Dobbiamo crescere i figli come consumatori consapevoli

Pubblicato il 12 dicembre 2017 da

Vivo di pubblicità, è il mio lavoro. Ed è proprio per questo che ho imparato ad essere consapevole di ciò che consumo (e che propongo). E cerco di insegnarlo a mia figlia nello stesso modo in cui l’ho imparato io da grande: leggere le etichette, fare scelte sostenibili adattandole alla vita reale e alle proprie possibilità economiche, attuare il cambiamento giorno dopo giorno.

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Cerco di insegnare a mia figlia a scegliere da sola senza farsi influenzare (quanto detesto la parola influencer!), a comprendere cosa le serve davvero, ma anche a non estremizzare le sue scelte. Perché se c’è una cosa che ho imparato a 40 anni, è che la vita è composta da splendide sfumature e – anche se è rassicurante vivere una vita in bianco o nero -, è nelle sfumature che si nasconde la bellezza dei giorni, tutti diversi l’uno dall’altro, e degli esseri umani, tutti egualmente unici.

Sono stata vegana, vegetariana, onnivora. Mi sentirete spesso parlare di menù vegetariano (vi ho sfidato da poco nel menù #7giorniveg) e poi di filiera del latte o del pollo. Non mi sentirete mai dire che una cosa è sana e fa bene, perché non è il mio mestiere. Mi sentirete invece raccontare cosa piace a me, cosa mi fa star bene, cosa scelgo per me e la mia famiglia.

Ho sempre avuto molta fiducia nella tracciabilità delle filiere italiane, nelle leggi, nella grande distribuzione e nelle industrie produttive. Le ho viste da vicino, so la fatica che occorre nel produrre un prodotto alimentare, dal seme al nostro piatto.

Non è tutto perfetto, ovviamente. Ma viviamo in in Paese in cui le leggi ci tutelano e sono in continuo miglioramento – certo non siamo nel terzo mondo a morire di fame. Anche se un milione di bambini in Italia vive sotto la soglia di povertà, e questo è un dato allarmante, perché ci induce a riflettere sui nostri consumi, sui nostri sprechi soprattutto, e sulla condivisione delle risorse.

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Sono stata da poco a visitare un allevamento della filiera avicola italiana, a Cumiana, a mezzora da casa nostra, sulle montagne bellissime del Piemonte. La cascina in cui Roberto e Tiziana allevano polli da carne in modo convenzionale, ovvero polli che poi finiranno sulle nostre tavole – e spesso nelle mie ricette. Uno di quegli allevamenti a conduzione familiare che riempiono la nostra regione, e tante altre regioni di Italia, e che rappresentano la filiera integrata del pollo Made in Italy (from farm, to fork). Una delle poche cose che non importiamo dall’estero, ma anzi esportiamo.

Si trova in un contesto naturale spettacolare, sotto le pendici del Monviso e vicino al parco zoologico ZOOM. Girando per entrare nell’allevamento siamo stati sorpresi da scoiattoli che passeggiano allegramente sugli alberi, intorno ai laghi naturali. Una di quelle cascine in cui tutto è ordinato, i giardini puliti, l’erba sempre in ordine, la passione che trasuda da ogni angolo, i pannelli solari che producono energia pulita.

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Non in tutti gli allevamenti i polli vivono all’aperto: in questo allevamento convenzionale, come in tanti altri, i polli vivono in capannoni arieggiati, climatizzati e umidificati, tutti insieme.
L’allevamento intensivo è da condannare? Io non credo, non nella misura in cui l’ho conosciuto io, in cui i polli vivono a terra in un ambiente asciutto, sul truciolo morbido, e soprattutto pulitissimo. L’allevamento in gabbia non esiste più, in Italia, da 50 anni.

C’è qualcosa che ci fa paura nel concetto di agricoltura o di allevamento intensivi: come se questi processi una volta lasciati alla spontaneità e su piccola scala, potessero essere alterati dalle mani dell’uomo con lo scopo di danneggiarci. In realtà, lo scopo dei produttori è quello di fornirci prodotti che ci piacciono e che ricompreremmo.

È un dato di fatto che a partire dagli anni 60-70 il miglioramento delle tecniche di allevamento avicolo ha fatto aumentare la quantità e qualità delle proteine disponibili, diminuendone il costo. Questo ha permesso a milioni di persone di avere accesso a proteine nobili, che ne hanno migliorato la qualità e l’aspettativa di vita.

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Oggi possiamo mangiare carne di pollo a poco prezzo non perché sia carne cattiva, ma perché il processo industriale ha reso possibile allevare animali in tempi più brevi (tramite una selezione genetica naturale sui polli da carne, perché è totalmente illegale la manipolazione del DNA) e in modo più efficace.

E sì, negli anni 80 sono stati commessi errori anche nell’allevamento avicolo. Gli anni 80 sono stati anni in cui si sono perpetrati abusi di ogni tipo in molti campi, ai danni di noi che all’epoca eravamo ragazzini: il buco nell’ozono, la diossina, Chernobyl, l’abuso di pesticidi nelle coltivazioni, l’uso di ormoni negli allevamenti, il morbo della mucca pazza e anche a livello sociale non dimentichiamoci le baby pensioni e i disastri economici che hanno ipotecato il nostro futuro.

Ci dicevano che eravamo dei buoni a nulla, quelli che oggi chiamerebbero i bamboccioni, e invece quando quelli della mia generazione sono entrati nelle fabbriche, nel made in Italy, nelle coltivazioni e negli allevamenti, hanno cambiato le cose. C’è stata una enorme presa di coscienza generale e le normative si sono fatte sempre più stringenti, al fine di garantire maggior benessere animale e di conseguenza una riduzione drastica di farmaci in tutta la filiera italiana.

La filiera avicola in particolare negli anni ha preso sempre più impegni per migliorare le pratiche di allevamento e ridurre l’uso di farmaci che, ricordiamolo, avviene solo se necessario in via curativa, mai preventiva (gli antibiotici non finiscono nel piatto: viene sempre rispettato il periodo di sospensione stabilito per legge e sulla base delle evidenze scientifiche.). Inoltre nel 2013 è stato attivato, su base volontaria, un piano nazionale per la razionalizzazione dell’uso degli antibiotici che ha portato nell’ultimo triennio la riduzione del 50% degli stessi. Quindi no, non ci sono residui di antibiotici nel piatto, il pollo allevato secondo le Leggi non ne contiene.

E no, non è ancora tutto perfetto, e sicuramente le persone senza scrupoli esistono, ma non sono rappresentative di tutto il settore, e inoltre le leggi migliorano continuamente, e di pari passo il nostro benessere – perché è innegabile che oggi siamo arrivati alla crescita esponenziale di aspettativa di vita. Mio nonno ha 92 anni e, a parte la vecchiaia, sta bene!

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Cosa dobbiamo fare, quindi, come consumatori?

Mia figlia sta facendo un progetto con l’ASL TO 4, per imparare a comprare consapevolmente: insegnano ai bambini a leggere le etichette, a comprare materie prime, a valutare bene le date di scadenza e a ridurre gli sprechi.

Questo è un primo modo utilissimo e fattibilissimo di iniziare a pensare in modo sostenibile: comprare solo ciò che ci serve, comprare anche un po’ meno, abituarci a non sprecare, non buttare via il cibo, utilizzare meno imballi, produrre meno scarti possibili.

Ho valutato molto bene se continuare la dieta vegetariana iniziata a Bologna, ma la nostra decisione in famiglia è stata di non incastrarci in una definizione che probabilmente non ci apparteneva del tutto. Quindi, abbiamo deciso di usare la testa per ragionare su ciò che mettiamo nel carrello della spesa, piuttosto che vietarci qualcosa.

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Per esempio, mangiamo mezzo chilo di pollo e tre etti di macinato misto alla settimana, più o meno. Tutti gli altri nostri pasti sono composti al 90% di verdure, cotte e crude, che compriamo il venerdì al mercato contadino e cuciniamo nel weekend – e poi mangiamo in settimana, o conservandole in frigo, o in congelatore. Mangiamo molti legumi biologici e ultimamente non mangiamo pesce, ma solo perché nella nostra zona è introvabile o troppo costoso – mentre in passato lo mangiavamo una o due volte la settimana.

Mangiamo pochi affettati, molto selezionati: di norma solo tacchino a fette, perché piace a Dafne. Mangiamo formaggi regolarmente, anche perché mia sorella lavora in un ingrosso di formaggi e mangiamo tantissime uova: a volte ne consumiamo anche 20 a settimana, tra frittate, torte dolci e salate, o secondi veloci.

Un anno a Natale ho fatto un pranzo vegetariano per tutta la famiglia e non se ne è accorto nessuno: moltissimi piatti della tradizione italiana sono a base di verdure, e sono straordinari. Allo stesso tempo, l’anno successivo ho organizzato il pranzo di Thanksgiving americano e ho cucinato il tacchino ripieno più buono del mondo.

Questa è la nostra strada della sostenibilità: il consumo consapevole. Scegliere i produttori migliori, i migliori supermercati, i contadini e gli allevatori, leggere le etichette, consumare tante verdure e poi un po’ di tutto il resto.

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Sì, ho imparato a pensare consapevolmente ai prodotti che consumiamo: so che un pollo ha una vita breve e poi finisce sulle nostre tavole, come so che il miele viene sottratto alle api, il latte dalle mucche, le uova alle galline.

Per questo motivo nutro un rispetto profondissimo della Natura, perché so che questo processo è prezioso, ed è possibile grazie agli esseri viventi che ci donano se stessi per migliorare la qualità della nostra vita. È questo, per me, il consumo consapevole: rispettare i doni della Natura e dell’uomo, e fare in modo di non sprecarli mai, non maltrattarli, non darli per scontato e anche consumarli nel modo più puro possibile, senza troppi condimenti o aggiunte di sapore.

La scelta sta a ciascuno di noi, alle sue idee, alle sue scelte: possiamo consumare carne e prodotti di derivazione animale, o non consumarli. L’importante è sapere che ambedue le scelte sono rispettabili e che gli animali, oggi, in Italia, non vengono né maltrattati, né pompati, perché le leggi ci sono e la filiera funziona. E se c’è qualcuno ancora senza scrupoli, è giusto che venga perseguito da quelle stesse leggi e punito in maniera esemplare.

C’è chi crede che il mondo sia tutto marcio, e poi ci sono io, che continuo a credere che il mondo sia un posto bellissimo, nella misura in cui le persone si impegnano personalmente per renderlo migliore, rendendo migliori se stesse. Io mi impegno, con le mie scelte ragionate, a superare i miei limiti, per rispettare questa vita che è la mia vera e unica religione, la mia missione, il motivo per cui sprizzo felicità da tutti i pori.

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Per risolvere tutti i dubbi sull’allevamento dei polli da carne in Italia, visitate il sito: W il Pollo.



Commenti

8 Commenti per “Dobbiamo crescere i figli come consumatori consapevoli”
  1. mina

    Che bella questa iniziativa della ASL!
    Noi la carne la compriamo da una associazione di produttori locali (e pure bio), uova, frutta e verdure al mercato del contadino (sempre locali!), formaggi in una bottega-gioielliere… Il resto supermercato, pesce compreso.
    Sulla carne abbiamo aggiustato il tiro nel tempo, per esempio ad un certo punto mi sono trovata a pensare che era veramente insensato comprare i petti di pollo, e il resto? Mi faceva pensare alla storia del pesce persico raccontatala anche nel documentario l’incubo di darwin, per cui i filetti venivano spediti in europa, mentre ai locali rimanevano solo teste e code. Vabbè, sto sproloquio per dire che nell’ottica di non sprecare cerco anche di comprare tutti i pezzi di carne. Quindi solo polli o galletti interi e i tagli di manzo e maiale ruotano. E si mangia tutto (le interiora le mangiano i gatti, perché non piacciono a nessuno a casa mia)!

  2. Mary

    Bello questo post! Grazie per avermi chiarito alcuni dubbi, soprattutto sull’allevamento intensivo…io compro un po’ ovunque, mercato dai contadini frutta e verdura (ma quando son di corsa non ti nego che prendo anche delle verdure surgelate, semplici eh? niente di elaborato…tipo spinaci,piselli minestroni già tagliati che poi arricchisco…) Carne da un paio di macellai di fiducia che vende Coalvi ecc.ecc…..miele da amici che hanno arnie….insomma per quel che riesco faccio come posso…bella questa iniziativa dell’ ASL 4…mi sa che siamo vicine sai?!?!?

  3. Nadia

    Io lavoro in un allevamento di trote dove abbiamo anche il reparto lavorazione che prepara pesci eviscerati, filetti (anche senza lische al 99,9%. Il 100% è impossibile garantirlo), medaglioni di solo filetto, filetti affumicati…tutto di trota. Vi sorprendereste della bontà della trota e di come, proponendola in una forma diversa, viene apprezzata anche dai bambini.
    Concordo sulle norme e leggi e controlli….a volte fin troppi, certe cose sono così restrittive che ostacolano chi vuole lavorare…
    Vendiamo alla GDO ma anche ad un mercato agricolo a Milano, a GAS, a portali con distribuzione diretta dei prodotti acquistati dai produttori….cerchiamo di diversificare perchè la GDO ti impone i suoi prezzi e sconti.
    Non bisogna demonizzare ma cercare di essere consapevoli di cosa si sta comprando. E comunque, mi spiace dirlo perchè faccio parte della schiera di famiglie che si barcamenano, ma la qualità si paga…..

    • Mamma Felice (Mappano) - Ariete
      Mamma Felice
      immagine livello
      Guru
      Mamma di Dafne (10 anni)

      Ho tantissima stima degli allevatori e degli agricoltori: è un lavoro difficilissimo, in cui non c’è mai una pausa. So che fate un lavoro enorme!
      PS: che buone le trote, è un secolo che non le mangio… provvederò presto!

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