10 preziosi insegnamenti che ho ricevuto dal Covid

Pubblicato il 1 Settembre 2020 da

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In queste settimane sono stata tanto in silenzio: ho fatto spazio intorno a me e dentro di me. Avevo assoluto bisogno di ridurre al minimo la mia voce, per mettermi in ascolto: comprendere, praticare l’empatia, studiare, attendere che dentro di me avvenisse una trasformazione.

È cambiato tutto. Per me è cambiato tutto.
Io non sono più la stessa di prima.

Penso di essere diventata un po’ meglio di quella che ero: decisamente più consapevole, decisamente più combattiva, decisamente più aperta alle opinioni degli altri.

Ho messo tutto in discussione e ciò che ho scoperto è che la varietà umana è la cosa più entusiasmante che possiamo apprezzare della vita. 

1. Il Covid ha cambiato le nostre priorità? Io spero di sì!

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Se 7 mesi di Coronavirus non vi hanno cambiati, secondo il mio parere avete sprecato un’occasione.
Tutta questa sofferenza che abbiamo visto e vissuto, chi si è ammalato, chi ha perso il lavoro, chi si è reso conto di essere intrappolato in un matrimonio ‘sbagliato’, chi non ha potuto garantire la DAD ai figli… quanta, quanta sofferenza personale e collettiva abbiamo vissuto?

Mai avremmo potuto immaginare che la vita ci riservasse questo scenario da fantascienza. Mai.
Mai avremmo potuto immaginare di restare chiusi mesi nelle nostre case, affacciati alle finestre a prendere aria, in quel silenzio irreale di strade vuote e sirene delle ambulanze a tutte le ore.

Ho visto tanta gente perdersi. Perdere la testa, perdere la razionalità. Molti hanno perso fiducia nella scienza e nello Stato, ma soprattutto sono diventati rabbiosi. Intorno a me ho visto tanta gente arrabbiata, così arrabbiata da passare le giornate a scrivere messaggi violenti sui social, diffondere bufale, pubblicare video con insulti e minacce.

Non sono qui per giudicare nessuno: ognuno deve essere libero di scegliere che tipo di persona diventare e ne risponderà sempre e solo a se stesso, ai suoi affetti più intimi, eventualmente a Dio – per chi ci crede.

La libertà è così: chi come me considera la libertà il valore più importante della società, sa che con la libertà ciascuno può fare di se stesso ciò che gli aggrada. E noi non possiamo chiedere la libertà soltanto per noi stessi e per chi la pensa come noi, ma se crediamo veramente in questo valore, dobbiamo pretenderlo per tutti – anche per chi si comporta nel modo che a noi non piace.

Io, come dicevo, sono cambiata profondamente. Non sono e non sarò mai più la stessa di prima.
Il Covid mi ha segnata inesorabilmente e ne sono felice: è l’unica cosa per cui sento di essere grata.

Durante tutto il lockdown mi avete vista e sentita poco: ho lavorato tanto dietro le quinte, ho fatto la mia parte nel mio Comune – bene o male non lo so, ma sicuramente con l’energia che avevo a disposizione.

Quello che è cambiato? Ho ritrovato il mio centro.
Ho capito chi ero e chi volevo essere, e come avrei speso il mio tempo in futuro.

Le mie priorità non sono più le stesse: sono svanite anche le ultime convenzioni sociali che mi incatenavano, sono sparite tutte quelle penose attività da fare ‘perché poi la gente cosa pensa‘.

Quali sono le mie nuove priorità? Le trovate tutte qui sotto, dal punto 2 in avanti.

2. Dobbiamo prenderci cura della nostra mente

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Una delle scelte migliori che abbia mai fatto nella mia vita è stata di scegliere di vedere una psicologa una volta a settimana, ormai da Settembre scorso. Ho scelto di andarci nel momento in cui mi sentivo più forte in assoluto, convinta di dover risolvere un solo problema.
E poi ho scoperto che ero stata davvero brava, negli anni, a restare salda e forte, a sopravvivere, e ora potevo finalmente essere fragile.

Ci sono state, soprattutto all’inizio, sedute dolorosissime: ho scavato fino in fondo, ho pianto tutte le mie lacrime, scoperchiato il passato. Tornavo a casa e dalla stanchezza mi mettevo a dormire: ero spossata mentalmente e fisicamente. Ma non ho mollato.
Ogni volta che mi addentravo nel buio della mia mente, ne uscivo stanca, ma potente. Piena di energia.

Ancora oggi mi sembra che la psicoterapia sia quasi miracolosa: dopo ogni seduta uscivo ancora più dubbiosa di prima. Volevo che la mia psy mi desse una lista di cose da fare, ma lei giustamente non solo non mi diceva cosa fare, ma mi mandava via con una nuova domanda.
Vi giuro che il più delle volte non ci ho capito niente, non a livello conscio, comunque.

Eppure.
Oh santocielo, vorrei essere capace di farvi capire quanto questa terapia mi abbia cambiata nel profondo, giorno dopo giorno, rendendomi forte per davvero, non per finta.

All’improvviso le cose che prima mi ferivano o mi mandavano il tilt, non erano più un cruccio: riuscivo a risolvere i problemi senza ricadere negli stessi meccanismi di prima. Senza averlo programmato, ma con il mio nuovo istinto!

Sono sempre più convinta che lo psicologo serva a tutti, anche a chi non ha dei dolori da superare (ma chi non li ha?), soprattutto adesso con il Covid: ve lo consiglio veramente con tutta me stessa, perché è un aiuto che funziona, per non farsi prendere dallo sconforto, dall’ansia. Per non ammalarsi con la mente.

Per tanti anni mi sono data l’alibi dei soldi: Eh, ma non ho soldi per lo psicologo!
Cavolate. I soldi per comprarmi il rossetto di turno, il profumo, la candela, il vestito in più li trovavo sempre. Per la mia mente no?
Quindi non trovate scuse e prendetevi cura della vostra mente: è il modo migliore per investire denaro.

3. Lo smart working è una grande risorsa per avere tempo di vivere ed essere più sostenibili

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Io lavoro ‘da casa’ da più di 12 anni e in tutto questo tempo ho sempre elogiato lo smart working, soprattutto per chi ha figli.
Lo sappiamo tutti che conciliare la DAD e lo smart working è complicato, ma questo deriva solo da un fatto: molte aziende in periodo Covid hanno confuso lo smart working con il telelavoro.

C’è una differenza abissale tra telelavoro e smart working!

Nel telelavoro si hanno orari fissi e una postazione fissa: l’azienda deve fornire le attrezzature e la casa diventa un vero e proprio ufficio distaccato.
Nello smart working NON esistono tempi e luoghi fissi! Se dunque l’azienda vi ha costretti a restare al PC in orario di lavoro tutti i giorni, senza alcuna flessibilità, ha commesso un errore e dovete rivolgervi ai sindacati per far rispettare (o far redigere) un contratto interno che regolamenti il lavoro agile.

Per questo continuo a dire che, in 2 in casa, si può fare smart working e al contempo seguire i figli: perché fare SM significa lavorare per obiettivi e scadenze, non per orari. Gli orari li decidete voi, in base non solo alle vostre esigenze, ma anche alla vostra ispirazione.
Io per esempio rendo molto di più dal tardo pomeriggio fino a notte inoltrata: se mi si obbligasse a lavorare al mattino alle 8 in telelavoro, le prime ore sarebbero veramente soldi spesi male!

Cosa può rappresentare lo smart working (fatto bene), per le famiglie?
Più tempo per stare insieme, migliori qualità di vita, meno spostamenti, meno inquinamento.

Io penso sia una occasione in più per i padri: finalmente potrebbero lavorare ed essere contemporaneamente padri presenti, che non devono stare fuori casa tutto il giorno dalle 7 del mattino alle 8 di sera (quando va bene).
E un’occasione in più per le madri: potendo lavorare da casa non sarebbero più un ostacolo alla carriera la malattia dei figli, il puerperio, l’accudimento.

Chiaramente non deve accadere che tutto pesi come sempre sulle spalle delle donne!

Penso sinceramente che la nostra vita non possa essere solo lavoro e basta.
Stare fuori casa 10-12 ore, lasciando i figli a scuola e al doposcuola fino alle 18, fino ad oggi è stato per molti inevitabile, ma oggi si potrebbe cambiare.
Ci sono moltissime professioni che possono essere svolte da casa, risparmiando tempo, benzina, stress, inquinamento.
Per riprendersi il tempo per vivere, godersi se stessi, la famiglia, i figli.

Veramente voi volete tornare al lavoro di prima?
Alle riunioni di un’ora in un’altra città, prendendo 2 treni al giorno?

4. I cambiamenti climatici non possono più essere ignorati

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Mi aveva molto scioccata il trattamento ricevuto da Greta Thunberg in Italia: insulti, minacce, i soliti complottismi che la irridevano come una ragazzina manipolata dai ‘poteri forti’.

Greta invece ha ragione ed è vergognoso non solo il modo in cui è stata trattata, ma anche che abbiamo avuto bisogno che una adolescente ci richiamasse alle nostre responsabilità.

I cambiamenti climatici ci sono, sono reali e hanno oltrepassato il punto critico.
Negarli, è un’offesa alla propria intelligenza.

E se è vero che il vero cambiamento si avrà a livello politico e industriale, noi comunque dobbiamo fare la nostra parte.
Io vedo ancora troppa troppa gente che se ne frega: sigarette buttate in terra, mascherine buttate ovunque, bottigliette lasciate per strada o persino in villeggiatura, rifiuti ovunque. Ovunque.

Troppa gente che usa ancora candeggina, ammoniaca e ammorbidente tutti i giorni in casa.
Ogni giorno nei gruppi FB dedicati alla casa c’è un post che elogia la candeggina!

Troppa gente che usa ancora stoviglie monouso: ogni giorno sui gruppi di cucina c’è chi usa i piatti di plastica per non doverli lavare!

Per non parlare della spesa: frutta e verdura confezionate nella plastica, detersivi in plastica non riciclabile, nessuna attenzione per lo sfuso. Niente.
Consumo eccessivo di carne, di cibi confezionati, di merendine… a scapito dei cibi veri.

Viaggi in aereo a 10 euro, spostamenti in auto anche quando si può andare a piedi.

È questo il mondo che vogliamo lasciare ai nostri figli?

5. Responsabilità individuale e responsabilità collettiva

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Il Covid secondo me ha messo in luce una grave pecca caratteriale degli italiani (sto generalizzando a massimi livelli, scusatemi): siamo poco propensi a pensare al bene comune come una cosa che ci riguardi. Magari abbiamo la casa immacolata, ma poi fuori casa ci comportiamo come maiali, gettando in terra le mascherine o lasciando la spazzatura del pic nic in mezzo ai boschi.

L’uso delle mascherine ha evidenziato tutto questo in modo particolarmente acceso.

La mascherina di stoffa, detta anche mascherina di comunità, non protegge noi: protegge gli altri.
Rifiutarsi di indossarla – oltre che essere un’idiozia non supportata dalla scienza – è proprio una mancanza di responsabilità verso la collettività.
Come dire: io mi guardo il mio orticello, di voi non me ne frega nulla.
Ma ci dimentichiamo che, per gli altri, gli altri siamo noi: agendo come persone singole all’interno di una comunità, finiamo per danneggiare noi stessi e i nostri figli.

Vogliamo prenderci cura gli uni degli altri?

E nel farlo, prenderci anche la responsabilità delle nostre azioni personali?

Ho sentito tantissimi genitori lamentarsi del fatto che adesso (adesso?) non si potranno mandare a scuola i figli raffreddati.
Lo sapete che non si poteva nemmeno prima? C’era bisogno del Covid per capire che una società che non dà ai bambini il tempo di curarsi, è una società malata?

Prendiamoci la responsabilità di agire in modo giusto, anche e soprattutto quando è faticoso, perché siamo tutti bravi a rispettare le regole, quando non costa nulla, e ad eluderle quando ci costa fatica!

6. Importanza di fare politica e attivismo

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Durante il Covid mi sono spesa molto nel mio Comune, per far sì anche alcune istanze venissero considerate e svolte.
Ho visto molte amiche candidarsi in vari Comuni italiani, per la carica di Sindaca o Assessora.

Io dico che dobbiamo ricominciare a occuparci della politica e spenderci in prima persona per far sì che i politici ascoltino le nostre vere esigenze.

Passare il tempo a lamentarsi su FB non è costruttivo ed è anche uno spreco di energie e risorse personali: siamo d’accordo?

7. Educazione civica: la lotta contro razzismo, omofobia e xenofobia

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Durante il Covid un’altra cosa mi ha cambiato profondamente: il movimento Black Lives Matter e tutto ciò che è accaduto negli Stati Uniti.
Ho seguito le notizie su giornali e TV estere, ho studiato, mi sono fatta delle domande. E poi ho iniziato a leggere di tutto, e ho smesso di preoccuparmi solo per il mio orticello: voi lo sapete cosa sta accadendo in Bielorussia? E in Libia? E in Turchia? E in Libano?

Il mondo non è un confine: i nostri figli sono cittadini del mondo, non sono più solo italiani, né europei.
Che mondo vogliamo per loro?

Il razzismo strutturale in Italia esiste ed è veramente molto molto radicato.
Ogni giorno leggo notizie di neri picchiati, a cui viene rifiutato un affitto, a cui viene rifiutato un lavoro.
Ogni giorno c’è una notizia di un gay o un trans pestato a morte.
Ogni giorno un comizio in cui qualcuno dice che il problema dell’Italia sono i migranti, e ‘prima gli italiani’.
Ogni giorno c’è la notizia di una donna che viene insultata per il suo aspetto, licenziata perché madre, chiamata ‘signorina’ invece di dottoressa.

C’è molto da fare e in prima persona mi impegnerò a farlo.
Su Mammafelice cambieranno molte cose, e le faremo insieme: è ora che usciamo dal nostro privilegio bianco e ci diamo una bella smossa, perché i nostri figli hanno bisogno che ci impegniamo per un mondo più giusto.

8. Rivalutare il ruolo primario della scienza: questo il prossimo passo

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Un’altra cosa in cui purtroppo gli italiani eccellono, è il complottismo.
Ne abbiamo sentite di tutti i colori, persino che i bambini sarebbero stati prelevati dalle scuole senza il consenso dei genitori. E questo consenso dove veniva negato? Su Facebook! Incredibile e scioccante, rendersi conto che alcune persone non solo non credono più nella scienza e nelle leggi, ma non hanno nemmeno la minima consapevolezza che Facebook non sia un ufficio legale o uno sportello comunale.

Non esiste nessuna lobby mondiale che inserisce microchip nei vaccini.
Non esiste nessun potere forte che ha creato virus in laboratorio con lo scopo di danneggiare l’economia mondiale (sarebbe un potere forte veramente pirla, a far crollare l’economia, no?).

Smettiamola di credere alle bufale e ai cosiddetti esperti laureati all’università della vita, e affidiamoci alla scienza.
Smettiamola di leggere certi tipi di giornali scandalistici che cavalcano l’onda della paura e dell’indignazione.
Smettiamola di farci prendere in giro da chi specula sulla nostra paura per mero fine politico.

Usiamo la nostra intelligenza per rendere migliore la nostra vita: non è a questo, che serve?

9. Patto di corresponsabilità scuola-famiglia: adesso dobbiamo stare alla parte della scuola

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Io penso che Presidi e insegnanti abbiano fatto tutto il possibile, sia durante la DAD, sia nel periodo estivo.
Ho visto tanta responsabilità e voglia di fare, a tutti i livelli.

Certo, se mi chiedete se ha funzionato tutto alla perfezione è ovvio che non sia così.
Ma possiamo veramente dire che, in una situazione eccezionale come questa, si potesse fare di meglio? Io personalmente non credo.

Le scuole riapriranno in sicurezza ed è giusto così: non si poteva pensare di fare DAD per sempre, perché la scuola è anche socializzazione.
La DAD resterà utile in alcune circostanze, comunque, e dovrà diventare più inclusiva: per ora ha raggiunto il 67% degli studenti.
Considerando che partivamo da zero, ha raggiunto la sufficienza, ma c’è ancora molto da fare. Il 20 Maggio sono stati stanziati 400 milioni di euro per colmare il divario digitale.

Il MIUR ha lavorato molto, in questi 6 mesi, per la riapertura in sicurezza (vi cito i dati raccolti da Michela Murgia):

  • distanziamento con banchi singoli (solo 400mila avranno le rotelle)
  • grazie al distanziamento, si potrà molto probabilmente evitare l’uso della mascherina da seduti
  • assunzioni a tempo indeterminato di 84.808 docenti e 11000 personale ATA
  • assunzioni a tempo determinato di 50mila tra docenti e ATA
  • edilizia scolastica 885 milioni stanziati
  • procedure precise in caso di sospetto contagio (ne parleremo)

Tutto può sempre migliorare e io non sono qui per dire che non dobbiamo chiedere sempre di più alla scuola.
Ma mi domando se, chi si lamenta della scuola, ne conosca davvero il funzionamento: candidatevi a fare i rappresentanti, candidatevi in Consiglio di Istituto. È un’esperienza bellissima, al di là delle facili ironie, ed è un modo per restare sempre aggiornati su tutto.

Ci sono problemi gravissimi da risolvere (uno su tutti: la didattica inclusiva per chi ha qualsiasi tipo di disturbo), ma noi dobbiamo essere dalla parte della scuola. Ora più che mai. Impegnarci in prima persona. Questo sempre secondo me, eh.

Una mia cara amica l’altro giorno mi diceva che no, non è d’accordo con me: non siamo noi genitori a doverci sempre informare e impegnarci in prima persona. Lo capisco profondamente e non posso darle torto.

Io però scelgo di aiutare la scuola: tra il lamento senza soluzioni, e il lamento con proposta di soluzioni, io ho questo difetto che voglio sempre provarci. Vi invito a provarci: se non funziona, ci faremo sentire in altri modi (ricordate il punto 6: possiamo arrivare più in alto, consultando la politica).

10. Non si può più dire niente?

Ultima cosa di questo post fiume: l’obiezione che spesso sento fare un po’ da tutti sui social.
Siccome il linguaggio diventa sempre più inclusivo e la gente si infuria se si usano male le parole, spesso sento dire: Eh, ma non si può più dire niente?

No, non si può più dire niente che sia offensivo.
E vi darò una notizia sconvolgente: non si poteva nemmeno prima, solo che adesso la gente si è stufata e ve lo fa notare.

Parole offensive rivolte ai neri, ai gay, alle donne, ai trans (che io non voglio ripetere qui in nessun modo), non facevano ridere ieri, e non fanno ridere oggi. La dobbiamo smettere di pensare che si possa ridere degli altri, senza rispettarne la sensibilità.

Volete fare una battuta? Fatela! In modo rispettoso.
Oppure fatela sulla categoria a cui appartenete: fate battute sui bianchi etero, non sui gay.

Insegniamo ai nostri figli che le parole sono importanti, tanto quanto i fatti.

C’è un estremo bisogno di ripulire i social da tutta l’immondizia oscena che vediamo ogni giorno: dalla cattiveria, dagli insulti, dalle parolacce, dalle minacce, dagli haters. Commenti violenti che inneggiano allo stupro di una Ministra o derisioni sull’aspetto fisico di una modella o insulti verso una coppia gay: tutto questo deve assolutamente finire.

La libertà di espressione è un’altra cosa. Ed è inutile continuare ad appellarsi ad essa, per commettere dei veri e propri reati online di ingiuria, diffamazione, minaccia. Possiamo avere un mondo migliore, per favore?

Questo è un invito all’azione per chi mi legge: ripuliamo il mondo dagli orrori e rimettiamolo in sesto.
Facciamolo per i nostri figli.

Indipendentemente dalle nostre convinzioni politiche, vi prego, riportiamo il discorso al senso del rispetto, della civiltà e della comprensione.
Lo facciamo insieme?



Commenti

5 Commenti per “10 preziosi insegnamenti che ho ricevuto dal Covid”
  1. Cristina

    Sei fantastica e…mi fai sentire meno sola nelle mie scelte…❤️certo che lo facciamo insieme, migliorare il mondo si DEVE

  2. Grace

    Cara Barbara……sono d’accordo su tutto…..ma ho un problema….ho fatto 2 mesi di smart working e ho scoperto (lo sapevo già) di fare di più di essere più produttiva e rilassata…..ma….cosa fare se l’azienda per la quale lavori considera prioritario il rientro in ufficio solo per vedere la gente davanti al pc magari a non fare nulla? E se i tuoi colleghi se ne fregano beatamente di mascherine, protocolli di sicurezza etc??? Io NON POSSO LICENZIARMI…..non posso proprio……ci ho provato a parlare con le persone ma il risultato è che sono la rompipalle di turno…..quindi lavoro in presenza e cerco di difendermi……. che consiglio mi dai?

    • Pazzesco. Pazzesco.
      Immagino che parlarne non serva a niente, vero? E fare una segnalazione anonima alla ASL o alle forze dell’ordine?
      Chiedere al capo lo smart working non è assolutamente praticabile?

      Mi dispiace molto. Questa cosa – tutta italiana – di non saper dirigere le aziende, è veramente una piaga.

      • Grace

        Guarda…..io la segnalazione la farei anche….ma tanto poi verrebbe fuori che l’ho fatta io….. per quanto riguarda il chiedere lo smart….io l’ho fatto ma come detto in altro post, la dirigente è irremovibile perché mia figlia ha compiuto 14 anni…. guarda….una situazione assurda….ma tengo duro…

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