Pedagogia della Felicità

Pubblicato il 19 gennaio 2015 da

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Una mamma in cammino è la mia storia, la storia della mia maternità: un racconto lungo un anno attraverso la mia avventura di mamma, in questa metafora di viaggio nata grazie alla collaborazione con Naturino.

Me la sono inventata, la Pedagogia della Felicità. Tra l’altro, non è nemmeno che funzioni sempre. Anzi, certe volte mi domando perché, dopo una vita spesa a parlare di felicità, e di come si debba restare sereni, non rimuginare, non prendersela troppo, ecco… mia figlia possa essere, a momenti, parecchio nervosa.

Poi mi rispondo da sola: io ho 38 anni e lei 7 anni. Sarà che magari vediamo le cose da una diversa prospettiva?

Arrivi a quarantanni e pensi di essere un bravo genitore, oltre che un bravo adulto. Ormai quello che c’era da sapere sulla vita, lo sai. Sai pure insegnarlo. O forse no.

Il fatto è che ognuno di noi è la somma delle sue esperienze, e ciò che è diventato importante per me – come valori, come etica, come filosofia di vita – potrebbe non esserlo per mia figlia.

Rifletto molto – anche se non si direbbe. Mia figlia non ha una madre perfetta, e pure lei non è venuta tanto perfetta. La cosa bella è che ci vogliamo bene lo stesso.

Ho capito che la felicità non è una cosa da insegnare, ma una cosa da praticare.

La felicità è avere fiducia.

La felicità è la base della personalità: un’attitudine positiva per risolvere i problemi.

Ci va tempo per tutto: per imparare ad andare in bici, per imparare a leggere e scrivere, per innamorarsi. Ci va tempo anche per diventare felici, e non c’è modo di accelerare questa esperienza. Si può assaggiare la felicità, e farla assaggiare, in una infanzia felice.

Infanzia felice: per me è uguale a spensieratezza, soprattutto. Bambini che giocano senza pensieri, che vanno a scuola e studiano e sono bravi, ma non si danno eccessiva pena per i compiti. Bambini che fanno sport per il puro piacere di farlo, senza gare o saggi finali o competizioni. Bambini che non sanno niente dei problemi economici dei genitori, o delle loro preoccupazioni o delle guerre o delle altre cose brutte del mondo.

Vi giuro: questo non è proteggerli. E’ preservarli.

Proteggere significa che tu puoi arrivare a nascondere le cose.
Preservare, significa che scegli i tempi giusti per portarli a conoscenza del mondo, senza anticipare e senza ritardare
.

Preservare l’infanzia è fare in modo che l’infanzia duri il tempo necessario.

E in questo, non è mai poca la pedagogia della felicità. Cercare di svegliarsi al mattino e praticare la felicità in prima persona, per farlo diventare uno stile di vita. Ma in modo reale, non costringendosi a edulcorare la realtà o – ancora peggio – sentendosi falliti se non ce la facciamo.

Pedagogia della felicità in modo reale, con qualcosa di semplice e raggiungibile da tutti:

  • dormire di più, perché se siamo riposati siamo più felici e più allegri;
  • leggere di più, perché quando il cervello si riempie di idee, noi ci rinnoviamo;
  • avere più amici, e coltivarli, organizzare cene in famiglia e scampagnate per la città, senza chiudersi nel proprio nucleo ristretto.

E io, ve lo dico, sarei già contenta così: mi sembra che queste tre cose facilissime, siano già metà del lavoro per diventare felici.
Il resto, si impara.

[Una mamma in cammino, articolo realizzato grazie al sostegno di Naturino shop online per Mammafelice.]



Commenti

Un commento per “Pedagogia della Felicità”
  1. ANGELA

    Condivido le tue idee, avevo proprio bisogno di un articolo così per ricordarmi tutto, nonostante i mille problemi che mi attanagliano in questo periodo di scelte e di cambiamenti…Dormire, leggere ed avere più amici tre punti fondamentali per me e ci aggiungo anche la corsa che mi serve molto per scaricare la tensione ma che purtroppo per il tempo meteorologico e per il mio poco tempo ho un po’ messo da parte. Un abbraccio…

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