Autonomia e Gioco libero nei bambini

Pubblicato il 25 maggio 2015 da • Ultima revisione: 4 marzo 2016

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Aiutami a fare da solo. In queste preziose parole Montessori c’è il riassunto di tutto il metodo pedagogico di questa donna straordinariamente rivoluzionaria per la sua epoca: i bambini hanno bisogno di autonomia, ma nello stesso tempo di una guida che li affianchi.

L’adulto non si sostituisce al bambino, ma è – come si dice in pedagogia – un facilitatore. Nel Metodo Montessori, poi, l’educatore è un facilitatore silenzioso: perché mostra il gioco e l’attività con il suo esempio, in silenzio.

Le attività della Montessori, infatti, di solito si svolgono in un ambiente denso di libertà, ma anche di ‘regole d’uso‘.

Prendiamo un qualsiasi vassoio con le attività della vita pratica, come il gioco dei travasi d’acqua: la maestra mostrerà al bambino come si svolge correttamente il gioco, ma è nel materiale stesso che il bambino trova l’esperienza dell’errore. Non occorre che la maestra gli dica: Attento, l’acqua potrebbe cadere!
Se l’acqua cade, il bambino ha imparato da solo. Ha una spugnetta per asciugare. Quindi rileva l’errore in autonomia, e può anche correggerlo in autonomia.

I giochi delle attività pratiche si svolgono spesso singolarmente: il bambino impara a giocare da solo. E questa non è solitudine, ma concentrazione.

E io trovo che in questo desiderio della Montessori di favorire la concentrazione del bambino, ci sia una grande verità: per imparare profondamente ad essere se stesso, il bambino ha bisogno di giocare senza l’adulto che lo incalza, gli dà suggerimenti, gli dà la direzione.

Probabilmente c’è stato un cambio generazionale: i bambini della mia generazione giocavano da soli, spesso in cortile. Finiti i compiti, o in estate, il punto di ritrovo era il cortile: rientravamo in casa solo quando venivamo chiamati dal balcone. L’adulto era una presenza discreta: i genitori e i nonni controllavano dalla finestra, ma non partecipavano al gioco di gruppo, né si comportavano da spettatori. Il gruppo era il gruppo, solo di bambini, un po’ come ne I Ragazzi della Via Pal. Inoltre avevamo fratelli e cugini, in abbondanza: c’era sempre qualcuno con cui giocare.

I nostri figli invece spesso sono figli unici, o hanno i cuginetti lontani. Il loro gruppo di amici è principalmente quello della scuola, e non quello di quartiere. Non giocano più in cortile (sto generalizzando). I cortili spesso non esistono più: bisogna andare al parco. E al parco i genitori e i nonni si trovano ad assistere, volenti o nolenti, alle dinamiche di gioco fra bambini.

Spesso, infatti, tra di noi affrontiamo questioni come: Dovrei intervenire quando vedo che un bambino è prepotente? E quando litigano? E quando c’è da fare il turno sullo scivolo?

I bambini sono meno liberi nel loro gioco. Noi ne siamo diventati spettatori, ma anche attori. E invece dovremmo fare qualche passo indietro.

Proprio in questi giorni ho letto i risultati di una ricerca condotta su un campione di 800 mamme, condotta da Fisher-Price. Sia le madri lavoratrici che le madri casalinghe, passano almeno 2 ore al giorno a giocare con i bambini in modo attivo (spero anche i papà, altrimenti abbiamo un problema): partecipano, stimolano e intervengono. Spesso i genitori intervengono nel gioco, o giocano essi stessi, perché i bambini si annoiano: nonostante dalla ricerca emerga un ruolo positivo della ‘noia’, i genitori però aiutano i bambini a giocare.

Per ovviare al problema della noia, spesso i genitori scelgono giocattoli che stimolino la creatività dei bambini: sia giochi da acquistare, sia oggetti di uso comune da utilizzare per gioco.

E penso che questo sia molto positivo, perché – di nuovo – si avvicina molto al Metodo Montessori e al valore delle attività di vita pratica. Gli oggetti di uso comune diventano l’occasione per sviluppare l’autonomia del bambino: imparare a vestirsi e lavarsi da solo, apparecchiare la tavola, tagliare le verdure, e così via…

Io sono per una via di mezzo, una modernizzazione del Metodo: grande attenzione all’autonomia del bambino su questi fronti pratici, ma anche tanta libertà di movimento e tanta creatività. giocattoli sicuri e scelti accuratamente, buoni, ma pochi, con cui il bambino si senta stimolato a passare del tempo con se stesso e con la sua fantasia.

Io, come è già noto, amo molto la creatività fine a se stessa: giocare per il puro gusto di giocare, inventare, ma anche pasticciare, sporcarsi… Entrare pienamente, con il corpo e con la mente, nel mondo fantastico del bambino, in quel luogo magico e impalpabile in cui il bambino può sconfiggere draghi e di riflesso le sue paure; in cui può volare e di riflesso sperimentare i limiti della libertà; in cui può fare cose straordinarie, ed essere sempre il migliore, il protagonista, l’eroe della storia.

Crescere oggi, nel 2015, credo sia una sfida che deve coniugare tradizione e modernità, giocattoli e gioco libero, fantasia e libertà, e nello stesso tempo anche autonomia e consapevolezza.

Essere bambini sì, che è un lavoro. Uno dei lavori in cui, se siamo genitori ‘sufficientemente buoni’, è quello di concedere quel delicato equilibrio della vita, in cui un bambino sia fiducioso di crescere, ma possa sperimentare la vita attraverso un gioco pulito, libero e senza limiti.

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Post in collaborazione con Fisher-Price.



Commenti

2 Commenti per “Autonomia e Gioco libero nei bambini”
  1. Concordo a pieno!!! Sono mamma ma anche neurospicomotricista e il gioco libero, spontaneo aiuta il bambino in tutto il suo sviluppo psicomotorio e soprattutto lo rende maggiormente autonomo! Da solo il bambino impara a combattere la noia e a creare nuove attività ludiche anche con oggetti di uso comune, non per forza giocattoli. Il compito del genitore è solo accompagnarlo in questa fase della crescita senza dover per forza intervenire sempre durante il gioco! http://www.mammachebrava.com/gioco-nello-sviluppo-bambino/

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