I terrible twos: terribili 2 anni!

Pubblicato il 22 maggio 2009 da • Ultima revisione: 10 gennaio 2017

Prima o poi arrivano (quasi) per tutti: i terribili 2, ovvero quel periodo dei NO che i bambini attraversano tra i 18 mesi e i 3 anni, e che di solito dura pochi mesi (massimo un anno).

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I bambini diventano testardi e ‘capricciosi’, dicono di NO a qualsiasi proposta, anche quando la gradiscono. Cercano di sfidare gli adulti e certe volte si lasciano andare a crisi ‘isteriche’ o a pianti inconsolabili.
Certe volte, non sempre. Ma quando (e se) succede, i genitori vanno un po’ in crisi con loro!

Invece il periodo dei NO è molto importante, perché è un percorso obbligato per la via dell’indipendenza, ed è quindi un periodo molto positivo (se i genitori lo capiscono e lo accettano).

Francoise Dolto diceva:

Il bambino dice NO per dire SI. Il che vuole dire ‘NO, perchè tu me lo domandi‘, e, subito dopo, ‘ma in effetti sono IO a volerlo fare‘.

Perché succede?

Innanzi tutto è da considerarsi perfettamente normale. E questo occorre ricordarlo, per evitare di sentirsi dei cattivi genitori.
(E poi basta sentirsi sempre cattivi genitori tutte le volte che c’è un problema… è terribilmente fuori moda! 😉  )

Il primo motivo è il (giustissimo) desiderio di indipendenza: a questa età i bambini capiscono di essere delle persone a sé stante rispetto alla madre, e quindi vanno alla ricerca della propria personalità. Cercano il proprio IO, un IO diverso da quello della mamma.
Quindi spesso desiderano essere indipendenti e ‘fare da soli’, anche se non sempre ci riescono, e questo scatena in loro delle piccole arrabbiature.

In secondo luogo, spesso si arrabbiano per il semplice fatto che, in puro spirito di contraddizione, non capiscono nemmeno loro cosa desiderano.

Terzo: spesso non sanno esprimere i loro bisogni, perché non conoscono ancora le parole giuste per farlo. E quando non vengono compresi si stizziscono.

Ecco perché dobbiamo ricordare che questa fase dei ‘terribili due anni’ non colpisce solo noi, ma è una fase estremamente difficile anche per i bambini!

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Come affrontare i terribili due?

Lungi da me ritenere queste ‘regolette’ dei principi scientifici: provo a fare ‘due chiacchiere’ ad alta voce sui comportamenti che nella mia esperienza sono risultati più positivi. Quindi parlo essenzialmente di me, e di ciò che si è rivelato positivo per me. Ma non vedo l’ora di sentire anche le altre esperienze, per imparare qualcosa.

Evitare di riporre troppe aspettative nei confronti dei bambini

I bambini sono bambini e devono fare i bambini!

Certe volte mi scoccio a rimettere in ordine i pasticci di Dafne, ma cerco di ricordare che questo è un problema mio!
Un bambino capisce il valore dell’ordine solo intorno ai 7 anni. A 4 anni può essere coinvolto a riordinare i suoi giochi con l’aiuto della mamma, ma non prenderà mai l’iniziativa.

Stessa cosa accade per il resto: vestirsi da soli, togliere il pannolino, mangiare senza sporcarsi, capire se sono stanchi ed è ora di dormire: tutte le loro sensazioni sono importanti e – per loro – incomprensibili.

Sta a noi genitori nominare queste sensazioni ad alta voce, per aiutare il bambino a identificarle, e portare pazienza.

Cerchiamo di ricordare che è ancora troppo presto e non devo aspettarmi da mia figlia ciò che ‘naturalmente’ non percepisce ancora come una sua esigenza.

Non prenderla ‘sul personale’

I bambini non fanno i capricci per fare un dispetto a noi!

L’unico desiderio di un bambino è essere amato (nonostante tutto quello che combina) e di accontentare e rendere felici i suoi genitori. Quando combina un guaio, fa un capriccio o si impunta su qualcosa che ci fa uscire dai gangheri… non sta facendo un dispetto a noi, ma sta solo imparando ad essere se stesso!

Dare poche regole

I bambini devono avere poche regole. Non possiamo sommergerli di divieti, altrimenti li confondiamo. Se tutto ciò che fanno è seguito da un NO, nessuno di quei NO sarà importante, perché percepirà che tutti i NO che gli vengono detti sono sullo stesso piano.

La mia esperienza è quella di adattare le regolette all’età del bambino, e limitarle alle cose davvero essenziali (che sono diverse per ciascuno). Per esempio per me è importante che Dafne non infili le dita nella presa, oppure non picchi nessuno, o non strilli. Quindi i miei NO si limitano a queste poche cose.

Se Dafne rompe un bicchiere, io penso che la colpa sia mia: avrei dovuto mettere i bicchieri in una zona in cui lei non potesse afferrarli!
Il valore degli oggetti si impara più avanti. Per ora è meglio allontanare le bomboniere (per chi le ha) e farsene una ragione, oppure, se sono bomboniere molto brutte, sperare che i figli le facciano cadere appositamente 🙂

Dare un’alternativa e anche una via di fuga

Di fronte a un NO, si può provare a contrattare. Per esempio concedendo delle alternative, ma non troppe.
Ad esempio: per merenda vuoi i biscotti o il pane col prosciutto?
Due alternative bastano. Perché può anche essere che un bimbo non abbia proprio voglia di fare quello che vogliamo fare noi, nel modo in cui lo vogliamo noi. E allora è corretto chiedergli se desidera un’alternativa.

E poi occorrono scappatoie, ed è una cosa che mi ha insegnato mio marito tanto tempo fa, quando ancora ci stavamo conoscendo e io avevo la pessima abitudine di avere ‘voglia di litigare’ (per fortuna sono guarita…).
E allora lui mi disse una cosa che mi fece riflettere: Però dammi una via di scampo! Se una cosa non ti va, dammi almeno una via di uscita, UN modo per fare bene! O devo comunque fare male tutto per concederti di poter litigare?
Saggio. Enormemente saggio.

Diamo ai bambini un modo per farci contenti! Se tutto ciò che fanno non va bene… per cosa lo fanno a fare?

Non avere deroghe sulle questioni di sicurezza

Su certe regole ‘salvavita’, invece, non sono ammesse deroghe.
Cinture di sicurezza, balconi e finestre, coltelli… NO. Punto.

Un NO che non prevede repliche: fermo, deciso, asciutto. Un NO che non può essere cambiato.

E qui ci va davvero polso e carattere, e non bisogna cedere MAI, altrimenti siamo fregati.

Incoraggiare i comportamenti positivi

Non mi piace il sistema dei premi e delle punizioni. Preferisco mettere l’accento sulle cose belle, incoraggiando i comportamenti positivi.

Preferisco ‘ammonire’ e non punire. Preferisco dire un ‘ottimo lavoro!’ con molta enfasi, in modo da far capire a Dafne che c’è il modo di fare bene e di far felici mamma e papà.

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Evitare crisi isteriche, urla e botte

Bisognerebbe evitare di adottare comportamenti troppo rigidi: l’atteggiamento a ‘muso duro’ non serve, perché più ci irrigidiamo, più il bambino si irrigidisce. Allo stesso modo, è importante cercare di mantenere la calma, e non farsi prendere da crisi isteriche o urlacci.

Se non desideriamo che i bambini facciano scenate isteriche, dobbiamo essere i primi a non farle!

Non servono nemmeno le botte. Intanto perché i bambini non si picchiano: a me non piacerebbe essere picchiata se commetto un errore, e non lo tollererei! Perché allora deve esistere questa sproporzione tra adulti e bambini?
Ma poi, soprattutto, le botte esercitano all’obbedienza per paura. Mentre invece noi vogliamo puntare all’obbedienza per ‘valore’: ovvero un bambino che impara piano piano a distinguere il bene dal male e con il nostro aiuto si crea un sistema di valori che lo aiuteranno a scegliere i giusti comportamenti.

Si può fare!
Le botte sono una scorciatoia momentanea a un problema duraturo. Meglio guardare oltre.

Parlare di sentimenti

L’unico desiderio di un bambino è quello di compiacere i suoi genitori e renderli felici. I bambini ci amano, sempre, e vogliono solo che noi gliene vogliamo altrettanto. Per questo capiscono sempre ‘i dialoghi sui sentimenti‘.

Quindi, per esempio, quando Dafne è in piena crisi, io trovo molto utile prenderla per le spalle in modo deciso ma gentile, o abbracciarla forte, mettendomi alla sua altezza e dirle:
Io ti voglio bene, ma questo comportamento non mi piace. Ora sei arrabbiata e non possiamo parlare. Ti lascio qui un momento per conto tuo, e poi quando ti sarai calmata cercheremo insieme di risolvere il problema. Perché io non riesco a capirti, quando ti arrabbi così.

Lo so che fa molto SOS Tata, ma funziona!  :mrgreen:

I bambini hanno bisogno di sapere che i loro comportamenti hanno un impatto emotivo anche sugli altri.

Quindi, per esempio, non mi piace sentir dire a un bambino: sei cattivo!, ma preferisco usare l’espressione: hai sbagliato, ma ti voglio bene lo stesso.
E per lo stesso motivo, preferisco frasi del tipo: Sono triste quando ti arrabbi così e vorrei aiutarti, ma non riesco a capirti. Piuttosto che: Vuoi farmi morire? Vuoi uccidermi con i tuoi comportamenti?

Insomma: il senso è parlare dei sentimenti, senza creare sensi di colpa terribili!

Non etichettare un bambino come ‘pestifero’

Questa è una vecchia lezione di pedagogia: se a un bambino dite sempre che è un criminale, da grande sarà un criminale. E’ una sorta di previsione che viene confermata.
Ora, al di là degli estremismi, io penso che sia abbastanza vero.

Penso che se continuamente dico a mia figlia che è una monella, lei finirà per esserlo. Perché glielo ho suggerito io! I bambini finiscono per credere alle nostre parole, e per loro è più facile mantenere questa identità, perché siamo noi che gli abbiamo appiccicato questa etichetta.

Insegnare il valore del chiedere ‘scusa’

Se un bambino si comporta male, bisogna insegnarli a chiedere scusa. Non si può giustificare un bambino dicendo sempre che tanto è solo un bambino. Un bambino è una persona. E le persone devono rispettarsi tra loro.

Quindi, anche se un bimbo è piccolo, secondo me è bene insegnargli a chiedere scusa.

E se non sa farlo a parole, vanno benissimo un abbraccio, un bacino, una stretta di mano.

Cercare una routine

Molti bambini amano la routine, soprattutto nei pasti, nell’orario della nanna, ecc… Non tutti, ma alcuni sì.
Allora forse vale la pensa assecondarli, soprattutto in questa età difficile, per togliere loro meno certezze possibili.

Per quanto possibile, cerco di farlo, anche se sull’ora della nanna sono poco rigida, perché fa comodo anche a me che vada a letto un po’ dopo e si svegli al mattino alle 8 anziché alle 6. :mrgreen:

In ogni caso ho imparato ad anticipare le crisi da stanchezza: quando i bambini si stancano troppo e diventano overtired, succedono le crisi. Molto meglio prevedere per tempo i segnali che ci mandano, per portarli a casa in un ambiente tranquillo, in cui possano calmarsi e rilassarsi.

I terrible twos quando i genitori crescono:

Altre idee?
Voi che strategie usate?
Chi sta vincendo per ora? :mrgreen:

Mi piacerebbe raccogliere tante esperienze diverse, perché sicuramente abbiamo tutti da imparare!



Commenti

58 Commenti per “I terrible twos: terribili 2 anni!”
  1. bel post.
    molto utile. cmi hai dato delle belle dritte per affrontare questo momento un po’ critico soprattutto da qusndo è arrivata la sorellina.

    Spesso quando Tommi ha le sue crisi cerco di distrarlo e di focalizzare la sua attenzione su altro. In questo modo credo lui riesca a distrarsi snche dal senso di frustrazione e dal nervoso che prova in quel momento.

    • Mamma Felice (Mappano) - Ariete
      Mamma Felice
      immagine livello
      Guru
      Mamma di Dafne (9 anni)

      Anche Dafne è facilmente distraibile: ho notato anche io che se le do una scappatoia, lei è ben felice di smettere di essere arrabbiata. Confesso però che io son facilitata, perchè con un figlio solo è tutto mooolto più semplice…

  2. Katia

    Mamma Felice, ho letto oggi il tuo articolo e lo trovo molto interessante, cercherò di trarne beneficio. Io ho 2 gemelli (maschio/femmina) di 20 mesi che stanno diventando ingestibili, soprattutto perchè il maschietto non sopporta la sorellina e reagisce con aggressività ad ogni suo avvicinamento (gli da spintoni e testate) e quando gli dico di darle un bacino per chiederle scusa fa NO con la testa e la fa allontanare. Non riesco neanche a fargli fare un giro giro tondo insieme perchè non vuole darle la mano e ovviamente la piccola ci resta male 🙁

  3. Kate

    Bellissmo articolo.
    Avresti un libro da consigliarmi sull’argomento, che vada nel senso dell’ascolto e dell acomprensione, come il tuo articolo? Vorrei approfondire….
    grazie 1000

  4. ci siamo dentro fino al collo, notevole questo post! grazie!

  5. Bellissimo questo post.
    Lo avevo già letto ma lo rileggo con piacere!

  6. Sara

    Ciao,

    Io uso tutti i tuoi accorgimenti, più qualcuno extra perché cerco anche di responsabilizzarla affidandole piccoli compiti che lei ha assunto come propri (e di nessun altro purtroppo, quindi se per sbaglio qualcuno prende le tovagliette per apparecchiare, la cosa genera urla e trepiti, ma vabeh passerà anche questo. Il problema è che c’è anche una sorellina di 9 mesi e mezzo e credo che questo acuisca un po’ i comportamenti legati a questa fase della sua crescita. La faccenda è che nulla funziona con la mia Martina perché ha un carattere tremendamente forte e deciso e certe volte mantenere la calma, parlarle con tranquillità, farle comprendere dove sbaglia diventa un’impresa. Diciamo che in alcuni giorni tutto quello che penso è AIUTO!!!! 😯 😆
    Sara

  7. marzia

    io con mia nipote,che a 2 anni viveva con i suoi insieme a me e i miei genitrori,usavo questo sistema,perchè pensavo fosse un’alternativa valida e funzionava.adesso,14 anni dopo, e son troppi!!!,mi ritrovo nello stesso punto a fare la mamma esauritissima.mi rendo conto che il 90%delle volte urlo perchè sono nervosa io. e inoltre, è vero che se cresci un bimbo con un’etichetta,da grande la rappresenterà.mi hanno sempre detto che ero un orso,perchè avevo mille cose da fare e non stavo lì a sbaciucchiare tutti o farmi sbaciuchiare….se lo facevo,mi prendevano in giro,così,anche adesso,non riesco a far capire alle persone quanto tenga a loro e quanto gli voglia bene.persino col mio bimbo,in presenza dei miei,non riesco. per il resto,cercherò di riguardare i tuoi consigli più spesso possibile,così mi calmo,rifletto e agisco…

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