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Aumento di peso in gravidanza e diabete

Pubblicato il 28 febbraio 2017 da

Gestire il peso e il rischio di diabete in gravidanza: Durante la gravidanza ci sono cambiamenti a livello ormonale e fisico che, nelle persone predisposte, si riflettono nell’aumento di peso e nell’alterazione dell’equilibrio glicemico. Vediamo insieme come gestire questi aspetti.

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Nella gravidanza il corpo comincia a rimodellarsi per andare incontro alle esigenze di crescita e sviluppo della nuova vita nel grembo materno. Le modificazioni coinvolgono tutto l’organismo, con la variazione dei parametri del sangue, del sistema cardiovascolare, dell’apparato digerente, del sistema endocrino e del sistema urinario.

L’aumento del peso rientra in queste modificazioni e per rendere meglio l’idea riporto alcuni dati:

  • l’utero aumenta di 1 kg,
  • la placenta con liquido amniotico e membrane 1,6 kg,
  • l’aumento del volume del seno è di circa 500g,
  • la ritenzione idrica varia fra i 2,5 kg e i 3kg,
  • l’aumento dei tessuti adiposi è di circa 3kg
  • il feto oscilla fra i 3 e i 3,5kg.

Il rischio diabetico in gravidanza

In genere il fisiologico aumento di peso è ottimale in un range che va dai 9 kg ai 12 kg, distribuiti nei tre trimestri in questo modo:

  1. primo trimestre: 1,5 – 2kg,
  2. secondo trimestre 4,5 – 5,5kg
  3. terzo trimestre 2,5 – 3,5kg.

Come puoi notare l’aumento di peso raggiunge il suo picco nel secondo trimestre, cioè dal quarto al sesto mese, per poi rallentare fino al nono.

E’ importante sottolineare che durante la gravidanza si sviluppa una fisiologica insulino-resistenza dal quarto mese in poi, finalizzata alla crescita del bambino, che rende la gravidanza già di per sé una condizione diabetogena.

Aumentano infatti sia la resistenza all’insulina che la secrezione di insulina al fine di procurare un costante apporto di glucosio al feto (il glucosio è uno zucchero che possiamo definire il carburante delle cellule).

Questa condizione di base è presente dalla 20 esima settimana in poi per tutto il resto della gravidanza.

Diventa un problema quando si amplifica nelle persone predisposte a squilibri glicemici, slatentizzando i difetti della secrezione insulinica del pancreas.

I fattori di rischio del diabete gestazionale sono:

  • età maggiore di 35 anni
  • BMI (rapporto peso/altezza) maggiore di 28
  • glicemia basale di 100-120 mg/dl
  • diabete gestazionale pregresso
  • familiarità per diabete o provenienza da zone geografiche ad alta incidenza di diabete.

Gli effetti di un’iperglicemia in gravidanza comportano un aumento del rischio per danno placentare e la possibilità per il bambino di sviluppare da adulto malattie come ipertensione, diabete, malattie cardiovascolari o obesità.

Va da sé che in una gravidanza a rischio non è possibile fare una dieta dimagrante o depurativa: l’unico modo per fronteggiare l’aumento di peso e il rischio diabetico è quello di utilizzare un’alimentazione mirata. Vediamo in che modo.

Come organizzare l’alimentazione in gravidanza

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Per tutta la gravidanza e in particolar modo dal secondo trimestre in poi, è importante mantenere un equilibrio glicemico costante, cosa che si ottiene con un apporto di carboidrati, proteine e liquidi.

E’ molto importante che nell’alimentazione ci sia anche un costante apporto di minerali quali lo iodio, il ferro e il calcio.

Ogni pasto andrà quindi organizzato con la presenza di macronutrienti (carboidrati, proteine e acidi grassi) e micronutrienti (sali minerali e vitamine), evitando di saltare i pasti e facendo 3 pasti principali più due spuntini nell’arco della giornata.

Indice glicemico: cos’è?

Nella scelta dei carboidrati è importante conoscere il loro indice glicemico, che cos’è?

L’indice glicemico IG (di un alimento) è definito come la velocità con cui aumenta la glicemia in seguito all’assunzione di un alimento contenente 50g di carboidrati.

La velocità si esprime in percentuali partendo dal glucosio come punto di riferimento che rappresenta il 100%.
Esempio: un indice glicemico di 50 indica che l’alimento esaminato innalza la glicemia con una velocità pari alla metà di quella del glucosio.

Conoscere l’IG di un alimento è importante perché permette di capire quanto quel determinato alimento influisce sull’equilibrio glicemico, cioè sul livello degli zuccheri nel sangue: un cibo con indice glicemico basso rilascia energia in modo graduale e prolungato nel tempo mentre un cibo con un indice glicemico alto rilascia energia molto velocemente.
In questo secondo caso si verifica un effetto “rebound”, ovvero al picco glicemico segue subito dopo una caduta e a causa di questi picchi l’equilibrio degli zuccheri nel sangue diventa instabile, comportando una serie di conseguenze.

Morale della favola: è importante comporre i pasti scegliendo dei carboidrati a basso indice glicemico a cui vanno associate le proteine, gli acidi grassi e i liquidi.

Vediamo da vicino come cambia l’IG negli alimenti:

  • IG basso (0-55): verdure, legumi, latte e yogurt, frutta poco zuccherina
  • IG intermedio (56-69): patate novelle, frutta fresca molto zuccherina e frutta secca
  • IG alto (70-100): patate , cereali raffinati e derivati , dolci, bevande zuccherate

Gli alimenti da preferire sono quindi pasta integrale, legumi, cereali in chicchi (farro, riso integrale, orzo, grano saraceno, mais, miglio, quinoa, amaranto, segale, avena) e alimenti ricchi di fibre.

Come gestire il problema della pressione alta in gravidanza

Insieme allo stato di insulino-resistenza potrebbe manifestarsi un aumento della pressione a causa di diversi fattori che riguardano la placenta e i fattori della coagulazione.

Gli indizi sono principalmente il valore dell’acido urico nelle analisi del sangue, i valori della proteinuria nelle urine e la presenza di edemi che si manifestano prima a livello delle tibie dei piedi e poi a livello di mani, viso e tronco.

In questo caso, un aumento di peso di 500g a settimana dopo la 20esima settimana è un campanello d’allarme da non sottovalutare. La ritenzione idrica infatti si manifesta come aumento di peso ancora prima di essere visibile sotto forma di edemi.

In questi casi i consigli nutrizionali sono simili a quelli del rischio diabetico: cinque pasti regolari, ridurre l’apporto di carboidrati ad alto IG e preferire quelli a basso IG con l’accortezza di tutelare la funzione renale utilizzando le verdure crude ricche di acqua.

Inoltre vanno evitati gli alimenti confezionati ricchi di sale, il caffè, i formaggi stagionati e gli insaccati. E’ consigliabile sostituire il sale comune con sale marino integrale o sale rosa dell’Himalaya, cercando di utilizzarne comunque poco.

In questo caso l’alimentazione diventa ancora più mirata, in quanto è necessario seguire una dieta che abbia alimenti in grado di fluidificare il sangue, tutelare il rene, apportare calcio e magnesio, riducendo invece tutti quegli alimenti che favoriscono un innalzamento della pressione e un sovraccarico renale.

In linea generale è utile evitare: cibi proteici ricchi in sostanze azotate e sali minerali come carni rosse, cibi salati, formaggi stagionati e/o fermentati, eccesso di uova e le verdure cotte troppo ricche in sali (spinaci, bietola, minestrone con mix di verdure cotte).

Consigli: Fare una passeggiata di almeno 30 minuti al giorno a passo svelto, una buona abitudine da mettere in pratica anche se non c’è la presenza del rischio diabetico. Evitare di sostituire lo zucchero con il fruttosio e preferire miele o stevia.

Articolo della Dott.ssa Veronica Pacella
Nutrizionista Olistica – Life & Health Coach
http://www.veronicapacella.com



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