Contro il bullismo: imparare la gentilezza

Pubblicato il 7 febbraio 2018 da

Per quanto mi riguarda vedo il bullismo come la mancanza cronica di gentilezza: chi si comporta da bullo è sempre una persona rude, maleducata, che agisce con l’intento di fare male – o inconsciamente con l’intento di ferire gli altri, per potersi sentire più forte.

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Il bullo è una persona che non ha conosciuto la gentilezza, o che non l’ha scelta. E lungi da me giustificare la cattiveria: ognuno di noi, ad un certo punto della vita, si trova a scegliere da che parte stare, se praticare il bene o il male, e questa scelta è una propria specifica responsabilità, che non può essere addossata alla famiglia, alla società e alla scuola. Per quanto, ognuno di questi mondi abbia potuto contribuire a creare questo circolo di dolore.

Il bullismo spersonalizza la vittima: i bulli non riconoscono nelle proprie vittime delle PERSONE UMANE. Ma delle cavie, dei deboli, dei NEMICI.

E invece io continuo a dire che nella vita non esistono i nemici, mai: esistono persone con cui andiamo più o meno d’accordo, con cui abbiamo più o meno voglia di condividere e dividere, esistono persone di cui apprezziamo e allo stesso tempo detestiamo alcuni comportamenti.

Come si sceglie la gentilezza?

Scegliere la gentilezza è questo. Amare TUTTE le persone proprio in quanto PERSONE. E, se l’incompatibilità con alcune di esse è troppo forte, scegliere di allontanarle dalla propria vita, senza il desiderio di far loro del male.

Rispondere in modo gentile

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Possiamo innanzitutto essere i primi a chiedere per favore e dire grazie, in famiglia e fuori. Anche quando entriamo in un negozio, possiamo chiedere per favore quando qualcuno ci serve: perché servire gli altri non è un segno di inferiorità. Servire è accudire.

Quando i figli ci chiedono qualcosa, possiamo sempre scegliere se rispondere in modo sgarbato e frettoloso, o dedicare loro una parola gentile, il nostro tempo gentile.

Quando il nostro compagno o la nostra compagna ci parlano, possiamo scegliere che tipo di comunicazione offrire: se essere ruvidi, trattarli male, offenderli oppure respirare a fondo e scegliere le parole migliori.

Ogni giorno spetta a noi la scelta delle nostre risposte, di come vogliamo diventare, di chi siamo, di come vogliamo essere di esempio per i nostri figli.

Esporre le proprie opinioni in modo gentile

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Possiamo essere contrariati e contrari. Possiamo essere in disaccordo ed esprimere il nostro disaccordo. È pienamente legittimo che ciascuno di noi abbia un’opinione libera, e che possa esprimerla con altrettanta libertà. Sono i modi, a fare la differenza.

Ogni volta che vogliamo esprimere la nostra opinione, possiamo farlo con parole cattive, acide e arrabbiate, oppure possiamo esprimerci con correttezza, gentilezza e soprattutto presupponendo che gli altri siano in buona fede.

Chi giudica gli altri sempre in torto, chi li mette al muro, chi attende i fallimenti altrui, chi fa lo sgambetto per fare fallire i suoi oppositori: quello è un bullo. Perché chi pratica la gentilezza non ha bisogno di veder fallire gli altri, per avere successo.

Quelli che urlano per farsi ascoltare dagli altri, non sanno comunicare. Quelli che urlano per non ascoltare gli altri, non sanno comunicare.
Comunicare presuppone bidirezionalità, il rispetto dei tempi e dell’interlocutore, la gentilezza delle parole, la calma nel tono di voce.

Spesso urliamo ai bambini di non urlare: questo è il modo giusto per diventare un esempio?

Commentare sui social solo quando abbiamo qualcosa di gentile da dire

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Mi sono data questa regola, da alcuni anni: non scrivo mai commenti negativi sui social. Non provoco, non aizzo polemiche, non faccio le crociate, non scrivo cattiverie. Se qualcosa non mi piace o lo dico gentilmente, o non lo dico proprio: il mondo non è in attesa di ricevere sempre la mia opinione, su qualunque cosa.

Allo stesso modo non accetto i commenti cattivi degli altri. Li smorzo, faccio due risate, ma soprattutto in quel momento ricordo una cosa molto semplice, a chi si lascia andare alla cattiveria sui social: io sono una persona. Sono una persona.

Prima di offendere qualcuno dietro uno schermo, e di diventare cyberbulli, ricordiamoci che dietro quello schermo siede un’altra persona umana, una persona come noi. Noi non siamo autorizzati a ferirne i sentimenti, nemmeno se si espone volontariamente.

Insegnare ai figli ad essere gentili, ed essere gentili con i figli

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L’intimità della famiglia a volte ci spinge a diventare orribili con chi ci sta accanto: ci sentiamo giustificati, siamo sbrigativi, spesso diciamo cose orrende in modo orrendo, con toni minacciosi e scordandoci tutte le regole della gentilezza.

Invece è proprio con le persone care, con la famiglia e figli, quelli che più amiamo, che dobbiamo imparare a praticare la gentilezza dei gesti, della cura, delle parole, dei modi. Imparare a trattare i nostri figli gentilmente, chiedendo per favore e dicendo grazie, riconoscendo i momenti straordinari della nostra vita, senza farci assalire dalla fretta e dalla prepotenza.

Chi picchia i figli è un genitore prepotente, un bullo. Chi urla contro i figli, chi li insulta con epiteti e parolacce offensive, chi distrugge la loro autostima: è un genitore prepotente.

Se amiamo i nostri figli, non possiamo educarli con la prepotenza. È la gentilezza la chiave di un’educazione positiva, basata sul rispetto reciproco delle persone e anche delle regole. I nostri figli salveranno il mondo e lo cambieranno, se li cresceremo nella fiducia, nell’amore assoluto, nel rispetto, nella gentilezza e nella gioia.

Scegliere la gentilezza come modo di vivere la vita

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Scegliere di essere gentili anche con i maleducati non è un segno di debolezza, ma di forza. Scegliere la gentilezza di fronte alle cattiverie e alle bassezze altrui, non ci rende scemi, ma saggi.

Rispondere in modo gentile è una scelta di vita. Rispondere educatamente, e poi decidere anche di non farsi sopraffare e di isolare i prepotenti, lasciando che le nostre parole gentili non vengano sprecate contro muri di gomma.

Scegliere la gentilezza non è scegliere di farsi del male, ma dare una possibilità ad ogni essere umano, e anche più di una, per poi poter decidere serenamente che non tutto dipende da noi, che non possiamo salvare tutti, che non possiamo rendere felici tutti quanti.

Possiamo accogliere, ma non distogliere. La scelta della gentilezza, alla fine, appartiene ad ogni persona umana.



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