Art Journal: Vivere Creativamente

Pubblicato il 1 dicembre 2014 da • Ultima revisione: 20 aprile 2015

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Dopo essere diventata madre ho passato molte fasi, con relativi sentimenti: il terrore puro, la stanchezza estrema, la felicità totale, l’esercizio di una pazienza zen, il coraggio della quotidianità, la fatica di una presenza costante. La maternità mi ha fatto attraversare scale di sentimenti, prepotenti e impercettibili allo stesso tempo. Sentimenti incredibilmente dicotomici: stabili e instabili allo stesso tempo, forti e deboli, urlanti e silenziosi, calmi o ansiogeni.

E non è solo perché sono una persona che tende ad essere emotiva, no: devo dire che – anzi – sono inaspettatamente centrata, in questo aspetto della mia maternità, e che quelle stupide ossessioni da adolescente, quegli alti e bassi dell’umore, ormai sono perfettamente governabili, in me, e di certo non hanno il sopravvento su chi sono – ma soprattutto su chi voglio essere. Che poi si chiama: diventare grandi. Semplicemente.

Ho imparato a risolvere i problemi. Quelli di mia figlia, che sembrano problemi piccoli, ma in realtà sono enormi: perché ogni bambino ha il diritto a un’infanzia felice e soprattutto sicura, alla stabilità e alla spensieratezza – se vogliamo crescere bambini abbastanza forti da tollerare le sconfitte future, partendo da una solida costruzione di sé, da basi e fondamenta di sicurezza interiore e fiducia.
Ma soprattutto ho imparato a risolvere i MIEI problemi: quelli in cui prima annaspavo come un annegato che cerca di prendere fiato. Ecco. Quelli che potevano accecarmi o ammutolirmi, e invece sono diventati semplici problemi. Fino a farmi dire, come un mantra: tu non sei il tuo problema.

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Insomma, come forse tutti gli esseri umani, sono passata dal totale egocentrismo – dovermi occupare solo di me stessa, della mia casa e del mio lavoro… mio mio mio – ad un sapiente miscuglio tra altruismo e sano egoismo, libertà e vincoli, evasione e responsabilità. E ad oggi, dopo quasi 7 anni di onorato servizio come madre, non saprei davvero dire se sia stato facile o difficile, arrivare sino a qui: bon, l’ho fatto, semplicemente è successo – MI è successo -, o l’ho fatto accadere, o un po’ entrambe le cose. Come tutte le cose ormai passate, posso sicuramente dire che è stato divertente, o per lo meno esaltante. Del resto il passato e il futuro sono sempre un po’ più semplici del quotidiano, no?

L’altro giorno rispondevo a un’intervista e ho definitivamente realizzato che c’è stata solo una chiave per arrivare a questa consapevolezza: la creatività.
Passare dal non saper attaccare un bottone, al fare il calendario dell’avvento con la caccia al tesoro incorporata. Che non è una questione: io ho fatto il Calendario dell’Avvento, ma proprio una soluzione. In qualche modo ho trovato una soluzione creativa per la vita, per ciò che mi accade, per gli inevitabili casini che tutti, tutti noi abbiamo. Come se io fossi la pallina numero otto, desiderosa di andare in buca, e anche temporeggiando un po’ sul tappeto verde, barcollando e sbattendo di qua e di là, alla fine finisce nella sua buca, dove deve andare, e così come deve andare.

Trovo meravigliosa questa esplorazione di creatività. Essermi messa in gioco nella vita e nel lavoro, ma soprattutto a livello personale: ho considerato il gioco come una soluzione educativa, la creatività come una soluzione ai problemi.

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Così quando ho iniziato a preparare il mio album di art journal e ho iniziato a ritagliare le foto, incollarle, mettere il washi tape, fare i timbrini e aggiungere pizzi e merletti… ecco, lì ho realizzato – ma solo a lavoro finito – che in questi 7 anni ho fatto delle COSE.

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Dafne si aspetta sempre che nel Calendario dell’Avvento ci sia qualche dolcetto… e a Natale penso si possa fare.

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Ho cresciuto una bambina – Dio, mi commuovo mentre lo scrivo. E questa bambina sarà una donna, un giorno, e tutte le migliaia e migliaia di parole che ho scritto, e che ho mai scritto nella vita, in fondo le ho scritte per lei: per lasciarle un mondo migliore, ma soprattutto per darle una madre migliore. Cosa che non ho concluso, perché il lavoro è ancora molto lungo e io ho ancora tanta strada da fare. ma non importa, perché l’importante non è la MIA mediocrità, o il MIO pensiero, o le MIE parole. L’importante è la fatica che ci ho messo, la creatività, il glitter che ho voluto spargere su questi 7 anni passati insieme.

Ed è certo che non sarà un Art Journal a cambiare il mondo, né le sorti della nostra vita. E io lo so.
Ma lì dentro ci ho messo i ritagli, letteralmente, di qualcosa di enorme che abbiamo fatto insieme, e si chiama VITA.

E finalmente, esattamente quello che speravo: con tutto l’amore totale e imbarazzante che nutro per la vita, sono arrivata al giorno in cui, se anche dovessi morire all’improvviso, sentirei di aver realizzato il mio scopo.
Morire, una cosa che naturalmente io non voglio fare. Ma… sì, davvero, ci siamo capite.

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Credo di aver capito davvero la vita. Sarà capitato anche a voi. Di avere un istante di completa lucidità, qualche volta, in cui come un lampo tutta la verità si fa manifesta e sì, cavolo sì, è tutto terribilmente chiaro.
Che se penso ai giorni in cui, da giovane, avrei voluto morire presto. Che idiota.

Per fortuna certe volte la vita decide al posto nostro.
Finché non torniamo a decidere creativamente.

E semplicemente a vivere, che è quello che sappiamo fare meglio.



Commenti

5 Commenti per “Art Journal: Vivere Creativamente”
  1. E’ davvero una fortuna per me averti incontrata , in questi anni mi hai insegnato a guardare le cose da piu’ punti di vita ,pur senza saperlo e mi ha dato la voglia di essere creativa <3

  2. questo intendevo dire l’altro giorno quando ti ho detto che mi mancavno certi tuoi post!!! I post belli forti, come questo! Brava!!!

  3. ecco. tu ti commuovi scrivendo e io leggendo le tue parole. mannaggia, ho dovuto ricominciare tre volte
    il caso mi ha portata a leggere i tuoi post, il cuore a continuare a leggerti, la mente ad ammirarvi come genitori

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