Ma cosa pretendete dai bambini di 6 anni?

Pubblicato il 4 aprile 2016 da

Ultimamente mi sto spendendo molto per parlare dei bambini dai 6 agli 8 anni, perché in Rete trovo spesso genitori di figli ancora piccoli, che allo scadere dei 5-6 anni vanno in crisi:
mio figlio non è autonomo, non è capace di andare in bicicletta, non fa i compiti da solo, al mattino non riesce a vestirsi da solo, dice che non sa disegnare e butta via il foglio senza provarci, se pensa di non riuscire in qualcosa non ci prova nemmeno… 

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Sapete come si chiama questo? Avere 6 anni.
A 5-8 anni i bambini sono piccoli, non sono grandi. Non potete fino al giorno prima essere ad alto contatto e poi dalla prima elementare mollare il colpo. Perché è così: magari sono stati allattati fino a 3 anni, tenuti nel lettone fino a 5 anni, e poi all’improvviso, allo scoccare dei 6 anni diventano grandi?

Ho come l’impressione che per molti genitori siano più interessanti i figli piccoli: quando i figli compiono 6 anni, hanno la testa già verso il figlio successivo, verso un nuovo neonato.


Perché i neonati sono facili! Per quanto vi sembri che gestire un neonato sia complicato, a causa del sonno, della presenza costante e dell’allattamento, sappiate che gestire un bambino dai 6 agli 8 anni è molto, molto, molto più impegnativo e faticoso. Certo: a 6 anni un bambino è in grado di scaldarsi il latte nel microonde, svegliarsi la domenica mattina da solo e accendersi la TV senza svegliarci. A 6 anni un bambino è anche più divertente, più stimolante, più comunicativo. Ma questo non significa che sia un adulto: a 6 anni un bambino è un bambino.

LEGGI ANCHE: Giochi e attività per bambini dai 6 anni in su.

A 6 anni i bambini hanno molto più bisogno di noi, rispetto a quando erano neonati.
Ma voi non ricordate nulla di quel periodo? Non ricordate la sensazione di non avere un posto nel mondo?
Non ricordate la paura di crescere troppo in fretta e allo stesso tempo il terrore di non crescere mai?

Sì. A 6 anni sono bambini piccoli. Chi pensa il contrario, sta ragionando come un adulto che ha già superato i problemi e gli ostacoli principali della vita di un bambino, e li ha classificati come banali. Ma quando hai 6 anni quelli sono problemi veri, non banali! Non fa ridere non sapere nulla della vita, non sapere se lavorerai e cosa farai da grande, se ti innamorerai, e come ci si innamora, poi?, e quando moriranno tutti cosa succederà, e come fa la gente a imparare a guidare la macchina o a pagare le bollette.

Dategli tutto il vostro tempo e anche di più, e portate pazienza. Sono piccoli, non sono grandi!

come-affrontare-problemi-bambini

(ho cercato la fonte, ma non ci sono riuscita, mi dispiace!)

A me sembra perfettamente normale, per esempio, che un bambino di 6 anni abbia paura di andare in bici e allo stesso tempo si disperi perché non ci sa andare.
Se a sei anni dice di non essere capace, è solo perché non è ancora capace. Qual è il problema?
Fa esattamente parte degli step per imparare a fare le cose, che tutti noi seguiamo: non voglio nemmeno provarci, non ne sono capace, voglio farlo, posso farlo, ci provo… ce la faccio!

Mia figlia a 6 anni ha voluto le scarpe con le rotelle, che costano un accidenti. Le ha ricevute a Natale, ha provato una volta e poi non ci è più voluta salire perché era difficile. Ogni volta che voleva, io la tenevo. Alla fine ha rinunciato e ho lasciato che si prendesse il suo tempo.
Ovvio, mi scocciava, perché erano costate molto!  Ma cosa avrei dovuto fare?: farglielo pesare, dirle che doveva imparare per forza?
Io mi sono accontentata di aspettare che fosse pronta: mi sono ricordata che ho molta fiducia in lei!
Dopo un paio di mesi le ha messe ed è andata bene al primo colpo, e adesso fila come un fulmine. Perché avrei dovuto forzarla a fare una cosa per cui non era pronta? E se anche non avesse mai più provato davvero era un fallimento? Davvero non avrei potuto sopportare di aver sprecato un centinaio di euro? Ma io quanti ne ho sprecati in creme che non ho mai utilizzato? 😉

La cosa che più spesso sento dire è che i genitori vogliono che i figli abbiano costanza, che sappiano che per raggiungere i propri obiettivi bisogna impegnarsi, che si deve insistere quando non riesce in qualcosa, perché se si ottiene un risultato con la fatica, si è ancora più orgogliosi.
A me questa cosa fa molta paura. Non è umano pretendere un tale senso del dovere o di abnegazione da un bambino.
Noi quando abbiamo imparato tutto questo? A 40 anni?

Quante volte noi compriamo la crema per il viso e non la mettiamo mai?
Quante volte se non abbiamo voglia di stare con i parenti inventiamo una scusa?
Quante volte dobbiamo pulire casa e rimandiamo all’infinito?
Davvero voi avete costanza in ogni cosa? Davvero davvero? Io no. Quindi non la pretendo da mia figlia di otto anni. Se c’è qualcosa da fare per forza, tipo i compiti, mi metto vicina e l’aiuto, o semplicemente sto lì seduta senza cellulare in mano.
Una vita di doveri è semplicemente mostruosa.

Un bambino non deve dimostrare niente, non deve provare e riprovare, non deve essere altro che se stesso. 
Non è certo con il senso del dovere che possiamo educare i figli ad ottenere risultati nella propria vita: questo lo si fa con l’esempio, ma anche con il tempo, con la passione, con il porre le basi di felicità e fiducia a partire dall’infanzia.

Per essere genitori efficaci, a volte basta accogliere la rabbia e la frustrazione come una cosa normale della vita. Come quando tua suocera ti tratta male e tu dai i calci al muro a 40 anni, o come quando il tuo collega si prende il merito del tuo lavoro, o rompi una bottiglia di olio sul pavimento: in quei momenti, cosa ti serve? Qualcuno che ti parli, ti faccia il predicozzo, ti dica che sei bravo… o qualcuno che ti dica: hai ragione ad essere arrabbiato, cavolo, arrabbiati quanto vuoi!

Non si può sempre supportare un bambino quando ha voglia di stare da solo o anche di godersi la sua frustrazione e la sua rabbia. Essere arrabbiati è normale, e cercare di eliminare la rabbia e la frustrazione è semplicemente un errore che poi pagheranno i figli in futuro, quando saranno troppo fragili o troppo presuntuosi per stare al mondo. La cronaca nera è piena di questi bambini qui, che diventati grandi non accettano un NO come risposta.

Questo non significa che serva la terapia del dolore, in cui non ho mai creduto. Ma semplicemente comprendere che la vita non è semplice nemmeno per i bambini, i quali hanno pieno diritto di essere letteralmente arrabbiatissimi. Noi ci dobbiamo essere prima e dopo. Per il resto sono benissimo in grado di prendere a calci i muri finché lo desiderano.

Ma piangersi addosso per un momento è un diritto! Voi non vi concedete mai un momento di sconforto in cui vi sentite sfortunati?
Ma cosa volete pretendere a sei anni!? Siete infallibili?

È la vita. Non potremo mai proteggerei i figli dalla vita, ma possiamo essere presenti quando serviamo, asciugare le lacrime e portare pazienza.



Commenti

35 Commenti per “Ma cosa pretendete dai bambini di 6 anni?”
  1. Sante parole! <3 diffondo questo post va! Anche Ale nn sa andare in bici, ha sei anni e mezzo pero' sa molte altre cose che gli piacciono! Della bici non interessato per ora…, quandogli interesserà …andrà

  2. G.

    Ciao, sono una maestra e ti lascio una piccola riflessione sui compiti. Nella mia scuola ci poniamo l’obiettivo di far fare ai bambini i compiti da soli già dai primi giorni della scuola Primaria. Già dal primo giorno li segnano da soli sul diario utilizzando dei simboli, così lo può fare anche chi non sa scrivere. Il lavoro complessivo al pomeriggio non deve superare i 20 minuti ed è sempre organizzato in modo che il bambino lo sappia affrontare senza bisogno dell’adulto. Niente compiti nel fine settimana e nelle vacanze. Ovviamente, davanti alle situazioni che lo richiedono, contattiamo tempestivamente le famiglie e chiediamo il loro supporto per sostenere i bambini. Ma non è facile farlo accettare ai genitori, questo sistema. Noi diamo per scontato che nei primi mesi il lavoro non sarà sempre perfetto o che il compito verrà dimenticato. La situazione però si stabilizza entro Natale. Ma ciò destabilizza le famiglie perché è difficile “perdere il controllo” sui figli. E questa sensazione la conosco bene perché sono anch’io mamma. L’autonomia è un bene prezioso ma difficile da gestire, un percorso da costruire pian piano. Forse un buon punto di partenza può essere la richiesta adeguata ed il rispetto per i tempi del bambino. E accettare di correre dei rischi. A presto. G.

    • Mamma Felice (Mappano) - Ariete
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      Mamma di Dafne (9 anni)

      Ciao G., sono d’accordissimo con te… in teoria 🙂
      Nella pratica, non tutte le scuole sono come la tua (magari!!). Da noi i compiti ci sono tutti i giorni e anche nel weekend. Non sono molti, ma senza un aiuto i bambini non possono ancora essere capaci di organizzarsi da soli, sia per i tempi, sia per il metodo. Inoltre, in prima e seconda, oltre ai compiti normali, c’è sempre una mole di fogli e schede da colorare (che io ritengo ormai inutili, ma tant’è: se ci sono, mia figlia li fa).
      Per questo consiglio di stare vicino ai bambini quando fanno i compiti, e non vuol dire sostituirsi a loro, né per forza aiutarli. Essere presenti.
      La differenza, nella nostra classe, tra bambini seguiti e bambini non seguiti, è talmente grande, che non so come gli altri bambini faranno a recuperare tutte le conoscenze perse, davvero.

      • G.

        Infatti la riflessione era forse più dedicata alla colleghe che alle mamme. Una riflessione ma non una critica, assolutamente. Chi ha la fortuna di svolgere compiti complessi affiancato e guidato da un adulto può sicuramente trarre gradi vantaggi dall’esperienza! Può essere bello sia per i bambini sia per i genitori. Ma non tutti possono farlo. E se i genitori al pomeriggio lavorano, come si fa? Una mia amica mi ha raccontato che la maestra di sua figlia ha convocato i genitori per insegnare loro a realizzare le mappe concettuali. Ai genitori. Bellissimo, ma io ad esempio, essendo pendolare, torno a casa alle 18. Come potrei fare? Forse, idealismi (miei) a parte, ci stiamo allontanando da una scuola che possa offrire a tutti delle possibilità. E sicuramente sto uscendo dal tema del tuo post, che ho molto apprezzato. Mi chiedevo solo se la nostra società offra ai bambini il giusto contesto nel quale sperimentare la loro autonomia. Baci!

      • Mamma Felice (Mappano) - Ariete
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        Mamma di Dafne (9 anni)

        Hai pienamente ragione! Quando i genitori lavorano tutto il giorno, i bambini è come se fossero ‘svantaggiati’ perché si demanda tanto a casa. Non voglio fare quella che dice ‘ai miei tempi’, ma davvero ai miei tempi i miei non mi aiutavano a fare i compiti. Ci sarebbero tante cose da dire sulla scuola… ma bisogna anche riconoscere che gli insegnanti fanno già i miracoli, con il poco che gli viene dato.

      • Mamma Felice (Mappano) - Ariete
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        Mamma di Dafne (9 anni)

        Ultimo spunto: in classe di mia figlia è stato invece detto che il metodo di studio lo devono trovare da soli. Eppure io ricordo benissimo che la mia maestra ci fece vedere un sacco di spunti! Sottolineare, fare i riassunti, il diagramma a spina di pesce, le mappe concettuali… BOH.

      • Susanita72

        Secondo me è un comodo lavarsene le mani (dell’insegnante, intendo): che ognuno abbia il suo metodo di apprendimento è pacifico, ma lo si deve scegliere (e poi adattarselo) tra quelli già “sperimentati”, come posso sapere quela fa per me se non ho un ventaglio di scelte da cui pescare?

      • Mamma Felice (Mappano) - Ariete
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        Mamma di Dafne (9 anni)

        Infatti alla fine siamo noi che stiamo mostrando a Dafne vari metodi… e i genitori che non possono o non hanno questa competenza?

    • Ketty

      Perché esistono poche insegnanti come lei????

  3. E’ un post che fa riflettere molto, te lo dico da insegnante di scuola primaria senza figli. Tante volte mi sono ritrovata a pensare le cose che hai scritto. A scuola ad esempio, con i grembiuli i bambini mi sembrano più grandi, più autonomi, più sicuri. Quando li incontro fuori da scuola, accanto ai genitori mi sembrano sempre più piccoli, timidi, insicuri. Bambini e non alunni. E lì che pure io mi dico: cavoli, sono bambini, non adulti in miniatura!
    Buona settimana

  4. laura

    grazie, mi hai aperto di più gli occhi su il mio bimbo che di anni ne ha 5 e mezzo ed effettivamente in tutto quello che descrivi lo vedo tutti i giorni… sto pretendendo troppo da lui , ma purtroppo anche la scuola e parlo di materna pretende che quando passano al gruppo dei grandi cioè all’ultimo anno imparino a fare subito le cose che faranno alla primaria e spingono i genitori a trattarli come se già avessero 6 anni ma non è così..
    La cosa che più mi urta è che poi quando io faccio presente che è un bambino che di anni ne ha ancora 5 e che li fa a Novembre mi sento dire non è una giustificazione …
    grazie ancora perché mi hai fatto riflettere su come fare in certe situazioni …

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      Mamma di Dafne (9 anni)

      Laura, è indubbio che dall’esterno ci siano sempre tante pressioni. Noi non dobbiamo tenerli piccoli per forza (anzi), ma possiamo fare da cuscinetto tutte le volte che le pressioni sono troppo forti.

  5. Avere un bimbo di 6 anni è davvero molto molto difficile. Se poi in famiglia c’è un’altro bambino più piccolo, la cosa diventa ingestibile. Bisognerebbe trovare del tempo, durante la giornata, da vivere in maniera esclusiva con il bambino in età scolare. Il lavoro delle mamme è il lavoro più difficile al mondo, ci vuole tanta pazienza ma anche tanto aiuto da parte di tutti: il papà in primis e poi dei nonni se sono disponibili.

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      Aliko, io per scelta non ho voluto un secondo figlio e penso che – se mai vorrò di nuovo diventare madre – lo farò solo quando potrò avere ‘due figli unici’.
      Sembra assurdo, lo so, ma io non avevo le energie necessarie, soprattutto mentali, a gestire due bambini piccoli contemporaneamente. Mia figlia adesso ha 8 anni, tra poco sarà adolescente: non posso allontanarmi da lei proprio nel momento più delicato.

  6. Angela

    ciao Barbara
    ottimo spunto di riflessione
    secondo me i bambini di oggi sono molto coccolati, incoraggiati, stimolati
    io stessa che lascio fare molto a loro, devo trattenermi quando li vedo sbagliare, per non intervenire
    parliamo tanto di Montessori e poi come arrivano a scuola correggiamo loro i compiti
    come fanno ad accorgersi dell’errore se i loro compiti sono sempre perfetti?
    I bambini devono commettere errori, provare un minimo di frustrazione (adeguata alla loro età)
    altrimenti a 15 anni cosa faremo? in che modo ci sostituiremo a loro?
    ho visto alcune mamme litigare al posto delle loro figlie con altre bambine….
    dobbiamo fare un passo indietro, perchè sono loro in prima linea non noi
    dovremmo ricordarlo più spesso

    • laura

      Angela santissime parole …
      in particolare il tirarsi indietro noi … brava hai colto nel segno , pure io vedo mamme che si intromettono nei litigi e negli affari dei figli ed è sbagliatissimo…
      Mio figlio va d’accordo con un bimbo che a me non piace , però giustamente poi penso a mia madre non andava a genio una mia amica ma comunque nonostante lo sapessi io continuavo e continuo a frequentarla e lei anche se controvoglia mi accompagnava a casa sua … dobbiamo ricordarci più spesso che siamo genitori e non amici dei figli …
      un bel rapporto di fiducia reciproca quello ovviamente serve ma bisogna mantenere il giusto ruolo …

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      Quanto mi trovi d’accordo! Qui c’è sempre in gioco quel sottilissimo equilibrio tra essere presenti quando serviamo, ed essere invisibili quando non serviamo. Non è semplice.
      Credo che sarebbe più semplice se ci ritenessimo sin dal primo giorno un po’ meno importanti e un po’ meno centrali nella vita dei nostri figli.
      Spessissimo sento mamme dire che il padre non è abbastanza bravo a gestire i figli… ma sarà mica colpa nostra? Glia abbiamo lasciato il 50% della mela?

  7. mela

    Mi viene in mente il film “Inside Out”, dove “Gioia” cerca per tutto il film di tappare i buchi “emotivi” causati da “Tristezza” e poi alla fine si rende conto di quanto invece sia importante lasciarsi andare alla tristezza perché è come lanciare un messaggio di aiuto agli altri perché è dal loro conforto, dal loro sostegno che rinasce la voglia di rialzarsi, di riuscire di nuovo e nascono nuovi ricordi felici, nuova gioia.
    Bel post, ricco di spunti di riflessione.

    • Mamma Felice (Mappano) - Ariete
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      Mamma di Dafne (9 anni)

      Davvero. Quel film è illuminante, in questo messaggio, perché ci aiuta a farci da parte, e ad accogliere le emozioni dei figli – TUTTE – senza per forza proteggerli dagli avvenimenti della vita.
      Noi non possiamo impedire che i figli soffrano, ma possiamo esserci quando c’è da asciugare le lacrime o ridare forza!

      • laura

        Ti dico quello che la spicologa ha detto a me …
        non aver paura di farti vedere da tuo figlio che soffri … sei umana non sei invincibile. se lui capisce che è “normale” anche per la sua mamma soffrire capirà che anche per lui sarà normale provare certi dolori e senza averne paura … La cosa che gli servirà di più è capire che dopo la sofferenza c’è comunque la guarigione e poi tutto si supera…
        E’ stata una lezione e metterla in pratica è più difficile di quello che si pensa , ma ora sia io che lui siamo più consapevoli e più forti …

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        Laura sono molto d’accordo: per insegnare i sentimenti ai bambini, bisogna mostrare i propri sentimenti, parlarne, esporsi. Bisogna solo trovare quell’equilibrio giusto che non li spaventi, non li renda insicuri o terrorizzati di cosa potrà accadere. Conosco anche genitori che piangono come ricatto: sei tu che mi hai fatto questo, se non fai quello che ti dico mi fai soffrire…
        Ecco: sempre l’equilibrio, sempre. Perché noi restiamo pur sempre gli adulti.

  8. chiarac

    Il problema non è tanto quello che noi genitori pretendiamo dai bambini, ma quello che pretendono le maestre! Mio figlio quest’anno ha iniziato la prima elementare (che prima primaria mi suona male!!!!) e la maestra ha richiesto esplicitamente l’aiuto a casa dei genitori per i compiti alla prima riunione… Io e mio marito che eravamo partiti con l’idea “i compiti li deve fare in autonomia e rivolgersi a noi solo per dubbi/incertezze/perplessità” siamo dovuti tornare sui nostri passi ed ammettere che la scuola è cambiata e che senza una mano da parte di un adulto per i piccoli è davvero impossibile venirne fuori… Il montessoriano “aiutami a fare da solo” è lontano anni luce…che tristezza!

  9. Elisabetta

    Io vi scrivo da mamma di un bimbo di 6 anni…le maestre dal primo giorno hanno iniziato a dire che i bambini devono essere autonomi…ed io dico che devono esserlo nella giusta misura; hanno detti non chiamateli bambini perchè sono ragazzi…e qui ve lo giuro mi si sono rizzati i capelli in testa. A 6 anni SONO BAMBINI, ma non sto qui a tediarvi questa esperienza del primo anno. Dico solo che è giusto che ognuno faccia il proprio percorso rispettand .i propri tempi, venendo sostenuto da chi lo ama!

  10. Tamara

    Mio figlio ha sei anni va in prima elementare e ha un bel caratterino a volte risponde alla maestra e si rifiuta a lavorare poi viene ripreso e tutto si mette apposto la maestra dopo due settimane di scuola ci ha consigliato un psicologo in pratica hanno dato già il giudizio

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