Tutto il sonno delle mamme

Pubblicato il 21 Febbraio 2012 da • Ultima revisione: 7 Agosto 2014

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Una mamma in cammino è la mia storia, la storia della mia maternità: un racconto lungo un anno attraverso la mia avventura di mamma, in questa metafora di viaggio nata grazie alla collaborazione con Naturino.

Certi giorni la mancanza di sonno è così prepotente da farmi avere le allucinazioni. Vi capita mai che la stanchezza travalichi ogni forza di volontà?

Pochi giorni dopo il parto mi accadeva di svegliarmi di soprassalto e pensare: aiuto, Dafne!, mi è caduta per terra, era qui tra le mie braccia! … per poi accorgermi che Dafne riposava beata nella sua culla ed ero io che, esausta, avevo le braccia indolenzite dalle ninne nanne e avevo solo immaginato di averla ancora ‘addosso’. Non a caso Silvia e Serena hanno dedicato un intero ebook a questo argomento.

Certi giorni, ancora oggi, a distanza di 4 anni da quel momento, mi capita di essere così stanca da sentirmi male: le vertigini, la nausea, il mal di testa, la mancanza di lucidità… il nervosismo! Spesso mi capita di vivere a forza di inerzia, come sospinta da una forza invisibile che mi impone di non crollare.

Recentemente in Tv ho visto un documentario sui prigionieri di guerra: alcune tecniche militari sono studiate appositamente per far ‘cantare’ i prigionieri grazie alla privazione del sonno. Per 3-4 giorni di seguito, i prigionieri vengono tenuti svegli, interrogati all’improvviso, risvegliati nel cuore della notte con rumori improvvisi, finché crollano.
Vi ricorda per caso qualcosa? 😀

Il suono del pianto di un figlio è un rumore che difficilmente puoi immaginare prima di diventare mamma. E lo confesso, ma mi vergogno: prima, quando ero senza figli, anche io facevo la facile equazione: bimbo che piange e fa i capricci = genitori incapaci.

Finché non sono arrivati i terrible twos e mi sono ritrovata al supermercato con Dafne che si rotolava per terra urlando: Io non voglio stare qui! (ebbene sì, eravamo noi, o gente che quel dì passaste all’uscita 9 del centro commerciale).
In quel momento ho capito davvero tutto, mentre una folla di persone ci guardava con QUELLO sguardo, attaccandoci addosso una grande etichetta luminosa con scritto: genitori falliti.
Quello è stato il momento più basso del mio cammino di mamma. Abbandonato il carrello,  ci rifugiammo in auto piangendo per l’esasperazione, e ricordo perfettamente di aver detto: Non è giusto che IO debba essere punita perché lei fa i capricci! Io voglio uscire!

Poi, col tempo, si migliora. Col tempo la stanchezza diventa quasi un premio: per quello che siamo, per tutte le cose che abbiamo fatto, per le nostre giornate incasinate, ma vere, felici, piene di vita. Per tutte quelle giornate storte (oh, sì, eccome!) in cui ci guardiamo in faccia, tutti e tre, e ridiamo perché, in fondo, noi lo sappiamo che un problema è solo un problema, e certe volte guardandoci da fuori siamo proprio buffi, tutti e tre musoni e nervosi quando non ce n’è motivo.

Così la stanchezza diventa un premio, il premio di perdonarmi, il premio di accettarmi, il premio di sbagliare, il premio di mettere in tavola i bastoncini di pesce surgelati, il premio di stenderci tutti e tre sul divano e fare a gara per un fazzoletto di coperta da dividere tutti insieme.

E la stanchezza, poi, va via. Va via nella misura in cui dico basta, in quei momenti in cui capisco di avere chiesto troppo a me stessa, in quei momenti in cui mi spalmo la crema sul viso insieme a Dafne, oppure Nestore le affetta una mela con l’affettamela, e si esalta perché a lui piacciono, quelle cose buffe ‘da uomini’, come la formina per fare le uova sode quadrate o lo schiaccia bottiglie.

Sulla stanchezza ho imparato che abbiamo ancora tanto da imparare, e da chiedere. Che dobbiamo imparare a viaggiare lentamente, più lentamente di ciò che vorremmo. E che dobbiamo imparare a chiedere aiuto: alla nostra famiglia, ai nostri amici, ai nostri mariti.

E io questo marito mio me lo tengo stretto, anche se certe volte litighiamo per delle sciocchezze (e che sarà mai il fatto che ho buttato via, senza accorgermene, il cassettino della macchina del caffè dove dovrebbero andare le capsule usate? aehm…). Il nostro vantaggio è che non ci ricordiamo nulla. E così litighiamo senza memoria, dicendoci: sì, perché tu una volta, non mi ricordo bene quando, sono sicuro che hai fatto qualcosa di simile… e giù a ridere.
Tipo oggi che abbiamo scommesso 5 euro per vedere chi aveva ragione su una cosa, e poi ci siamo dimenticati di verificarla.

Per questo ho capito che è inutile affannarsi per vivere due vite in una sola, cercando di fare tutto quanto l’impossibile, e poi arrivare a sera stanca e stravolta, senza più neuroni che mi funzionano nel cervello.

Perché sono una mamma, ma prima di tutto una persona. Perché ho bisogno di amare, di avere il tempo di leggere un libro, di fare l’uncinetto, di mettere in forno i bastoncini di pesce (ah ah!), di stendere il bucato, di togliermi le sopracciglia con le pinzette. Di volermi bene.

Ho bisogno di trovare il tempo per pensare alle cose, per capire che la felicità ha i suoi tempi, e che la vita non è una rincorsa, ma è piuttosto una chiacchierata da una panchina all’altra. Camminando. Lentamente.

[Una mamma in cammino, articolo realizzato grazie al sostegno di Naturino per Mammafelice]



Commenti

72 Commenti per “Tutto il sonno delle mamme”
  1. ho tanto da imparare da te…tanto. e dimmi che vuoi ma l’immagine di tutti e tre musoni non riesco proprio a renderla reale 😉
    è un post bellissimo…c’è tutto, c’è il nostro essere donne, mamme, famiglia.
    vorrei dirti tante cose ma mi fermo ad osservare le tue meravigliose parole…che il cammino di una mamma è tutto in salita ma che soddisfazione però nel provare un amore così infinito. un abbraccio

    • Mamma Felice (Mappano) - Ariete
      Mamma Felice
      immagine livello
      Guru
      Mamma di Dafne (11 anni)

      ah nono, guarda che al mattino siamo musoni! stamattina eravamo tutti e tre stanchissimi e arrabbiati, e alla fine abbiamo fatto il balletto della colazione e ci è un po’ passata (ma io sono già al terzo caffè, aehm…)

  2. Monica


    Bellissimo! Mi ci sono rivista in pieno!

  3. come sempre hai detto TUTTO :-))

  4. Che bello Barbara, e che sincronismo!
    Anch’io oggi dopo le riflessioni dei giorni scorsi ne ho parlato sul mio blog. Ho deciso anch’io di rallentare la corsa.
    Ah la stanchezza, il sonno, potremmo tutte scriverci un libro! Personalmente l’aspetto più difficile della mia esperienza di mamma finora è stata la privazione di sonno cui sono stata sistematicamente soggetta per tanti anni. Tra il primo ed il secondo figlio, per circa otto anni non si è riusciti a dormire una notte di fila, e quando il secondo ha iniziato a dormire, io ho cominciato a soffrire d’insonnia: che beffa! I miei figli si svegliavano in continuazione, anche se dormivano con noi, ed a rendere la cosa più difficile di quanto già non fosse, c’erano i giudizi ed i consigli di parenti ed amici i cui figli guarda caso dormivano tutta la notte.A volte vivevo con grande apprensione il momento di andare a letto, anche se poi, alla luce del sole, aprire gli occhi e vedere quegli immensi sorrisi sdentati tutti per me, mi faceva dimenticare tutto. Poi come dici tu, il tempo passa, tutto diventa un ricordo, ed anche quelli che sono stati i momenti più difficili si rivestono di malinconia perchè non torneranno più. Rallentare diventa allora una necessità, per cristallizzare i ricordi e soprattutto vivere il presente.
    Un abbraccio,
    Michela

  5. Mi ricordo la prima lezione del corso preparto: la malefica ostetrica mise su un cd con il pianto di un bambino e ci disse di chiudere gli occhi e alzare la mano quando pensavamo che fossero passati tre minuti. Alzammo la mano tutte (chi prima chi dopo, eravamo una ventina)PRIMA che fosse passato UN MINUTO. Per dire, quanto può essere ansiogeno.
    Mamma mia, a volte ti fa proprio andare il cervello in pappa.
    Ma grazie a Dio c’è qualcosa da qualche parte dentro di noi che si ricarica continuamente, ci sostiene, ci fa andare avanti anche quando ci sembra di andare in pezzi.
    E poi passa, passa, passa.

  6. Diventare mamma ti fa capire cosa vuol dire veramente la parola STANCA!
    E poi non preoccuparti.. anche io ho buttato il cestello che c’è nel cassetto delle capsule.. poi son riuscita a recuperarlo eh?

  7. luciana

    Ho letto e riletto ,incanti quando scrivi .Anche per me che sono una mamma oramai col figlio cresciuto (25) il cammino è ancora in salita e non è vero che i problemi ci sono quando sono piccoli anche quando sono grandi, anzi, le nottate in bianco, svegliarsi e correre a vedere se è rientrato,i litigi perchè non hai fatto la pasta,sentirsi accusata solo perchè è incavolato con la ragazza.Tutto però vale la pena di esser vissuto perchè un figlio è l’unica ragione per far sacrifici ciao da una tua ex vicina

  8. Mi è sembrato di leggermi nel tuo post.
    E chissà a quante capiterà!
    Con Trottolina la stanchezza si è fatta sentire molte volte, lei era una bambina di quelle “colicose” (come vengono definite da qualcuno).
    Quante volte mi sono sentita inadeguata, stanca, sfinita e mi sono ritrovata a contare i giorni a quelle coliche incalmabili…Il sonno, la stanchezza che devastano i pensieri..
    Ora ricordi..ricordi dolci e felici.
    Grazie mammafelice

  9. … comunque alla fine la scommessa l’ho vinta io… EVVAIIII! 😆

  10. Silvia

    Ma quanto è vero e quanto hai ragione! Su tutto!
    Dopo due pesti posso dirlo a ragion veduta. Anche io ho deciso da quest’anno che prima di vivere per inerzia perché cado dal sonno voglio vivere la vita, una per volta e godermi la mia bellissima famiglia.
    Buon Martedì grasso (per festeggiare niente bugie e bomboloni, vado all’IKEA!!!) 😉

  11. Anna Maria

    Questo articolo lo stamperò e lo attaccherò al frigo o da qualche altra parte ben in vista perchè è esattamente come mi sento ora: STANCA ma FELICE!
    Non so cosa darei per una notte intera di sonno ininterrotto!!!

  12. Posso dire una cosina fuori dal coro? Sono anni che ci penso su… e mi sa che è anche ot.
    Però la stanchezza non assolve da tutto. Ci sono errori che ho fatto per stanchezza… o meglio, quella è stata la giustificazione. E invece erano per scarsa forza di volontà, per mancanza di determinazione. E non sempre c’entra la stanchezza.
    Sarà che, personalmente, dovrei assolvermi un po’ meno, a volte.
    Grazie per il luogo di riflessione.

  13. Splendido post… Per mamme e non solo…

  14. Dall’alto del mio mal di testa cronico e dal basso dell’apatia da esaurimento forze di questi giorni: grazie!
    Io sono arrivata ad accettare di nuovo la nana nel lettone per potermi riposare la notte.
    Non è romantico, non è erotico, non è educativo…ma funziona.
    E mi a toassolvo dicendomi che a 18 anni (ma pure a 14) col cavolo che vorrà dormire con me. Sarò fortunata se non vorrà dormire col moroso (sarò fortunata perchè se no DaddyBear sai che sfrangimento di maroni? :mrgreen: io mica mi faccio illusioni ).
    Forse Silvia ha ragione e ci autoassolviamo fin troppo…però di solito siamo anche le più pesanti giudici di noi stesse (che non credo si auna gran frase in italiano ma vabbè…mia ssolve il mal di testa! 😀 ).

  15. Questo post me lo abbraccio … grazie

  16. Mi ritrovo in pieno nel post, bello tutto ma… Le formine per fare le uova sode quadrate??? Mai più senza! Dove le trovo?

  17. Ho sempre dormito poco e ho sempre avuto la tendenza a fare tremilacinquecentocose tutte insieme. Quando sono diventata mamma, essere così frenetica di natura mi è stato d’aiuto. Per due anni due non ho dormito mai una notte intera, perché mia figlia è stata una con il sonno molto difficile. Mi sono sentita incapace e ho letto pile interminabili di libri sul sonno dei bambini. Finché un giorno, il nostro pediatra, che è un grande, mi ha detto: “non dipende da lei, ci sono bambini che dormono e altri che non dormono, sua figlia non dorme”. La semplicità di questa frase mi ha aperto un mondo. Certe volte dobbiamo solo imparare a spostare il punto di vista. Lo so: è un gioco complicato, soprattutto quando si è molto stanche. Ma aiuta. E premia. Tanto. Mi è molto piaciuto il tuo post

  18. Da quando sono disoccupata non mi sento in diritto di essere stanca…
    che lo sono molto molto mero ora lo ammetto…
    questo periodo di lusso…”temporale” mi sta tando la possibilità divedere tante cose diversamente
    Sto cercando di volermi piu’ bene…

  19. kiara

    Come mi ritrovo… grazie per condividere certi pensieri e sentimenti… è molto utile per tutte noi empatizzare per esorcizzare… a volte vorrei quasi ripiombare nella disoccupazione per poter vivere in maniera più serena la mia stanchezza e non soffrirne davanti ad un pc lamentandomi con le colleghe..per fortuna sono tutte donne e alcune mi capiscono! Un abbraccio a tutte 🙂

    • Mamma Felice (Mappano) - Ariete
      Mamma Felice
      immagine livello
      Guru
      Mamma di Dafne (11 anni)

      miii come ti capisco! ahhaaa 😀
      ovviamente adesso non è che voglio restare senza lavoro, ma se ripenso ai tempi in cui mi lamentavo che la gravidanza mi costringeva a letto… una bella settimana a letto eccome se me la farei :))

  20. Che bel post…quante cose delle tue capitano pure a noi… ieri sera ero in un momento veramente basso…marito in ritardo dal lavoro, Davide raffreddato e stanco, la cena da prepare e la suocera che chiamava ogni 5 minuti oper verificare che avessi imbottito bene di farmarci “il nopote”… questa mattina (dopo una notte insonne) mi sono fatta un bel caffè, e sono ripartita… ciao e alla prossima!

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