Giocare con i figli

Pubblicato il 4 febbraio 2016 da

Quando ero piccola mi ero ripromessa che da grande avrei giocato con i miei figli. Sono quelle promesse che si fanno da bambini, e che spesso – ripensandoci – ci fanno semplicemente sorridere. Eppure, se oggi potessi parlare con la me stessa di trentaaantissimi anni fa, mi direi: Questa l’hai proprio azzeccata.

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Io sono stata sempre una persona PRATICA: organizzo il menù settimanale, ho un’agenda in cui segno i to do del lavoro, una in cui segno i to do della casa, un taccuino che uso per l’associazione, un’agenda che utilizzo per scrivere a mano le bozze dei post quando sono in attesa da qualche parte (dal medico, in treno, ma anche mentre la bambina fa sport, e così via… ).
Ho sempre scritto la lista della spesa in ordine di scaffale: prima prendo appunti disordinatamente, poi riscrivo tutto in base al supermercato in cui devo andare, così non devo tornare indietro di mille chilometri se ho dimenticato un burrocacao e me ne accorgo quando sono al reparto ortofrutta.

Sono piccole ossessioni quotidiane, con cui placo la mia ansia del ‘devo fare i miracoli’ e poi sopravvivo: non mi sento particolarmente schizzata, almeno all’apparenza, quindi va bene così.

Proprio perché sono una persona pratica, non mi sono mai ritenuta capace di essere particolarmente creativa. Non pensavo nemmeno che mi piacesse, essere creativa, finché ho avuto una figlia, sono rimasta a casa dal lavoro ed è iniziata tutta la storia di Mammafelice eccetera eccetera.

Ho imparato ad essere creativa dapprima nel senso marketing del termine, ovvero educandomi al problem solving: di fronte a un problema, ho studiato i modi creativi per risolverlo. Nello specifico il lavoro e tutto ciò che gravitava intorno ad esso. Poi lì deve essermi esplosa la bolla della creatività, perché ho iniziato a ragionare diversamente: mi piaceva sporcarmi le mani! mi piaceva disegnare! mi piacevano i lavoretti!

Giocare con mia figlia è stato tutto: è stato divertente, ma soprattutto istruttivo. Attraverso il gioco creativo abbiamo instaurato una relazione d’amore e di rispetto – e io principalmente ho educato me stessa a rispettare i suoi tempi e le sue inclinazioni, a non farmi prendere dalla fretta di finire o dalla mania di protagonismo. Ho imparato tanto su di lei, ma anche tanto si di me. Ho esercitato l’arte della pazienza, l’arte dell’attesa e – soprattutto – ho abbandonato la mia ossessione della perfezione a tutti i costi: nella creatività non è importante il risultato finale, ma il percorso creativo che abbiamo fatto insieme.

Ho mantenuto la mia promessa: giocare con mia figlia. Nei primi anni, quando eravamo sole io e lei, abbiamo passato pomeriggi bellissimi immerse nei colori a tempera, nei glitter, nella colla stic. Immerse nelle tessere di un collage di carta, o con le mani attraversate da fili di lana colorati, o con la faccia sporca di farina.
Magari non mi sdraio per terra a giocare alle bambole, ma so cucire vestiti a fiorellini e pettinare i capelli. Magari non sono la migliore performer nei giochi di ruolo, ma mi sono presa tutto il tempo di insegnare a mia figlia tutti i giochi che conosco – e di conoscerne ancora.

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Cucire l’elastico da portare a scuola e insegnarle la mia apertura e le mie mosse segrete per vincere, insegnarle a giocare a pinnacola e a Pictionary, ammazzarci di risate quando facciamo le partite di famiglia, coinvolgendo anche i nonni e la zia.

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Creare oggetti di riciclo creativo con materiali semplici e prendendoci tutto il tempo di provare, sbagliare e riprogettare gli oggetti. Sì, io sono davvero molto fiera di mia figlia, quando prende le scatole del caffè per creare oggetti strambi, o quando arriva furtiva in sala per rubare qualche cannuccia da utilizzare per i suoi stendardi, o quando trafuga io rotoli della carta igienica per costruire treni e macchinine. Proprio pochi giorni fa ho seguito l’iniziativa “Giochiamo Insieme” di Kinder Sorpresa, progetto in cui vengono promossi momenti di incontro e di gioco in famiglia per sviluppare e sostenere la relazione tra bambini e genitori. L’iniziativa coinvolge tre musei dedicati ai bambini in tre città diverse: il MUBA di Milano, Explora di Roma e la Città della scienza di Napoli (tra l’altro anche online è possibile scaricare o vedere video per avere idee sui giochi Kinder Sorpresa da poter sviluppare insieme). I genitori ricominciano a prendersi cura dei figli anche attraverso il gioco condiviso, e questo mi piace tanto, perché credo che per essere genitori migliori ci occorrano più semplicità, più autenticità e anche un po’ più di leggerezza. Il gioco diventa realmente una relazione d’amore, tra figli e genitori, quando è agito con spontaneità e diverte entrambi.

Il mio sogno di bambina era proprio questo, un sogno semplice e così vero: trovarsi di sera attorno al tavolo, dopo cena, per giocare a qualcosa tutti insieme, con mia figlia. Scambiarsi quel momento di relazione, darsi energia a vicenda, imparare a vincere e anche a perdere. Essere capaci di un’interazione che non si basa sugli atti pratici della vita (passami il sale, mettiti il pigiama, laviamoci i denti…), ma che si basa soprattutto sui sentimenti, sull’energia che si sprigiona tra le persone quando sanno comunicare oltre alle parole.

Perché il tempo di qualità è una bufala colossale, se non è dedicato anche in quantità. A nessun bambino basta mezzora del nostro tempo: ne serve di più, tanto di più, e ancora di più per ogni anno in cui i nostri figli diventano grandi. Ai bambini serve tutta la nostra fantasia: sia quella che sappiamo di avere, sia quella che non abbiamo ancora inventato. Ai bambini servono genitori che non abbiano paura della sorpresa della vita, ma anche anzi l’accolgano con entusiasmo e ottimismo.

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Il gioco, in fondo, è proprio questo melting pot di fantasia, sorpresa e interazione. Io voglio farne parte. Far parte di questa ispirazione con mia figlia, esserci soprattutto in questi momenti di creatività e bellezza perché forse – e dico forse – questo le darà la certezza che io ci sarò anche altrove, anche nei momenti poco belli, anche nei momenti in cui lei non vorrà o nei momenti in cui, da grande, sentirà di essere troppo grande per essere ancora una figlia.

E invece no. Magari dopo una partita a carte ritroverà quello stesso legame di prima, ritroverà una semplice mamma che ha imparato a giocare, e la fiducia, la poesia e la meraviglia della vita.



Commenti

Un commento per “Giocare con i figli”
  1. Titti

    Ciao,
    ho letto con molto interesse quasto articolo. Quando è nata mia figlia io ho lasciato il lavoro e per circa due anni mi sono dedicata per molte ore al giorno a lei e a giocare con lei. E’ stata un’esperienza molto bella. Ora però sto cercando di recuperare una dimensione e uno spazio lavorativo ed ecco che mia figlia non capisce. Se mi vede al pc hciede attenzioni, mamma vieni a giocare ecc. Alcune volte mi pare che non sia “capace” a giocare da sola. Alla fine per lavorare devo sfruttare solo le ore in cui lei è all’asilo? come posso spiegarle che la mamma c’è sempre ma un pochino meno e presentarle nel modo migliore una realtà che si sta modificando?

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