Mamma Felice

I problemi dei bambini e i problemi dei grandi

Pubblicato il 11 marzo 2015 da • Ultima revisione: 25 marzo 2015

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Sorseggio uno yogurt. Nel senso che sono appena stata dal dentista, soffro. I denti sono il mio tallone di Achille. Ho lavorato 10 anni in Croce Rossa e ho visto tutto, ma niente mi spaventa e mi fa senso quanto i denti. Non posso parlarne, non posso guardarli, non posso nemmeno pensare ai denti. Come quelli che provano fastidio quando la maestra passa le unghie sulla lavagna, ecco: io quel fastidio lì lo provo per i denti.

A Dafne si muovono i due denti davanti. Io posso svenire. Mi guarda, sorride, accende gli occhietti con quella scintilla furbetta che preannuncia uno scherzo speciale, alza le dita: Mamma guarda i denti che si muovono, buuuuuu! E diventa ‘lo zombie dei denti’.
Poi dicono che i bambini non hanno il senso dell’ironia (no, ma infatti mia figlia è passata direttamente al sarcasmo, probabilmente).

Ma c’è questo problema che i dentini di sotto iniziano a spuntare, e quelli sopra sballonzolano di qua e di là, ma non cadono. E noi non abbiamo il coraggio di tirarli via. E soprattutto di fare quelle cose truculente delle nonne: attaccarli a un filo, alla maniglia, chiudere la porta…

Posso svenire.

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Mangio ancora un cucchiaino di yogurt. Non posso masticare. Ma la verità è che ormai sono innamorata alla follia del mio kit porta yogurt, e voglio diventare ‘la ragazza che mangia lo yogurt’. Un po’ come la ragazza con la sciarpa verde (Cit.). Mangio un cucchiaino di yogurt e in fondo tutto va bene.

Va bene avere dei problemi, va bene anche – certe volte – non stare troppo bene. Va bene quando la vita non è esattamente dritta, va bene quando le cose non sono facili.
Va bene quando devi prenderti del tempo per assaporare lentamente le cose, e anche accettare che aspettare è importante, e che non sempre si può avere tutto, e subito.

Perché io lo voglio, e anche mia figlia lo vuole. Tutto e subito. Finché poi qualcosa va storto – un dentino o un compito fatto male o una sbucciatura cadendo dalla bici – e allora niente, ci accorgiamo che va bene lo stesso, e che la vita quando non è perfetta (perché non è mai perfetta) è bella uguale. Non perde la sua bellezza o il suo valore solo per la sua imperfezione.

E noi? Noi nemmeno. Non perdiamo il nostro centro. Non perdiamo l’equilibrio se cadiamo, non per sempre. Anche quando cadi, in fondo, hai già ritrovato un nuovo equilibrio. Un equilibrio che ogni giorno è fatto di esperienze, e anche di fallimenti – e io quest’anno sto imparando la bellezza di questa parola, il fallimento, e la sto coccolando come un’amica carissima, perché ho smesso (voglio smettere) di avere paura di qualcosa che accade, che è fisiologico, che è semplicemente un problema.

Noi non siamo il nostro problema.

Tutto ciò che dobbiamo fare è vivere – vivere creativamente. Risolvere i problemi, quando ci sono, senza pensare che questo occuperà tutto il nostro tempo e le nostre energie. Risolvere i problemi con tutta la creatività possibile e la pazienza e la generosità, anche. E poi basta, anche. Ad un certo punto lasciarli andare, come avremmo lasciato andare una barchetta di carta al centro di un laghetto. Per osservarne la forza e la fragilità, insieme. Che i problemi sono fragili e forti insieme, e noi ugualmente allo stesso tempo, lo siamo, e va tutto bene, anche questo va bene.

Niente è più perfetto di questo istinto umano.

Ci penso io. #cipensoio
Ci penso io, ci pensiamo insieme. Ci pensiamo, poi lo facciamo, poi se le cose non funzionano non importa: c’è un altro giorno, un altro cucchiaino di yogurt, un altro spazio di manovra, un’altra occasione.

L’occasione ce l’avete tutti, per me è un’opportunità. Insegnare ai bambini che i problemi esistono, ci sono problemi da grandi e problemi da bambini, e che però i problemi non sono niente di speciale, niente più di un dentino che sballonzola o di un ginocchio grattugiato sull’asfalto.

Ho scaricato un quaderno di esercizi: giocare a risolvere i problemi. Analizzare le situazioni. Usare – anche – un metodo analitico, non solo andare a tentoni. Ecco. Non solo andare a tentoni. Piuttosto prendere un problema, spezzettarlo come fosse composto da 10 tessere di puzzle, risolvere un enigma alla volta, poi guardarsi da lontano, un giorno dopo, e stupirsi che: oh, alla fine ce l’ho fatta, alla fine era SOLO un piccolo problema.

Ci potete giocare anche a scuola (c’è il Regolamento, si vincono anche dei premi per la classe), si impara il metodo del problem solving.

Io finisco lo yogurt, ormai. Ripongo il contenitore in lavastoviglie, poi ci penserò domani. Domani con un altro yogurt, domani con un altra idea.
Non è successo niente. Era solo un problema, mica la fine del mondo, sai?

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Articolo offerto da Bama per il progetto #Cipensoio.



Commenti

3 Commenti per “I problemi dei bambini e i problemi dei grandi”
  1. oira

    Trovo questo articolo nella sua semplicità di racconto FANTASTICO e mi ha aperto gli occhi nel dare il giusto peso alle cose di tutti i giorni.
    Grazie 😳

  2. Adoro questi tuoi post 🙂
    Cmq nemmeno mia mamma si è mai occupata delle estrazioni, ci ha sempre pensato mia zia, mia mamma ha sempre avuto “timore “dei denti come te…..

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