Mamma Felice

Emergenza in casa: come non farsi trovare impreparate (e mantenere la calma)

Pubblicato il 17 Marzo 2026 da • Ultima revisione: 17 Marzo 2026

Negli ultimi anni abbiamo imparato una lezione importante: l’imprevisto fa parte della vita.
Non parlo solo di grandi scenari da film, ma di situazioni molto più concrete e vicine a noi.

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Un forte temporale che causa un blackout prolungato, un guasto alla rete idrica che ci lascia senza acqua per due giorni, o un danno al territorio causato dai cambiamenti climatici che può isolarci improvvisamente.

Le notizie che ci giungono dai TG, poi, non possono lasciarci indifferenti: la pace sembra un orizzonte sempre più lontano e come madre questo mi spaventa, soprattutto per la qualità di vita di mia figlia.

Per questo da diversi anni ho iniziato a interessarmi di survivalismo e strategie per l’emergenza: vuoi il mio passato in Croce Rossa, vuoi per il contenimento dell’ansia, alla fine mi fa stare più serena sapere che posso organizzarmi in modo semplice.

Essere preparate non significa vivere nella paura, ma fare un atto d’amore verso noi stesse e la nostra famiglia. Significa dire: “Qualunque cosa accada, io so cosa fare”.

Prepping o Survivalismo: ecco cosa studiare

A differenza di quanto mostrato spesso nei film, non si tratta solo di scenari apocalittici, ma di una filosofia basata sull’autonomia e sulla resilienza.

Il survivalismo (o prepping, dall’inglese preparing) è un movimento di individui o gruppi – chiamati survivalisti o prepper – che si preparano attivamente a fronteggiare possibili emergenze, catastrofi naturali, crisi economiche o collassi dell’ordine sociale.

I pilastri del survivalismo moderno:

  • Autonomia: Capacità di sopravvivere senza fare affidamento sui servizi pubblici (luce, acqua, gas, catene di distribuzione alimentare).
  • Approvvigionamento: Accumulo di scorte strategiche (cibo a lunga conservazione, acqua, medicinali).
  • Competenze tecniche: Apprendimento di abilità pratiche come il primo soccorso, la potabilizzazione dell’acqua, la difesa personale, l’agricoltura urbana o la meccanica.
  • Attrezzatura: Possesso di strumenti specifici (kit di emergenza, sistemi di energia solare, radio per comunicazioni, zaini pronti per l’evacuazione chiamati Bug-out bags).

Le diverse sfumature:

  1. Survivalismo Pratico (o quotidiano): Si concentra su piccoli disastri realistici (blackout prolungati, alluvioni, guasti alla rete idrica). È l’approccio più razionale, volto a non farsi trovare impreparati nella vita di tutti i giorni.
  2. Bushcraft: Focalizzato sulla sopravvivenza in contesti naturali selvaggi, utilizzando solo ciò che offre la natura e pochi strumenti manuali.
  3. Survivalismo Strategico: Prevede la preparazione a lungo termine per eventi catastrofici globali (guerre, pandemie totali, collassi finanziari), spesso includendo la creazione di rifugi sicuri lontano dalle grandi città.

In sintesi, il survivalismo oggi è diventato una forma di gestione del rischio: un modo per ridurre la propria vulnerabilità in un mondo percepito come sempre più instabile e interconnesso.

Io chiaramente mi sono interessata al primo punto e, devo ammettere, che già durante il covid ne avevo tratto beneficio. Quindi vi condivido la mia guida per creare un “Kit di Resilienza” domestico, pensato per gestire un isolamento di pochi giorni in tutta serenità.

1. La Dispensa Strategica: Oltre la semplice scorta

Avere cibo in casa è la base, ma il segreto è avere cibo che non richieda troppa energia o acqua per essere preparato.

  • Cottura per assorbimento: Scegliamo formati di pasta piccoli come i risoni o il couscous. Richiedono pochissima acqua calda e cuociono “da soli” se chiusi in un contenitore termico o avvolti in una coperta pesante.
  • Proteine pronte: Legumi in scatola, per noi che siamo vegani. Sono già cotti e sicuri da mangiare anche freddi.
  • Comfort Food: Non dimentichiamo il cioccolato, l’orzo o il caffè solubile. In emergenza, il morale conta quanto le calorie.

2. L’Acqua: Il bene più prezioso

Senza acqua corrente, tutto diventa difficile.

Quanta ne serve? Calcoliamo almeno 3 litri al giorno per persona (per bere e per l’igiene minima).

Siccome noi in genere beviamo acqua del rubinetto, io a inizio anno compro alcune casse di acqua naturale e le consumo a mano a mano, per non sprecarle. Le tengo come scorta.

Per il resto, esistono anche delle sacche apposite per conservare l’acqua o, in alternativa, si può riempire la vasca in caso di interruzioni programmate dell’acqua potabile.

Igiene “a secco”: Nei pochi giorni in cui restiamo senza acqua, è meglio non sprecare l’acqua potabile per lavarsi. Meglio utilizzare un pacco di salviette umidificate delicate. E avere una piccola scorta di carta igienica per ogni evenienza!

3. Luce e Energia: La tua isola felice

Quando salta la corrente, la prima sensazione è il disorientamento.

Illuminazione: Dimenticate le candele libere, troppo pericolose. Meglio le lampade frontali a LED (che lasciano le mani libere per cucinare o accudire i bambini) e le lanterne USB.

Radio a manovella: In caso di blackout totale, internet potrebbe cadere. Una radio che si ricarica manualmente o con il sole vi permetterà di ascoltare i notiziari.

Power Bank: Tenetene sempre uno carico al 100% per le emergenze. Io nel tempo ho acquistato anche dei powerbank solari, che permettono di ricaricare i telefonini o le lampade LED quel tanto che basta.

4. Gestire la casa “Off-Grid” (Senza Gas e Luce)

Se non potete usare i fornelli, come scaldate un pasto o un tè?

Lo scaldavivande a candeline: Un semplice supporto in metallo con 3-4 candeline tealight può scaldare un bollitore in acciaio sottile. È lento, ma efficace e sicuro.

Il WC d’emergenza: Se l’acqua non scorre, non scaricate il bagno. Usate sacchetti robusti con polveri assorbenti o lettiera per gatti per gestire i rifiuti in modo igienico e senza odori.

5. La Sicurezza Psicologica: Il “Kit Morale”

In isolamento, il tempo sembra non passare mai. Se ci sono bambini o ragazzi, la noia può trasformarsi in ansia.

Preparate una scatola con un mazzo di carte, giochi da tavolo, materiali per dipingere o colorare.

Se siete lontani, stabilite una parola d’ordine familiare: un termine segreto che dia sicurezza e identifichi i messaggi autentici tra voi. Spesso i telefonini non funzionano, nelle emergenze, ma gli SMS continuano a passare: ditelo ai figli, che non usano più i messaggini e ci considerano ormai cringe se li utilizziamo noi!

Il mio consiglio da Mammafelice

Non cercate di fare tutto subito. Iniziate con poco: una confezione d’acqua in più in dispensa, una torcia nel cassetto, un paio di scatolette extra.

Prepararsi è come sottoscrivere un’assicurazione: la facciamo sperando di non doverla mai usare, ma dormiamo molto meglio sapendo che c’è.

Insegniamo ai nostri figli che la prevenzione è una forma di libertà, non di paura.

Se siete curiose, ecco la mia lista affiliata Amazon del survivalismo minimo: Kit di Resilienza domestico.

E voi? Avete già un piccolo kit d’emergenza in casa?
Cosa non mancherebbe mai nella vostra dispensa strategica?



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