I migliori libri per spiegare la morte ai bambini

Pubblicato il 8 ottobre 2018 da

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Spiegare la morte ai bambini – a qualunque età – può essere un compito molto arduo. Abbiamo paura che soffrano, fatichiamo a trovare le parole e ci convinciamo che mentire sia meglio che dire la verità. Per fortuna la letteratura viene in nostro aiuto con una tale moltitudine di testi, e tutti incredibilmente validi, che scegliere può essere un dilemma.

Quella che segue è la migliore selezione di libri per spiegare la morte ai bambini.

Quando avevo 9 anni ho perso mio nonno.

Mio Nonno era un brontolone, un pignolo. Uno di quegli uomini che hanno sempre da spaccare il capello in quattro, su tutto. Mi voleva bene, certo. E qualche volta mi arrampicavo vicino a lui e strofinavo la guancia sulla sua barba rasata. Mi faceva il solletico.

Mio nonno – il giorno che sono nata – era nello stesso ospedale in cui sono venuta alla luce. Era stato operato per un tumore, gli avevano dato una decina di anni di vita. Furono appena nove e mezzo. Avrei voluto che fossero di più.

Ricordo ancora le parole di mio padre, seduti al tavolo nella cucina di mia zia Maria: << il nonno è morto >>.

Ho sempre apprezzato moltissimo la sobria ermeticità di queste parole. Non avrei mai voluto pensare che Peppo – così lo chiamavo – mi avesse lasciata senza neppure un saluto per poi partire per un lungo viaggio.

Ne avrei sofferto moltissimo.

Quelle parole, secche, dure, dense di emozione, avevano il compito incredibile di dirmi che lui mi amava moltissimo e se non mi aveva salutata non era perché avesse fretta di andare altrove.

Io ho deciso così che ai miei figli non avrei mai mentito. Con le parole di mio padre.

Ma quando sono diventata madre mi sono subito accorta di quanto possa essere difficile spiegare la morte ai bambini.

Non solo per il dolore che, generalmente, ci attanaglia e ci impedisce di parlarne serenamente. Ma soprattutto per l’oggettiva difficoltà di far comprendere a un bambino il concetto fisico di assenza in sé.

Come spiegare la morte ai bambini se per loro l’idea stessa dell’assenza è fisicamente incomprensibile?

Ricordo che quando ho parlato per la prima volta a Edoardo dei suoi nonni paterni, entrambi mancati prima che lui nascesse, la sua piccola mente di bambino quattrenne mi ripeteva: << non ho capito mamma, dove sono? Ma ci sono o non ci sono? Cioè cosa vuol dire sono morti? E se non ci sono, cosa ci andiamo a fare al cimitero?>>

Quella fu la prima volta in cui ho pensato che avevo bisogno di un aiuto serio. Se davvero volevo fare dono a mio figlio della stessa sincerità che mio padre aveva regalato a me, mi servivano degli strumenti competenti.

Li trovai nei libri.

Libri per i genitori, per spiegare la morte ai bambini

Per spiegare la morte ai bambini il primo passo – fondamentale – è essere in grado di spiegarla a se stessi.

Non avrei mai potuto parlare di morte a Edoardo se non avessi prima cercato di capire cosa rappresenta la morte per me. Come la vivo, come la soffro, come mi sono abituata ad affrontarla.

Così è la vita, imparare a dirsi addio

In questo percorso di autoconoscenza mi ha aiutato moltissimo il saggio di Concita De Gregorio Così è la vita, imparare a dirsi addio.

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Non fatevi intimidire dal genere: i Saggi non sono tutti barbosi.

Questo, in particolare, parte dalla considerazione di fondo che gli anni 2000 ci hanno portato – inspiegabilmente – a non essere più capaci di parlare della morte neppure con noi stessi. Tendiamo a relegarla in un angolino buio della nostra mente, dove il suo pensiero pungente dia meno fastidio possibile.

Abbiamo creato un codice di regole non scritte per cui: << chi muore, muore di nascosto>> (cit. p. 6), convincendoci che sia bene che un moribondo non scopra alcunché della sua condizione e che i bambini sappiano il meno possibile su questo argomento.

Ma prima o poi arriva per tutti il momento in cui il piccolo fagottino che abbiamo messo al mondo – nonostante i nostri racconti iperbolici su viaggi entusiasmanti e paradisi piumati – domanderà: << ora che so tutto su come si sono estinti i dinosauri, posso sapere come è morto mio nonno?>>.

E credetemi: non avrete scampo.

Educare i bambini alla morte e al lutto

La domanda che vola, Educare i bambini alla morte e al lutto, di Francesco Campione per EDB Edizioni, è il secondo libro che vi consiglio se cercate un modo per spiegare la morte ai bambini.

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In questo caso ci spostiamo verso uno stile maggiormente manualistico rispetto alla De Gregorio.

Se in quello – infatti – il tema centrale riguardava principalmente il nostro modo di percepire ed agire il fenomeno della morte, qui iniziamo ad avere un approccio molto più pratico alla questione.

L’autore affronta passo-passo tutti i principali problemi che i genitori possono incontrare nello spiegare la morte ai bambini, proponendo schemi di comportamento e consigli pratici.

Un’intera sezione dell’opera è dedicata ad analizzare sia la concezione scientifica dell’educazione alla morte e al lutto, sia quella religiosa: non solo sotto il profilo cristiano cattolico ma facendo riferimento anche alle altre religioni maggiormente diffuse a livello mondiale.

È un validissimo strumento di analisi e apprendimento, rivolto a tutti coloro che cercano un metodo ragionato e scientifico per spiegare la morte ai bambini ed affiancarli nell’elaborazione serena del lutto.

Non spaventatevi per le parole “analisi”, “concezione scientifica e religiosa”: il libro non richiede una conoscenza strutturata di alcuna tematica specifica. È molto chiaro e scorrevole. A me è stato molto utile perché lo si può considerare a tutti gli effetti come una guida e – a mio parere, tra tutte quelle sul mercato librario – come una delle più complete e alla portata di chiunque.

Libri da leggere con i bambini: fiabe e favole per affrontare il tema della morte con serenità

Sono un’appassionata di fiabe e favole della tradizione sin da quando ero bambina.

Possedevo un milione di libri. Quello che ricordo con maggiore affetto mi fu donato dalla vicina di casa per la mia Prima Comunione e conteneva fiabe dei fratelli Grimm: le più truculente che abbia mai letto.

Ecco, se siete alla ricerca di un modo delicato per spiegare la morte ai bambini, io vi consiglio di tenervi ben lontani dai prodotti editoriali favolistici tradizionali e optare – invece – per fiabe e favole studiate appositamente per questo scopo.

L’elaborazione del lutto familiare, per esempio, è affrontata egregiamente sotto molteplici punti di vista.

Beniamino

Beniamino, di Elfi Nijssen e Eline van Lindenhuizen.

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Jacopo ha appena avuto un fratellino che si chiama Beniamino. In famiglia tutti sono molto felici, anche Jacopo è molto felice. Tutti fanno cose divertenti perché Beniamino ha portato nella loro famiglia moltissima gioia e tanto amore.

Un giorno però Beniamino si ammala e – purtroppo – muore.

La gioia e l’amore della loro famiglia sembrano essere volati via insieme a lui e Jacopo non riesce a capire tante cose: dov’è andato Beniamino? Perché li ha lasciati? Perché la Mamma e il Papà non fanno più tutte le cose belle e divertenti che facevano prima? E soprattutto.. a Jacopo, mamma e papà, vogliono ancora bene come prima?

In questo libro incredibile, magnificamente illustrato da Eline Van Lindenhuizen, attraverserete il dolore di Jacopo e dei suoi familiari in una luce di speranza e di amore, apprendendo molto più dalle immagini che dai testi.

Durante la lettura, il bambino viene accompagnato nell’elaborazione del concetto positivo di sopravvivenza alla morte e impara a leggere le manifestazioni di dolore dei suoi familiari non come un elemento di distanza emotiva da sé ma come lo strumento indispensabile per accettare la perdita.

Consigliato dai 4 anni.

La nonna addormentata

La nonna addormentata, di Roberto Parmeggiani e João Vaz de Carvalho, e L’isola del nonno, di Benji Davies

Con queste due pubblicazioni affrontiamo insieme ai nostri bambini il delicato tema della perdita dei nonni.

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In La nonna addormentata, edito in Italia da Kalandraka, Parmeggiani ci conduce con incredibile tatto attraverso i suoi ricordi di bambino, raccontandoci la lenta scomparsa di sua nonna. Addormentata a lungo per via di una malattia, un bel giorno la nonna viene svegliata dal bacio di un principe che la porta via con sé. Tornerà ad essere spensierata e felice e a fare tutte quelle cose che le piacevano tanto e che per lungo tempo non aveva più potuto compiere.

La metafora del viaggio qui è presente in maniera più massiva rispetto alla pubblicazione precedentemente esaminata, ma ciò è dovuto al fatto che questo libro è indicato per una fascia di età più giovane del precedente.

In ogni caso, la metafora resta tale e non si trasforma in bugia, perché al lettore bambino è molto chiaro il concetto di distacco materiale dall’amato familiare, senza che si senta da questi abbandonato o trascurato. Il protagonista della storia, infatti, è molto lieto che la sua nonna non sia più costretta a stare a letto per tutto il tempo e possa invece godersi nuovamente la felicità. E la circostanza di averla salutata ogni giorno per settimane lo rassicura sulla persistenza del rapporto affettivo tra loro nonostante la lontananza.

È comunque un libro lievemente malinconico, che mi ha mosso una emotività maggiore rispetto ad altri, questo per onestà devo dirvelo.

Consigliato dai 3 ai 5 anni.

L’isola del nonno

L’isola del nonno si rivolge – invece- a lettori poco più grandi e per via di ciò si apprezza una struttura narrativa ancor più ricca ed allusiva.

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Anche qui il tema del viaggio veicola il concetto della separazione ma – in modo assolutamente pionieristico rispetto ad altre letture del medesimo genere – è il bambino ad accompagnare il nonno nel suo lungo viaggio.

Lentamente, il nipotino si accorge che dalla partenza in poi il suo amato nonno inizia a sentirsi sempre meglio, sempre più in salute al punto di non avere più bisogno del suo bastone. E al momento di salutarsi e salpare per tornare di nuovo a casa – questa volta da solo – il piccolo non teme per se stesso o per il dolore che proverà alla mancanza del nonno. Si preoccupa – invece – che sia costui a non sentirsi solo.

Rassicurato, tornerà a casa lieto di avere accompagnato il nonno nel suo ultimo viaggio e consapevole che, nonostante la distanza, l’amore che nutrono l’uno per l’altro non cambierà mai.

Su questo tema, indubbiamente il mio preferito.

Consigliato dai 5 anni.

Gina e il pesce rosso

Gina e il pesce rosso, di Judith Koppens e Eline van Lindenhuizen, affronta la delicata problematica della morte dell’animale domestico.

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Qui navighiamo in acque sicure per bambini già dai due anni di età. La piccola Gina, infatti, un giorno scopre che il suo amico Pesciolino si comporta in modo strano: se ne sta sdraiato sulla schiena e non nuota più.

Insieme ai suoi amici cercherà di capire in che modo aiutarlo a riprendersi, fino a quando il suo amico Carlo – un tipo calmo che prima di dire qualcosa ci pensa bene – le spiega che Pesciolino è morto e non potrà nuotare più.

Gina è molto triste e piange. Carlo la comprende, perdere un amico che si amava molto è doloroso. Tutti insieme possono fare una cosa bellissima: possono adagiare Pesciolino in giardino, scavando una piccola buca dove potrà riposare per sempre e loro potranno andare a trovarlo.

Con Gina e il pesce rosso la tematica della morte dell’animale domestico è trattata con molta delicatezza e comprensione e – soprattutto – è propedeutica all’introduzione di un concetto molto importante per bambini così piccoli: la morte determina una distanza solamente fisica, non affettiva, dalle persone che amiamo. Trovare un posto dove poter far visita costantemente ai nostri cari è importante per avere la possibilità di sentirli ancora vicini a noi e questo tema è fondamentale per spiegare ai nostri figli  – per esempio – cosa sono e a cosa servono i cimiteri.

Inoltre, Gina un bel giorno avrà una bella sorpresa.

Scoprirà che dalla buca di Pesciolino è nato un bellissimo fiore.

A voler velatamente intendere che dalla morte può ancora nascere meravigliosa bellezza.

Consigliato dai 24 mesi.



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