Essere genitori (consapevoli) fa paura

Pubblicato il 4 Febbraio 2019 da

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Non ce lo dice mai nessuno. Tutti ci parlano di quanto sia difficile avere un bambino, allattare, sopportare la privazione del sonno nei primi mesi del bambino. Ma nessuno ci dice la cosa importante: da quando diventi genitore (consapevole) vivi nel terrore.

Quando entro in un cinema o un ristorante, la prima cosa che faccio è cercare le uscite di sicurezza.
Probabilmente sono condizionata dagli attentati terroristici degli ultimi anni, ma in silenzio immagino sempre un piano di fuga. Immagino come salvare mia figlia e farle scudo con il mio corpo.

Quando faccio un viaggio in treno da sola, o peggio ancora quando è Nestore a viaggiare, penso che potrebbe succederci qualcosa: “Come farebbe nostra figlia? L’abbiamo tutelata abbastanza? Meglio che muoia io, senza dubbio! Nestore è più essenziale!

Non parliamo di quando mia figlia va in gita, o più semplicemente in biblioteca con le amiche.
Nella mia mente iniziano ad agitarsi gli spettri di incidenti stradali, pericoli imminenti, terremoti…

Conto i minuti: quando mia figlia torna a casa, mi sembra di tornare a respirare.

È una paura atavica, irrazionale, profonda, rauca. Una paura immotivata, una paura da tenere a bada.
Il terrore di perderla, che le accada qualcosa, che non torni più da me.
Senza di lei, la vita per me non avrebbe senso: mi lascerei andare come una foglia secca che si lancia dal ramo.
Forse questo è il prezzo da pagare quando si sceglie di avere un figlio solo, io non lo so: quando hai più figli forse puoi aggrapparti all’idea di vivere per loro? Non ci voglio nemmeno pensare, onestamente.

Perché come tutte le paure irrazionali, anche questa paura deve restare confinata in un mondo irrazionale, non reale.
Una paura che non esiste, non può condizionare una vita che esiste.

Quindi diventiamo bravissimi a continuare a respirare, a continuare a fare le nostre cose, cucinare, vivere, sorridere, camminare…
Senza farci bloccare dal terrore.

Un terrore che ci farà compagnia dal test di gravidanza a – credo – al nostro ultimo giorno di vita.

Perché quando ami un figlio, vuoi che possa vivere il più a lungo possibile. Vuoi per lui la felicità, il bene del mondo, la pace.
Non credo esista un dolore più grande di perdere un figlio, no?

E quindi continuiamo a salutare dalle finestre, perché fa parte del nostro ruolo: imparare a stare bene anche se la vita non è perfetta, anche se non ci sono certezze sul futuro, anche se siamo precari in questo mondo.
Imparare ad essere felici qui e ora, tutti i giorni che possiamo, sottraendo alla paura ogni minuto possibile.

Perché essere genitori (consapevoli) è essere presenti adesso, ma anche riporre una grande speranza nell’ignoto.



Commenti

4 Commenti per “Essere genitori (consapevoli) fa paura”
  1. Mo

    ti condivido e quoto

  2. Giada

    Per quanto mi riguarda, anche se hai più figli, il pensiero e la tensione sono gli stessi! Grazie, mi sento meglio a sapere di non essere la sola a farsi certi pensieri, certi film. E poi a fare un bel sorriso e salutarle, e lasciar loro lo spazio per crescere, fare esperienze, tornare a casa da sole. Che fatica!

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