5 modi per rendere autonomi i bambini nello studio

Pubblicato il 8 Gennaio 2020 da

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Quando i bambini iniziano la scuola hanno certamente bisogno del nostro aiuto, non fosse altro che per leggere bene le consegne o capire come svolgere i compiti assegnati. Ma il nostro compito, come genitori ed educatori, non dovrebbe essere solo quello di aiutare e controllare, ma anche incoraggiare l’autonomia dei figli. Come?

È vero che i bambini sono piccoli e devono abituarsi gradatamente, ma sicuramente non li aiutiamo se ci sostituiamo a loro: fare i compiti per loro non è corretto e non è nemmeno etico. 

I principi base per crescere figli consapevoli del valore dello studio che potremmo trasmettere loro si basano sull’etica personale, sul piacere di fare le cose bene per se stessi, non per compiacere gli altri o prendere bei voti.

5 gli obiettivi che ci potremmo proporre:

  1. educare alla cura delle proprie cose (quaderno, diario, astuccio, pastelli, ecc..)
  2. educare all’organizzazione nello studio
  3. educare alla precisione
  4. educare alla responsabilità
  5. educare alla modestia.

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Educare alla cura delle proprie cose

I bambini di oggi hanno davvero tutto (almeno per molti è così, anche se non per tutti, purtroppo). Anche se oggi comprare un quaderno non è più un sacrificio per tutta la famiglia, non significa che i materiali scolastici non vadano trattati dignitosamente. 

Insegniamo ai bambini che i quaderni vanno riposti per bene in cartella o nel cassetto/armadio apposito e usando i paraorecchie delle copertine, senza maltrattarli, romperli o dimenticarli in giro.

Aiutiamoli periodicamente a controllare il portapenne, in modo che vadano a scuola con le matite ben temperate e il temperino con serbatoio vuoto.

Chiediamo loro di tenere pulita e in ordine la cartella, senza lanciarla per casa e di riordinarla una volta finito di fare i compiti.

Sono piccoli gesti quotidiani che piano piano educheranno i bambini ad avere rispetto delle proprie cose. 

Educare all’organizzazione nello studio

Stabiliamo con i bambini un orario tassativo in cui si fanno i compiti. Ipotizzando di dedicare un’ora per il pranzo e un po’ di riposo dopo la scuola, potremmo definire che intorno alle 14.30/15 si inizia a studiare (naturalmente stiamo parlando di chi finisce scuola all’una o giù di lì).

In questo modo alle 16.30 al massimo è tutto finito e possiamo giocare, guardare i cartoni o andare a coro o a sport.
Questo ci permette di dare un ritmo consolidato alle giornate: una cosa che i bambini amano molto soprattutto nelle nuove esperienze.

Aiutiamo i bambini anche a stabilire i tempi di realizzazione dei compiti.
Naturalmente ci vorranno un po’ di tentativi, per riuscire, ma se diventano capaci di stabilire quanto tempo occorre a svolgere una determinata attività, allora è più facile che il compito si inizi e si finisca in un unico slot di tempo, senza spezzettarlo.

Anche se siamo arrivati alla noiosa parte del colorare (ma quanto colorano in prima elementare?!), spieghiamo ai bambini che ogni lavoro va finito e rifinito con cura. 

Finite le scuole elementari, dalle medie in poi ci si potrà programmare anche la settimana in base a verifiche, interrogazioni e compiti extra. L’obiettivo deve essere quello di studiare tutti i giorni, un poco alla volta, evitando i sovraccarichi.

Educare alla precisione

Essere precisi a scuola è importante. Senza diventare maniacali, ma affidabilità e precisione sono senza dubbio doti importanti nel lavoro e nella vita di tutti i giorni.

Aiutiamo i bambini, dunque, a non lasciare le cose a metà, a terminare i compiti nel modo corretto, ad imparare il valore di essere ordinati sul foglio, di annotare bene i compiti sul diario, di svolgere i calcoli con tutti i passaggi richiesti, ecc…

L’obiettivo è la cura: imparare a non essere sbrigativi, perché la scuola serva davvero a imparare qualcosa per il proprio futuro, non a collezionare bei voti in pagella.

Educare alla responsabilità

Evitiamo di sostituirci ai figli nel fare i compiti. Purtroppo molti genitori lo fanno, per sbrigarsi o addirittura per fare bella figura davanti agli insegnanti. Ma a cosa serve?

Noi possiamo far vedere ai figli come scrivere una lettera che non gli riesce, studiare qualche trucchetto per aiutarli a memorizzare, leggere o colorare meglio, ecc.

Ma evitiamo di colorare o scrivere al posto loro. Evitiamo di scrivere noi i temi, le ricerche, di fare le cartine e le mappe, di fare le traduzioni.

I voti sono loro e non nostri e non è sano per i figli che si abituino ad avere la mamma (o il papà) che lavorano al posto loro.
Un po’ di sano impegno non solo non li ucciderà, ma li renderà persone migliori. E anche più sicuri di se stessi. 

Educare alla modestia

Andare bene a scuola è un dovere secondo me. I bambini, a parte casi particolari ovviamente, hanno tutti la capacità per affrontare bene la scuola. Pretendiamolo! Ci si lamenta tanto che ‘i giovani di oggi sono ignoranti e pigri’… e allora seguiamo i figli in modo che non lo diventino.

Andranno meglio in una materia piuttosto che in un’altra, ma l’impegno deve essere scontato. Non si tratta infatti di collezionare i voti belli o compiacere la famiglia, ma di lavorare bene per la propria soddisfazione personale.

I voti non sono una vanità, né un elenco da postare sui social per prendersi gli elogi dei bei voti ricevuti dai figli. Lo trovo anzi poco educativo da parte di un genitore. Molto meglio pensare ai voti come un puro giudizio sulle competenze raggiunte: vanno rafforzate? Il bambino ha lavorato abbastanza?

Ma, soprattutto: si è arricchito, culturalmente e moralmente?



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