Lavorare da casa: pro e contro

Pubblicato il 25 febbraio 2010 da

Qualche giorno fa ho iniziato a raccontare la mia avventura di telelavoro, in un post generico in cui non ho potuto affrontare tutti gli argomenti che desideravo affrontare. Così, visto che mi è stato chiesto e che mi fa piacere parlarne, eccomi alla seconda puntata: i pro e i contro del lavoro da casa.

Inizio subito col dire che il mio bilancio è positivo: nella mia scala a punti, il telelavoro batte il lavoro dipendente. Ma, come vedremo, non esistono un modo giusto e un modo sbagliato di approcciarsi a questo stile di vita, e quindi la conclusione, che io invece anticipo, è: a ciascuno il suo.

L’unica vera discriminante per lavorare da casa, a mio parere, è il proprio tipo di carattere (oltre naturalmente al fatto di avere un lavoro che si possa svolgere da casa):

Non bisogna essere ansiosi: chi ha la tendenza a preoccuparsi molto o a rimuginare sulle cose, potrebbe avere difficoltà. Bisognerebbe invece riuscire a staccare la spina sempre, anche a casa, senza angosciarsi quando c’è una montagna di lavoro che aspetta di essere terminato;

Non bisogna avere paura di fallire: per alcuni la sensazione di possibile fallimento è bloccante. Essendo che il fallimento è possibile (così come del resto è possibile chiudere un negozio ben avviato o essere licenziati o finire in cassaintegrazione) e non ci sono paracaduti, bisogna avere un pizzico di incoscienza e fatalismo. Per me questo non è stato mai un problema. Così come ho fatto tante volte per motivi molto più seri, mi son sempre detta:  Se va male, posso sempre trovare un lavoro tradizionale.
Questo implica il fatto che ci si debba dare delle scadenze oltre le quali non si deve andare. Se la vostra sopravvivenza economica è massimo 6 mesi, è stupido ostinarsi a finire sul lastrico per un’idea che non funziona;

Occorre essere rigidi: nonostante il telelavoro regali flessibilità estrema, bisogna saper essere molto rigidi. La vostra flessibilità non deve trasformarsi in lassismo o in disponibilità: se avete deciso che lavorerete da casa 5 ore al giorno, in quelle 5 ore al giorno non esistono impegni non-lavorativi. Quindi non si fanno le lavatrici, non si accompagna la nonna al Cimitero, non si va a comprare un etto di prosciutto al volo, a ritirare il piumone in lavanderia, ecc… Così come in ufficio io non mi sono mai assentata a metà mattinata per andare a fare ‘solo una commissione veloce’, così faccio anche a casa.
Questo significa che bisogna saper dire di NO senza sensi di colpa.

Occorre saper dire di NO: per lavorare in proprio bisogna saper dire di NO sia alle distrazioni esterne, sia ai clienti. Per lavorare davvero, bisogna avere il coraggio di rifiutare i clienti che non vi piacciono o che vi sembrano problematici, e bisogna avere il coraggio di dire di NO a lavori che potrebbero rappresentare una perdita. E’ una cosa difficile da fare: si hanno sempre delle remore a rifiutare un lavoro… ma è necessario farlo, se non si vuole soccombere.

Tutti questi punti dipendono dal carattere della singola persona. Non siamo tutti uguali, per fortuna! C’è chi si sentirebbe in colpa a rifiutare una commissione alla nonna, o chi non riesce a lavorare con la casa in disordine (a me riesce benissimo :heart:  ), o chi di notte non dorme perchè il pensiero del mutuo da pagare è insostenibile. Va tutto bene, ed è giusto così!

Bisogna essere disposti a investire molto (tempo, denaro, energie, concentrazione…) e a guadagnare ‘diversamente’. L’obiezione più forte che mi viene rivolta quando elogio il lavoro autonomo è: devi essere disposto a non guadagnare anche per mesi. Sì e ni. 😉
Per esempio, finchè facevo la mamma full time, lavoravo con ritenuta d’acconto e il mio obiettivo era raggiungere la soglia dei 5000eur/anno dei lavoratori occasionali. Quando ho aperto la P IVA mi sono data degli obiettivi più alti, ben precisi (e realistici), da raggiungere entro 6 mesi. Se non ci fossi riuscita, non mi sarei ostinata.

Se come liberi professionisti non guadagnate, avete scelto il lavoro sbagliato.
Potete guadagnare meno (e avete però anche meno spese), potete guadagnare diversamente (per esempio senza un fisso mensile, ma con entrate discontinue), ma alla fine dell’anno dovete aver raggiunto la cifra che vi siete prefissati. Sia che siate dipendenti, sia che siate lavoratori autonomi, lavoro=guadagno. Se come lavoratori autonomi state lavorando gratis, trovate un lavoro come dipendenti e fate volontariato dove serve davvero! :mrgreen:

E’ chiaro che tutto questo implica un forte rischio d’impresa: come lavoratore autonomo non hai ferie pagate, malattia, maternità, i contributi sono minori rispetto a un dipendente, non hai ammortizzatori sociali… E’ come aprire un’attività: il rischio d’impresa ce lo metti tu, e non il tuo datore di lavoro. Quindi devi anche poter spendere: per il commercialista, per le attrezzature con cui lavorare, per l’apertura della P IVA, ecc…

Ma, alla fine della fiera, quali sono sti pro e sti contro? :mrgreen:

PRO:
– totale autonomia di scelta;
– gestione personalizzata dei tempi di lavoro;
– possibilità di organizzare il lavoro in modo personalizzato;
– possibilità di affrontare con flessibilità alcuni tipi di emergenze (malattie dei figli, colloqui scolastici, ecc…) senza doverne rendere conto ad altri;
– diminuzione dei tempi morti (tempi di spostamento, momenti in cui si è scarichi di lavoro, ecc…);
– diminuzione delle spese (trasporti, benzina, cibo, vestiario…);
– non avere capi idioti che decidono per te.

CONTRO:
– investimento iniziale;
– guadagni discontinui, associati all’eventualità di non essere pagati dopo un lavoro fatto;
– mancanza di ammortizzatori sociali;
– minore interazione umana (per alcuni tipi di lavoro, ma non nel mio…);
– possibile tendenza a ‘lasciarsi andare’;
– incombenze domestiche pressanti;
– invasione di campo da parte di amici e parenti durante le ore di lavoro;
– possibile difficoltà a dividere le ore di lavoro da quelle di svago;
– certezza di dover lavorare anche quando gli altri riposano (sera, notte, feste, domenica…).

Downshifting

Inevitabilmente finisco a parlare di downshifting, e lo voglio rivendicare! :heart:   Perchè io ho deciso di lavorare meno, e guadagnare meno. Perchè a me piace avere TEMPO e potermelo gestire tra i tanti hobby che ho (tra cui quello di Mammafelice), ma a qualcuno può non piacere il fatto di consumare meno e soprattutto non avere soldi per comprare un’auto bellina, fare le vacanze almeno 3 settimane l’anno, comprare i vestiti in un certo posto, ecc…
Però possiamo fare una cosa? Parliamo di downshifting solo quando è vero? :mrgreen:
Perchè sento spesso parlare di downshifting persone che hanno: la casa di proprietà, rendite immobiliari, rendite patrimoniali, eredità, ecc… e mi viene da ridere. Le persone che hanno entrate di questo tipo, e che quindi non avrebbero avuto bisogno di lavorare nemmeno prima, non sono certo dowshifter: sono privilegiati!

Altrimenti si finisce per pensare che il lavoro autonomo sia una cosa da ricchi: no, è una cosa da lavoratori! E a questo proposito voglio citare un recente articolo di PianoB, perchè appunto mi ci ritrovo in pieno.

La conclusione è: non ci sono magie, nè miracoli. Lavorare da casa è un lavoro, che nel mio caso ha tanti pro e pochi contro, ma è sempre un LAVORO e non un hobby.
La discriminante è: il proprio tipo di lavoro, il proprio carattere. Partendo dal principio fondamentale che mi guida nella vita: siate felici!
Se dovete diventare lavoratori autonomi e stare male, non fatelo! Se invece tutto questo vi rende felici, provateci (realisticamente)!  :heart:



Commenti

52 Commenti per “Lavorare da casa: pro e contro”
  1. BRAVA BRAVA BRAVA, hai centrato tutto in pieno, io mi ritrovo esattamente nelle tue corde, personalmente non ho MAI lavorato come dipendente e adesso che lo fa (di nuovo) mio marito mi rendo conto che avere le malattie, i permessi e le ferie pagate (ed una pensione sicura dopo) è una bella cosa ma io non mi ci vedo proprio!

    Sicuramente è una scelta personale e non tutti (grazie al cielo) ci si trovano o ci si vedono, bisogna pensare realisticamente al proprio carattere e a quello che si desidera avere dal proprio lavoro, non c’è una ricetta valida per tutti perchè siamo tutti diversi, evviva :mrgreen:

    Appena ho un secondo di tempo questa meraviglia di post te lo condivido ovunque, a partire IT PRO women bloggers, se non ci fossi bisognerebbe inventarti

  2. Sono d’accordo con te. Ti faccio davvero i complimenti.Un baciotto!

  3. e rieccomi….
    io vorrei diventare lavoratrice autonoma… ma non da casa (pur avendo tra le mani un lavoro che è possibile fare in casa)
    e concordo con il Downshifting… parola che ho imparato oggi leggendoti, ma che inconsapevolmente rientra nella mia filosofia di vita “guadagnare poco ma vivere in serenità”
    Non ho aiuti di nessun genere (nemmeno i nonni che mi tengono i bimbi se sto male) non ho casa di proprietà…ma ciò non significa che non vorrei averne una…e se Dio vorrà, con un pò di sacrifici sudati, potremmo averla, sostengo il riciclo di abitini per i bimbi: ne ho ricevuti tantissimi e ne ho regalati tantissimi (usati ovviamente)e faccio la spesa al discount…
    Dici che ho le caratteristiche da Downshifter?? :mrgreen:

    Vorrei aprire un’attività e son disposta a guadagnare “poco”…nel senso che non voglio arricchirmi, mi basta fare un lavoro che mi da soddisfazione, pagare ovviamente le tasse e avere un’entrata equa
    Non voglio lavorare a casa perchè facendo un bilancio dei pro e dei contro, i contro superano i pro..forse di poco, ma quel poco che mi basta per non farmi amare il lavoro a casa.
    i pro sono gli stessi che hai elencato tu, mentre i contro sono:
    il via vai di gente che viene a tutte le ore a casa (io faccio la sarta e se dovessi mettermi in regola, la mia casa diverrebbe un negozio)
    Il disordine terribile che il cucito crea (se un giorno avrò l’onore di conoscere tua suocera, forse cambierò idea :mrgreen: … per il momento vedo quello che accade in casa mia e nalla maggior parte delle case delle sarte)
    e questi due pro mi bastano per farmi desistere dall’aprire una partita IVA con sede operativa tra le mura domestiche

    poi c’è che non sono in grado di scindere nettamente le due cose, lavoro e impegni familiari, perchè se lavoro da casa lo faccio anche per avere la possibilità di comprare il prosciutto al volo, o di caricare una lavatrice, visto che ne ho da fare due al giorno e non le posso far coincidere con l’accensione del ferro da stiro (che mi serve per lavorare) e dell’asciugatrice,
    perchè se mi devo privare di queste cose, i pro del lavoro a casa non hanno più senso (a parer mio ovviamente)
    in conclusione:
    concordo con il lavoro autonomo ma non da casa, credo che per me sia la soluzione migliore
    il mio sogno è quello di avere un laboratorio tutto mio con una bella stanzina per i mie bimbi e finito di lavorare, tornare a casa tutti assieme senza trovarla sottosopra
    (caspiterina quanto scrivo!! 😳 )

  4. Leggere mammafelice durante l’orario di lavoro può essere considerato un impegno lavorativo?

    Ok, vado…

  5. Chiara

    In questo post hai spiegato con una chiarezza che io non avrei mai avuto tutti i motivi per cui io non potrei mai lavorare da casa!
    “chi ha la tendenza a preoccuparsi molto o a rimuginare sulle cose, potrebbe avere difficoltà”…”per alcuni la sensazione di possibile fallimento è bloccante”…”C’è chi si sentirebbe in colpa a rifiutare una commissione alla nonna”…”o chi di notte non dorme perchè il pensiero del mutuo da pagare è insostenibile”. Hai tracciato il mio profilo!

    • Anche io mi ritrovo ad essere così…mooooolto ansiosa, se devo fare un lavoro per qualcuno, non riesco a non pensarci e divento paranoica,ma del resto tutti i miei ciapini fanno parte della mia vita, con i miei problemi non riuscirei a trovare un lavoro “normale” quindi continuo così un pò alla giornata cercando di non stressarmi troppo, se no son guai visto che ci sono già passata…in effetti sono un caso un pò particolare!!! Un caso “clinico” direi!! :mrgreen:

  6. Ecco, io credo di essere una di quelle persone che non ce la farebbe a stare in proprio. Perché sono estremamente ansiosa e ho bisogno di certezze assolute. E ho visto una mia amica rinuncare a tutto, davvero a tutto, a causa della testardaggine del marito che insiste nel voler fare la libera professione ma evidentemente non è in grado e accumula un’esperienza sbagliata dopo l’altra (e debiti su debiti)… :argh: però come dici tu lui non è capace di darsi un termine realistico e va avanti…

    Però so di persone (chimere in Italia, credo) assunte regolarmente ma che svolgono il proprio lavoro da casa… ecco, quello mi piacerebbe :mrgreen:

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      Mamma di Dafne (9 anni)

      Se si accumulano debiti perchè non si è in grado di capire che si è sbagliato strada, si è dei deficienti. Ooops, l’ho detto. 😆
      Io non farei un prestito nemmeno morta. Mi basta il mutuo!
      Ma questo credo riguardi tutti: conosco dei dipendenti (lavoro INdeterminato) che fanno la cessione del quinto dello stipendio o accendono un prestito per andare in vacanza o comprarsi una macchina figa.
      E’ lo stesso motivo per cui non me la sentirei di aprire un’azienda in Italia: perchè devi lavorare sempre con un fido in banca, altrimenti non sopravvivi. Io invece voglio spendere solo se so di avere i soldi, altrimenti mi prende l’ansia.

      • Sì hai ragione. So di persone che chiedevano prestiti e anticipi sulla liquidazione per comprarsi macchinoni o moto… no no non fa per me, mi mette già in ansia il prestito per la macchina… che tra un anno è finito!
        Ecco forse mi manca la forma mentis, e sono anche molto ignorante in materia, perchè il lavoro dipendente per me equivale a dover fare dei debiti. Quante cose si imparano con te

        ps: sì comunque anche secondo me è un deficiente, io l’avrei defenestrato… ne stan passando di tutti i colori. E una persona in famiglia uguale perché “non voleva stare sotto padrone”.

      • Mamma Felice (Mappano) - Ariete
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        Mamma di Dafne (9 anni)

        Lo chiamerei cinicamente ‘darwinismo sociale’. 😆
        Il livello di autodistruzione a cui arrivano alcune persone è veramente mooooooolto oltre la soglia che io potrei sopportare adesso (considerando che ho già dato facendo già abbastanza cavolate in passato).

      • “darwinismo sociale” mi piace proprio e me lo rivenderò :mrgreen: :mrgreen:

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        L’ho ovviamente rubato a Nestore… noto genio del male 😆

      • Anche io l’ho rubato, ma non mi ricordo dove… però mi è piaciuto subito e l’ho fatto mio 🙂

  7. Emanuela

    Sei stata estremamente chiara e soprattutto onesta nel descrivere il lavoro da casa. E’ molto interessante leggere l’esperienza di una persona che ha scelto questa strada e ne parla con tanta schiettezza, mettendo in luce ogni aspetto sia positivo che negativo.

  8. Sono fortemente convinta che il lavoro da casa possa essere la svolta per molte mamme, perchè può veramente darti quella libertà, quella soddisfazione e la possibilità di un futuro economico e familiare più sereno.
    E’ vero non è facile, ma penso che se è la passione per quello di cui parli a guidarti, TUTTO è possibile!.
    Io personalmente ho perso il lavoro quando ero incinta, ed ho avuto la possibilità di comprendere veramente cosa volevo fare da Grande, ed ho capito che crearmi un lavoro da casa con internet era ed è “la mia risposta definita, l’accendiamo!” 😉

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      E’ lo stesso percorso che ho fatto anche io, e ne sono felice.
      Certo, inizialmente è stato un ripiego, e quindi anche una scelta-forzata dettata in qualche modo dal Caso. Ma sono convinta che prima o poi ci sarei arrivata comunque.
      Capisco che non vada bene per tutti i tipi di persona, e soprattutto tutti i tipi di lavoro. Ma se si può e ci rende felici, ben venga!

  9. Riguardo al Downshifting: Eccomi! io ho scelto di buttare la mia laurea, rinunciare ad un contratto a tempo indetermintato full-time per riprendermi un po’ la mia vita e godermi mia figlia/mio marito. Posso dire che penso spessissimo: ma perchè non l’ho fatto prima? Certo però che prendere la decisione e buttarmi nel vuoto è stata dura…
    Lavorare da casa in proprio invece, è proprio una cosa impossibile perchè sono la disorganizzazione in persona 😆
    Grazie per questo post!!!

  10. Elisa

    Bel post … io mi sono buttata un po per caso un po per scelta , non volevo più star fuori casa tutto il giorno , non volevo che mia figlia crescesse vedendomi solo x il pigiama , e poi non sopportavo più l’ambiente di lavoro , ora faccio lo stesso lavoro a casa , ma x fortuna ogni tanto posso uscire x vedere i clienti (ho assoluto bisogno di confronto)e x i cantieri , x me in questo momento è la giusta via di mezzo

  11. E’ tutto molto vero! Hai perfettamente ragione!
    Certo…non è facile non lasciarsi distrarre! Penso a chi come me ha la mamma che chiama 10 volte al giorno! Invece di aiutare mi fa diventare matta! Oggi per fortuna si è venuta a prendere i nipoti…che pace, non mi sembra vero! 😆

  12. Bell’articolo, brava. 😀
    Sul downshifting non sono del tutto d’accordo, visto che la parola ha assunto una connotazione filosofica piú che solo economica. Per me il downshifing significa varie cose, tra cui lavorare di meno, ma nel tempo libero fare cose di un certo valore sociale e morale (ad esempio occuparsi dei figli), avere dei ritmi di vita piú in sintonia con la natura e uno stile di vita sobrio e non consumista e non ultimo diminuire il proprio impatto ambientale. Se poi uno puó vivere di rendita e decide di fare volontariato invece di lavorare e avere ancora di piú e di dare quanto risparmia diminuendo il suo tenore di vita per magari dare quanto risparmia in beneficienza, anche quello secondo me è downshifting. Io almeno la vedo cosí.

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      Sì, sono d’accordo. La mia era una precisazione probabilmente inutile e un po’ provocatoria, a chi mi dice: eh, ma parli bene tu… pensando che sono ricca e quindi è tutto facile. 😉

  13. Ti ringrazio per la citazione. Noto, anche dalla stimolante discussione che si è creata di là da me, che l’argomento è parecchio “sentito”. Credo che molti si ritrovino, per diversi motivi, a mettere in discussione dei modelli di vita che finora erano dati per scontati, ma che in realtà non è detto che funzionino per tutti. Non esistono scelte “giuste” o “sbagliate” a priori (va be’, casi estremi a parte), ma credo che l’importante sia che ognuno trovi una modalità di vita che gli permette di essere sereno e stare bene con se stesso e con le persone che ama.
    Comunque, tornando al tuo post, io lavoro a casa ma in realtà faccio parte delle prime due categorie, ansiosa con la paura di sbagliare 😳 Però ce la faccio comunque, forse perché ho praticamente un committente quasi unico che mi garantisce un tot di lavoro e questo mi dà una certa sicurezza (psicologica, ovviamente, perché di sicurezze economiche, garanzie, ecc. manco l’ombra ahimè).

  14. Bel post. Personalmente sono una persona non molto adatta a lavorare da casa, mi farei distrarre troppo dalle incombenze domestiche e dalle ansie dei figli (quando sono a casa). Anche se in passato ho avuto capi notevolmente idioti ho sempre e comunque preferito uscire di casa,perchè amo molto il contatto esterno e temo che, se lavorassi sempre in casa, finirei con il sentirmi un tantinello “alienata” (non siam tutti Mammafelice……). Cmq ora ho un part-time verticale (tre giorni di lavoro pieno e due a casa) e, anche se non ho uno stipendio eccelso, almeno dal punto di vista organizzativo-familiare, stò abbastanza a posto!!!

  15. valy-polly

    OTTIMO POST!
    e ottimo il downshifting! però aggiungerei una cosa: è vero che il ricco non è un vero downshifter, però è altrettanto vero che il “povero” non può permettersi di fare questa scelta. un conto è: “rinuncio a 500 euro al mese, me ne rimangono comunque 1500 e ci posso vivere comunque, tagliando qua e là”. un conto è invece: “faccio le pulizie e mi faccio un c**o così per guadagnare 850 euro, non posso certo stare qualche ora in più con i miei figli e campare con 600 euro”.

    • Mamma Felice (Mappano) - Ariete
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      Ehm… dipende da qual è la tua soglia di sopravvivenza. Io con 850eur ci camperei volentieri! 😆

      • polly

        hai perfettamente ragione!

        peccato che io spendo 850 euro solo tra mutuo e mensa asili! quindi la mia soglia minima è almeno 1300 . il buono è che se riesci a vivere senza nulla di superfluo sei più forte e (forse) lo saranno anche i figli. la crisi a me fa un baffo (sempre se non ci rimetto il posto di lavoro e allora son cazzi). 😉

      • Mamma Felice (Mappano) - Ariete
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        Noi di mutuo paghiamo 1000eur al mese, quindi anche noi siamo abbastanza rovinati… intendevo dire che magari io riuscissi a guadagnare 850eur miei! 😆

  16. EleVi2008

    E’ veramente un post utilissimo,spero che prima o poi mi venga qualche lampo di genio e riesca anch’io ad inventarmi un lavoro da casa!

  17. soprattutto per una mamma lavorare da casa può avere molti risvolti positivi come giustamente dici tu cara mammafelice, a me quello che spaventa è il doversi sempre cercare il “lavoro”, i “clienti”, non sapere se si prenderà uno stipendio, che di questi periodi non è il massimo:-( io ho un b&b insieme a mia cognata(attaccato a casa mia) ma l’impegno è talmente discontinuo e quindi lo sono i guadagni, che stò pensando seriamente di trovarmi un altro impiego almeno part-time. come giustamente dici bisogna darsi un tempo io aspetto a vedere come andrà quest’estate lavorativa e poi decido, in bocca al lupo a tutte qualsiasi lavoro decidiate di intraprendere 🙂

  18. pipanna

    grazie a tutti per gli interventi preziosissimi…
    cara mammafelice,ti ho scoperto per caso ma leggendo il tuo profilo mi sento molto vicina alla tua vita di prima e di adesso…
    sono una mamma di 34 anni vivo vicino perugia,vorrei tanto poter lavorare da casa anch’io perche’ non possiedo una macchina per muovermi e abito in un posto isolato perche’qui le case costanomeno, il mio compagno con tanti sacrifici,come tutti,riesce a portare a casa mille euro al mese poi mutuo bollette il bimbo insomma oggi l’ennesima litigata.
    scusate ma ho bisogno di parlare con chi mi capisce.io sono orfana da quando ero piccola il mio compagno pure quindi capite come e’difficile crescere da soli un figlio senza nessuno su cui fare affidamento per un sostegno affettivo o economico, la mia presenza a casa e’stata molto importante per la crescita del mio bambino ma non riusciamo a farcela economicamente nonostante conduciamo una vita molto semplice,ma non riuscire a fare la spesa mi sembra veramente troppo in un paese come il nostro dove ogni giorno si buttano via kg e kg di beni alimentari.
    scusate per questo sfogo
    adesso lamia parte ottimista vi chiede di aiutarmi a trovare un’idea di lavoro a casa a me basterebbero anche poche centinaia di euro per fare la spesa.
    non sono brava con internet e quindi non credo di poter sfruttare questo mezzo ma ho due mani e tanta voglia di fare.
    grazie

    • c’è chi ha le tue stesse difficoltà con 2 lavori fulltime ed i genitori messi pure peggio…
      hai già letto anche il primo articolo, quello linkato verso l’inizio di questo? e tempo fa MammaFelice ha pubblicato anche altri articoli su questo argomento con spunti interessanti, puoi iniziare da quelli (bisogna che li cerchi nel sito)

    • Mamma Felice (Mappano) - Ariete
      Mamma Felice
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      Mamma di Dafne (9 anni)

      Pipanna, benvenuta! E’ difficile darti un consiglio: su Internet ci si vende come nella vita reale. Bisogna capire cosa sai fare…

  19. pipanna

    grazie mammafelice,non credo di poter utilizzare internet per lavorare perche’ non so veramente utilizzarlo,mai fatto corsi mai studiato a scuola…tutto da sola con un pc vecchissimo e una chiavetta con 10euro al mese che quando finisce..finisce.bhe a parte questo che non e’ una lagna perche’ questi anni trascorsi a casa io li ho voluti per godere dell’affetto di mio figlio visto che io una famiglia non l’ho avuta,ci sono anche le cose in cui uno crede i propri ideali ed io ne ho tanti…poverta’ con dignita’for ever piuttosto che miseria di animo e portafoglio pieno.
    se tu me ne dai la possibilita’ io provo a dirti il mio sogno magari sei una fatina tra le tue tante qualita’ e chissa’…
    io vivo a perugia ma non mi trovo bene qui anche perche’non ci stanno le scuole steineriane che vorrei tanto il mio bimbo frequentasse,per cui mi piacerebbe trasferirmi in una citta’ diversa in cui il mio compagno trovi un lavoro ed io con un’altra ragazza…che incontrerei li…con la mia stessa passione per la cucina aprire un piccolo negozio di cibo da asporto ma cibo semplice quello di una volta che segue le stagioni ,la salute delle persone a cui e’ destinato, le ricette del posto insomma una piccola fucina dell’anima in cui c’e’anche posto per ospitare i nostri piccoli figli e continuare a segurli.
    ecco adesso impacchetto il mio desiderio e lo affido a questo luogo felice che e’ la tua casa chissa’ che non trovi qualcuno che aspetta come me un’amica con cui condividere un sogno.
    grazie e bacioni

    • Mamma Felice (Mappano) - Ariete
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      Mamma di Dafne (9 anni)

      Io non posso che agurarti tanta fortuna!!

    • Sabrina

      Ciao Pipanna,
      sono la meno indicata a darti dei consigli lavorativi visto che anche io sto ancora cercando/valutando la “mia strada”, ma leggendo il tuo post mi sento di consigliarti di credere nella tua idea e di cercare di realizzarla. Inizialmente potresti accumulare esperienza (anche e non solo di gestione di un’attivita’) magari appoggiandoti ad una struttura gia’ avviata che abbia i tuoi stessi fini/interessi. Potresti, ad esempio, contattare i centri steineriani della tua regione, magari, se sei fortunata, ne trovi uno non troppo lontano da casa vostra. Se clicchi su questo link (o copialo nella stringa in alto) http://www.rudolfsteiner.it/indirizzi.html troverai un elenco di associazioni steineriane che operano in diversi settori (ho visto ad esempio che a Terni c’e’ un agriturismo biodinamico). Magari frequentando uno di quei luoghi troverai anche altre persone interessate alla tua idea. Oppure potresti appoggiarti a qualche agricoltore di biologico o biodinamico che offra anche un servizio al privato (ad esempio di vendita prodotti). Potresti proporgli di realizzare dei menu da asporto (coi suoi prodotti) da aggiungere alla sua offerta. Non so se sia realizabile, e’ la prima idea che mi e’ sopraggiunta. Sii comunque fiduciosa nelle tue capicita’ e non demordere prima di iniziare (come consiglia mammafelice datti degli obiettivi e dei tempi per conseguirli, ma provaci!). Altro consiglio: non aspettare che le cose “ti cerchino”, ma falle accadere, cercatele! Siate sereni e propositivi. Ti auguro tutto il bene e in BOCCA AL LUPO! Sabrina

    • Monika

      Mi chiamo Monica e volevo scrivere a Pipanna. Intanto faccio i compimenti a mamma felice! BELLISSIMO SITO!!!
      Leggendo il tuo post mi è venuto da urlare:

      sono io vieni a prendermi!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!ma purtroppo abito ad Asolo (treviso) e tu a Perugia. Io ho lo stesso tuo sogno! Vorrei aprire una attività simile right now!!!!

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