguro di trovare insegnanti capaci, onesti e pieni di buone intenzioni oltre che di conoscenze!

      • nex

        Ecco Rossy, ti condivido in pieno. Avevo scritto l’ennesima risposta ma pi non l’ho voluta pubblicare: perchè se non si parte dal punto di vista che ci sono dei privilegi (secondo me, tra l’altro, dovuti), non si sta facendo un discorso corretto.
        I punti che volevo controbattere erano esattamente i tuoi, quindi non mi ripeto, volevo solo precisare che di legge i dipendenti non possono prendere le ferie quando vogliono, ma devono concordarle con l’azienda.
        Io credo che in tutti i lavori ci siano anche delle regole di mercato. Se esistessero davvero lavori così svantaggiati rispetto ad altri, nessuno li farebbe più, soprattutto se questi lavori richiedono laurea, superamento di un concorso e lunghe attese!
        Quindi il discorso da fare non è “se vi fa così gola il posto statale, provateci voi”, perchè è evidentemente difficile ottenerlo, e proprio il fatto che sia così difficile eppure così ambito è la prova che la retribuzione è quella giusta, se commisurata alle ore lavorate, alla sicurezza, a tutta una serie di privilegi.
        E’ enormemente più facile fare il panettiere, che citavi nel commento precedente, che non ottenere un posto da insegnante. E’ più facile dare ripetizioni a 50 euro all’ora. come mai allora, masochisticamente, in molti insistono nel volere il posto statale?
        Quindi mi piacerebbe che gli insegnanti la smettessero di lamentarsi della retribuzione ogni volta che si parla di problemi della scuola. Mi piacerebbe che gli insegnati lottassero per far avere più soldi e più risorse alla scuola, e non a loro stessi.

      • Anche a me dispiace passare per quella che difende a oltranza una posizione, anche perché non è mio carattere.
        Io per prima ho scritto che è un bel lavoro, che farlo bene è gratificante e dà soddisfazioni. Così come ho scritto che molti insegnanti sarebbero favorevoli a una valutazione del loro operato (e, permettetemi, non è che il libero mercato sia così meritocratico, ché in Italia ci viviamo tutti e sappiamo benissimo come vanno le cose, anche nel privato), e che i dirigenti hanno dalla loro tutti gli strumenti per colpire chi ha comportamenti scorretti, si assenta etc. etc.
        Resta il fatto che io personalmente lavoro ben più di diciotto ore a settimana, e non vedo perché qualcuno si deve sentire in diritto di dire che mento. Oggi, che è festa, ho lavorato. Ho lavorato metà delle vacanze di Natale. A carnevale non mi risulta che ci siano ferie. Trovo anche umiliante che qualcuno mi venga a dire quanto tempo devo impiegare nel lavoro. Posso correggere una verifica in un quarto d’ora e su un’altra passarci un’ora intera. Dipende. Gli studenti non sono tutti uguali. Può venirmi in mente di preparare del materiale e non è che se questo mi impegna troppo tempo poi mollo tutto lì. Anche quando scrivevo programmi, a volte riempivo schermate di codice a tambur battente e a volte restavo col programma piantato per una giornata senza andare avanti. Figuriamoci a lavorare con ragazzini. Mi rendo conto però che questa è una battaglia persa, e ne prendo atto. Nella scuola dove stavo fino all’anno scorso ho più volte provato a invitare i genitori dei ragazzi a vedere cosa facevamo e come. Non si sono mai degnati. Troppo impegnati.
        Credo anche che la retribuzione sia inadeguata per coloro che questo lavoro lo fanno con coscienza, e che i veri privilegi siano altrove.
        E oggi non è così facile neanche fare il panettiere, non mi sembra anormale che ai concorsi ci siano file lunghissime di candidati. Poi, il mercato del lavoro in Italia è statico e ammuffito, negli altri paesi non è così e infatti il posto “fisso” è molto meno ambito.
        Comunque, io, ripeto, le mie scelte le ho fatte.
        Mi sento abbastanza a disagio nel continuare questa discussione: anche questo commento alla fine è andato oltre le mie intenzioni, e mi scuso in anticipo se non commenterò più.
        Volevo solo dire che a me piacerebbe che per la scuola non si impegnassero solo gli insegnanti, ma si dessero da fare tutti.

    • saanthea

      sono italo-americana. sono rimasta letteralmente “scioccata” quando, di fronte a me, c’era una ragazza che avevo conosciuto e che mi ha detto che era insegnante di scuola elementare. mi aveva detto che aveva 23 anni e che si era diplomata alla magistrale. ero incredula che la responsabilita’ dell’ educazione delle generazioni future si metteva nelle mani di una di 23 anni con solo il diploma di scuola superiore. negli u.s.a. serve la laurea e poi un anno minimo di teacher training con incluso l’affiancamento “student teaching” (non per dire che li le scuole sono migliori-non credo proprio-ma le problematiche sono un po diverse).

      ci sono insegnanti che all’eta’ di 13-14 sono stati aiutati nella scelta di scuola superiore e hanno seguito il loro percorso senza molto riflessione sulle loro vere passioni e competenze. poi sono diventate maestre d’asilo o elementari e basta. ci credo che ci sono cosi’ tante maestre poco professioniste, ecc.

      cio’ che manca e la MERITOCRAZIA nel sistema scuola. il mechanismo delle graduatorie,che credo sta scomparendo, NON HA PRODOTTO E NON POTEVA PRODURRE INSEGNANTI CAPACI. gli insegnanti capaci che esistono sono tali solo per scelta personale non perche il sistema di formazione professionale li ha prodotti. es. mia zia si laurea in inglese, aspetta 8 anni perche’ arrrivi in posizione utile in graduatoria nel paese dove doveva vivere con il marito. in quei 8 anni ha fatto solo delle ripetizioni. poi ha avuto il posto. secondo voi dopo 8 anni puo’ mai essere una brava insegnante d’inglese? lo sara’ mai stata? senza mai essere stata all’estero, senza aver fatto aggiornamento, senza teacher training, ecc?

      parecchie persone si chiedono: dobbiamo valutare le insegnanti? con quali criteri? nei paesi anglosassoni questo e’ scontato. anzi i controlli sono troppi. attualmente gli insegnanti negli u.s.a. sono ridotti a dei specie di robot che devono semplicemente seguire esattamente e alla lettera una specie di “copione” per ogni materia. e insegnano solo con lo scopo di superare gli esami imposti dal governo. e’ orribile. ma i criteri sono ovviamente legati agli studi e alle ricerche nel campo pedagogico che illustrano le pratiche didattiche migliori e i modi migliori favorire l’apprendimento tutti gli insegnanti ne dovrebbero essere a corrente e dei “evaluators” esterni dovrebbere venire ad osservare ogni insegnante ogni anno. poi c’e’ il peer observation, che non ti mette la voglia di tenerti aggiornato a sincero per lo meno per non fare brutta figura! 🙂

      • saanthea

        oops, l’ultima frase e’ “poi c’e’ il ‘peer observation’ che almeno ti fa venire la voglia di aggiornarti quanto basta per non fare brutta figura!

  2. bietolina

    nella scuola che vorrei,ci dovrebbe essere d’obbligo un supporto psicologico/pedagogico per gli insegnanti di ogni ordine e grado!

  3. Rosanna

    Aggiornarsi costa … ma quando hai in classe un bambino disabile e la famiglia te offre di pagarti la formazione per lavorare con lui e non vuoi… trovando mille scusse, questo e successo a noi , non con una insegnante, non e una sola scuola … credo che le insegnanti brave ci siano , e solo che forse tanta formazione al giorno de oggi non richiesta obbligatoriamente siano in poche interessate a farla,
    certamente il nostro caso e diverso perché ce una disabilita , pero che peccato perché l’arricchimento
    de una formazione de questo tipo non tutti riescono a farla, e credetemi a fine anno raggiunti li obbiettivi
    le insegnanti , la scuola , i bambini ne escono veramente vittoriosi non solo fuori ma soprattutto dentro.

  4. Mi inserisco di nuovo….
    mi si stringe il cuore a sentir parlar solo male delle scuole non statali.
    Forse qui in Lombardia le cose vanno un po’ meglio…oppure sono decisamente fortunata. Nelle scuole superiori che ho frequentato la preside non voleva che i ragazzi (veramente benestanti) venissero vestiti griffati e così impose a tutti il grembiule. Vedevo insegnanti appassionati del proprio lavoro che non cercavano di scappare per un posto pubblico alla prima occasione. Spesso chi decide di rimanere ad insegnare in una scuola libera cattolica lo fa proprio per una missione educativa e non per un tornaconto personale.
    Nel 92, anno del diploma e anno della guerra nel Golfo, ebbi una “crisi d’identità” classica da 18enne del tipo “cosa voglio dalla vita?”. Mi ricordo il mio preside che con pazienza mi ospitava nel suo studio per ascoltarmi e asciugare le mie lacrime. Mi insegnò che per “salvare il mondo” (che è ciò che ogni 18enne vuol fare) occorre educare la propria persona all’impegno e alla responsabilità in ogni cosa piccola e grande che ci si appresta a fare, dallo studio all’aiuto in casa, dallo stare con gli amici all’aiuto in parrocchia.
    Quello che ho sperimentato in prima persona è che nelle scuole non statali (soprattutto cattoliche) ci è un’attenzione alla singola persona che altrove spesso non c’è.
    Nonostante tutto i miei figli hanno frequentato il nido, la materna e stanno frequentando le elementari in una scuola statale perchè ho incontrato delle persone estremamente valide e professionali.
    Il giorno in cui vicino a dove abito non vi saranno scuole in grado di offrire un progetto educativo che mi attendo da una scuola farò, certamente, scelte diverse….seppur con molto sacrificio economico ma sono convinta che l’educazione dei nostri figli valga molto di più di un auto nuova o di una settimana di vacanza.
    Con estremo rispetto delle opinioni diverse dalle mie…un saluto!

    • Mamma Felice (Mappano) - Ariete
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      Mamma di Dafne (10 anni)

      Sono d’accordo con te quando dici che l’educazione dei figli vale più di qualsiasi vacanza o auto nuova (soprattutto visto che noi abbiamo un’auto usata e non facciamo vacanze ehheee).
      Invece non amo molto le scuole religiose, perchè sono laica e credo che l’educazione debba essere laica e libera. Ma sono certa che in alcune di queste scuole ci siano delle vere eccellenze.

      • Anche noi abbiamo solo auto usate e le vacanze le facciamo in un maso sperduto in alto adige per spendere poco 😀
        Purtroppo il luogo comune che nelle scuole cattoliche si faccia religione e che ci possano andare solo persone religiose è molto diffuso. A scuola non si fa catechismo 😆 non si fa indottrinamento.
        Anche quella è una scuola libera perchè libero è l’accesso…ma capisco che le proprie convinzioni possano anche arrivare da una storia personale molto molto lontana.

  5. Perchè dobbiamo ritrovarci nella condizione di scegliere se comprare un’auto nuova o mandare nostro figlio in una scuola dove possa ricevere un’istruzione che il nostro stato ha deciso debba essere a disposizione di tutti (giustamente)? Perchè le mie tasse non bastano ad avere una scuola che funziona con insegnanti preparati? Se volevo sostituirmi alle insegnati avrei lasciato mio figlio a casa e gli avrei dato un’istruzione io. Ok sono un po’ esacerbata.

    • Mamma Felice (Mappano) - Ariete
      Mamma Felice
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      Mamma di Dafne (10 anni)

      Però hai ragione, cavolo… breve commento, ma grande riflessione, grazie. In effetti, perchè? Perchè paghiamo fior fior di tasse, e poi dobbiamo pure ri-pagare per avere quello che dovrebbe essere garantito dalla Costituzione?
      Io la qualità la voglio nella scuola pubblica, prima di tutto!

      • La qualità la offre chi ce l’ha innanzitutto.
        Perchè negli anni 80 il ns caro Stato non ha detto “giovani non andate tutti a studiare Lettere o simili perchè non lo abbiamo il posto di lavoro come insegnanti per tutti”? Infatti non c’era il posto per tutti….ma sudditi dei ricatti dei sindacati sono stati assunti troppi insegnanti…troppo spreco in passato, ora si paga tutto…

  6. ciao a tutti
    stamattina non so perchè mi sono soffermata a leggere questi commenti su”la scuola che vorrei”….
    vorrei lasciare anche il mio pensiero…penso che non mi piace stare a pensare “la scuola che vorrei”…sennò mi metto a pensare anche “al lavoro che vorrei…alla città che vorrei…al marito che vorrei ( 😀 (quello ce l’ho già e va bene!!hihi)eccecc…ho letto sopra il commento di qualcuno che parlava di una scuola che ti faceva scegliere cosa studiare,come studiare..e poi quando finiscela scuola e ti trovi nel mondo vero,reale..quello che non vorresti ma che “quello é”???cosa fai?vai in crisi????

  7. penso che la prima scuola che i bambini trovano sia la famiglia…quindi facciamoli crescere bene noi i nostri bimbi…insegnamo loro il rispetto l’impegno l’autostima la gioia di imparare cose nuove…insegnamo loro a prendere il meglio da tutte le situazioni…mio figlio che frequenta la rpima media dopo alcuni mesi mi ha espresso lui un parere sui propri insegnanti..”sai mamma,quello è bravo si vede che ci tiene a noi..ci spiega bene sempre due o tre volte…la prof di mate è molto severa però scherza e ci chiede anche delle cose personali tipo cosa facciamo a casa..con gli amici…invece l’altro prof vuole solo silenzio in classe..basta che non facciamo casino possiamo fare tutto…si vede che non gliene frega niente.”..la scuola è quello che è partendo dal nido arrivando a fin dopo l’università…l’importante secondo me è cercare di migliorarle le cose dove si può..tipo diventare rappresentante di classe.andare alle riunioni e fare delle proposte..conoscere gli insegnanti e gli altri genitori..mettersi daccordo per trovare nuove soluzioni..e dove queste non sono possibili…come direbbe mia nonna “Amen”..si farà come si può!!

  8. concludo dicendo che anche la fortuna ha la sua parte…ho preso il diploma come disegnatrice di moda in un istituto privato..e l’aver frequentato quella scuola è stata davvero un esperienza notevole..partendo dalla preside che credeva e viveva per la scuola e per il bene di noi studenti…i professori che pur di insegnare lì o facevano un secondo lavoro o si accontantavano di uno stipendio molto basso…a scuola dovevi indossare un bel camice bianco personalizzato con quello che volevi tu…il trucco non doveva essere eccessivo..le aule le tenevamo in ordine noi e al termine delle lezioni con scopa paletta e sacchi davamo una sistemata all’aula…la nostra prof di storia dell’arte si sposò in quegli anni e le ragazze di 5° le disegnarono e cucirono l’abito da sposa…cavolo mentre scrivo queste cose quasi mi commuovo perchè da ragazzina non mi rendevo bene conto della fortuna che avevo a frequentare quella scuola….per dire che di scuole se ne fanno tante…e di professori validi appassionati carismatici ce ne sono davvero tanti…pensiamo positivo..pensiamo che qualcuno di loro incontrerà uno dei nostri bambini e lascierà un segno nella sua vita.
    buona giornata a tutti!

  9. ciao Barbara! Scusate ma non ho letto i precedenti commenti, quindi probabilmente ripeterò un concetto che forse è già stato espresso.
    Il nodo sta lì: esiste ma non è pubblica. D’altra parte, la stessa MaryStar (Mary star preparati che dopodomani “compio” dieci giorni dal parto e allora sì che ti scrivo per bene 😆 ) ha detto che sua figlia andrà “in una buona scuola” e a chi le ha chiesto se pubblica o privata ha risposto “deve essere una buona scuola pubblica o privata”. Parole credo estremamente gravi, perché la Maria Stella è il ministro della PUBBLICA istruzione.
    Sconforto.

    Buona giornata a tutte

  10. vale

    cara Mammafelice,
    ho studiato nel tuo stesso liceo di Torino, in un’altra sezione ma le cose che racconti le ricordo bene… e potrei citare tanti altri esempi di beceraggine di professori che, non si sa in virtù di quali lauree, insegnavano in quella scuola… che tra l’altro, nelle classifiche regionali annue sulle scuole secondarie stilate dalla Fondazione Agnelli, risulta sempre piazzata ai primissimi posti nella categorie dei classici! Mistero?!?
    Io sono sopravvissuta agli anni del liceo, mi sono laureata a pieni volti e lavorando, e con il tempo ho anche rivalutato qualche insegnante, ma quando mi capita di parlare con qualche ex compagno di scuola mi fa impressione constatare come qualcuno sia rimasto seriamente ‘incattivito’ per il comportamento dei prof, al punto da parlarne ancora con espressioni di odio e risentimento. C’è chi davvero non riesce a dimenticare l’incompetenza, la frettolosità, l’incuranza, in taluni casi l’ignoranza di qualche insegnante. Eppure ci sono stati anche insegnanti validi e preparati, persone che avrebbero potuto tranquillamente insegnare all’Università, docenti che continuavano a studiare ed aggiornarsi nonostante una carriera trentennale e numerose pubblicazioni: la mia prof di greco (famosissima, è quella che tutt’oggi nonostante sia da anni in pensione corregge la versione di greco o latino della maturità su La Stampa) tutti gli anni seguiva seminari e lezioni di greco a Palazzo Nuovo, perchè convinta che non si finisse mai di imparare. Ma chissà perchè, è più ricordata per i 2 che dava (io presi anche un 1!) che non per le lezioni appassionanti, le teorie innovative e i metodi originali che usava.

    • Mamma Felice (Mappano) - Ariete
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      Mamma di Dafne (10 anni)

      Vale, che bello che parliamo la stessa lingua! 😉
      Ecco, io avrei pagato per avere QUELLA insegnante di greco. E invece avevo il prof. belloccio che veniva in classe e leggeva i giornali di fotografia e parlava di penne stilografiche. l mio ruolo nelle versioni era: intrattieni il prof parlando di fotografia, e poi dieci minuti prima che finisca la versione ti passiamo il bigliettino. E lui, in tutto questo, era compiacente!

      Inoltre, quello che a me ha fatto più male, è stata l’assoluta e totale indifferenza nei confronti dei miei problemi ‘umani’: soffrivo di depressione, ero anoressica, avevo gravi problemi familiari, ho tentato anche il suicidio… e non gliene fregava a nessuno. La mia insegnante del cuore, la persona che mi ha salvata, e che purtroppo è rimasta solo un anno, è stata la professoressa Ruggiero. E lo scrivo, perchè semmai un giorno mi leggesse, è giusto che sappia che è ancora nel mio cuore.

  11. vale

    ti dirò cara Mammafelice che oltre a condividere parola per parola quello che hai scritto nel commento qui sopra, mi sento anche molto vicina a te per l’esperienza che ti accingi a fare con Dafne.
    Giacomo sta finendo il primo anno di scuola materna comunale dopo due anni di nido (sempre comunale), è stato come passare dalle stelle alle stalle e l’impatto è stato… come dire… non proprio ottimale.
    Prima di tutto per il rapporto numerico, che è passato da dieci bambini con 2 educatrici sempre presnti, a 25 bambini con 2 maestre in compresenza solo per il momento del pranzo (di fatto quindi la classe è sempre con una sola maestra).
    Sul piano umano, poi, tanto erano preparate, entusiaste, materne ma professionali le educatrici del nido, tanto sono scostanti, fredde, approssimative e genericamente ‘severe’ le maestre della materna.
    Al nido le attività erano fatte DAVVERO: si decideva di dipingere? Ok, bimbi scalzi e in mutande, mega-fogli per terra, colori ovunque, spazio alla creatività, doccia finale per tutti. Alla materna ho come l’impressione che si ‘recitino’ le attività: se si deve dipingere, un foglio a4 a testa, un paio di colori sul tavolo, obbligo di stare seduti e produrre un disegno a tema. Che deve essere obbligatoriamente portato a termine, anche se il bambino non ne ha alcuna voglia.
    La prossima settimana avremo il colloquio di fine anno e oscillo tra la pericolosa voglia di raccontare alle maestre tutta la mia delusione e un’inconscia paura che tutto ciò non giovi al benessere di mio figlio.
    La verità è che io, fervente sostenitrice della scuola pubblica e meritocratica, se avessi i soldi farei come il mio ricchissimo parrucchiere e manderei anetrambi i bimbi alla montessori. L’ho detto!

    • Mamma Felice (Mappano) - Ariete
      Mamma Felice
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      Mamma di Dafne (10 anni)

      E qui mi vien fuori un altro dubbio amletico: ma le scuole montessoriane e steineriane saranno giuste per noi?
      Perchè io mi sento proprio inadeguata… 🙁
      Per quel poco che so, costano molto, e richiedono anche una forte partecipazione collettiva. Mi sembrano tutti così ‘chic’…

      • picci

        porto la mia esperienza di frequenza in un nido steineriano: 2 nani su 3 al nido privato, perchè per il nido comunale eravamo troppo ricchi… il primo nano è stato accolto all’apertura del nido: 6 bambini in tutto! un anno intenso emotivamente coinvolgente, nano sereno e molto stimolato! 2 anni dopo inseriamo il secondo nano: 36 bambini ! disastro: educatrici spot a rotazione continua, spazi angusti e nani sacrificati in un microcosmo assai poco rispettoso delle dinamiche steineriane (che me ne faccio del pennello di pelo di tasso se per dipingere devo stare gomito a gomito con nano vicino che praticamente mi abbraccia ad ogni pennellata??)!! fuga dal nido privato molto chic ma altrettanto choc: di fronte alla richiesta di posti, la direttrice ha mollato steiner ed è passata al direttore di banca!!
        nano numero 3 ha frequentato quest’anno la sezione primavera di un asilo comunale: esperienza assolutamente positiva! morale? non sempre la qualità si compra!

  12. picci

    “perché se lo stile educativo é troppo diverso, gli scontri sono inevitabili, e questo comunque non é un bene per il bambino, che, ricordiamoci, in queste scelte deve essere al centro dell’attenzione”.

    ciao! ho letto tutto questo lunghissimo post e mi sono appassionata ai vostri commenti! la frase che ho citato (perdonatemi ma non ricordo di chi sia) mi ha trapassata come la freccia nella mela di guglielmo tell…il mio nano grande è entrato quest’anno in prima elementare! un disastro assoluto su tutti i fronti! ha una maestra terribile, inutilmente autoritaria e drammaticamente insensibile! a nulla sono valsi i nostri sforzi di creare un terreno neutro in cui far rilassare il nano strattonato su due fronti: noi genitori ad un capo della fune e la “maestra” dall’altro! la scuola statale che frequentiamo, metto il plurale apposta, è ottima ricca di iniziative e di insegnanti appassionati…ma noi abbiamo avuto in sorte la classica mela marcia che farà danni a tutto il cestino…

    • teresa

      anche la scuola privata offre questi rischi. Io sia alla pubblica che alla privata ho trovato insegnanti bravi e altri ottusi, ma in quella privata ahimè, dove ho dovuto trascorrere 4 famigerati anni ho sofferto tutta la cattiveria, il sadismo di una suora …l’aspro cconfronto con compagni di estrazione sociale elevata, e mi fermo qui. Quindi sono convinta che il cambiamento debba avvenire dentro ognuno di noi per ribaltare i consueti modi di pensare. Un insegnante può essere strepitoso ma se è autoritario fa solo danno.Socrate utilizzava l’arte della maieutica, far nascere dall’allievo il suo innato potenziale. La prima cosa da insegnare dovrebbe essere autostima, fiducia in se stessi, poi , su questa base, tutto è possibile. Perchè quasi nessuno ama la scuola? E perchè tra gli insegnanti c’è un tasso così alto di disagio mentale, esaurimenti, depressioni?Il problema è molto complicato ed è peggiorato dal fatto che non c’è più rispetto tra le varie caregorie di lavoratori. i lavoratori in proprio disprezzano i dipendenti pubblici etc etc ci si permette anche di usare la parola fannulloni…bè hanno fatto un bel lavoro questi politici, loro si davvero IGNORANTI e che NON SANNO PARLARE L’ITALIANO, ci sono riusciti.:.come si dice pure?…DIVIDI ET IMPERA

      • Ciao a tutti, sono Castagna, molto onorata di essere stata citata qui. Grazie.

        Non so come muovermi perchè non ho capito come inserire la risposta in questo tipo di bacheca commenti, ma volevo far notare a Nex alcuni dati, che gli esterni al mestiere non possono conoscere, come il fatto che con il sistema del reclutamento via scuola di specializzazione (SSIS) che ho fatto per esempio io, dato che dal 1999 non sono più stati banditi concorsi e io mi sono laureata nel 2000, la selezione era la seguente:
        – esame di cultura generale (100 domande facili)
        – esami specifici di accesso alle classi d’insegnamento (ho sostenuto italiano, latino, storia, geografia e filosofia e i temi d’esame erano difficili)
        – dopo l’accesso, che comunque era a numero chiuso (SSIS Genova, a fronte di un provveditorato che copre un’area enorme e di quattro province, prendeva meno di cento persone sommando tutte le classi umanistiche), due anni di corsi a frequenza obbligatoria (ed era obbligatoria sul serio, non per modo di dire) con tirocinio nelle scuole, area interdisciplinare, tutoraggio individuale interno alla scuola ed esterno a gruppi, esami semestrali, progetto da svolgere sul campo per ogni classe di abilitazione e esame finale con tesina sul progetto svolto, prova scritta e prova orale.
        Mi pare che come formazione sia seria.
        Moltissimi hanno abbandonato, soprattutto perchè la frequenza era obbligatoria e non si poteva lavorare, e se prendevi una supplenza nel frattempo (serale, di solito) non ti faceva punteggio (c’era gente di trentacinque anni con mutuo e figli).

        Per quanto riguarda l’aggiornamento e la valutazione degli insegnanti io li vorrei obbligatori, ma con commissari esterni che vengano possibilmente da un’altra regione, come si fa per la maturità dei ragazzi. Altrimenti non ti dico cosa sarebbero capaci di inventarsi alcuni colleghi per silurare chi lavora sul serio.
        Fancazzisti ce ne sono. Però non sono la maggioranza. Come in tutti i mestieri. Quelli che si fanno il mazzo non vogliono complimenti, nè medaglie, vogliono solo essere lasciati in pace e non ostacolati: inoltre non è colpa loro se la scuola pubblica ha strutture meno belle di quella privata.
        Per tutto il resto, ha già detto LGO. Ti assicuro che non bastano le vacanze lunghe, che obiettivamente rispetto ad altri abbiamo, a ripagare certe cose. Io sono in ruolo dal 2007 (e sono fortunata perchè sono stata precaria solo cinque anni) e due settimane fa mi è saltata la cattedra da sotto il sedere per la terza volta di fila.

        Senza animosità, solo a scopo informativo.

        Ciao

      • Ah. Nex? Questo con un pochino di animosità, sì: “come mai” faccio questo mestiere se è così sfigato, chiedi?
        Forse perchè solo nella scuola pubblica puoi veramente insegnare, nel senso più democratico del termine. Forse perchè è un mestiere che tutti dovrebbero invidiarci, ma non per le ferie, il posto fisso (fisso per modo di dire, per tanti di noi, ho conosciuto precarie di 52 anni) o le poche ore di servizio. Per motivi che non c’entrano niente con i soldi, le ore e i contratti. Leggiti il mio blog.

      • rossy

        Credo sia proprio inutile “animarsi”…ognuno aspira a fare un lavoro che ama (per non tutti è così), ed è chiaro che insegnare è un lavoro veramente speciale, sia professionalmente che umanamente…
        L’unico problema è che solo da pochi anni per fortuna ci sono scuole di selezione e non concorsi pubblici (anche se non concordo sul fatto che le SSIS siano a pagamento!), il che rende il reclutamento insegnanti in un certo qual modo “meno casuale”.
        Ci trasciniamo una generazione di “insegnanti” che spesso hanno iniziato ad insegnare non certo grazie alle proprie competenze e sono lì, magari non precari ma di ruolo, ad occupare il posto di precari magari molto più qualificati.
        E’ per questo che ci si arrabbia, e si pensa che questa gente alla fine oltre a non insegnare nulla ai nostri figli ha le ferie retribuite (i precari no) e tutti i privilegi di cui sopra si discorreva.
        Purtroppo nel mondo della scuola vanno riequilibrate le cose.
        Insomma le vacanze estive, di Natale e Pasqua poche non sono, capisco che per chi viene rinominato di anno in anno non è così, ma i prof di ruolo le hanno e sono retribuite: è corretto?
        L’orario di lavoro è comunque interessante a fronte dello stipendio mensile…
        Questi sono comunque dei pro assolutamente EVIDENTI.
        E’ anche vero che il problema è la precarietà, che mai come nella scuola è diffusa e presente. Anche a me è successo di venire nominata per supplenze annuali senza i diritti dei cari colleghi di ruolo…
        Forse servirebbero scelte sulla scuola più equilibrate, magari togliendo qualche “privilegio” a fronte di maggiori garanzie agli insegnanti MERITEVOLI, non ai perditempo ignoranti (e ce ne sono più di quanto si pensi!)
        Sarebbe una scuola più onesta e forse più in grado di soddisfare le richieste di conoscenza delle nuove generazioni!

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