Superare la timidezza

Pubblicato il 28 febbraio 2013 da • Ultima revisione: 7 agosto 2014

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Parlando di cosa succede a 5 anni, mi voglio soffermare su un punto che per noi è stato importante fino a ieri, e sul quale spesso ci siamo interrogati: la timidezza. Per noi due, Nestore e me, un sentimento strano, perché in effetti non siamo stati mai timidi, nemmeno da bambini, e anzi la fiducia in noi stessi è stata forse una solida base che ci ha permesso di fare ciò che volevamo delle nostre vite, anche a dispetto di scarse premesse economiche/sociali.

Quindi io francamente mi aspettavo che Dafne fosse come noi. Non perché la fiducia si possa apprendere, quanto regalare. Consapevole del fatto che due genitori con un forte carattere potrebbero al contrario ‘schiacciare’ la personalità di un bambino, abbiamo sempre cercato, consciamente e inconsciamente, di lasciare a Dafne libertà di scelta e regole in egual misura, spazio per la creatività, momento in cui si esprimesse con indipendenza, e anche occasione di confrontarsi con gli altri bimbi non in nostra presenza, o comunque senza intervenire nelle loro dispute.

Beh, vi posso dire che, pur avendo fatto attenzione (umanamente parlando, si intende) a questi aspetti, ci siamo ritrovati più volte di fronte a scene di timidezza importanti da parte sua, senza possibilità di ragionare con lei, talvolta anche in situazioni imbarazzanti. Lei nei due anni passati è sempre stata quella che, in modo variabile: non voleva fare la recita di inglese, non voleva partecipare alle attività scolastiche, non voleva entrare a scuola se le maestre facevano accoglienza nell’altra classe, non voleva andare a giocare con gli altri bimbi nello spazio IKEA. Cioè: voleva, ma poi si tirava indietro. Voleva tantissimo, si preparava, entrava, ma poi piangeva e voleva stare solo con noi.

Quando a tre anni e mezzo le abbiamo fatto fare qualche lezione di prova di danza (una danza/gioco per bambini piccoli), abbiamo dato ‘la colpa’ all’età: era sicuramente troppo piccola. Anche se io ricordo benissimo di aver iniziato a fare danza classica a 4 anni (lo so, ora non sembro molto leggiadra, ma per dieci anni sono stata una discreta danzatrice).

Dai quattro ai cinque anni un pomeriggio a settimana Dafne faceva un’ora di inglese (giochi, canzoncine). Ogni volta eravamo (noi) terrorizzati: se una volta entrava in aula convinta, la volta dopo dovevamo entrare con lei, o scappare via, o trascinarla dentro, o riportarcela a casa per non disturbare gli altri. E ci siamo molto vergognati, non per lei, ma per non saper gestire la situazione: in un gruppo di una ventina di famiglie è difficile non sentirsi giudicati come genitori, se soltanto tua figlia si comporta in questo modo. Il culmine è stato alla recita finale: in una sala con un centinaio tra nonni, fratelli e genitori, i bimbi seduto in cerchio con il maestro a cantare le canzoncine e Dafne in piedi che urlava, protestava, cercava di scappare. E quando noi abbiamo subito deciso di portarla via da lì, almeno per non disturbare lo svolgimento del saggio, lei non ha voluto venir via dal centro della sala, dando in escandescenze, e quindi peggiorando la situazione. Scommetto che gli altri genitori, riguardando i propri video di quel giorno, ancora staranno pensando che siamo proprio due incapaci.

Nestore e io abbiamo molto litigato su questo argomento. Io sono sempre quella che pensa che magari dietro a questi comportamenti ci sia un problema educativo, lui è quello che dice che semplicemente va così. Poi cambiamo idea e io dico che lei è fatta così, e lui dice che questo atteggiamento deve cambiare. Insomma: immagino capiti a tutti, se ci si interessa dei figli, di discutere e preoccuparsi su cosa sia meglio fare in certe situazioni.

Noi ci siamo presi del tempo per capire la situazione, e in questi ultimi sei mesi abbiamo (vigliaccamente?) evitato le situazioni stressanti per Dafne: niente lezioni di nuoto con il maestro, niente inglese, niente spettacolini. Abbiamo fatto quello che chiedeva: se notavamo che aveva bisogno di noi maggiormente, me la portavo in ufficio a fare i lavoretti o Nestore andava a passeggiare con lei; se notavamo che aveva bisogno degli amichetti, la portavamo al parco, alle feste o organizzavamo una cena a casa nostra.

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Quando abbiamo preso la decisione di trasferirci io ero tesa per l’inserimento a scuola, soprattutto perché avrei dovuto affrontarlo da sola, senza Nestore, che poteva raggiungerci solo dopo due settimane. E avevo paura che Dafne in qualche modo sentisse la mia tensione, e quindi fosse ulteriormente restia al cambiamento. Mi aspettavo il peggio, e invece non è successo niente. Dafne è andata a scuola tutte le mattine con il sorriso (cosa che nella vecchia scuola invece non accadeva mai) e non ha mai pianto, né fatto una delle sue scene melodrammatiche quando io mi allontanavo. Stare del tempo insieme da sole ci è servito molto, in questo momento, soprattutto perché lei è in pieno complesso di Elettra e vede solo suo padre, quindi è attaccata a lui come una cozza.
Il mio errore è stato, il terzo giorno, chiederle di fermarsi a scuola già di pomeriggio, ma darle una alternativa: se non te la senti, mi fai chiamare dalla maestra. Infatti mi ha fatta chiamare, ma non piangeva, né era triste. Aveva solo capito che avrebbe potuto farlo, e lo ha fatto. Tant’è che nei giorni successivi, di fronte a una decisione ferma, non ha più chiesto di uscire dopo pranzo, ma si è sempre fermata volentieri anche al pomeriggio.

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Infine arriviamo a ieri, che era il giorno della recita di compresenza, ovvero una recita mista tra bambini dell’asilo e bambini della prima elementare. Dafne, arrivando dopo, non aveva fatto tutte le prove, e non conosceva le canzoncine perfettamente. E quando mi ha detto che aveva paura a fare la recita perché non sapeva le parole, ma nello stesso tempo voleva farla… ho subito pensato: ecco, ci risiamo.
Nestore e io ovviamente abbiamo discusso: io ho deciso di rispettare la sua timidezza e di non metterla di fronte a situazioni in cui deve stare di fronte a persone sconosciute, lui invece  riteneva esagerata la mia scelta. Così fino all’ultimo non sapevamo bene come muoverci, e abbiamo offerto a Dafne una scappatoia: fai le prove, vai a scuola, prova a fare lo spettacolo, ma se all’ultimo momento non te la senti noi ti facciamo sedere tra il pubblico e non sei costretta ad esibirti. La scappatoia di solito non funzionava, ma adesso Dafne è grande, è più facile ragionare insieme a lei, quindi ci abbiamo provato, in accordo con la maestra. E tutto è andato perfettamente. La recita, le canzoncine, i movimenti, e persino quei due (lunghissimi e tesisssimi, per me) momenti in cui doveva fare tre secondi da solista e io pensavo che si sarebbe piantata in mezzo alla sala e invece non smetteva più di fare giravolte e ho addirittura pensato che si sarebbe presa tutta la scena e non se ne sarebbe tornata più al suo posto.

Alla fine era felice. Le maestre sono state bravissime, hanno capito prima di noi che lei era pronta a superare questa sua ‘paura’ e a vincere la timidezza, ma nello stesso tempo non hanno minimizzato il fatto che lei fosse appena arrivata e potesse non sentirsi pronta a fare lo spettacolo. Noi le abbiamo dato fiducia, anche se sotto sotto eravamo probabilmente convinti che le cose sarebbero andate male.

Dafne alla fine ha pianto perché voleva esibirsi di nuovo. Te pareva che qualcosa le possa andare bene così com’è. 😉
Quindi alla sera ha fatto di nuovo lo spettacolo a casa  e noi ce lo siamo tutti dovuto sorbire con il sorriso, perché era importante rinforzare i successi della giornata.

Cosa ho imparato da questo? Che i nostri figli non sono noi, e noi non siamo loro. Che ciascun bambino ha i suoi tempi, e le sue paure, e le cose che non gli piacciono e che quindi non farà mai, ma anche che ha dei limiti che poi potrà superare con un po’ di tempo e di pazienza. E ho imparato anche che certe volte sarebbe meglio pensare meno, e semplicemente aspettare, perché poi i bambini ci arrivano da soli, alla vita, e noi non sempre serviamo davvero a qualcosa.



Commenti

46 Commenti per “Superare la timidezza”
  1. Io l’ho imparato a mie spese! Io ero o meglio credevo di essere timida! Penso che i miei genitori abbiano sempre scambiato la mia insicurezza per timidezza, tanto da bollarmi bonariamente sempre come timida anche con le persone rendendomi quasi impossibile uscire da questo ruolo se non in rare occasioni, ovvero quelle in cui mi sentivo a mio agio con le persone!Io Alle superiori ero la brava invisibile perchè avevo imparato a far bene il ruolo della chiusa timida tanto che la mia spontaneità spesso è stata scambiata per ammattimento quando qualcuno che non mi conosceva bene mi vedeva rilassata! quante volte mi è stato detto”sara hai bevuto?” no in realtà ero solo io! Anche Luca era come me da piccolo! Ale invece è piu’ spontaneo e interagisce spesso anche con gli sconosciuti senza problemi e questo penso perchè io e luca memori di come eravamo noi abbiamo cercato di non trasmettergli quello che i genitori ci avevano affibbiato!Poi va beh Ale a Natale era seduto con noi nel pubblico ma penso sia normale! Dafne ha fatto un bellissimo balzo in avanti ,a volte aspettare a vere fiducia sarebbe la cosa piu’ semplice da fare ma anche la piu’ complicata

    • Mamma Felice (Mappano) - Ariete
      Mamma Felice
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      Guru
      Mamma di Dafne (9 anni)

      Che poi la cosa strana è che Dafne con gli altri non è affatto timida. Insomma, tu l’hai conosciuta: tra amici non è timida affatto! Ma poi si blocca se deve fare qualcosa davanti agli altri.
      Mi colpisce molto quello che hai scritto: Penso che i miei genitori abbiano sempre scambiato la mia insicurezza per timidezza, tanto da bollarmi bonariamente sempre come timida anche con le persone rendendomi quasi impossibile uscire da questo ruolo…

      • Dafne io l’ho trovata effervescente e aperta…, l’ho anche vista quella volta in ufficio ovviamente piu’ sulle sue perchè in mezzo a tanta gente! credo sia diesel anche lei come me e che cmq abbia bisogno delle condizioni giuste non sempre facili da trovare! sicuramente nella nuova scuola le ha trovate!
        Sai quante volte ho sentito i miei dirmi” non fare la timida” in situazioni in cui mi trovavo al centro dell’attenzione e a disagio? Non era timidezza era fastidio, era disagio nn era timidezza o non del tutto! Io odiavo stare al centro dell’attenzione e odio tutt’ora esserlo, il lavoro e la consapevolezza di far bene il mio mio lavoro mi hanno aiutata ad essere piu’ spontanea in situziano in cui dovevo essere al centro dell’attenzione, come un colloquio con i genitori! divento ancora rossa si…ma dura sempre meno!Poi io sono chiusa…abbraccio le persone spontaneamche solo da 5 o sei anni… tante cose vengono scambiate per timidezza a mio avviso!

    • Sai come mi rivedo in quello che dici? 😳
      Mi sono convinta anche io di essere timida… e probabilmente era é?) solo insicurezza… per fortuna crescendo diventiamo anche un pò più forti e sappiamo “buttarci fuori”…


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    Visionaria

    bella barbara! e bellissima Dafne!
    concordo sul fatto che a volte sono solo semplici momenti di passaggio e di crescita e noi genitori attenti, a volte pensiamo troppo invece che semplicemente aspettare. sicuramente anche il trasferimento che state vivendo ha aiutato a fare quel balzo di crescita che comunque sarebbe arrivato, ma soprattutto credo che i bambini piccoli hanno poco bisogno di momenti in cui debbano mettersi al centro. Non lo dico facendo la mamma radicale, ma per esperienza ho notato che spesso i bambini non amano essere al centro dell’attenzione e anche una semplice recita a scuola li fa entrare in ansia, ma crescendo trovano anche strumenti importanti dentro di se per vincere queste paure e timidezze. La mia daphne ha fatto lo stesso percorso e persino ethan, che sembra così estroverso se messo in situazioni nuove si chiude e non fa un passo.
    che bella la tua piccolina con quelle penne da indianina.
    baci grandi
    ester

    • Mamma Felice (Mappano) - Ariete
      Mamma Felice
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      Guru
      Mamma di Dafne (9 anni)

      Sì, penso che sia vero: siamo noi che vogliamo vederli al centro dell’attenzione o pensiamo sia normale esserlo anche alla loro età, quando probabilmente c’è un’età più giusta per imparare a stare davanti agli altri, ed è con la crescita.

  3. irene

    I miei genitori sono sempre stati molto timidi, tanto da non avere amicizie o rapporti che non fossero con i parenti più stretti, hanno sempre vissuto con tanta ansia tutte le uscite e gli inevitabili confronti con le altre persone. Di conseguenza io sono cresciuta timidissima e non ho parlato per tutto l’unico anno di asilo che ho fatto e per metà della prima elementare. Mi ricordo con molta tristezza quel periodo perchè una volta non c’era la sensibilità che c’è ora da parte degli insegnanti, all’asilo mi lasciavano semplicemente da una parte a guardare gli altri senza chiamarmi o parlarmi più di tanto e mi ricordo ancora la mia maestra darmi della “brutta strega” perchè non le rispondevo…Paradossalmente questa sensibilità non l’ho trovata nemmeno nei miei genitori, che anzi si vergognavano del mio atteggiamento; per carità non ne faccio loro una colpa, erano solo altri tempi e loro volevano semplicemente che non li mettessi al centro dell’attenzione…
    Ad un certo punto era così tanta la mia voglia di far vedere che sapevo leggere che un giorno ho letto alla maestra una parola e per fortuna di giorno in giorno è andata meglio; ma per moltissimo tempo, fino alle superiori, ho avuto problemi di relazione anche perchè arrossivo quando parlavo e mi prendevano in giro per la mia voce bassa…Avevo talmente voglia di essere come gli altri che mi sono messa a fare un lavoro con me stessa che nemmeno uno psicologo….
    Ora mi sento molto bene con me stessa, ho un buon lavoro che mi ha dato una ulteriore mano a “costruirmi”, ho un marito splendido a cui sono sempre piaciuta così e non ha mai cercato di farmi essere diversa e, diventata mamma, ho voluto fortemente che mio figlio non dovesse affrontare i miei stessi problemi. Ha cominciato il nido a un anno e mezzo senza problemi con un’educatrice dolcissima, all’asilo ci è andato col sorriso dal primo giorno e, anche se è comunque un po’ più timidino e riservato degli altri, ha i suoi amichetti e lo vedo molto sereno. A volte si fa un po’ pregare per fare le cose perchè non ama molto stare al centro dell’attenzione (per quanto fai la genetica non la cambi…) ma poi, quando trova il coraggio, è tutto fiero e felice. Le insegnanti sono molto attente e non lo hanno mai forzato pur cercando continuamente di incuriosirlo e di fagli fare piccole conquiste per volta: secondo me questo è stato l’atteggiamento giusto da subito, e noi genitori lo abbiamo subito copiato.
    Scusa se mi sono dilungata…
    Irene

    • Mamma Felice (Mappano) - Ariete
      Mamma Felice
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      Guru
      Mamma di Dafne (9 anni)

      Irene, il tuo commento è uno dei più preziosi nella storia di Mammafelice. Perché spalanca il cuore, e non riesco a pensare a quella ‘maestra’ che ti chiama brutta strega, e mi viene da piangere a pensare allo sforzo immane che da bambina hai dovuto fare tutta da sola per affrontare la situazione. Sei una grande.

      Se posso chiederti: cos’è la timidezza? secondo te perché succede?

      • irene

        …grazie mille…ma sei tu una grande che di volta in volta ci fai riflettere su cose importantissime per la crescita dei nostri bambini.
        Provando a rispondere alla tua domanda, per quanto riguarda i miei genitori e di riflesso poi me, è sempre stata una grande insicurezza ed un sentirsi inadeguati nei confronti degli altri; mio padre in particolare, orfano di padre, ha sempre dovuto rendere conto ad uno zio particolarmente “carismatico” e da quando ho la ragione me lo ricordo dirmi “non fare così, se no poi cosa dicono gli altri? poi cosa dice zio/nonna/la maestra/…”, insomma questi “altri” hanno assunto per lui, mia mamma, me, i miei fratelli, un’importanza enorme e ci hanno tolto molta spontaneità e naturalezza. Pensi in continuazione non solo di non essere capace di fare una cosa ma che comunque gli altri la sappiano fare meglio…Non mi ricordo dove ho letto di uno psicologo che raccontava di essere stato molto timido da ragazzo e una volta ad una festa un amico molto ammirato da tutti si era infilato il cappotto ed era uscito e lui aveva pensato che non aveva mai visto un cappotto più bello e che l’amico aveva più buon gusto di lui; poco dopo l’amico era rientrato porgendogli il cappotto e dicendo “Scusa, ho preso per sbaglio il tuo cappotto”.
        Trovo che sia un aneddoto illuminante!
        Irene

      • Mamma Felice (Mappano) - Ariete
        Mamma Felice
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        Guru
        Mamma di Dafne (9 anni)

        Incredibile questo aneddoto, fa davvero riflettere!
        Mi fa tanto riflettere anche l’ossessione dello zio di ciò che pensano gli altri, quindi agire non spontaneamente, ma in base a ciò che gli altri possono dire o pensare di noi. Dovrò tenerlo molto a mente, soprattutto in questo piccolo paese dove adesso viviamo, perché ricordo benissimo che da bambina odiavo chiunque me lo dicesse e per ribellione ho sempre cercato di fare il contrario.

  4. Ti capisco molto sai? Noi stiamo ancora lavorando su questo argomento e i tempi sono più lunghi (con Ida TUTTI i tempi sono e sono sempre stati più lunghi che per gli altri bambini e prima o poi dovrò farmi coraggio e chiedermi il perchè).

  5. sere

    ma guarda come hai scritto bene quello che ho vissuto io e che ancora un po sto vivendo con lorenzo! ma a te chi l’ ha detto che si comporta così?!?! 😉
    davvero, anche io mi sono trovata, e appunto non ne sono acora uscita, nelle tue stesse condizioni! (a parte le recite. ho scelto una scuola materna in cui non ne fanno mai per scelta). non parlava con nessuna delle mamme che frequentavamo regolarmente da mesi quando era piccolo, non voleva nemmeno provare ad andare in bicicletta con le rotelle,ma voleva la bicicletta con le rotelle perchè tutti i suoi amici ce l’avevano. gli piace tantissimo vedere i bambini che fanno sport in palestra, e a casa imita tutto quello che vede, ma guai a proporgli di provare! e i nostri famigliari che non si capacitavano di quanto era pauroso e insicuro lorenzo ecc ecc, e via che io mi sentivo male per lui. e anche io e mio marito la pensavamo diversamente, come voi, e poi invertivamo i pareri dopo che ne avevamo parlato, col risultato di essere confusi e non sapere cosa fare.
    guarda, proprio come hai scritto tu. e porprio come hai scritto tu, anche io ho imparato che lorenzo non è me e non è suo padre per cui con lui le “terapie d’urto” che attua il maritino non funzionano ma lo fanno solo star male, l’ansia che ho io non lo aiuta, ma lorenzo ha i suoi tempi e tutto poi arriva quando è il momento. ho cercato anche io di farlo stare coi bambini per permettergli di vivere autonomamente i rapporti coi coetanei, a volte l’ho forzato un po per portarlo a far cose che sapevo che era pronto a fare, con decisioni ferme anche se sofferte (mamma che ansia dover dire adesso hai preso un impegno e lo mantieni e pensare “ecco adesso piange, ecco sto facendo un danno!”).
    e direi che più che imparare qualcosa su lorenzo ho imparato qualcosa su di me. anche questo è il mestiere di mamma no? 😉
    ciao, grazie.

    • Mamma Felice (Mappano) - Ariete
      Mamma Felice
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      Guru
      Mamma di Dafne (9 anni)

      Sere, quanto è vero! Alla fine sono IO che ho imparato tanto da questa storia, soprattutto a farmi da parte…
      Mi pento solo di non averne parlato prima, su mammafelice. Ti giuro che pensavamo di essere gli unici ad avere questo problema, e in effetti mi do della scema da sola ad averlo pensato!

      • sere

        ma figuriamoci! come facevi a pensare di essere l’unica? tutta la nostra vita è piena di condizionamenti del genere. pensare a cosa pensano gli altri è il nostro primo pensiero(scusa le ripetizioni). se ti fermi un attimo a rifletterci su, ti accorgi che speri che il/lka tuo/tua bambino/a sia come te o diverso da te, ma perchè? perchè sei stata bene o male in certi casi essendo come sei e non vuoi che tuo figlio sia così, opure lo desideri tanto, e c’è anche un senso di rivincita in questo. e non lo dico con cattiveria, intendiamoci, solo è davvero difficile non essere ansiosi con tutte le pressioni che dall’esterno ci vengono imposte, più o meno inconsciamente (sempre più apertamente a dir la verità,purtroppo).
        io ho la fortuna, e probabilmente anche tu, di avere un marito che mi bilancia quindi mi da la possibilità di avere un diverso punto di vista che mi aiuta – a volte mi confonde anche -. è così difficile gestire il ruolo di genitore – mamma – in una società che, volenti o nolenti, ci spinge a dimostrare sempre qualcosa! ma quello che io mi dico è: io conosco il mio bambino. questa è un’occasione in cui lui potrebbe fare di più provandoci o è un’occasione in cui davvero è meglio per lui lasciar perdere? può rifare questa esperienza in un altro momento? è davvero necessaria fargliela vivere o si può aspettare? e soprattutto: questa esperienza gli serve davvero e davvero voglio fargliela vivere per lui o lo faccio per un mio interesse personale? e credo che la prima e l’ultima frase siano le più importanti. se ci facciamo queste domande allora va bene, anche se le risposte magari a volte possono essere sbagliate o se ci facciamo prendere dall’orgoglio di voler dimostrare quanto è bravo e bello il nostro bambino.
        🙂
        …avranno senso le cose che ho detto? mah! 😉
        ciaociao!
        S.

      • Mamma Felice (Mappano) - Ariete
        Mamma Felice
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        Guru
        Mamma di Dafne (9 anni)

        Ce l’hanno eccome, un senso! Sono anche le stesse domande che mi pongo io. Chissà se ogni tanto azzecco anche le risposte! 😳

  6. “…i figli non sono noi, e noi non siamo loro. …ciascun bambino ha i suoi tempi, e le sue paure, …”
    Quanto è vero quello che hai scritto!! Io sono una di quelle mamme convintissime che i bambini hanno fin dalla nascita il loro carattere, o indole… Altrimenti non si spiega come mai io, molto molto timida, (mi faccio mille problemi, penso 100 volte prima di agire, mi agito se devo parlare davanti a 5 persone…), ho un figlio che parla con tutti. Ma proprio tutti. A tre mesi chiamava le persone dal passeggino, elargiva sorrisi a tutti e allungava le braccia per essere preso in braccio. A poco meno di 2 anni, se glielo permettevo, andava a fare un giro con chiunque e parlava con tutti. Si buttava in qualsiasi cosa senza pensarci troppo o mostrando paura. Ora che è cresciuto pensa un po’ di più prima di agire ma è comunque un bimbo solare ed estroverso. Naturalmente essere tanto estroverso ha i suoi pro e contro come la timidezza. Io la capisco Dafne perchè da piccola ero come lei e ho sofferto parecchio quando i miei genitori mi costringevano a fare cose che io non mi sentivo di fare. Credo che la timidezza vada trattata con tanta delicatezza e tu sei stata molto brava con Dafne 🙂

    • Mamma Felice (Mappano) - Ariete
      Mamma Felice
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      Guru
      Mamma di Dafne (9 anni)

      Io ammetto che prima di diventare mamma pensavo che il carattere fosse solo questione educativa, ma mi sono proprio ricreduta: una base caratteriale anche secondo me c’è, eccome, che certo l’educazione può plasmare o accentuare, ma esiste eccome…

      • Anche io credo che il carattere dei bimbi, come delle persone, si possa smussare, migliorare, … Verissimo che tante cose si scoprono quando si diventa mamme. Un po’ come il brutto vizio di giudicare il comportamento dei bambini. Quando si diventa mamme si inizia a giudicare molto meno e si prova a immaginare la fatica di una mamma che talvolta non sgrida il figlio o permette cose poco educative.
        Sicuramente avrà i suoi motivi e l’esperienza insegna a tacere e provare a comprendere.

      • Mamma Felice (Mappano) - Ariete
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        Mamma di Dafne (9 anni)

        Verissimo… io l’ho vissuto sulla mia pelle, e ammetto che prima, quando giudicavo senza sapere, mi sbagliavo.

      • Barbara… probabilmente può essere maggiormente una questione educativa se il bambino non ha un carattere abbastanza forte e quindi si adatta (o piega) al modello o alle richieste del genitore, oppure se ha molta paura del genitore… 🙁
        Se il bambino ha carattere… per il genitore diventa molto molto difficile plasmare, anche a fin di bene.
        Probabilmente è più semplice, se si instaura un rapporto povero di conflitti, anche se è tanto difficile… 😳
        Io ora sono alle prese con il mio treenne (lo stesso piccoletto che in sala parto non ne volle sapere di attaccarsi al seno… ) che esprime il suo disappunto nei confronti di noi genitori (se ritiene di aver subito un torto) con le pernacchie… da un lato mi fa ribollire il sangue, perchè temo di ritrovarmi un piccolo teppistello, fra qualche anno… dall’altro questo mi fa riflettere e forse è solo una fase e il suo modo per esprimersi (visto che ancora non sa farlo verbalmente in modo chiaro).
        Mi guardo indietro e penso che se solo avessi osato fare una cosa del genere ai miei genitori, non l’avrei passata liscia.
        Certo, che non mi piace il suo comportamento glielo dico, però cerco anche di capire se sono stata io a provocare una reazione così odiosa, magari usando toni troppo bruschi nel riprenderlo… per la serie… genitori crescono…
        Scusa il papiro, e magari anche un pò di OT…

    • Ciao Claudia,
      confermo anche io… ho capito appena partorito il mio secondo figlio che i bambini hanno il bel loro carattere fin dentro alla pancia, di sicuro… perchè altrimenti non mi saprei spiegare come un bambino appena appena nato possa far già valere un suo desiderio…
      nel mio caso… lui aveva deciso che non gli importava ciucciare… si vede che era stanco e preferiva rilassarsi in braccio a me o a suo papà… ed è solo uno degli esempi.

  7. Questa frase “perché poi i bambini ci arrivano da soli, alla vita, e noi non sempre serviamo davvero a qualcosa” è qualcosa di meraviglioso!

    Ti chiedo il permesso di tatuarmela sulla fronte, ovviamente citando la fonte 😉

  8. veronica

    io credo di commettere il comune errore di pensare che mio figlio sia il prolungamento della mia persona,forse per il modo in cui sono cresciuta,ma stà di fatto che mio figlio ne soffre di questa cosa,e io,pr sapendo che è sbagliato,fatico molto per cercare di cambiare il mio modo di interagire con lui,e sò che se non lo sistemo,quando arriverà il momento,lui non si fiderà affatto di sua madre,e questo mi fa soffrire,perchè so che non è colpa sua se è così chiuso,ma colpa mia!

    • Mamma Felice (Mappano) - Ariete
      Mamma Felice
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      Mamma di Dafne (9 anni)

      Ma non è vero che non si fiderà: poi i bambini capiscono, sanno perdonare i nostri difetti.
      io ti dirò che avendo una personalità molto forte, mi sono sempre fatta violenza per non schiacciare Dafne, perché so che potrei farlo, se volessi. Sarebbe orribile, ovviamente.
      Coraggio, a piccoli passi si cambia tutto.

  9. quanto sono saggie queste parole!
    ho vissuto esattamente le stesse cose con il mio figlio piu’ grande ( 6 anni)…ora e’ addirittura lui che mi chiede di fare esperienze che prima sarebbero state davvero impensabili 😉

    • Mamma Felice (Mappano) - Ariete
      Mamma Felice
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      Guru
      Mamma di Dafne (9 anni)

      Vorrei tanto che a 6 anni anche Dafne chiedesse di fare delle esperienze che vanno ‘oltre noi’ e oltre alla scuola. Non pretendo che diventi una sportiva o chissà che cosa, ma un piccolo corso di nuoto, o di ginnastica, o imparare a suonare uno strumento, o dipingere… o qualsiasi altra cosa, anche andare a giocare nel fango. Però spero che questo non se lo neghi ‘solo’ per paura, ecco.

      • Il primo corso di nuoto di Momo e’ stata una mezza tragedia…io ho cercato di non forzarlo ma ho perseverato a portarlo ogni sabato, rispettando i suoi tempi di entrata in acqua e socializzazione con gli altri…ora e’ lui che mi chiede di iscriverlo al corso, si prepara la borsa e si cambia da solo nello spogliatoio dei maschi ( al quale le mamme non hanno accesso!)
        Sai? Lo scorso anno mi ha chiesto di andare in colonia, credevo di dovermelo andare a riprendere il secondo giorno e invece si è fatto tutti i 10 giorni, un po’ ha pianto ma l’ho saputo solo al suo ritorno! E quest’anno si ripete…
        Non sarà mai estremamente socievole ed estroverso ma sono contenta, come scrivi tu, che non si neghi niente di quello che gli piace fare….

  10. Roberta

    Bellissimo articolo e importante esperienza per voi genitori. Ritengo che due siano le cose fondamentali e che vorrei sottolineare: la prima è quella di non fare confronti tra noi quand’eravamo bambini e i nostri bambini. I nostri figli sono diversi da noi, sono un’altra persona e quello che andava bene per noi non è detto funzioni per loro. La seconda cosa, che hai evidenziato bene tu verso la fine, è che bisogna dare fiducia ai nostri bimbi e sostenerli nelle loro capacità e potenzialità ma senza forzali. Ogni bambino ha i suoi tempi….e vanno rispettati. Inoltre ogni bambino conosce alla perfezione i punti deboli dei propri genitori :-)e con questo ho detto tutto! 🙂
    Sono sicura che la condivisione di questa esperienza sarà utile a molti genitori.

  11. “Ho imparato anche che certe volte sarebbe meglio pensare meno, e semplicemente aspettare, perché poi i bambini ci arrivano da soli, alla vita, e noi non sempre serviamo davvero a qualcosa.”
    Cara Barbara, non sai come mi conforta questo tuo post! Stessa situazione anche qui che si manifesta più che altro con atteggiamenti scontrosi o rifiuto totale di salutare chicchessia, fossero anche maestre e compagni. Inizialmente non me ne facevo una ragione e reagivo duramente. E non serviva a nulla, grandi pianti e poi stesse identiche dinamiche la volta successiva. Così ho deciso di aspettare, moltiplico i miei saluti e non forzo Letizia, consapevole che il buon esempio vale più di mille parole e di tante paure :-).

  12. clarissa

    Io ho la situazione opposta, io sono stata e sono tuttora molto timida, mentre mio figlio è socievole e estroverso. Io parlo pochissimo, lui parla tantissimo (a volte mi dico che Camillo sia cosi per “spirito di sopravvivenza”)

    Da timida cronica quale sono posso dire che la timidezza è un modo di essere. Si nasce estroversi, si nasce simpatici, si nasce socievoli e si nasce timidi.
    Per quanto mi riguarda i miei genitori, e mi ricordo anche le mie maestre hanno sempre fatto in modo di coinvolgermi in recite e in situazioni di socialità per “farmi vincere la timidezza” senza ottenere nessun risultato. Ancora oggi divento rossa quando devo parlare davanti a tanta gente.
    Per me da piccola era uno sforzo grandissimo aver a che fare con le persone.
    Ora sono ancora timida ma mi riesco a gestire, se divento rossa non mi crea nessun imbarazzo, quando in una situazione mi sentyo a disagio mi tengo in disparte e faccio un lavoro dove sono sempre a contatto con tante persone (mai l’avrei potuto immaginare)

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      Mamma di Dafne (9 anni)

      Io invece, da vera egocentrica, avendo sempre amato parlare in pubblico e stare in mezzo alla gente, inizialmente ho fatto fatica a capire i motivi di Dafne, e li ho scambiati per puro capriccio. Per quello ho capito che era importante mettermi da parte rapidamente, e lasciarla fare.

  13. francesca m

    Grazie di questo post. Mio figlio è estremamente timido e inoltre non ama che vengano invasi i suoi spazi, per cui si “spaventa” e si infastidisce di fronte ad altri bimbi (e qualche adulto) molto espansivi e fisici. E ogni tanto ci mette in imbarazzo, perchè comincia a ripetere a voce alta “andiamo” a casa di amici o durante qualche cerimonia (tipo battesimo); ma purtroppo non credo sia un problema di educazione, ma di carattere e penso che noi genitori dovremo sempre impegnarci per aumentare la sua sicurezza e la sua autostima. (io però sono come lui e ricordo ancora adesso la mia sofferenza perchè avrei voluto andare a giocare con gli altri bimbi ai giardini, ma non avevo il coraggio e stavo in disparte e già ci sto male a pensare che anche lui provi la stessa sofferenza)

  14. Ily80

    Trovo tutti questi commenti molto illuminanti e penso che davvero Dafne abbia insegnato ai suoi genitori prima e tutte noi adesso che la fiducia silenziosa è lo spazio vitale entro il quale il carattere si definisce. Alla nascita siamo predisposti in modo innato ad avere un’indole, ma l’ambiente esterno o meglio le relazioni che impariamo ad instaurare con gli altri formano il nostro carattere. Se veniamo continuamente impossibilitati ad esprimerci possiamo diventare passivi o violenti, se percepiamo disinteresse nei nostri confronti tenderemo ad attuare comportamenti irrispettosi che manifestano disinteresse a nostra volta. Se invece intorno a noi percepiamo un sereno clima di fiducia, un controllo del nostro agire che mira unicamente al nostro benessere, se veniamo spesso ascoltati in modo sincero e abbiamo la fortuna di avere l’esempio di persone autentiche intorno a noi, allora sì che con il tempo la nostra capacità innata di adattarci alle situazioni verrà fuori.
    La mia bimba ha appena due anni e a volte capita che sia intimorita dalla presenza di alcune persone, ma basta che le tenga un attimo la mano, che capisca che non è da sola ad affrontare la novità perchè tutta l’ansia “svanisca”.
    Pensate che all’età di sette\otto mesi era terrorizzata da mio suocero… appena entravamo dalla porta lui, invece di lasciarle il suo spazio, la voleva prendere in braccio a tutti i costi e io non sapevo come comportarmi per non offendere lui e non sconvolgere lei. Dopo qualche tempo mi sono accorta che la cosa si stava facendo seria e che Irene cominciava ad attuare spesso questo comportamento, estendendolo anche ad altre persone; allora un giorno mi son detta “Basta”…all’ennesimo pianto ho detto a mio suocero di non strapparmela dalle braccia, lei stando in braccio a me pian piano si è tranquillizzata, quel giorno ha passato mezza mattina ad osservare suo nonno e da allora non ci son più stati problemi né con lui né con altre persone.
    Da lì, probabilmente, Irene (ma forse di più suo nonno) ha imparato lo spazio e il tempo che richiedono la fiducia e l’affetto… spesso ci ripenso a quel giorno, chissà cosa sarebbe successo se non fossi mai intervenuta?! Forse avrei favorito l’insicurezza e la timidezza…o forse Irene sarebbe diventata comunque quella bimba solare e aperta che è oggi.
    Fatto sta che i bimbi nascono senza libretto d’istruzione e che il mestiere di genitori è veramente il più difficile del mondo.

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      Sai, mi fa pensare molto quello che dici, perché con i neonati e i bambini siamo spesso tutti troppo invadenti. Quante volte ci permettiamo di toccarli e baciarli invadendo il loro spazio, ‘solo perché sono neonati, e sono tanto carini’?
      Mi immagino al loro posto: mi farebbe piacere essere accarezzata e sbaciucchiata da uno sconosciuto? No, per niente. E’ vero che però lo facciamo spesso? Prometto che non lo farò più, ma rispetterò prima i tempi del bambino che incontro!

  15. veronica

    io sono stata timida . insicura ,e aavevo amiche coraggiose che si tuffavano facevano cose pericolose parlavano con tutti …io cercavo di essere come loro ma non mi riusciva ed ero sempre la pauroosa la timida …quanti pianti ho fatto …mi rifugiavo nella cosa che mi veniva bene che era ed è il disegno ..passavo ore ed ore a disegnare ..e anche li non andava bene : ma perchè no fai dei paesaggi invece che ste storielle …non andava mai bene non ero mai abbastnza …la mia autostima non è mai cresciutaanzi negli anni è peggiorata mi avvicinavo a compagnie pericolose sfidavo tutto per cercare di essere come gli altri …poi mi sono ammalata di smania di perfezione e di scomparire allo stesso tempo ..per molti anni ..adesso mi accetto di piu mi lascio vivere per quello che sono anche se non mi perdono facilmente ..ho una bimba che è tutto per me e che cerco di non caricare di aspettative di mie rivalse …se non si sente cerco di capire il perchè e lascio chemi conduca lei …viola è una bimba molto solare ma quando andiamo fuori dal suo territorio e dalla mia protezione eè timorosa ,,,deve prima sondare il terreno …ad unanno andava in mare senza paura con me e in bici con mio marito …a 2 anni quando abbiami riprovato era come se fosse tutto nuovo aveva paura non voleva toccar l acqua e neanche salire sul seggiolino della bici ( quanti scontri con mio marito che mi diceva ,,,ma si falla piangere che poi la paura le passa …seeeee) ma non è cosi il mio pediatra è stato illuminante e quando gliene ho parlato mi ha detto che i bambini non crescono come una strada dritta …a seconda delle emozioni che provano e le nuove esperienze alle volte giran tornano indietro regrediscoo un po o fanno grandi balzi in avanti …alle volte tornano indietro per tornare a quello che conoscono perchè nn sono ancora pronti alla fase successiva …questo mi è servito molto e soprattutto non spingerla quando non si sente ma cercando di non precluderle niente …lei non è me ma so come potrebbe sentirsi ..

    • Mamma Felice (Mappano) - Ariete
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      ‘So come potrebbe sentirsi’. Ecco, io penso, Veronica, che tu abbia detto tutto in questa frase. Chi come te, come me, come altre donne, ha sofferto, cerca come madre di non far rivivere le stesse sofferenze ai propri figli. Ma forse la vita è anche questo, io non lo so, io cerco di proteggerla dal dolore, a tutti i costi, davvero TUTTI I COSTI, ma prima o poi lo affronterà. E allora forse la cosa migliore sarà semplicemente esserci, per loro, per le nostre figlie. Esserci e basta, accoglierle, senza giudicarle, fare in modo che non abbiamo paura del nostro giudizio e sappiano che noi ci siamo.

  16. Ily80

    Il saper aspettare i tempi dei bambini riconoscendo e accettando le loro regressioni momentanee, le loro titubanze e le insicurezze è proprio una virtù. Mio nipote dalla nascita ad oggi(4 anni e mezzo) ha già dovuto affrontare 5 interventi chirurgici ed un numero infinito di esami e controlli. Capite bene che la figura del medico, della dottoressa e dell’infermiere/a lo terrorizza molto perché li ricollega al dolore fisico delle operazioni e alla noia della degenza. L’unico medico di cui non ha paura è proprio quello che invece l’ha sempre operato… mio nipote l’ha conosciuto durante una visita di controllo a poche ore da uno degli ultimi interventi. Il medico non è nemmeno entrato in stanza quando ha visto il modo in cui si è irrigidito il bambino. Si è fermato sulla porta, ha fatto allontanare i suoi assistenti, si è messo a parlare con tono tranquillo a mio fratello e mia cognata e solo quando ha percepito un rasserenamento negli atteggiamenti di mio nipote è avanzato di un passo…si è rivolto direttamente al bambino dicendogli :”io devo controllare se il taglietto che ti ho fatto prima sta guarendo. Se non vuoi che ti veda adesso perché sei impegnato a giocare con il tuo peluches posso passare tra un po’.” Mio nipote non ha risposto, si è sdraiato sul suo lettino e si è alzato da solo la maglia… Non si era arreso, aveva percepito il rispetto che il dottore gli aveva dimostrato non invadendo di colpo il suo spazio e il suo tempo e lasciandogli la possibilità vera di poter decidere se essere visitato subito o più tardi.

  17. veronica

    hai ragione barbara …anche io a tutti i costi volevo che non stesse mai mle che nessuno la facesse soffrire …cosa che faccio anche adesso seppur cerco di controllarmi ..però vero l unica e stargli vicino perchè dovran stare senza di noi e affrontare cose belle ma il piu delle volte superare difficolta …di integrazione . di condivisione …spero solo di non esser io anche a trasmettergli queste mie paure …in questo caso mio marito che è l opposto è unaltro punto di vista “che puo darle spunti in piu spero ….

  18. Cara mamma felice,
    io ho una figlia di 6 anni e mezzo, che quindi ha inziato lo scorso settembre la prima elementare. Nel mio caso la timidezza non è il suo problema principale, anzi! E’ sempre stata una bimba molto socievole e desiderosa di fare nuove amicizie. Si è però più volte trovata di fronte bimbe che la guardavano storte perchè un po’ troppo vivace… Ciò che accomuna la tua Dafne a mia figlia è che all’asilo ha sempre fatto fatica ad andare. L’ultimo anno non erano più pianti, ma il disagio era palpabile, nonostante poi all’uscita fosse contenta!
    Quando ha cambiato scuola (senza conoscere nessun compagno, poichè nel frattempo abbiamo cambiato casa e ci siamo spostati nella zona dove c’è l’attuale scuola elementare) la mia paura era proprio quella che ricominciassero i pianti, lievi capricci, finti mal di pancia per evitare di andare a scuola. Ebbene, questo non è MAI successo, con mio stupore, ma anche orgoglio. Orgoglio sì, perchè mi ha fatto capire che è cresciuta, che ha trovato il modo di affrontare un disagio e l’ha trovato da sola! Quindi vedrai che il suo modo di affrontare questo importante cambiamento dimostra come stia crescendo bene! Continua a seguire i suoi tempi, sarà sicuramente la scelta migliore per lei e te!

    Complimenti per il tuo blog, ti seguo anche su Instagram 😀

    Viv

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