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Fecondazione in vitro: inseminazione assistita Fivet

Pubblicato il 27 luglio 2018 da

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Se una coppia, dopo svariati tentativi che comprendono rapporti sessuali mirati, e il ricorso a tecniche semplici di procreazione assistita come la IUI, non riesce a concepire un bambino, potrebbe concordare con il ginecologo altre strade più “strutturate”, ma con una percentuale di riuscita più elevata, come per esempio la fecondazione in vitro, ovvero la tecnica di inseminazione assistita FIVET.

Cos’è la FIVET

La FIVET, detta anche fecondazione in vitro, è una delle tecniche di procreazione assistita più complesse. L’incontro tra ovulo e spermatozoo avviene al di fuori del corpo della donna, in laboratorio, dove il seme maschile, precedentemente trattato, viene introdotto nell’ovocita prelevato dalle tube della donna, e una volta che l’embrione si crea e si sviluppa viene trasferito nell’utero dove, se tutto procede secondo i piani, dovrebbe svilupparsi un eventuale feto.

Ma vediamo di seguito come si procede passo per passo.

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1. Stimolazione farmacologica dell’ovulazione

Per via intramuscolare o sottocutanea alla paziente vengono somministrati dei farmaci consoni a stimolare l’ovulazione, ovvero gonadotropine esogene,  affinché le ovaie producano più follicoli e quindi di conseguenza più ovociti, a differenza di un solo follicolo che sarebbe prodotto durante un normale ciclo mestruale.

A questi farmaci di solito, in base al caso che si sta trattando o all’età della paziente, ne vengono associati altri con lo scopo di non far maturare e scoppiare prima del previsto il follicolo. Tutto questo deve essere fatto sotto stretto controllo ecografico che deve avvenire ogni due giorni circa  da parte del ginecologo. Ovviamente la risposta alla terapia è soggettiva e varia da donna a donna, ecco perché è estremamente importante effettuare tali controlli.

2. Prelievo degli ovociti: il pick up

Prima di effettuare il prelievo degli ovociti comunemente nominato pick up, alla paziente vengono somministrati dei sedativi o addirittura viene praticata l’anestesia generale, a seconda dalla capacità della paziente di gestire il dolore. Il prelievo avviene in laboratorio: per via vaginale viene introdotta una sonda con un piccolo ago alla sua estremità e piano piano si raggiunge il luogo dove sono posizionati gli ovociti maturi, che vengono aspirati delicatamente.

Il tragitto della sonda viene ovviamente monitorato da un ecografo; gli ovociti prelevati vengono immessi in una provetta e vengono consegnati al biologo, che in laboratorio, attraverso un macchinario speciale (stereomicroscopio), verificherà la presenza o meno di cellule uovo. Quando le cellule uovo vengo identificate, vengono depositate in uno speciale terreno di coltura, dove risiederanno per un periodo di tempo determinato.

Tale procedura dura circa 20 minuti e non necessita di un ricovero da parte della paziente, ma quest’ultima verrà accompagnata in una sorta di sala relax dove starà per circa tre ore, il tempo necessario per smaltire la terapia antidolorifica a cui è stata sottoposta.

Durante il pick up è bene vi siano presenti, oltre al ginecologo che effettua la procedura, un’ostetrica, un infermiere di sala e un anestesista.

Il numero degli ovociti prelevati cambia da donna a donna e dipende dal numero dei follicoli che si sono sviluppati e dalle loro dimensioni: di solito quando si presenta un follicolo di dimensioni uguali o maggiori a 16mm si hanno più probabilità di riuscita. Normalmente si aspira un numero alto di ovociti maturi, ma potrebbero essere prelevati anche quelli che non hanno raggiunto la giusta maturazione, a discrezione del ginecologo che effettua la procedura.

Dopo il pick up alcune donne potrebbero riscontrare complicanze facilmente risolvibili, come infezioni pelviche, modeste fuoriuscite di sangue vaginale o dolore pelvico; potrebbero verificarsi anche complicanze più rare, ovvero lesioni agli organi addomino-pelvici.

Poco dopo il prelievo degli ovociti è il turno dell’uomo, il quale dovrà consegnare un campione del proprio liquido seminale: l’unico modo per effettuare la raccolta è la masturbazione, con lo scopo di evitare anche piccole perdite del liquido seminale o che quest’ultimo sia “inquinato” dalle secrezioni genitali femminili.

La valutazione della qualità degli ovociti scelti per la fecondazione è di estrema importanza, perché la qualità dell’embrione che si svilupperà dipenderà dalla capacità dell’ovocita e dello spermatozoo di contribuire alla fertilizzazione, allo sviluppo e all’ impianto dell’embrione stesso. Da tutti gli ovociti prelevati, solo in pochi saranno in grado di  generare embrioni con un’elevata percentuale di sviluppo, ecco perché è molto importante la valutazione della loro qualità.

3. Inseminazione e fecondazione

Il biologo dopo aver esaminato il liquido dei follicoli e prelevato gli ovociti  che sembrano più idonei allo sviluppo di un eventuale embrione, li colloca all’interno di una capsula idonea e li deposita in particolari terreni di coltura in attesa che arrivino alla maturità perfetta per essere inseminati.

Intanto il campione del liquido seminale viene trattato in modo tale da ottenere un numero adeguato di spermatozooi “buoni” che verranno inseriti all’interno della capsula dove ad attenderli ci saranno gli ovociti pronti per essere fecondati.

Trascorse circa 48-72 ore, l’embrione che si presenta con 4-8 cellule ed è quindi pronto per essere trasferito nell’utero della donna per annidarsi e continuare il suo eventuale sviluppo.

4. Trasferimento dell’embrione

Il trasferimento dell’embrione è una procedura abbastanza semplice: prima viene aspirato dalla capsula dove si trova (anche più di uno, fino ad un massimo di tre embrioni), e poi con un piccolo catetere e attraverso il canale della cervice viene adagiato molto delicatamente sul fondo dell’utero della donna. La procedura di trasferimento è assolutamente indolore, quindi non si rendono necessari antidolorifici o analgesici.

Percentuale di successo

Si parla di 25-35% di riuscita a tentativo, ovviamente va ricordato che non tutte le donne rispondono alla stessa maniera  a tale terapia, poiché alcune possono produrre pochi follicoli o troppi follicoli, quindi è oppurtuno sospendere il trattamento e riprenderlo il mese successivo  cambiando la posologia, oppure potrebbe capitare, se pur di rado, di non trovare nessuna cellula uovo all’interno dei follicoli prelevati, quindi bisogna ritentare la  stimolazione.

Si deve tener presente che l’età influisce molto sulla fertilità della donna, e quindi di conseguenza influisce anche sulla riuscita di una eventuale FIVET.

[Vi ricordiamo che queste non sono informazioni mediche: rivolgetevi sempre al vostro ginecologo di fiducia per chiarimenti e per i migliori trattamenti per infertilità]



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