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Depressione post partum: 5 motivi per cui non si chiede aiuto

Pubblicato il 15 gennaio 2018 da

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Chiedere aiuto è il primo passo per guarire la depressione post partum. Nonostante la depressione sia una malattia liquida, nel senso che non dà segni visibili come può essere una ferita o una frattura, è ugualmente dolorosa, perché ti toglie la cosa più importante di tutte: la voglia di vivere.

Quando ti alzi la mattina non riesci a pensare di fare anche le cose più semplici, come per esempio lavarsi o vestirsi. Il mondo fuori non ha più colore e a nulla servono le parole delle persone che ti stanno intorno.

Eppure molte donne non trovano il coraggio di chiedere aiuto, perché hanno paura di essere giudicate delle pessime madri.

Questo perché la maternità viene ancora vista come un cliché, un passaggio ancora troppo spesso stereotipato dai sorrisi e dalla felicità che non lasciano posto ad altro.

Per quella che è la mia esperienza, ci sono fondamentalmente 5 motivazioni per cui si fa fatica a dire: “non sto bene”.
Vediamoli insieme:

Domani starò meglio

Questa è una bugia che ci si racconta sperando che sia davvero realizzabile. Non si tratta di tristezza passeggera, di piangersi addosso, ma di una vera e propria malattia che se non curata può andare a minare il rapporto tra mamma e bambino.

Studi hanno dimostrato che i figli delle madri affette da depressione post partum non curata possono sviluppare disturbi dell’apprendimento o anche episodi depressivi quando diventeranno adolescenti.

Non ne ho bisogno

C’è la  concezione che rivolgersi ad uno psicologo significhi avere un problema mentale.

Lo psicologo è un professionista che ascolta e non giudica, permettendo così alla mamma di conoscere quelli che possono essere i “nodi” da sciogliere (ad esempio il rapporto con la propria madre) per iniziare un cammino di guarigione.

A me non capita

Ciò spesso lo si pensa soprattutto prima di diventare madri, complice anche la cattiva informazione.

Spesso però sono le madri che non vogliono sentir parlare di momenti negativi, perché ritengono che la depressione post partum a loro non possa accadere.

La dpp è estremamente democratica: non ha a che fare con l’ambiente in cui si cresce o con quanto si è desiderato un figlio.

Non so a chi posso rivolgermi

Purtroppo è così. Data la natura estremamente eterogenea della dpp, i cui sintomi possono essere sia fisici sia psicologici (dal cattivo ricordo del parto all’ansia eccessiva), la malattia spesso non riceve un’adeguata diagnosi e la mamma non ha idea di chi possa accogliere i suoi dubbi o le sue preoccupazioni: il ginecologo? il pediatra? il medico di base? 

Le persone attorno a me non mi sostengono

Spesso ci si trova in una situazione di profonda solitudine, ma bisogna avere una grande forza, parlarne e non isolarsi. E ricordarsi che ci sono i papà.

Per approfondire:



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