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Ho la depressione post partum? Ecco cosa fare

Pubblicato il 4 novembre 2016 da

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E’ difficile per una mamma ammettere che qualcosa non va. Spesso pur accorgendosi di non stare bene, è probabile che neghi il suo stato d’animo perché tutto intorno a lei le indica che dovrebbe essere contenta: ha un bambino in salute, il parto è andato bene, finalmente ha tra le braccia il suo cucciolo.

Purtroppo non importa che tutto sia funzionato per il verso giusto. La depressione post partum si può manifestare anche in chi ha ogni mezzo per non avere preoccupazioni, dai nonni alla tata che aiutano nella gestione dei bimbi. La malattia in questo è molto democratica, visto che colpisce indistintamente anche donne che apparentemente hanno tutto, stabilità economica in primis.

Spesso la depressione era già latente prima della gravidanza, ma non è stata presa in considerazione per tanti motivi: sottovalutazione, non riconoscimento dei sintomi, negazione di provare dei sentimenti negativi in un momento in cui la società ci impone solo felicità.

Innanzitutto, per stabilire che si tratti di depressione post partum bisogna rivolgersi ad uno specialista. Esistono però degli strumenti di autovalutazione come la Scala di Edimburgo, una sorta di questionario che stabilisce se si è già sviluppata la DPP o se si è a rischio.

Si trova on line (ma è lo stesso che viene somministrato anche nelle strutture sanitarie magari durante i  corsi pre parto) e prevede domande come “negli ultimi 7 giorni guardavo alle cose imminenti con gioia?” oppure “negli ultimi 7 giorni sono stata ansiosa e preoccupata senza una ragione?” con un punteggio che va da 0 a 3.

Se il punteggio di questo test – che comunque non sostituisce una diagnosi – è alto, allora si può pensare di chiedere aiuto.

Ovviamente lo si può chiedere comunque anche se non ci è sottoposte a questo strumento di screening. Se i sintomi di ansia, pianto immotivato, paura di stare con il bambino, paura di stare sola persistono per almeno 15 giorni dopo il periodo naturale di baby blues dovuto al calo ormonale, è bene accettare di non farcela da sole e di parlarne.

Prima di tutto non bisogna isolarsi o fare finta di nulla: bisogna confidarsi con il proprio compagno, un’amica fidata, la mamma. Secondo passo da compiere è quello di andare in terapia, solo così si potrà uscire dalla malattia.



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