"[...] il timore che Beloved potesse andarsene. Andarsene prima che Sethe riuscisse a farle capire che peggio ancoraa di quello - molto peggio - era quello di cui era morta Baby Suggs, quello che Ella conosceva, quello che Stamp Paid aveva visto e quello che aveva fatto tremare Paul D. Che un bianco qualunque potesse prendere l'io di una persona per il primo motivo che gli saltava in mente. Non solo poteva sfruttare, uccidere o mutilare una persona, ma anche sporcarla. Sporcarla al punto da dimenticare chi si è e non poterci più pensare. E anche se lei e altri erano sopravvissuti e si erano ripresi, non avrebbe mai potuto permettere che accadesse ai suoi figli: loro erano la sua parte migliore. [...]"
"[...] I bianchi credevano che, qualunque fosse il livello di educazione, sotto ogni pelle scura si nascondesse una giungla. Acque vorticose non navigabili, babbuini che si dondolavano gridando, serpenti addormentati, gengive rosse pronte a succhiare il sangue dolce dei bianchi. [...] Ma non era la giungla che i neri avevano portato con sé in qul posto dall'altro posto (vivibile). Era la giungla che i bianchi avevano piantato dentro di loro. E cresceva. E si allargava, si allargava prima, durante e dopo la vita, fino a coinvolgere i bianchi stessi che l'avevano creata. Li toccava uno per uno. Li cambiava e modificava. Li rendeva crudeli, stupidi, più di quanto non volessero esserlo, tanto erano spavenmtati da quella giungla di loro creazione. Sotto la loro pelle bianca vivevano babbuini urlanti, le gengive rosse erano le loro. [...]"
"[...] Sethe, se ci sono io qui con te, con Denver, tu puoi andare dove vuoi. Puoi anche saltare, se vuoi, perché ci sono io che ti prendo, ti prendo prima che cadi. Va' dentro finché vuoi, ci sono io che ti tengo per le caviglie, e ti faccio tornar fuori, non preoccuparti. Non te lo dico perché ho bisogno di un posto dove stare. E' l'ultima cosa che mi serve. Te l'ho detto, sono un giramondo, però sono sette anni che cammino per arrivare qui, che giro attorno a questo posto. Di giù, di su, ad est, a ovest. [...] Ma quando sono arrivato qui e mi sono seduto sulla veranda là fuori ad aspettarti, be', ho capito che non era il posto quello che cercavo, ma eri tu. Possiamo costruirci una vita insieme, ragazza mia."
"[...] C'è una solitudine che può essere cullata. Le braccia incrociate che stringono le ginocchia. Continua, continua questo movimento che, a differenza di quello di una nave, rende calmi e contiene in sé colui che culla. E' una cosa interna - tesa come la pelle. Poi c'è una solitudine che vaga. Neanche cullandola la si può tener ferma. E' viva, per conto suo. Una cosa secca, che si allarga, e fa risuonare i passi di chi cammina come se venissero da un posto lontano. [...]"
Ecco, selezionate e riselezionate, queste sono le quattro citazioni che mi sento di nominare. Ce ne sarebbero tantissime altre, ma credo che queste siano quelle che meglio spiegano di cosa parla questo bellissimo libro. Che parla dell'amore incredibile di una madre per i suoi figli, che parla dell'orribile realtà della schiavitù, che parla dell'ancora attuale razzismo (verso chiunque non sia 'noi'), che parla dell'amore di un uomo per una donna.
A voi l'ardua sentenza, e se preferite un'altra citazione, avanti!
