Gli elementi della narrazione applicati alla vita in famiglia

Pubblicato il 11 ottobre 2013 da • Ultima revisione: 7 agosto 2014

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Non viviamo in un mondo di unicorni fucsia. Purtroppo. A me piacerebbe. Un tocco di magia nella vita servirebbe, anche se limitatamente: basterebbe mezzora al giorno di magia per pulire i pavimenti, svuotare le lavastoviglie, fare asciugare i vestiti in autunno. Un tocco di magia per ritrovare le scarpe perse in palestra, la testa fra le nuvole, il temperino verde.

Vivere in famiglia è come stare dentro una favola classica: ci sono tutti gli elementi della narrazione. C’è la situazione iniziale, come la sveglia che suona e la giornata che inizia; tutto spezzato dalla rottura dell’equilibrio iniziale, per esempio: Mamma non voglio andare a scuola / vestirmi / lavarmi / fare colazione.
Poi prosegue con l’evoluzione della vicenda, fino al suo momento di massima tensione. E infine la ricomposizione di un nuovo equilibrio, differente da quello iniziale.

E come in tutte le narrazioni che si rispettino, anche vivere in famiglia ha la sua scorta di finali, nelle parole delle madri (o dei padri):
Un finale con la morale: Te l’avevo detto io di alzarti presto. Adesso hai fatto tardi!
Un finale aperto: Te la sbrighi da solo?
Un finale tragico: Io quasi quasi scappo di casa…
Un finale narrativo: Da questa vicenda ho imparato che quando hai figli sbagli qualunque cosa tu faccia.
Un finale tronco: Sei in punizione finché non compi 18 anni!
Un finale a sorpresa: Ce ne freghiamo?

Ogni giorno scriviamo una storia. Una storia semplice, uguale ad altre milioni di storie di famiglie.
Ogni giorno ci mettiamo dentro un po’ di unicorni fucsia, tanto per non annoiarci.

Ogni giorno riscriviamo il nostro finale.

E io non lo so se stiamo facendo bene, se ce la faremo, se saremo ancora vivi a lungo, se ci piacerà ancora quello che facciamo.
Ma adesso sì. Qualunque cosa stia accadendo oggi, difficilissima, tutto sommato ce la caviamo.

Bidibi Bodibi BU.



Commenti

21 Commenti per “Gli elementi della narrazione applicati alla vita in famiglia”
  1. Ma sì che ce la caviamo!!!! E poi un unicorno rosa sta sempre bene in tutte le storie!!!

  2. Valentina

    La Vita mi ha donato un figlio la cui fantasia è travolgente. Tanto travolgente che alla fine, dalla materna fino adesso alle elementari, da dono è diventato un problema. Perchè questo bambino ha troppo la testa fra le nuvole, si rifugia troppo nel suo mondo fantastico. E fa cose socialmente inadeguate tipo sballettare quando è particolarmente felice ed eccitato o inventare storie fantastiche con il solo ausilio delle sue mani e della sua testa. Ormai a 7 anni non si può più. Ma io vorrei tornare a fare come lui, a correre dentro il mio mondo fantastico quando ho paura, quando sono in ansia per qualcosa, quando ho bisogno di forza per affrontare un dolore. O semplicemente quando mi annoio. Allora ho iniziato a prendere lezione dal mio cucciolo, a tornare bambina e godermi il mio momento fuori dalla realtà che spesso è proprio avvilente e volo assieme a lui nella nostra fantasia. Magari per dieci minuti, magari un’ora e poi insieme torniamo sulla Terra. Perchè sì, il mio bambino assomiglia a me ,anche io da piccola ero bizzarra come lui e spesso incompresa…poi ho dovuto “uniformarmi” al resto del mondo ma la piccola Valentina è sempre lì, sgambettante e ridicola, ma felice. E questa dimensione la stiamo insegnando anche a mio marito e Sofia, molto più “pragmatici” di noi due e sì, ci troviamo bene. Perchè in quella dimensione c’è tanta speranza. Poi se il resto del mondo non ci comprende, amen, anche a noi piacciono gli unicorni rosa ma soprattutto i finali a sorpresa!

  3. In questo periodo la nostra narrazione finisce quasi sempre con una conversazione “educativa” tra me e il primogenito.
    Educativa non soltanto per lui, ma soprattutto per me, che ogni giorno devo imparare a spiegargli la vita e a spiegargli come affrontarla in modo costruttivo e non distruttivo.
    Imparare a spiegargliela in modo che sia comprensibile per i suoi sette anni…

  4. aspirantemamma

    lo so che sono OT ma non dirmi che pure dafne è in fissa con gli unicorni rosa. No, perché Anna da un po’ li vede/disegna/immagina/sogna ovunque!

  5. Gli unicorni rosa si intonano con ogni stile, non credi? Anche col tacco 12, anche con lo stivaletto anfibio, anche coi cargo a tasconi. L’importante è lo spirito. Ogni finale è nuovo, una sorpresa, o una scoperta, se in tasca teniamo l’unicorno rosa…

  6. Di unicorni rosa ha bisogno il mondo. E di bambini che credono ancora in Babbo Natale, nella fata dei dentini e nella magia.
    Penso che purtroppo ai bambini siano state scippate tante di queste cose…non so forse io ero babbalona, ma a Babbo Natale ci ho credutoalmeno fino in quarta elementare e l’ho scoperto per caso che non esisteva e ricordo di aver pianto.
    Insomma tutte queste cose servono. Per capire concetti troppo grandi per loro, per rimanere puri, per vivere credendo che in fondo un po’ di magia esiste e che non e’ tutto piatto, banale, serio.
    E non serve anche a noi tutto questo? Non e’ forse per questo motivo che vicino al Natale torniamo un po’ bambini?L’ho gia’ scritto tempo addietro…genitori si diventa e non si passa subito alla versione migliorata di noi stessi. Forse, a volte, se facessimo ricorso alla magia, ci scapperebbe un sorriso in piu’, che non sembra, ma puo’ davvero salvare una giornata. Forse se pensassimo “con un poco di zucchero la pillola va giu”, la giornata sarebbe davvero meno amara e potremmo insegnare loro come cavarsela nei momenti duri in cui sei nervoso e saltano i nervi. E questo credo che non sono brava ad insegnarglielo ed e’, invece, una cosa che sento proprio di dover fare. Perche sappiano riconoscere l’arrivo della tensione, il provarla, ma anche l’affrontarla.
    Se qualcuno pensa di tirare in ballo Pollyanna, pero’…quello…no, non ce la fo’!

  7. Sai, Barbara, tu scrivi sempre un sacco di cose interessanti. Ma questo post è bello, bello, bellissimo. Un po’ più dell’ordinario. Ecco, volevo solo dirti questo.

  8. Questo post è fantastico (e me lo rivendo anche a scuola 😉 ), mi ci voleva proprio, un po’ come gli unicorni rosa

  9. Sai mi ha colpito una tua frase “Io non so se lo stiamo facendo bene”. E’ quello che penso io, tutti i giorni, non so se stiamo facendo bene, ma ci mettiamo cuore. Un bacio a te e a Dafne.

  10. Io, che amo tanto le storie, e vivo anche in un mondo un po’ mio, ho introdotto l’aiutante e/o l’oggetto magico per facilitare la vita di tutti i giorni.
    Qualche volta è difficile anche per me, ma cosa meglio della magia può aiutare a disinnescare un capriccio?
    Mi sento tanto Mary Poppins… Hey un attimo! Io SONO Mary Poppins 😆

  11. Riuscire ad applicare alla nostra quotidianità schemi interpretativi originali e diversi è quello che ci salverà, io credo.

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