Il bagnetto: un momento di relazione con papà

Pubblicato il 31 dicembre 2015 da • Ultima revisione: 15 agosto 2016

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Padre e figlio: una relazione che si coltiva dal primo giorno di vita del bambino. Non ho mai pensato che la mamma sia l’unica persona che sa occuparsi al meglio di un neonato, ma anzi, ho sempre ritenuto che più persone accudiscono un bambino, meglio è per lui, e per tutti.

Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio.

Crescere un bambino felice, donargli un’infanzia felice, accrescere la relazione tra lui e i suoi genitori – o anche i suoi fratelli, i suoi nonni e i suoi zii: ciò che conta è che noi mamme non siamo sole, nel processo di crescita armoniosa dell’individuo: siamo parte di una famiglia, di un nucleo, di una comunità che può dare moltissimo al bambino, in termini di amore, relazione, affetto, sviluppo e potenziamento delle capacità e conoscenza.

Soprattutto, credo che ognuno dovrebbe avere la possibilità di instaurare una relazione privilegiata con il bambino, oltre che una relazione ‘globale’.

Tanti papà nel corso degli anni sono stai relegati ad un ruolo minore, nella crescita dei figli, ma per fortuna le cose oggi stanno cambiando: i padri sono sempre più presenti e attivi nella cura dei figli, ma soprattutto, tutti riconoscono che questo dovrebbe essere l’obiettivo a cui tendere nel prossimo futuro (anche con un buon welfare, ovviamente!).

Brotherson, della North Dakota State University, prende in esame ciò che definisce “essere connessi” nel rapporto tra padre e figlio. Questo collegamento implica la costruzione, nel corso del tempo, di un legame che sia più del semplice amore che il genitore può avere per un figlio e che gli dia la percezione di questo amore e di questa accoglienza.
L’essere connessi si esplica nelle varie forme dell’amore verso l’altro e della fiducia e vicinanza che si sviluppa in tale relazione.
Citando diverse fonti scientifiche sulla famiglia, Brotherson spiega che più un figlio si sente “connesso” ai suoi genitori, più è portato a fidarsi anche degli altri e a instaurare rapporti sereni e stabili con i suoi coetanei e con gli adulti. [Fonte: Pediatric.it]

I padri:

  • hanno un atteggiamento autorevole, senza essere autoritari: insegnano al bambino il senso del rispetto insieme all’affetto, e questo porta i figli a crescere in modo progressivamente sempre più autonomo, e ad accrescere la fiducia in se stessi;
  • sanno rispondere ai bisogni emotivi dei figli, creando un legame fondato sull’empatia e il coinvolgimento;
  • sanno regalare una propria visione morale della vita, dando esempi di etica e di impegno personale.

I padri sono anche un ponte tra mamma e bambino, soprattutto nelle prime fasi della sua vita.

Il papà ha un ruolo di contenimento per le ansie della neo mamma, la può aiutare nell’affrontare le attività quotidiane e l’aiuta a riportarla ad una dimensione realistica di ciò che sta vivendo, visto che le sue energie sono completamente assorbite dal bambino.
[L’importanza dei papà]

Spesso molti padri giovani si sentono impacciati o frenati, nello svolgere il proprio compito – anche se sono bravissimi e molto attenti nei confronti dei figli.

Quando il papà si trasforma in allenatore emotivo è più facile che il figlio si metta in ascolto, e percepisca in modo positivo e naturale il proprio rapporto con le emozioni.
[Intelligenza emotiva e il ruolo cruciale del padre]

Come possiamo aiutarli ad acquisire fiducia nel loro ruolo di papà?

  1. Sentirsi padri già a partire dalla gravidanza, immaginando il proprio bambino e la relazione con lui;
  2. Trascorrere tempo non solo di qualità, ma anche in quantità, con i propri figli – invece che considerarsi solo un appoggio alla mamma;
  3. Divertirsi nel modo più puro, tornando a scoprire la bellezza del gioco e dell’infanzia insieme ai propri figli;
  4. Partecipare agli appuntamenti importanti, come le visite dal pediatra, i vaccini, le riunioni di scuola, gli spettacoli all’asilo;
  5. Partecipare alla routine familiare, a partire dagli atti più semplici, come cambiare un pannolino, dare la pappa, mettere a nanna i bambini, leggere delle storie ad alta voce;
  6. Riscoprire la propria tenerezza, esprimendo i propri sentimenti nel modo più semplice possibile, pur senza rinunciare alla propria autorevolezza;
  7. Essere di incoraggiamento per i figli, senza sfociare nella competizione, per spronarli a coltivare le proprie passioni, lo sport, la musica, l’arte, lo studio e la lettura, in modo energico e appassionato;
  8. Creare un contatto fisico con il bambino, attraverso l’abbraccio, e manifestando i propri sentimenti: per un bambino è fondamentale essere abbracciato, e sentirsi dire spesso: Ti voglio bene.

Per creare una relazione potente sin dai primi giorni tra padre e figlio, possiamo suggerire ai papà di praticare il bonding, ovvero ‘portare i bambini a stretto contatto pelle-pelle’, proprio come la mamma, alternandosi in questo momento intenso e fondamentale per il bambino.

Questo legame così intenso, si manifesta proprio attraverso il contatto pelle-pelle, che può e deve essere praticato anche dia papà: con le coccole, con il cosleeping (per chi lo ama), con la fascia, e anche attraverso il bagnetto.

Il bagnetto può davvero essere un momento speciale dedicato alla relazione papà e bambino: può diventare un tempo esclusivo che il papà, anche se lavora molto, può dedicare alla sera al bambino, creando un legame a due con il proprio figlio, e allo stesso tempo lasciando alla mamma il tempo di recuperare le forze dopo il parto.

PER APPROFONDIMENTO: Come fare il bagnetto a un neonato.

Non è necessario fare il bagnetto ogni sera a un neonato, ma può diventare una coccola in alcuni giorni della settimana: il papà può preparare il necessario, predisporre in modo accogliente il bagno o la stanza in cui viene fatto il bagnetto, e coccolare il bimbo dentro l’acqua, parlandogli in modo affettuoso.

Ricordiamoci che i neonati comprendono tutte le lingue del mondo! Anche se non capiscono totalmente il significato delle nostre parole, ne percepiscono comunque il senso, e ne restano avvolti con amore – se i nostri sguardi, i nostri sorrisi e il nostro atteggiamento risultano empatici e accoglienti.

Per rendere speciale il momento del bagnetto, possiamo scegliere un bagno shampoo delicato, poco schiumogeno e che tratti con dolcezza la pelle del bambino. Se siete genitori green, e adottate una certa filosofia di vita, provate a dare uno sguardo alla linea Trudi Baby Nature, composta da materie prime naturali e del tutto PRIVA di siliconi, derivati del petrolio, acrilati, parabeni e conservanti ad alto potenziale sensibilizzante, allergeni e OGM.

Oltre al prodotto giusto per il bagnetto, provate a inventare un vostro rituale: una canzoncina, una filastrocca, una poesia, o un massaggio neonatale alla fine del bagnetto, o una lettura della buona notte: instaurare un piccolo rituale tutto vostro, padre e figlio, fonderà un legame solido e duraturo, che entrambi ricorderete per sempre.

Questo rituale d’amore, che si manifesta anche attraverso il contatto e il piacere del bambino nel sentirsi considerato e guardato dai genitori, è essenziale per lo sviluppo dell’intelligenza emotiva.

L’intelligenza emotiva è quella capacità di comprendere, gestire e identificare le proprie emozioni, e anche quelle altrui. Essendo il neonato un essere totalmente immerso nelle emozioni, nei suoi primi mesi e anni di vita, è fondamentale che sia stimolato da emozioni positive e di accoglienza, ma anche che la famiglia sappia comunicare le sue proprie emozioni al bambino.

Se aiutiamo i nostri bambini, già da piccolissimi, a riconoscere e comprendere le emozioni, forniamo loro gli strumenti per acquisire una competenza emotiva, che è la base dei futuri rapporti sociali e delle relazioni positive con gli altri.

Possiamo stimolare l’intelligenza emotiva dei bambini in molti modi, per esempio:

  • praticare il bonding, ovvero il contatto pelle-pelle con il bambino, perché attraverso questo contatto noi gli diciamo che è stato desiderato ed è amato;
  • guardare il bambino negli occhi, a distanza ravvicinata, e sorridergli: in questo modo tramite i neuroni a specchio lui vedrà di essere amato e desiderato;
  • possiamo manifestare empatia per i suoi piccoli dolori, come la stanchezza, la frustrazione, la fame, i suoi bisogno primari, le coliche… in questi momenti, possiamo coccolarlo, abbracciarlo e sussurrargli che lo capiamo, e che faremo di tutto per farlo stare meglio;
  • con il passare del tempo, dobbiamo imparare a parlare di sentimenti: invece di usare il vecchio metodo educativo (che non è educativo) dei premi e delle punizioni, insegniamo al bambino attraverso l’esempio, e soprattutto attraverso le nostre emozioni, spiegandogli come ci sentiamo quando il bimbo fa un capriccio, o non dorme, o non mangia…
  • cerchiamo sempre di inserire il bambino in un contesto familiare e sociale ampio, frequentando persone positive e soprattutto dimostrando con l’esempio di essere noi stessi aperti alla socialità, felici e accoglienti: questo lo aiuterà nello sviluppare le sue abilità sociali, che fanno parte dell’intelligenza emotiva;
  • cerchiamo di essere incoraggianti, e aiutiamo il bambino ad avere fiducia in sé: questa fiducia in sé è parte fondamentale della costruzione della propria intelligenza emotiva, perché il bambino deve acquisire piano piano consapevolezza di sé e dei propri limiti, e accogliere anche il cambiamento;

Con il tempo, potremo offrire ai nostri figli un’infanzia felice, e soprattutto un’infanzia ‘sociale’, in cui i momenti belli e brutti sono condivisi con le persone, con gli amici, la famiglia… in un cerchio di pace, di stima e di pazienza reciproca. Per fare in modo che ogni bambino trovi la sua strada unica e irripetibile, e che ami se stesso e gli altri in ugual misura, per cercare di realizzarsi nel mondo in modo armonioso e propositivo.



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