Superare i propri limiti

Pubblicato il 30 novembre 2015 da • Ultima revisione: 15 agosto 2016

Nelle promesse che faccio a me stessa non tengo mai conto dei miei limiti, e Nestore me lo dice sempre.

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Io sono bugiarda: ho sempre mentito a me stessa, sin da quando ero giovane. Ho imparato a mentirmi quando ero malata, e questa necessità si è trasformata in una continua utopia in cui vivo dicendomi che posso farcela, che devo fare i miracoli, che devo riuscire ad aggiungere ancora qualcos’altro al mio lavoro o alla mia vita.
Anche quando so benissimo che non è vero, io continuo a dire: ma io devo riuscirci.
I miracoli, sì, io dico proprio: devo fare i miracoli.

Non lo faccio per vincere: non mi importa quasi mai di vincere, non è lo scopo che mi spinge a vivere e ad essere ingorda di emozioni e di impegni. Lo faccio perché mi piace avere potere su me stessa e sulle cose, mi piace superare i miei limiti, mi piace RIUSCIRE.

E quando non riesco io mi dispero, divento melodrammatica, e invece di ragionare sul fatto che mi sono posta un obiettivo irraggiungibile, di nuovo sbaglio e dico: devo fare i miracoli.

Potrei dire che questo mi rende infelice, ma non credo sia così. Sono felice di come sono, sono felice della forza che impiego ogni giorno nella mia vita, sono felice persino quando fallisco, perché ho imparato che fallire è solo fallire.

E io ho fallito tanto, nella mia vita, eppure non mi sento fallita. Ho commesso errori di valutazione, ho fatto scelte poco ponderate, ho perso importanti occasioni. Ma tutto sommato, cavolo, sono ancora qui, sono viva, amo mio marito e sono amata, ho una figlia, mi sveglio tutti i giorni per fare il lavoro che amo.

Il fatto è che per me essere viva è il 90% del lavoro. Aprire gli occhi di nuovo domattina, e dopodomani ancora: questo è davvero ciò che mi dà la forza di superare il mio limite, e di alzare nuovamente l’asticella. Io che mi sono innamorata della vita così tardi, e adesso la sento esplodermi dentro con una prepotenza tale che non posso sottrarmi.

Finire la coperta all’uncinetto è solo una delle tante bugie che ho raccontato a me stessa: ogni sera mi regalo dieci minuti, e mezzore, e ore, e io faccio persino 3 righe di coperta, poi ne disfo 2 perché le ho sbagliate, poi ricomincio e arrivo a 5. E lo so già, lo so che questa coperta non posso finirla in 21 giorni, e so già che forse non la finirò nemmeno in altri 7 anni, ma non è questo che mi importa. A me importa essere lì per farla. Mi importa che facciamo questo gioco del pulsante in una famiglia in cui la parità è reale, ed ogni volta che premiamo il pulsante pensiamo alle famiglie che conosciamo, dove per una donna è un lusso poter praticare un hobby o ‘sprecare’ 40 minuti al telefono per volontariato (come me stasera, ad esempio), perché alla donna spetta cucinare, pulire, badare ai figli, firmare il diario…

Questo è il motivo per cui ho aderito a questo progetto. #PromessaMantenuta di Kinder Cereali non è, per quanto mi riguarda, la storiella della povera donna di casa che sciacqua i piatti mentre il marito gioca alla playstation.
Sia chiaro: per me una relazione di quel tipo, non è una relazione sana. Non è una relazione che io ho sognato per me stessa, né la relazione che sogno per mia figlia.

E’ un pulsante di allarme, che io suono ogni sera per le mie amiche, per dire loro: fallire è solo fallire, guarda me!!!
Un pulsante di emergenza che Nestore suona per i mariti delle nostre amiche, per dire che amare è una promessa di reciprocità, e che occuparsi alla pari della casa e dei figli è bello e basta, senza tanti discorsi.

Noi ogni sera ci regaliamo tempo a vicenda, e non perché siamo la famiglia ideale: solo perché siamo innamorati della vita. Leggiamo un libro, guardiamo la TV, ci facciamo le coccole perché siamo vintage. E poi abbiamo un accordo, tutti e tre: mezzora ognuno in camera sua, per praticare il suo hobby. Dafne suona la sua chitarra, Nex il piano, e io che non suono niente provo a fare la mia coperta all’uncinetto oppure scrivo oppure NON FACCIO NIENTE.

E ogni giorno viviamo per dimostrare che la felicità esiste in ogni cellula del corpo anche quando tutti insieme si toglie la polvere da casa, o si carica una lavatrice a turno.

Sono felice perché sono viva. 

Sono felice perché posso godere del mio tempo. 

Sono felice perché faccio il lavoro che amo. 

Sono felice perché sono amata e amo fortissimo. 

Ho accettato che Nestore mi amasse anche se non sono abbastanza, e allo stesso modo mia figlia.
Ho accettato che mi amassero anche se sono bugiarda con me stessa, e non mi sono presa abbastanza cura di me, e non ho centrato tutti i miei obiettivi.

Penso che questa sia stata la partita più difficile della mia vita: accettare di essere amata e basta, semplicemente amata nel modo più semplice e più consapevole e più realistico possibile. Nonostante io sia così e basta.

La coperta è una #PromessaMantenuta con me stessa, e anche una promessa che devo ancora mantenere: questi sono i miei progressi fino ad ora.

Non è finita, non so se la finirò, ma: devo fare i miracoli.
Oppure no.

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Articolo in collaborazione con Kinder Cereali.



Commenti

3 Commenti per “Superare i propri limiti”
  1. Valentina

    Paolo dice di me: tu sei quella che butta il cuore oltre l’ostacolo….e io quello che fugge a riprenderlo!!!!
    Ti adoro amica mia.

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