Abbigliamento low cost per bambini: Terranova

Pubblicato il 9 ottobre 2015 da • Ultima revisione: 4 marzo 2016

Compro moltissimo online: ho sempre fatto ottimi acquisti, risparmiato tempo, e anche denaro. Soprattutto nel campo dei vestiti: niente paura di sbagliare taglia: basta prendere le misure, soprattutto l’altezza.

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Compro tanto online perché la mia vita online è pari a quella offline: sono presidente dell’associazione commercianti del mio paesello, quest’anno, e quindi per me è importantissimo comprare nei negozi locali tutto ciò che è possibile trovare; tutti gli alimentari, i regali dei compleanni e i materiali veloci per la scuola, e ovviamente tutto quello che riguarda automobile, benessere, capelli, ristorazione, eccetera. Per me il commercio locale è fondamentale, non solo perché, contrariamente a quanto si pensi, comprare poco ogni giorno permette di risparmiare; ma anche perché tenere vivo il commercio locale significa tenere vivi i presidi sul territorio, e quindi eliminare la criminalità e avere sempre un paese ‘sorvegliato’ dai negozianti, che hanno sempre un occhio vigile su ciò che accade.

Poi ci sono le cose che invece compro quasi esclusivamente online, come l’abbigliamento e le scarpe: vuoi perché non sempre i negozi di questo tipo sono vicini a casa mia, vuoi perché spesso mi piace seguire le offerte e gli sconti del momento, e anche perché mi è più facile trovare le taglie online, piuttosto che girare 4-5 negozi alla ricerca del capo che sto cercando.

Sono quindi un’esperta, in questo senso. E non ho mai preso fregature, quindi sono di quelle che dice: via libera allo shopping online, anche per i vestiti dei bambini. E’ economico, è pratico, per certi versi persino ecologico (perché il trasporto incide meno sull’inquinamento e i consumi, delle nostre singole automobili che girano molti esercizi commerciali), e soprattutto segue i miei orari: in quei giorni in cui mi ritrovo alle dieci di sera a cercare un golfino nuovo per Dafne, o trovo un negozio aperto H24 (impossibile, in Italia), o mi preparo a una sessione di acquisti online.

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Pochi giorni fa ho assistito alla presentazione del marchio Terranova, brand di abbigliamento low cost, ma di qualità, per adulti e bambini. Mi ha colpito molto la filosofia dell’azienda e del suo Patron, Vittorio Tadei, che è stato uno di quegli imprenditori italiani vecchio stampo, ligio al lavoro e pieno di rispetto per i suoi dipendenti. Poi, certo, ovviamente quando sei alla presentazione di un’azienda non ti aspetti che te ne parlino male, ma della Teddy mi sento sicura perché ci lavora da 20 anni la mia amica Claudia, e se lei, come dipendente, ne parla con entusiasmo, mi sento ancora più motivata a scegliere Terranova come brand per gli acquisti online di abbigliamento per mia figlia. Soprattutto, per me è molto importante l’etica generale: non solo nel trattamento dei dipendenti, ma anche nelle parti finali della catena produttiva.

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Le dipendenti, notiziona!, non vengono licenziate quando restano incinta: questo è il vantaggio di lavorare nelle multinazionali, e il motivo per cui io le ho sempre sostenute. Io che sono stata lasciata a casa da una bellissima cooperativa, ricordiamocelo. La Teddy, poi, è una multinazionale italiana: è situata a Rimini e distribuisce in conto vendita i marchi Terranova, Calliope e Terranova Kids. A Bologna invece effettua la vendita per i grossisti, con altri marchi.

Non solo le madri non vengono licenziate: la linea per bambini, alla Teddy, è nata quando Elisa, la responsabile della ricerca della linea donna di Terranova, ha annunciato la sua prima gravidanza, annunciando al direttore commerciale di non poter più viaggiare:
– Benissimo! E’ la volta buona che iniziamo a pensare alla linea bambino! 
E la prima collezione Kids, che veste dai 3 ai 14 anni, è nata proprio così, nell’estate 2005.

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Le mamme non vengono licenziate e c’è anche l’asilo nido interno. Molto bello. Siamo quasi ai limiti della fantascienza, lo so, ma se ci pensiamo – invece – questa dovrebbe essere la realtà e la normalità, in Italia: l’accesso delle donne al lavoro facilitato da un vero welfare, e da aziende che investono sulle proprie dipendenti e sulla loro carriera. Ogni 5 dipendenti c’è anche un disabile, tra l’altro. Dai, la smetto.

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Dicevo della questione etica: una parte della produzione avviene nei paesi del sudest asiatico, e questa può essere una criticità, per tante catene di abbigliamento low cost, e lo sappiamo bene. Per ovviare a questo problema, in Teddy non si sono limitati a farsi timbrare dei fogli e documenti e via, ma hanno deciso di farsi carico della produzione direttamente in loco. Non stipulano contratti con aziende che sfruttano il lavoro dei bambini o fanno lavorare i dipendenti in situazioni disumane, ma anzi, hanno dei dipendenti italiani che verificano direttamente la situazione delle fabbriche, e monitorano le condizioni di lavoro puntualmente: nelle aziende in Bangladesh, ad esempio, sono stati costruiti degli asili aziendali, e all’interno sono stati disposti dei presidi sanitari con servizio di ambulanza in loco. Inutile dire che per me questo è molto importante: è bellissimo risparmiare sui vestiti per bambini, ma io non voglio farlo a spese di chi viene sfruttato o maltrattato o pagato male.

La giornata in Teddy è stata proficua, in questo senso: i bambini hanno visitato la Casa delle Farfalle e poi l’asilo aziendale; i genitori hanno potuto parlare con i dipendenti e i responsabili dell’azienda, per farsene un’idea più precisa.

Come dice Claudia, nessuna azienda è perfetta: ma mi rincuora sapere che ha le attenzioni necessarie sui diritti dei lavoratori, sia italiani che esteri, e che molta parte del fatturato viene ‘investita’ in progetti di solidarietà, sempre con lo scopo di dare opportunità di lavoro a giovani e donne: le donazioni della Teddy vanno a progetti imprenditoriali finanziati con il micro credito, come in Zambia, e io lo trovo bellissimo e anche molto concreto. Un modo di dire: ehi, ragazze, ora tocca a voi, fare la vostra parte. Datevi da fare. 

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Io ho ben chiare le mie scelte in fatto di gusti e di shopping, ma anche mia figlia. Dafne ama i lustrini, ma con moderazione: è in una fase punk rock (ed ha solo 7 anni… iniziamo benissimo), quindi per noi niente principesse. Vada per glitter, stelle e farfalle, se poi ci possiamo mettere sopra il chiodo con le borchie e gli stivali da biker.

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Per il resto fatevi un giro sullo shop online, o su uno dei cento negozi italiani, e fatevi un’idea voi stessi: il mio compito oggi era solo raccontarvi il dietro le quinte.
A me è parso bello, e a voi?



Commenti

4 Commenti per “Abbigliamento low cost per bambini: Terranova”
  1. :clapping in Italia quella che hai raccontato e la anormalita’. Pensare alle nuove possibilità che una maternità può fornire all’azienda, rispettare i propri dipendenti ed i propri clienti?! No grazie
    Cmq da ragazza a Campobasso terranova era il negozio che preferivo..
    Lalu
    http://Www.ilquadernodilalu.it

  2. Barbara ti ringrazio molto per la citazione e mi fa piacere confermare che in questa azienda il sogno non è solo sulla carta, i valori non sono dichiarati al fine di farsi pubblicità… esistono davvero! Sicuramente, come scrive Lalu, una realtà rara in Italia, una realtà che però fa sperare.

  3. prezzemolina
    prezzemolina
    immagine livello
    Primina

    Anche io acquisto il 90% on line…. e sapere l’umanità ed il rispetto per le proprie dipendenti, che offre questa azienda, sicuramente ci incentiva ad acquistare ed a far crescere la Terranova…. vado a dare occhiata al sito……

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