Liberi di sporcarsi, liberi tutti

Pubblicato il 17 luglio 2014 da • Ultima revisione: 26 giugno 2015

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Il rapporto scuola-genitori: esiste? I genitori sono uno degli attori coinvolti nella scuola, o dovrebbero farsi un po’ da parte? E se la scuola è in qualche modo carente, i genitori possono contribuire a migliorarla, così come gli insegnanti migliorano la vita dei bambini? Tante domande, e non tutte le risposte. 😉

Il fatto è che sempre più spesso mi interrogo sul mio ‘ruolo’ o ‘non-ruolo’ come madre. Proprio adesso che avevo appena imparato a limitare i danni, mia figlia ha iniziato (e finito) la prima elementare. E, voi lo sapete, è come rifare la prima elementare con lei: bisogna imparare di nuovo tutto!
Imparare ad aiutare, ma a incentivare l’autonomia; imparare a incoraggiare, ma a rispettare i maestri; imparare a coltivare i talenti personali, ma non gasarsi troppo.
E davvero DIF-FI-CI-LE.

Tutti noi, immagino, pensiamo di avere dei figli speciali: belli, intelligenti, sensibili, creativi, buoni… ma la scuola ci insegna che i nostri figli sono anche ‘altro’ da ciò che noi conosciamo, e io trovo che sia antropologicamente interessante sentire descrivere mia figlia dalle maestre, ai colloqui, perché mi raccontano pezzi della sua vita che io non posso sapere fino in fondo. In fondo, anche noi siamo diversi se siamo con gli amici o con i parenti, o no?

Per questo ho sempre pensato che le maestre fossero sacre, in questa esperienza della prima elementare, e che avrei sostenuto il loro lavoro e la scuola stessa… o almeno ci avrei provato con tutta me stessa.
Non so dire se poi ce l’ho fatta, ma ci ho provato: sono diventata rappresentante di classe, ho partecipato a tutte le riunioni, ho versato la quota ‘volontaria’ suggerita dalla scuola per auto finanziare attività didattiche che lo Stato non sovvenziona più, ho comprato (e ricomprato, e ricomprato) tutto il materiale didattico che ci veniva chiesto, ho persino pagato una quota per sponsorizzare il diario scolastico (sempre raccolta di fondi), e soprattutto ho dedicato due giorni delle mie vacanze di Pasqua per ridipingere la scuola.

Ora, non è che lo sto pubblicizzando per dire: Ehi, gente, sono bravissima!
Lo scrivo per dirmi: Ehi, ragazza (vabbè, ragazza…), hai fatto solo il minimo essenziale, tiratela di meno!

Adesso la situazione si ripete: ad Agosto e fino all’inizio delle scuole, la Direttrice probabilmente ci riaprirà le porte della scuola per finire di ridipingerla.
E io questa cosa l’ho vissuta in modo ambivalente: da una parte sono ‘fiera’ di aver contribuito a migliorare la scuola di TUTTI; dall’altra parte penso che no, non è proprio giusto che i genitori debbano accollarsi un simile onere!

Immaginatemi: io in tuta e con le crocs (notoriamente scarpe anti infortunistiche), con una bustina di anti infiammatorio in tasca, la bottiglietta dell’acqua, il mio rullo per dipingere. PIENA, piena dalla testa ai piedi, di pittura bianca e azzurra. Una fatica, ma una fatica, che ad ogni pennellata mi chiedevo il perché io stessi facendo questo. Il secondo giorno mi sono svegliata con un dolore generalizzato a tutti i muscoli del corpo, tranne a quello della lingua, che mi è servita per maledirmi – di nuovo – davanti allo specchio.
Poi uno dice: beh, non fai sport, almeno perdi qualche chilo, se fai questo lavoro.
Però se poi arrivi a casa e mangi il frigo di traverso…

A scuola ci sono più o meno 400 bambini. Su 400 famiglie, solo una cinquantina di genitori (di cui anche marito-moglie) hanno partecipato ai lavori.
Non li biasimo: io stessa – come dicevo – non so ancora se sia o meno la scelta più giusta. Lo faccio perché mi ci sento in dovere, forse, ma non perché credo sia giusto.
E non lo faccio nemmeno ‘per mia figlia’ in particolare, ma solo per principio: voglio una scuola migliore. Per tutti.

Ho anche pensato che avremmo più facilmente potuto pagare qualcuno, un professionista, per fare tutto il lavoro, e forse ci sarebbe costato meno.
Però, poi, alla fine, mi son detta: voglio concedermi la libertà di sporcarmi le mani!

Essere in prima linea, arrivare a casa con la vernice sui capelli, mentre Dafne mi guarda e, in fondo, pensa che io sia una ‘super eroa’, perché ho dipinto la sua scuola!
Voglio concedermi il piacere di imbrattarmi la tuta, di andare a scuola a riempirmi di pittura bianca insieme ad altri genitori come me, per il puro gusto di farlo, e mangiare con loro una fetta di pizza mentre ci guardiamo negli occhi e sembriamo degli zombie bianchi.

Non so se sia giusto. Non so se i genitori debbano farlo. Io l’ho fatto, e lo rifarò, perché ci sono delle scelte, delle volte, che vanno bene al di là di ciò che è catalogabile in giusto o sbagliato.
Sono cose che si fanno per il puro piacere di farle.

E, credetemi, è una sensazione di incredibile libertà.

Dopo giorni di riflessioni, e le email dei papà che in questi giorni stanno organizzando il round numero due di pittura della scuola, beh, alla fine ho insistito per parlare di questo, che era la cosa più spontanea che avessi da dire, adesso, sull’argomento.

Ho fatto anche io le elementari, lì dentro. Nell’intervallo giocavamo sempre all’elastico, ci scambiavamo la merenda, ci facevamo amiche e poi litigavamo.
Sono ricordi che mi creano emozioni fortissime non solo perché adesso anche a mia figlia sta accadendo la stessa cosa, ma soprattutto perché le accade nella stessa scuola che io ho frequentato, con le stesse maestre (la mia maestra ha lavorato quest’anno per l’ultima volta, prima di andare in pensione, ed è lei che mi ha insegnato a scrivere), e con alcune amiche: persone che erano mie compagne di classe ed ora hanno figli nella stessa scuola.

E, io ve lo dico, ho 38 anni, e se penso a un giorno qualsiasi, alla stessa ora di adesso, di 20 anni fa, mi manca il respiro: non ho mai osato sperare di essere così felice, mai. Non ho mai osato sperare di meritare tanto amore e tanta amicizia come oggi. E penso che riconoscerlo sia il minimo che io debba alla vita, che me lo ha concesso.

Per questo ho deciso di continuare a sporcarmi le mani. Ho deciso di continuare a fare cose strane, a dipingere le scuole (magari andremo in tournée e dipingeremo tutte le scuole del mondo!), ho deciso di continuare a fare i LAVORETTI e persino di chiamarli ‘lavoretti’, senza prenderli troppo sul serio; ho deciso che – se ce la faccio ad invecchiare ancora un po’ – non dovrò mai smettere di sporcarmi e di sentirmi libera di farlo.

A Dafne non posso regalare molto altro: ormai quello che è fatto è fatto. Le ho trasmesso i miei valori morali, e adesso starà a lei decidere se li condivide. Le ho probabilmente regalato un’infanzia felice – e qui mi manca di nuovo il fiato, perché… lo sapete già, perché.
Ma, soprattutto, io SPERO di averle insegnato a vivere creativamente. A prendere la vita con creatività, a pensare che una cosa che viene male è solo una cosa che è venuta male, a usare la testa per inventare nuove soluzioni, inventarsi la vita. E penso fosse la cosa più importante da insegnarle. Il resto, secondo me , lei lo sa già meglio di me.

Al ritorno da scuola, non ancora paga della fatica, abbiamo dipinto di bianco un paio di mobiletti in ufficio. Anzi: li ha dipinti lei stessi mentre noi finivamo il trasloco dell’ufficio.

cameretta montessoriana

E’ stato quasi un rito di passaggio, il mio: le ho fatto ridipingere di bianco il tavolino che Nestore mi aveva costruito quando ero incinta. Che poi è solo una tavoletta di legno con 4 gambe bianche, ma io lo amo disperatamente: quando ero da sola in casa, confinata a letto, e preparavo le decorazioni per la sua cameretta; quando lei era piccola e le avevo preparato una cameretta montessoriana e lei usava quel tavolino per colorare con i pastelli a cera (e mangiarli). E così non me ne sono mai voluta sbarazzare in nessun modo, in nessun trasloco. L’ho portato con me e l’ho usato ovunque. E adesso, bello bianco e ripulito per bene da mia figlia (HO UNA FIGLIA!!), lo uso come tavolino da caffè in ufficio.

Ci è voluto un po’ a ripulire tutto, ma io sono fiera di lei: lo ha ridipinto benissimo, e non mi sono nemmeno preoccupata del fatto che non avesse un grembiule o un abbigliamento consono alla circostanza. Le ho permesso di dipingere con il ‘vestitino buono’, e sono felice così: nella vita, sporcarsi un po’, è la parte più divertente. Le macchie sui vestiti, non mi preoccupano affatto: io per prima sento l’esigenza di sporcarmi liberamente, figuriamoci una bambina di sei anni. Ho sempre paurissima quando sento un nonno o un genitore dire: non correre, non mangiare, non camminare, non saltare… che ti sporchi.

I bambini ricorderanno di più i vestiti puliti, o i salti nelle pozzanghere?

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In collaborazione con Chanteclair.



Commenti

6 Commenti per “Liberi di sporcarsi, liberi tutti”
  1. Che belle emozioni che mi hai trasmesso GRAZIE! Anche io sono felice ogni volta che mio figlio rientra a casa con i vestiti sporchi. Io so che si è divertito! Adoro le sue macchie di colore, di cioccolato, di cibo, anche quelle di naso se ci sono :)! Anche io ho addobbato, pulito, raccolto foglie a scuola e con le tue stesse mozioni: fiera di farlo ma sicura che il compito non spetta a noi genitori. Ancora una volta ripeto cio’ che penso: sta a noi genitori dare il buon esempio ai nostri figli, dobbiamo insegnargli che si puo’ essere liberi di sporcarsi se questo ci rende felici, che si puo’ essere generosi se ci va di farlo, che non esistono lavori “poco dignitosi” e che siamo tutti importanti. La vita puo’ essere vissuta in tanti modi, insegnare ai propri figli ad affrontarla con creatività, fantasia e amore è il regalo più grande che possiamo fargli. O no?

  2. Riguardo al tuo dubbio sul fatto se sia giusto o meno partecipare alla “vita” scolastica, ridipingendo i muri della scuola e quant’altro noi genitori forniamo ogni anno (fazzolettini, risme A4, carta igienica ecc.,io confermo il tuo pensiero dicendoti che dal mio punto di vista non è giusto. Lo Stato non dovrebbe, o meglio, non deve assolutamente permettere che i genitori, sempre gli stessi, si interessino e accollino i problemi e le spese della scuola a cui lo Stato dovrebbe, invece, pensare. Quando, poi, anche all’interno delle scuole stesse, durante i collegi dei docenti, colleghi si accapigliano per quelle quattro lire (ops euro) a disposizione di progetti spesso inutili e superficiali, ma che sbandierano nei POF (piani delle offerte formative) per attirare nuovi studenti come fossero clienti. La Scuola è e deve rimanere una istituzione formativa dello Stato, accessibile e fruibile da tutti allo stesso modo. Per carità, vanno bene la socializzazione, un rapporto aperto e continuo tra genitori e scuola, ma che resti tale e non un “volontariato coercitivo”. Cominciassero ad eliminare le spese superflue di fotocopie, cartacce e documentazione burocratica che portano via ai docenti tempo e concentrazione da quello che è il loro vero lavoro, educare e non riempire solo moduli e registri vari. Che lo Stato salvi la Scuola mettendo fine agli sprechi nella politica e al potere e comnciasse a pensare ai bambini e giovani che saranno il futuro del nostro Paese che veramente sta andando a rotoli.
    Scusate la lunga digressione, ma quando si affrontano argomenti che toccano bambini, scuola ed ingiustizie la mano non si ferma più.

    • Mamma Felice (Mappano) - Ariete
      Mamma Felice
      immagine livello
      Guru
      Mamma di Dafne (9 anni)

      Sai, tendenzialmente sono d’accordo con te: la scuola pubblica dovrebbe poter avere materiali sempre nuovi, ed essere SICURA, e secondo me anche bella.
      Non sono sicura però che ci siano sprechi da parte dei docenti, o per lo meno non così diffusi: posso dire che la mia esperienza a Mappano è opposta. Le nostre maestre portano i materiali da casa, li stampano con la propria stampante, e la Preside (anzi, la President, come dice Dafne 😉 ) fa proprio i salti mortali per fare attività davvero interessanti. Credo che un bravo Dirigente faccia sempre la differenza.
      Poi, certo, in mezzo ci sono insegnanti che ricevono la cattedra e si mettono subito in malattia, e non si presentano mai, o bidelli che non sono in grado di spiccicare una parola in italiano. Però sono brave persone.
      Io sinceramente non me la sento di dargli delle responsabilità. Penso che siano degli eroi, alcuni di questi insegnanti e presidi, a tenere in piedi le scuole nonostante i tagli del governo. Anche noi portiamo fazzoletti, risme di carta, e tutto il resto, ma lo faccio volentieri: non è giusto, ma lo faccio volentieri.

  3. letizia

    Io l’avventura della scuola con mio figlio la inizierò quest’anno. Quello che posso dire è che il tuo racconto mi ha fatta emozionare , soprattutto con il video di Dafne. ti mando un bacione e buone vacanze 8)

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