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Automedicazione e bambini: come usare meglio i farmaci da banco

Pubblicato il 7 novembre 2014 da • Ultima revisione: 20 aprile 2015

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La scorsa settimana ho partecipato ad un convegno di Assosalute sull’automedicazione e i farmaci da banco per i bambini. E ho imparato delle cose nuove, che davvero non sapevo – o davo per scontate – e ho anche capito che c’è tanta confusione in merito. Poi ieri, mentre ero in auto, ho visto sulla fiancata del bus la pubblicità progresso dell’AIFA, che invita a non somministrare ai bambini i farmaci da adulti, magari tagliando a metà le pasticche o diluendo i nostri sciroppi. Ma sul serio siamo a questo punto?

Automedicazione: MAI fidarsi del passaparola. Quando mai abbiamo dato retta alla suocera? Ma proprio oggi? 😉

Cioè: io già mi scandalizzavo quando mia nonna e le sue amiche si auto-consigliavano medicine ‘che a me quelle pastiglie hanno fatto tanto bene, prendile anche tu‘. E qui non solo c’è qualcuno che le consiglia, ma ci sono genitori che somministrano medicine non idonee ai bambini?

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Ho scoperto che i farmaci di automedicazione, i cosiddetti farmaci da banco, sono contraddistinti da un simbolo: una croce rossa che sorride. Soltanto questi farmaci possono essere utilizzati senza ricetta medica o senza prescrizione del proprio medico o del pediatra, purché prima si legga bene il foglietto illustrativo e si rispettino i dosaggi, i modi di somministrazione, i tempi e la conservazione!

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Esistono DIECI REGOLE PER L’AUTOMEDICAZIONE: voi le seguite?

  1. Automedicazione responsabile: usare farmaci da banco solo per il trattamento di disturbi lievi e transitori, di cui abbiamo esperienza diretta;
  2. Automedicarsi responsabilmente significa verificare che la confezione riporti il “bollino rosso” che contraddistingue i soli farmaci senza obbligo di prescrizione, altrimenti serve un medico;
  3. L’automedicazione deve sempre essere di breve durata (3/7 giorni). Dopo questo periodo, occorre consultare il medico;
  4. L’automedicazione nella donna in gravidanza o durante l’allattamento è particolarmente delicata. Meglio chiedere consiglio al medico.
  5. Verificare con il medico o il farmacista se il farmaco da banco non interagisce con altri medicinali che stiamo eventualmente assumendo;
  6. Utilizzare i farmaci secondo le istruzioni del foglietto illustrativo, attenendosi ai modi, tempi e dosi di impiego;
  7. Conservare le confezioni e le istruzioni e tenere le medicine sempre fuori dalla portata dei bambini;
  8. Mai utilizzare farmaci che non conosciamo, nemmeno se consigliati da amici o parenti: chiediamo al medico, perché un farmaco efficace per una persona può non essere indicato per un’altra;
  9. L’impiego di medicinali acquistabili solo con ricetta medica (quelli senza il “bollino rosso”) non deve avvenire MAI senza il consulto del medico.
  10. Non utilizzare farmaci scaduti e ricordati di gettarli negli appositi contenitori per la raccolta differenziata.

I farmaci di automedicazione indicati solo per lievi malesseri

  • lievi malesseri stagionali: tosse, raffreddore, sintomi influenzali, febbre
  • lievi dolori episodici: mal di testa, di denti, infiammazioni
  • lievi disturbi digestivi: stitichezza o diarrea, digestione lenta, bruciori di stomaco

Per tutto il resto, bisogna consultarsi con il pediatra, o anche con il farmacista. E imparare che alcuni sintomi sono assolutamente fisiologici, e che non sempre vanno contrastati. l raffreddore, ad esempio, si cura… aspettando che passi. E io sono molto, molto, molto d’accordo. Riposo e pazienza! 😉
La febbre e la tosse sono esse stesse meccanismi naturali del nostro corpo: vanno trattate solo dopo un certo livello. La febbre serve all’organismo per combattere l’attacco dei virus, la tosse per liberare le vie respiratorie.

Il dolore va trattato sempre

La scoperta che più mi ha colpita, è sentire che invece il dolore va sempre trattato. Senza abusare di farmaci, ovviamente: va innanzi tutto riconosciuto e trattato adeguatamente – se necessario.
Così ho fatto alcune ricerche per mio conto.

Come riconoscere il dolore nel neonato e nel bambino, dal Ministero della Salute:
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In parole povere: il dolore esiste a tutte le età, anche tra neonati e bambini, e deve essere prima di tutto riconosciuto, poi valutato, e infine – quando necessario – trattato nel modo giusto, sia a casa che in ospedale.

Ci sono varie scale e vari tipi di misurazione del dolore, in base all’età.
Tra questi mi hanno colpita la scala per i neonati e bambini al di sotto dei tre anni: chiaramente noi non possiamo usarla come la userebbe un pediatra, ma alcune di queste indicazioni possono esserci utili per stabilire se è il caso di chiamare il pediatra, o di portare il bimbo in pronto soccorso.

Per esempio potremmo riconoscere il tipo di pianto del neonato, il cambiamento sul volto di un bambino piccolo, l’inconsolabilità. Questi sono i segnali che non possiamo darci al fai da te, e dobbiamo assolutamente chiamare il pediatra.

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Con i bambini grandi, è forse più semplice: la scala di misurazione del dolore è persino ‘divertente’:

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Non solo farmaci per trattare il dolore.
Oltre al trattamento farmacologico, costituito da paracetamolo, FANS, e oppioidi (da somministrare solo in ambiente ospedaliero nel periodo neonatale), esistono anche tecniche non farmacologiche per il controllo del dolore, la cui validità è stata dimostrata dalla ricerca scientifica. Tra queste la respirazione, la visualizzazione (viaggio mentale nel luogo preferito), la lettura, il racconto di storie, le bolle di sapone cui si aggiungono alcune tecniche di desensibilizzazione, come il guanto magico e il gioco dell’interruttore, usate per abbassare la sensibilità di una determinata zona corporea.
La scelta della tecnica da utilizzare dipende dall’età del bambino, dalla patologia, dal tipo di dolore.
Nel neonato invece le stimolazioni sensoriali multiple quali stimolazione tattile (“gentle handling”, carezze) in grado di attutire la trasmissione del dolore a livello centrale, l’uso di sostanze dolci, il contenimento, sono le tecniche più utilizzate.

Lo sapevate?

Del resto, ho pensato: quando sto male, io assumo farmaci da banco generici che mi faccio consigliare dal farmacista, in base al disturbo. Per esempio per un mal di gola fastidioso, o un dolore muscolare che non riesco a gestire.
Perché non dovrebbe essere la stessa cosa anche per i bambini, soprattutto se molto piccoli?

Sempre con le dovute cautele: lo dico dalla parte di una persona che non prende antibiotici da anni. Mia figlia stessa, che oggi ha quasi 7 anni, ha preso l’antibiotico solo due volte nella vita, e solo sotto rigido controllo medico: quando il pediatra ce lo ha prescritto. Con lei usiamo soltanto un noto farmaco da banco che allevia i disturbi influenzali, il mal di testa e i dolori articolari, ma lo usiamo sempre con attenzione e parsimonia: sulla scatola scriviamo la data di apertura (si conserva sei mesi, poi  è da gettare via) e seguiamo attentamente i modi di somministrazione. E, se non siamo sicuri che serve ANCHE per quel dato malessere, lo chiediamo al farmacista.
Lo fate anche voi?



Commenti

Un commento per “Automedicazione e bambini: come usare meglio i farmaci da banco”
  1. Noi usiamo molto purtroppo gli aereosol, uso le terapie consigliate dal pediatra ma spesso parto do sola per abbreviare i te,po, per il resto fortunatamente Ale non si ammala molto e per i piccoli malanni passo in erboristeria, ci sono dei prodotti che lo aiutano in caso di tosse .
    Per il resto non mi sognerei di modificare una terapia per adattarla a lui. ,non lo faccio nemmeno per il mio cane …per dire.

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