Montessori: i principi per educare alla libertà

Pubblicato il 8 settembre 2016 da

Maria Montessori si è sempre occupata di autonomie dei bambini, e il suo obiettivo era educare alla libertà.
Con una figlia che diventa grande e si avvicina al periodo della pubertà, e soprattutto alla scelta del suo futuro (scuole medie, musica, scelta del percorso scolastico e artistico, scelta dello sport…) ci troviamo di fronte ad una nuova sfida come genitori: come aiutarla ad esprimere se stessa senza influenzarla, pur educandola nei principi in cui crediamo.

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Come lasciare che sia lei a scegliere il suo futuro, a scegliere ‘cosa vuole fare da grande, che tipo di persona vuole diventare‘, e allo stesso tempo proteggerla da se stessa, oltre che dai pericoli esterni.

Per imparare a gestire questa nuova fase di vita, mi sono di nuovo appoggiata alla Montessori e in particolare al suo libro ‘Educare alla Libertà‘.

Qui non si tratta solo di chiedere: cosa vuoi fare da grande? 
Ma si tratta di lasciare libera espressione ai suoi talenti, potenziare la sua indipendenza, incoraggiare le sue opportunità di esprimersi. 

Questo è il compito dell’educatore, questa la nostra missione: gettare un raggio li luce e passare oltre.

Si tratta di fare un passo indietro, rinunciare alle nostre idee su di lei, alle nostre aspettative, ai nostri desideri, agli stereotipi di genere. Accettare che da grande voglia intraprendere una professione che non ha sbocchi lavorativi, o che non ci piace; accettare che non voglia lavorare nella nostra azienda, che voglia andare in un altro Paese, che voglia essere o fare qualcosa che noi non avevamo considerato.

Come genitori, siamo capaci di amare i figli anche se sono diversi da noi? Siamo capaci di non sentirci mai delusi dalle loro libere scelte?
Siamo capaci di essere felici per la loro felicità?

Educare alla Libertà

Tra i punti salienti del libro di Maria Montessori, ne troviamo alcuni che ci aiutano a comprendere l’importanza della libera scelta:

Equilibrare disciplina e libertà: proprio perché essere liberi non significa essere avulsi dalle regole della società, serve una disciplina attiva, che non è mai coercizione. Quindi mai picchiare i figli, mai punirli, mai umiliarli. Un individuo disciplinato è colui che è padrone di se stesso, e quindi può disporre di sé quando gli occorrerà seguire una regola di vita.

Indipendenza: non si può essere liberi se non si è indipendenti. I bambini non sono fantocci inanimati da imboccare, lavare e vestire. Noi abbiamo la tendenza a servirli in tutto (raccogliere il gioco che cade, aiutarli ad alzarsi o fare le scale, a vestirsi e lavarsi, a parlare…) e in questo modo soffochiamo il loro spontaneo desiderio di autonomia.

Bastano tali principi, e l’abolizione dei premi e dei castighi esterni viene da sé. L’uomo comincia a sentire il vero, unico premio che non lo ingannerà mai: la nascita del potere umano e della libertà nella sua vita interiore.

Il regime della felicità: la soddisfazione della vita interiore, l’opportunità di esprimersi liberamente e di poter sviluppare la propria anima, sono il fulcro della salute mentale e fisica dell’uomo. Perché non è mai solo una questione di cosa farai da grande, ma è soprattutto una questione di gioia: sei felice? stai crescendo in modo da essere felice?

La gioia, in ultima analisi, è il più sicuro ed energico stimolante di tutta la vita vegetativa.

I talenti: i bambini non si sentono preoccupati dall’importanza o dalla difficoltà di un lavoro. Si sentono soddisfatti quando hanno dato il massimo di cui sono capaci. Hanno una sorta di ambizione interiore che li spinge a voler far fruttare pienamente i propri talenti.

Non hanno bisogno delle nostre critiche, o di vedere che ‘avrebbero potuto fare di più’: in che modo? in che senso?
L’importante è che ciascuno di noi ambisca a diventare la migliore versione di se stesso. 

La libera scelta: i bambini sanno scegliere le proprie attività e i propri materiali, e trattarli con rispetto e dedizione: nessuno può concentrarsi su una attività o riuscire in un lavoro solo per imitazione. Un bambino deve essere lasciato libero di scegliere i materiali con cui rapportarsi, e questo percorso sarà tanto più semplice se togliamo gli ostacoli che si frappongono tra lui e l’oggetto a cui aspira.

Noi possiamo essere un ostacolo? Sì, a volte anche in buona fede, perché siamo spinti dal sano desiderio di volere il meglio per i nostri figli, e possiamo avere la tendenza a imboccarli per farli parlare, pensare e vivere come noi. E’ umano, ma è una tentazione a cui dobbiamo resistere. 

Spesso, tra bambini e genitori, si invertono le parti. I bambini, che sono degli osservatori finissimi, hanno pietà dei loro genitori e li assecondano per procurare loro una gioia.

I nostri figli sono felici, quando siamo felici noi, quando ci assecondano, quando vedono che li apprezziamo. Ed è un delicatissimo equilibrio riuscire ad essere guida e allo stesso tempo fionda. Vero?

E quindi, come si fa ad essere un bravo genitore?

Una prova della correttezza del nostro agire educativo è la felicità del bambino.

La felicità è sempre stata la strada giusta, la felicità per noi e per loro. La gioia, la gioia incontenibile, le risate di fronte a un problema, la stupidera spontanea che dovrebbe contagiarci tutti quando succede qualcosa di ridicolo che avrebbe potuto farci arrabbiare e invece merita solo la nostra gioia.

Possiamo dunque offrire la nostra essenza più autentica, offrire i nostri principi, le nostre idee e le nostre conoscenze, ma allestire una casa in cui ogni nuova idea sia accettata ed ascoltata, dove ci sia comprensione e una sincera commozione per lo sviluppo libero del bambino.

Per aiutare un bambino, dobbiamo fornirgli un ambiente che gli consenta di svilupparsi liberamente.

Comprare libri, fare viaggi, visitare i monumenti e i musei, guardare insieme la televisione, disegnare e colorare insieme, suonare, cantare, fare i lavori di casa INSIEME, ognuno con le sue capacità, senza critiche, senza rifare il lavoro che un bambino ha già fatto al meglio che può.

Mai aiutare un bambino mentre sta svolgendo un compito nel quale sente di poter avere successo.

Mi emoziona la crescita di mia figlia. Mi emozionano le parole dei bambini con cui parlo nella mia vita, i miei ex ragazzi dell’oratorio, che oggi hanno essi stessi dei figli e io chiamo ancora ‘i miei bambini’.

Aiutiamoli a fare da soli.

Anche quando ero giovanissima e assolutamente priva della consapevolezza attuale, credo di aver fatto proprio questo con i ‘miei’ ragazzi: aiutarli a diventare se stessi, aiutarli a guardarsi da fuori, a giudicare i propri genitori e a SCEGLIERE chi diventare e cosa fare da grandi.

Solo che con i figli degli altri è sempre più facile.

Tra pochi giorni ricomincia la scuola: cerchiamo di non cadere nel tranello di lasciarci vivere, e farci fagocitare dagli impegni e dalla routine casa-scuola-lavoro.
Cerchiamo di mantenere sempre viva la consapevolezza che educare alla libertà chiede uno sforzo quotidiano, ma soprattutto un sincero entusiasmo per la vita, per i nostri figli, e – soprattutto – per noi stessi.



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