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Mal di gola e febbre: cinque domande da fare al pediatra prima dell’antibiotico

Pubblicato il 5 Novembre 2026 da • Ultima revisione: 5 Novembre 2026

Quando un bambino ha mal di gola e febbre la domanda che i genitori si fanno è quasi sempre la stessa: serve un antibiotico? Il punto di partenza, però, è un altro: capire che cosa ha causato il mal di gola, perché la scelta della cura dipende dalla risposta a questa domanda e spetta al pediatra, che conosce il bambino.

Perché spesso noi genitori andiamo in crisi? Perché i bambini si ammalano sempre nei momenti meno opportuni, magari la sera o nel weekend, quando si ha fretta di iniziare una terapia – soprattutto per abbassare la temperatura. La tentazione di bypassare la pediatra sarà forte, ma non cediamo al fai da te, soprattutto quando si tratta di terapia antibiotica.

Facciamo così: dati alla mano, ecco 5 domande utili da fare alla pediatra, per arrivare preparate alla visita e non avere la tentazione di ricorrere all’antibiotico quando non è necessario.

1. Il mal di gola è dovuto a streptococco o a un virus?

È il primo aspetto che un pediatra prende in esame, ed è bene che anche i genitori facciano lo stesso.

Poiché il mal di gola è un sintomo comune a molte patologie, ne va accertata la causa, spesso con test specifici.

Per capire quanto sia diffuso, basta guardare un’indagine su 3.580 bambini da 0 a 16 anni, pubblicata su Italian Journal of Pediatrics nel 2024: il mal di gola è stato il sintomo più riferito dai genitori (76,9%), seguito dalla febbre (75,2%).

In quel campione, tra gennaio e maggio 2023, solo il 20,3% dei bambini aveva avuto un’infezione da streptococco di gruppo A, dove quindi era necessario l’antibiotico.

La conferma diagnostica — tramite tampone rapido o esame colturale — è il passaggio cruciale che guida la terapia. Quando l’infezione da Streptococco di gruppo A (SGA) è confermata, il trattamento antibiotico diventa indispensabile non solo per alleviare i sintomi e bloccare il contagio già dopo le prime 24 ore, ma soprattutto per prevenire complicanze severe, a partire dalla febbre reumatica acuta e dalle infezioni locali come gli ascessi peritonsillari.

Al contrario, nei casi in cui il mal di gola sia di natura virale — ovvero nella netta maggioranza delle situazioni — l’antibiotico non ha alcuna utilità e finisce solo per alimentare il fenomeno dell’antibiotico-resistenza.

2. Il pediatra usa un punteggio clinico?

Dopo aver visitato il bambino, il medico può affidarsi a strumenti standardizzati per orientarsi tra le possibili cause del mal di gola.

Una survey nazionale condotta tra aprile e giugno 2022 e pubblicata su Italian Journal of Pediatrics nel 2023 — che ha coinvolto 107 pronto soccorso pediatrici italiani su 131 invitati (82%) — ha evidenziato come circa la metà dei reparti utilizzi un punteggio clinico per guidare la diagnosi, adottando prevalentemente lo score di McIsaac.

Al di là del nome tecnico, questo strumento offre un metodo rigoroso per soppesare età e sintomi prima di decidere se procedere con il tampone:

  • Età del bambino: l’infezione da streptococco è rara sotto i 3 anni e ha il suo picco tra i 5 e i 15 anni;
  • Febbre elevata: solitamente superiore a 38 °C;
  • Tonsille ingrossate o con placche: spesso accompagnate da linfonodi del collo gonfi e dolenti;
  • Assenza di tosse e raffreddore: la presenza di secrezioni nasali, congiuntivite o tosse orienta quasi sempre verso un’origine virale.

La combinazione di questi elementi assegna un punteggio numerico: se il punteggio è basso, la probabilità di streptococco è minima e il test rapido non è indicato. Solo con un punteggio medio-alto il pediatra esegue il tampone, garantendo così che l’antibiotico venga prescritto esclusivamente quando è davvero necessario.

3. È disponibile il test rapido?

Se il dubbio clinico persiste, il tampone rapido fornisce una risposta in pochi minuti, ma la sua effettiva disponibilità varia notevolmente a seconda del contesto di cura.

La survey nazionale sui pronto soccorso pediatrici ha evidenziato una criticità organizzativa: il 56% dei reparti non disponeva direttamente del test rapido fornito dalla struttura ospedaliera. La presenza del tampone risultava significativamente più frequente nei centri ad alto afflusso, con oltre 10.000 accessi pediatrici all’anno (57% contro il 33% delle strutture più piccole).

Al di fuori dell’ospedale, lo scenario appare molto diverso: nell’indagine condotta tra le famiglie nel 2024, lo streptococco è stato diagnosticato tramite test rapido nell’81% dei casi. Questo dimostra come gli ambulatori dei pediatri di libera scelta e le farmacie sul territorio rappresentino ormai il punto di riferimento principale per ottenere una conferma rapida ed evitare sia il ricorso improprio al pronto soccorso, sia l’avvio di terapie antibiotiche non necessarie.

Il test rapido si può fare anche in farmacia: a maggior parte delle farmacie italiane offre un accesso rapido a questo strumento diagnostico, rappresentando un’alternativa immediata quando non è possibile recarsi dal pediatra in tempi brevi.

Il test è generalmente disponibile in due formule:

  • Esecuzione in farmacia: all’interno dei servizi sanitari di prossimità, il tampone viene eseguito direttamente dal farmacista in un’area dedicata, con un esito disponibile in circa 5–10 minuti;
  • Kit per autodiagnosi a casa: confezioni acquistabili al banco per eseguire il prelievo in autonomia, comprensive di tampone, reagenti e cassetta di lettura.

Nel caso del test fai-da-te, l’affidabilità del risultato dipende interamente dalla corretta tecnica di prelievo: il tampone deve sfregare con decisione entrambe le tonsille e la parete posteriore della faringe, evitando accuratamente di toccare lingua, guance o ugola per non diluire o alterare il campione con la saliva. Qualunque sia l’esito, il riscontro va sempre condiviso con il medico, l’unico professionista deputato a valutare il quadro clinico complessivo e a prescrivere l’eventuale terapia antibiotica.

Circa il 10–20% dei bambini in età scolare è portatore sano di Streptococco di gruppo A (ospita il batterio in gola senza alcun danno e senza rischio di complicanze reumatiche). Se un portatore sano si ammala di una banale faringite da virus e fa il tampone, questo risulterà positivo.

Regola pratica: non bisogna fare tamponi a tappeto ai fratellini o ai compagni di classe che non presentano alcun sintomo, né fare un “tampone di controllo” a fine cura per verificare se il batterio è sparito, a meno che non ci siano specifiche indicazioni del pediatra.

4. Quali altri segnali osservare in caso di streptococco?

Quando la diagnosi conferma lo streptococco, è utile sapere che il quadro clinico può non limitarsi alla sola faringe. Alcuni ceppi di Streptococco di gruppo A producono una tossina (esotossina pirogenica) responsabile della scarlattina, l’unica malattia esantematica tipica dell’infanzia causata da un batterio anziché da un virus.

Riconoscerne le manifestazioni caratteristiche aiuta a descrivere con precisione alla pediatra l’evoluzione dei sintomi:

  • Esantema cutaneo: compare solitamente entro 24–48 ore dall’esordio della febbre. Si presenta come un arrossamento diffuso e fitto di minuscoli puntini rossi, particolarmente concentrato all’inguine, alle ascelle e all’interno delle cosce, ruvido al tatto (spesso descritto come “a carta vetrata”);
  • Maschera di Filatow: il volto appare intensamente arrossato sulle guance, ma risparmia tipicamente l’area intorno alla bocca e al naso, che resta pallida;
  • Lingua “a fragola”: nei primi giorni la lingua si copre di una patina bianca; in seguito la patina si desquama, lasciando la superficie rosso vivo con papille ingrossate e sporgenti (lingua a lampone o a fragola);
  • Sintomi sistemici: oltre al mal di gola e alla febbre improvvisa, possono manifestarsi brividi, cefalea, dolori addominali o vomito.

La presenza della scarlattina non rende l’infezione più pericolosa di una normale faringite streptococcica, ma conferma la necessità della terapia antibiotica completa per azzerare il rischio di complicanze e bloccare la trasmissione.

Per la scarlattina non esiste un vaccino: l’ampia varietà di ceppi di Streptococco di gruppo A e la complessità biologica del batterio rendono ancora oggi l’antibiotico mirato l’unico vero strumento terapeutico e preventivo per bloccare complicanze e contagi.

Proprio l’assenza di un’immunizzazione per questa specifica infezione ricorda quanto sia fondamentale non abbassare la guardia su tutte le altre malattie infettive per le quali, invece, abbiamo a disposizione vaccini sicuri ed estremamente efficaci.

Quando la profilassi vaccinale viene trascurata, i rischi tornano a manifestarsi in modo drammatico: basti pensare a quanto accaduto negli Stati Uniti, dove nel 2026 si è registrato il decesso di un bambino a causa del morbillo, una tragedia direttamente collegata alla mancata vaccinazione e al conseguente calo della copertura di comunità.

Aderire al calendario vaccinale rimane quindi l’atto di tutela più concreto per proteggere i bambini da patologie prevenibili e potenzialmente gravissime.

5. E se i sintomi peggiorano quando l’ambulatorio è chiuso?

È una situazione che capita a quasi tutte le famiglie: il bambino peggiora di sera, nel fine settimana o durante i giorni festivi, proprio quando lo studio del pediatra non è accessibile.

Sapere in anticipo a chi rivolgersi aiuta a gestire l’ansia e a scegliere il percorso più appropriato, tenendo conto che i servizi variano da regione a regione:

Continuità assistenziale (ex guardia medica): attiva durante le ore notturne, nei fine settimana e nei festivi. In alcune ASL e grandi città è presente una specifica guardia medica pediatrica per visite e valutazioni non urgenti; dove non c’è, il servizio è comunque garantito dalla guardia medica generale.

Segnali di allarme e pronto soccorso: il ricorso immediato al pronto soccorso o la chiamata al numero unico di emergenza (112) non devono essere rimandati se compaiono segnali critici, quali:

  • Difficoltà respiratoria evidente (respiro affannoso, rientramenti al torace o al giugulo);
  • Marcato abbattimento generale, letargia o difficoltà a risvegliare il bambino;
  • Impossibilità a deglutire anche i liquidi o bava continua alla bocca (possibile segno di ostruzione o ascesso);
  • Comparsa di macchie cutanee violacee scure che non sbiadiscono premendovi sopra un dito (petecchie/porpora).

Se invece il quadro clinico è stabile e riguarda esclusivamente febbre e mal di gola, l’approccio corretto consiste nel gestire il disagio con farmaci antipiretici abituali e attendere la riapertura dell’ambulatorio per una valutazione mirata.

Perché la domanda sull’antibiotico viene dopo

Arrivati a questo punto, torna spontanea la domanda iniziale: serve l’antibiotico?
La risposta viene solo ora perché qualsiasi terapia ha senso soltanto dopo aver compreso con certezza che cosa sta causando i sintomi.

I dati raccolti evidenziano quanto le abitudini prescrittive siano ancora eterogenee sul territorio:

  • Prescrizione senza conferma: la survey sui pronto soccorso pediatrici ha rilevato che nel 47% dei reparti gli antibiotici vengono prescritti per il mal di gola anche in assenza di un test microbiologico positivo;
  • Scelta della molecola: circa il 25% delle strutture ricorre all’associazione amoxicillina/acido clavulanico per trattare lo streptococco, sebbene le linee guida indichino la semplice amoxicillina da sola come prima scelta mirata;
  • Ricorso al farmaco tra le famiglie: nell’indagine del 2024, l’89% dei bambini inclusi aveva ricevuto un ciclo di antibiotico.

Queste percentuali riflettono prassi cliniche e modelli organizzativi, non certo un’indicazione automatica su cosa sia corretto fare per ogni singolo paziente. L’appropriatezza terapeutica non si misura sui grandi numeri, ma sulla valutazione individuale che solo il pediatra — conoscendo la storia e il quadro clinico del bambino — può compiere.

Chi segue mammafelice.it sa bene che ogni bambino è unico: le evidenze statistiche servono a porre domande più consapevoli durante la visita, mai a sostituirsi al giudizio medico con decisioni fai-da-te.

Quindi, cosa possiamo fare?

Cambio dello spazzolino da denti

Un dettaglio pratico utilissimo e spesso dimenticato:

  • Le setole dello spazzolino possono trattenere il batterio e causare una re-infezione una volta terminata la cura.
  • Consiglio pratico: gettare e sostituire lo spazzolino (o la testina elettrica) a distanza di 48-72 ore dall’inizio dell’antibiotico, quando il farmaco ha fatto effetto e il bambino non è più contagioso.

Gestione della febbre e del dolore prima della diagnosi

Spesso i genitori pensano che la febbre alta da streptococco richieda subito antibiotici d’urgenza:

  • L’antibiotico serve per prevenire la febbre reumatica, e le linee guida internazionali confermano che avviarlo entro 9 giorni dall’esordio dei sintomi è pienamente efficace a questo scopo. Attendere 24–48 ore per una visita del pediatra o l’esito di un tampone è assolutamente sicuro.
  • Nel frattempo, per dare sollievo al bambino si usano i normali antipiretici/antidolorifici (paracetamolo o ibuprofene, quest’ultimo sempre a stomaco pieno e secondo le dosi per chilo di peso indicate dal pediatra).

Alimentazione e idratazione durante l’infezione acuta

Consigli pratici “salva-giornata” per le mamme e i papà:

  • Quando deglutire fa molto male, non forzare a mangiare cibi solidi.
  • Privilegiare cibi morbidi, tiepidi o freddi (gelato, yogurt, budini, frullati, vellutate). Il freddo funge da leggero anestetico naturale sulle mucose infiammate.
  • Evitare cibi acidi (spremute d’arancia, pomodoro), troppo caldi, piccanti o salati, che aumentano il bruciore.

Un supporto medico a portata di schermo: i pediatri online

Se il pediatra di famiglia non è temporaneamente raggiungibile, se vi trovate nel pieno di un weekend o se siete in una fase di transizione e siete rimasti senza medico di riferimento, una valida alternativa per non restare da sole con dubbi e preoccupazioni è affidarsi alla telemedicina. Servizi come Serenis Medicina permettono di prenotare in tempi rapidi un videoconsulto con un pediatra, direttamente da casa.

Un confronto a distanza con uno specialista consente di:

  • Valutare insieme l’andamento dei sintomi: descrivere al medico la comparsa di febbre, mal di gola o eventuali sfoghi cutanei per capire se il quadro orienta verso un’infezione virale o batterica;
  • Ricevere una guida sul test: chiarire se e quando sia opportuno effettuare un tampone rapido (a casa o in farmacia) o se abbia più senso attendere;
  • Evitare accessi impropri: capire se la situazione richiede un controllo urgente di persona o se è gestibile in sicurezza a domicilio con i normali trattamenti di supporto.

La telemedicina non sostituisce la visita fisica nei casi in cui siano presenti segnali di allarme o difficoltà respiratorie, ma rappresenta un ponte prezioso per dare tempestività alle risposte ed evitare il ricorso a terapie fai-da-te.

Le informazioni hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere del medico.

Fonti

  • Milani GP, et al. Nationwide survey on the management of pediatric pharyngitis in Italian emergency units. Italian Journal of Pediatrics, 2023. https://doi.org/10.1186/s13052-023-01514-8
  • Cinicola BL, et al. Group A Streptococcus infections in children and adolescents in the post-COVID-19 era: a regional Italian survey. Italian Journal of Pediatrics, 2024.


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