Il lavoro delle donne

Pubblicato il 14 Novembre 2012 da • Ultima revisione: 23 Aprile 2018

il lavoro delle donne

Quando sono diventata madre pensavo che gli argomenti più scottanti della maternità riguardassero l’allattamento, o l’epidurale, o quelle cose ‘da donne’, che solo le donne possono ‘capire’ e in cui c’è ancora tanto lavoro da fare per eliminare critiche e giudizi dalla nostra vita.

Poi son cresciuta, ho passato i 35 e mi sono fatta un discreto mazzo per tutta la vita, e mi sono accorta che in Italia la vera rivoluzione, ahimè, è ancora il lavoro. Il lavoro delle donne, per essere precisi. Continuiamo a discutere se le donne debbano lavorare o meno, e chi si debba occupare dei figli, e di tutta quella questione su ‘qualità o quantità del tempo’, e io francamente mi sento sperduta. Così oggi ho scritto questo post pieno di link, e di domande, e di pensieri ‘rivoluzionari’.

Mi fa piacere  innanzi tutto che gli uomini, in Italia, inizino a crescere come padri.
Qualche giorno fa leggevo un bel post di Simone Spetia, e  ho proprio pensato che le nostre figlie sono fortunate: le cose probabilmente stanno cambiando, e nonostante il nostro cattivo esempio, forse le nuove generazioni sopravviveranno alla nostra inerzia totale.

Liberi tutti
Dobbiamo fare di meglio, però: far uscire la nostra moglie o la nostra compagna la sera con amiche o amici e restate noi a gestire i bambini, senza romperle i coglioni ogni quarto d’ora al telefono; dobbiamo spingerla a cercare un lavoro, anche part-time, anche precario, che ci costringa a rosicchiare mezzore al nostro – di lavoro – per darle la possibilità di farlo; metterci in gioco; immaginarci diversi. Ecco, questo è importante: pensarci in quel ruolo, calarci in una loro giornata tipo e agire di conseguenza.

Parole che condiviso in pieno, e che mi riportano alla mente altre parole intense e coraggiose di Mafe de Baggis, sempre in merito al lavoro: Autonomia non vuol dire solo pagare i propri conti, vuol dire soprattutto essere padrone delle proprie scelte, senza doverle sempre attribuire a condizioni esterne impossibili da modificare.

Insomma, io di storie ne ho vissute tante, e sentite tante. Sulla mia pelle ho provato tante cose. E poi con gli anni ho iniziato a pensare che le donne dovrebbero sempre lavorare. Non arrabbiatevi. Però lo penso. Penso che non ci sia francamente nulla che debba impedire a una donna di lavorare, e realizzarsi, e semplicemente prendere in mano la propria vita.

Non c’è bisogno di fare la manager, di sacrificare la famiglia, di ‘usare lo stipendio per pagare il nido’, di trasformarsi in uomini. A mia figlia dico sempre: essere donna è meglio, perché le donne possono fare tutto, e possono fare anche i bambini. E continuo a pensare che sia così, e che non lavorare non sia una vera scelta. E con questo non intendo esprimere un giudizio di merito su chi lavora e chi non lavora, ma solo esprimere un mio pensiero: mi sentirei perduta, io, senza il mio lavoro, senza la mia capacità produttiva, senza i MIEI soldi. Nel senso che oggi come oggi io potrei anche decidere di andarmene e cambiare vita, e non lo faccio perché – per fortuna – sto vivendo la vita che mi sono scelta.

E qui, il mio secondo pensiero rivoluzionario, cosa ho sempre sostenuto: impariamo a innamorarci degli uomini giusti (o delle donne giuste). Con la mia idea del femminismo preistorico ho sempre lanciato questa sfida, ironica ma anche no, che i geni del maschilismo semplicemente dovrebbero estinguersi grazie alle nostre buone scelte in fatto di uomini. Se scegliamo un uomo che non è una cozza, e che lavora senza pensare di salvare il mondo, poi alla sera sarà perfettamente normale vederlo caricare una lavastoviglie o mettere il pigiama ai bambini. Che gli uomini così ci sono, e io li chiamo ‘uomini veri’, quelli che cambiano i pannolini, preparano la cena e, se tu esci con le amiche, sanno mettere a letto i bambini senza chiamarti ogni quarto d’ora. E non bisognerebbe nemmeno più parlarne, perché non si può più sentire la storia di quegli uomini che tornano a casa, aspettano la cena e poi si mimetizzano con il divano.

– Ma mio marito non vuole che io vada a lavorare.

Sorry? La questione qui non è che non stai lavorando, ma che hai sbagliato marito. Che tu faccia l’impiegata, o la commessa, o l’autista dell’autobus, o l’artigiana, o semplicemente lavori qualche ora da casa: non è bello fare qualcosa per te stessa? Il lavoro delle donne è l’emancipazione più grande, per il giorno in cui – magari – vorrai scappare, o vorrai regalarti semplicemente qualcosa senza chiedere la paghetta a nessuno.

– Ma non c’è lavoro.

Lavorare costa fatica. Cercare lavoro costa ancora più fatica. Facciamo solo in modo che questa non sia una scusa per non uscire nemmeno di casa. Facciamo solo in modo che il motivo non sia solo che non siamo brave abbastanza. Un po’ di fatica non ha mai ammazzato nessuno. Finché son viva, io voglio fare fatica.

Ma sono fatti miei? Anche no. Non ho la vanità di delineare il nuovo manifesto del femminismo, né di dire alle donne di andare a lavorare per forza. Se non lavorate, amen.

Io nel lavoro ho trovato me stessa, ho costruito la mia identità. Non nella maternità.
Nella maternità ho dato ciò che avevo costruito, e possedevo dentro me stessa, crescendo insieme a mia figlia, ma forte della mia identità. Io sono io, lei è lei.

– E’ difficile.

Lo so già: la vita è tremendamente difficile. La felicità, poi, non parliamone nemmeno. Del resto, se fosse facile, non staremmo nemmeno qui a parlarne. E non ne faccio una polemica: pensavo solo alla vita delle donne che conosco, e al lavoro, e a quanta vita c’è intorno a noi, ancora. Quanta dannatissima passione. In questi anni, insieme, non abbiamo alimentato reciprocamente le nostre passioni e le nostre speranze?

Dafne spesso mi dice:
– Mamma, io da grande voglio fare tutto.
Meno male che non vuole fare la principessa: fare la principessa non è un lavoro. Io le dico che può fare anche qualcosa di meno, ma spero che per lei la libertà sia il motore di tutto, anche a costo di vederla salire su un aereo per andare dall’altra parte del mondo.

Che casino, essere genitori. Per fortuna che restiamo vivi, e continuiamo ad esserlo. Per fortuna che possiamo anche essere ALTRO. Voi, per esempio, che cosa volete fare, da grandi?



Commenti

78 Commenti per “Il lavoro delle donne”
  1. cri

    Io sogno spesso e volentieri di fare una mega vincita al superenalotto. Riesco ad immaginarmi i primi 5/6 giorni nei quali salgo e scendo da aerei, entro nei negozi più lussuosi, faccio razzie all’ikea…e poi…? poi niente, il lunedi successivo nei miei sogni…vado a lavorare. Proprio perchè non riesco ad immaginare una vita senza lavoro. Sono una mamma single che gestisce una casa, un figlio e 2/3 cani (nel corso degli anni la quantità di cani è variata, ora siamo a 2)e faccio un lavoro abbastanza particolare con diversi viaggetti in giro per l’Italia e diverse nottate/sabati/domeniche seduta alla scrivania; una vita abbastanza faticosa ma che non cambierei per niente al mondo. Tutto questo per dire che condivido in pieno i tuoi pensieri.

  2. angela

    Condivido tutto, anche io non potrei stare senza lavorare non solo per i soldi ma anche perchè ho bisogno del lavoro per sentirmi realizzata, per dare di più ai figli, non solo economicamente, quando non lavoravo ero più stressata di ora, anche se mi si accumulano tante cose e a volte credo di non farcela, sono contenta di aver finalmente trovato un buon lavoro che mi da molte soddisfazioni e mi fa crescere in tutti i sensi…Senza nulla togliere alle casalinghe, io non ce la farei mai, quando ero senza lavoro mi inventavo anche lavoretti precari pur di fare…W il lavoro e w i bravi mariti/padri.

  3. Ti racconto la mia esperienza. Quando è nato mio figlio, sono rientrata a lavoro al compimento del suo 5° mese ( lavoro in un ente pubblico) lasciando mio figlio tre volte alla settimana a mio marito al quale hanno dato il telelavoro. Anche lui lavora per un ente pubblico, ma moolto più evoluto del mio rispetto certe tematiche. I restanti 2 giorni, rimaneva con la mia mamma. Premetto che mio marito è un cosiddetto padre hight care, vuoi per intelligenza o perchè padre di un bimbo nato da una pma, quindi voluto e cercato. Ma credo lo sarebbe stato comunque. Ora che però ha 19 mesi, mio marito è involuto. Mi spiego: E’ tornato a lavoro, è più stanco, e l’altro giorno ha esordito dicendomi che i figli sono delle madri in tutto e per tutto. Scherzava, ovviamente. Ma fino a che punto? Voglio dire che, se fosse stato un uomo diverso da come è la cosa mi avrebbe fatta sobbalzare. Ma in realtà, pensandoci bene, mi rendo conto che, per quanto possa essere versatile mio marito, sono sempre io che rinuncio ad una riunione, ad un impegno, alla palestra, pur di non lasciare mio figlio. E credo che ci sia qualcosa di ancestrale in questo.
    Raffaella

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      Mamma di Dafne (16 anni)

      Raffaella, anche Nestore quando è stanco mi dice la stessa cosa: io penso anche che sia normale, quando i figli sono molto piccoli. Non penso che la madre non serva a niente, tanto che, in fondo, io ho scelto (perché ho potuto, chiaro…) di lavorare a casa proprio per stare due anni con mia figlia, cosa che è un privilegio, lo so.
      Non penso che i padri debbano fare le madri: siamo diversi, noi forse abbiamo più pazienza, o semplicemente tutta questa è una questione di visceri, visto che ce li siamo portati dentro, questi figli, per 9 mesi.
      Ma i padri che fanno i padri, e i mariti che fanno i mariti, sono appunto – secondo me – quelli che ci sono, che FANNO delle cose, che sono presenti, verso la famiglia e verso se stessi.
      Non posso appunto pensare che ci siano uomini di 30-35 anni, quindi relativamente giovani, che non sanno nemmeno dove stanno i loro calzini, o che non sanno cambiare un pannolino, o non hanno mai visto in faccia una maestra.
      Non credo che tuo marito si sia involuto: credo che sia molto normale che un padre senta maggiore la stanchezza rispetto a noi. Siamo donne. Tutto lì, forse. Ma non schiave, ecco, non martiri, non le uniche che devono prestare le proprie cure.

  4. sere

    […]‘uomini veri’, quelli che cambiano i pannolini, preparano la cena e, se tu esci con le amiche, sanno mettere a letto i bambini senza chiamarti ogni quarto d’ora.[…]
    ma! conosci mio marito x caso?!?! ;p
    e dire ke io mi lamento. … oggi rifletterò su questo.(matrimonialmente parlando nn è un periodo molto felice 🙁 )
    x il resto…mi hai tolto le parole di bocca! condivido in pieno tutto!
    buona giornata.

  5. giusy

    Ciao Barbara,
    leggo quotidianamente le tue affermazioni, le tue opinioni sulla vita, sulla maternità, femminilità e, soprattutto sul lavoro…ad essere onesta, mi rispecchio molto in ciò che esprimi…..ma rispetto a te, ho mollato i miei sogni nel cassetto….non so dove siano finiti, ma prima ciò che mi faceva procedere a carrarmato, erano i tuoi stessi ideali, oggi, invece mi sono incatenata nella paura di fallire senza mai aver nemmeno iniziato…E’ come se tutti gli stimoli emotivi e intellettivi, fossero svaniti, ed era proprio quello che non avrei mai voluto accadesse.
    Grazie ai tuoi post, cerco di guardarmi dentro e di capire come poter iniziare da capo, con un bimbo, un marito ed un progetto da realizzare…che per ora ancora non so quale sia, ma c’è.
    Ancora un sincero grazie.
    Giusy

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      Giusy, ti auguro principalmente di ritrovare i tuoi sogni. Perché già concedersi il ‘lusso’ di pensare al proprio sogno, coccolarselo, e trasformarlo in un’idea, è un primo grande passo.
      Per fortuna, come dico sempre, la vita non è finita finché non finisce. Quindi siamo sempre in tempo a cambiarla.

  6. lima38

    Anch’io condivido tutto, la nostra indipendenza è importante. Io sono fortunata perché mio marito sa fare tutto in casa e forse meglio di me, però lui lavora tutto il giorno, io ho un lavoro part time, quindi è logico che sia io a seguire di più le bimbe, ma lui è presente e al bisogno posso chiedergli di preparare la cena ecc. Credo che sia anche un po’ colpa di noi donne se gli uomini sono così: già da piccoli le mamme dovrebbero farsi un po’ aiutare anche dai maschietti e non solo dalle femmine… e poi nella vita di coppia magari fin dall’inizio è bene dividersi i compiti!
    Buona giornata.

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      Infatti la cosa che mi dà da pensare è che le donne si lamentano delle suocere, ma poi educano i figli allo stesso maschilismo. Magari anche non al maschilismo, ma a quel fastidioso atteggiamento quasi inconscio del ‘figlio maschio’, a cui poi magari tagliano la bistecca o apparecchiano il tavolo anche se ha compiuto 30 anni.

  7. chiara26

    anche io fortunatamente ho un compagno così,ho iniziato preso a uscire qualche sera con le amiche (poche ma qualcuna si) lasciando a casa il bebè e lui se l’è sempre cavata alla grande senza mai chiamarmi…..
    sul fatto del lavoro boh non saprei, forse perchè sono stata “costretta da eventi esterni non sicuramente dal mio compagno” a rientrare al lavoro quando il bimbo aveva un mese e ora mi pesa tanto non riuscire a stare con lui o comunque a starci veramente poco….diciamo che se potessi permettermelo (vincita al superenalotto o gratta e vinci sarebbero gli unici casi) starei volentieri a casa a fare tutto quello che non ho mai tempo di fare…stare con lui principalmente, poi pane in casa, merende fatte da me, etc etcetc

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      Ma quelle si possono fare anche al pomeriggio, no? Qui la questione secondo me è che non ha senso, nella nostra epoca, questa rigidità nel mondo del lavoro. Manca un serio impegno delle aziende nel concedere il part time a tutti, anche verticale, e soprattutto il telelavoro. Io continuo a ribadire che la maggior parte dei lavori impiegatizi si può svolgere tranquillamente da casa, almeno alcuni giorni a settimana.

      • chiara26

        hai perfettamente ragione…manca un serio impegno da parte delle aziende nel venirci incontro….e per il pomeriggio mi spiace ma entro in casa dopo le 18.00…….

  8. Sì no boh. Premetto che a casa mia il problema non si pone: lavoriamo tutti e due, abbiamo entrambi un lavoro fisso e quindi, finché c’è la salute di tutti e 4, avanti così 😉
    Ma, anche se il lavoro ci piace, è pur sempre lavoro: se avessi una rendita sicura pari o anche lievemente inferiore al mio stipendio, smetterei subito. Non smetterei se mio marito guadagnasse il doppio di quello che prende ora, più perché “non si sa mai” che per la paura di sentirmi dipendente da lui. E ti dico di più: se io prendessi il doppio e lui volesse fare il casalingo, benedirei la buona sorte, perché in quel caso non alzerei più una paglia in casa (a parte forse cucinare, quello mi piace a prescindere).
    Ho alcune amiche, con figli e non, che la pensano in modo ancora diverso: piuttosto che “buttarsi via” in un lavoro da 5 euro all’ora, restano a casa e fanno le casalinghe. Forse perché si sentono addosso la certezza che, alla bisogna, un lavoro purchessia lo trovi sempre.

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      Non penso che alla bisogna un lavoro lo si trovi sempre: purtroppo non sono più tempi in cui al più si rimedia un lavoretto e si campa con quello. Arrivare a 40 anni e non aver mai lavorato un giorno, non è un gran curriculum, per un’azienda. Tanto più che non ci sono incentivi all’assunzione quando si superano i 28 anni, a meno che non si risieda in zone svantaggiate (in cui però c’è anche meno lavoro).

      Sulla questione ricchezza anche noi sogniamo tanto, penso come tutti: che faremmo se vincessimo al superenalotto (difficile considerando che non giochiamo, ma potremmo sempre trovare una schedina per terra ahhaa).
      Adesso non so dirtelo con certezza, ma io personalmente non credo smetterei di lavorare, anzi: per come mi conosco adesso, forse lavorerei pure di più. Il mio sogno è avere una grande azienda femminile, e se solo avessi i soldi necessari, mi piacerebbe avere anche 3050 persone impegnate in progetti a tempo indeterminato.
      Nestore invece dice che non lavorerebbe più e farebbe l’Università.
      Diciamo che magari si arrivasse a dover fare questa scelta: per ora campa cavallo… 😉

      • Beh, le persone di cui parlo non sono ragazze che sono passate direttamente da casa dei genitori all’altare: sono persone che hanno lavorato fino ai 30-35 anni e poi per una serie di ragioni hanno deciso che non gli conveniva più. Ripeto: un lavoro qualsiasi, non un lavoro all’altezza delle tue competenze.
        Nemmeno noi giochiamo: sono arrivata alla conclusione che chi è felice non gioca, si limita ogni tanto a sognare 🙂

  9. Quand’ero bambina sognavo di fare la traduttrice. Può sembrare pazzesco ma è così; mi piaceva il suono delle lingue diverse dalla mia. Da grande, ci sono riuscita. Certo immaginavo che avrei tradotto romanzi e invece traduco testi scientifici, ma è la strada che mi sono scelta. Senza il mio lavoro io sarei persa e non è una questione economica, quello è il minimo, io sono anche il mio lavoro, è proprio una questione d’identità. Conciliare maternità e professione per me è sempre stato molto complicato, soprattutto i primi tempi, perché mio marito fa un lavoro molto più impegnativo del mio, è un medico, e lavora di giorno, di notte, il fine settimana, i giorni festivi… Ieri sera, per esempio, erano le 21.00 ed era appena tornato a casa, dopo mezz’ora lo hanno richiamato e non abbiamo avuto il tempo nemmeno di scambiare due chiacchiere. Devo però dire che quando c’è è presente davvero e lava i piatti, stira, lava i capelli alla bimba … e tutto il resto. Adesso sono in attesa del secondo figlio e mi chiedo come farò a conciliare una doppia maternità con il lavoro, altre notti insonni con il lavoro, le malattie di due bambini con il lavoro… Non lo so, ma una cosa è certa: alla mia professione non rinuncio, perché me la sono costruita un passo alla volta, ed è stato faticoso, perché è il mio sogno realizzato, perché io sono questo e ho bisogno delle mie parole straniere da trasformare.

  10. francesca m

    Questo post rispecchia in pieno il mio modo di essere femminista. E sì purtroppo la rivoluzione passa ancora dal lavoro delle donne e temo che la crisi stia remando contro in questo momento storico, da un lato perchè scarseggia il lavoro, dall’altro perchè le risorse pubbliche diminuiscono e rischiano di diminuire i servizi alle famiglie (già di per sè carenti).
    Anche per me la realizzazione personale non si equivale al realizzarsi nella maternità: con la maternità si cambia e si cresce, ma non è possibile, nè auspigabile che si perdano totalmente i propri interessi e le proprie passioni.
    Tu comunque in tema di conciliazione lavoro-famiglia sei da prendere come esempio!
    buona giornata
    francesca

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      Mamma di Dafne (16 anni)

      Non penso di poter essere presa come esempio: faccio un sacco di casini. La casa fa schifo, ieri sera piangevo perché so per certo che non riuscirò a portare a termine alcuni progetti su cui dovrò ammazzarmi anche di notte, e in questo momento, visto che c’è sciopero, io sono al PC mentre Dafne di là gioca da sola con i suoi Lego Friends.
      Diciamo però che non mollo, ecco. Mi rifiuto di mollare. Ma se si potesse fare meno fatica, anche solo un pochino in meno, la farei.
      Perché mi piace fare fatica, ma con un fine: altrimenti si finisce per far fatica e basta, vero?
      Ecco, mi sono incartata…

      • francesca m

        diciamo che la fatica deve essere commisurata con l’obiettivo da raggiungere … altrimenti io mollo, ma è una scelta personale.
        E non ti preoccupare Dafne sta imparando a giocare in autonomia!

      • ah ah ah e che ti credi di farli solo tu i casini, no no mi sa che sei in buona compagnia, io sono sicuramente nel club 😆

  11. io, da grande, vorrei tornare a fare ‘solo’ la bambina con tutti i GRANDI problemi annessi e connessi all’infanzia ;P

  12. è sacrosanto che le donne lavorino anche dopo la maternità ma la compatibilità tra lavoro e figli dipende, secondo me, anche dal tipo di azienda in cui lavori, non dimentichiamo che in moltissime aziende italiane le lavoratrici madri sono un corpo estraneo da far allontanare più o meno “volontariamente”. 😐

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      Mamma di Dafne (16 anni)

      E’ verissimo, Marina: io stessa sono stata diciamo ‘disincentivata’, per non dire altro, dalla mia cara cooperativa che mi appaltava all’Università di Bologna. E quando Dafne aveva poco meno di un mese, mi chiamò il CESIA(faccio i nomi, tiè) per dirmi che mi avrebbero dato un lavoro, ma solo se mi fossi recata in ufficio. Sai che lavoro? L’aggiornamento del portale web. ahahahahhaa. No, non fa ridere.
      Stranamente comunque quella persona prese il mio posto e diventò il responsabile del progetto. Stranamente. E sempre stranamente era un uomo.

      • lo dico con un po’ di cognizione di causa: ho lavorato anni nelle risorse umane a contatto ogni giorno con aziende di varie dimensioni e nei settori più disparati e ti posso dire che praticamente tutte preferivano assumere donne senza figli. Mi riferisco al settore privato, probabilmente nel pubblico è un po’ diverso. Tanto per la cronaca, anche io faccio parte del club delle “disincentivate” 😉

  13. danielina

    anch’io condivido al 100%. il mio mantra è “ognuno deve star in piedi da solo” maschio o femmina che sia. sto parlando dal punto di vista economico. io lo sento come una forma di rispetto verso se stessi,verso il coniuge e verso la società. coniuge e società che dovrebbero comunque sostenere mille e mille volte di più una ragazza nei primi anni di maternità.

    • Meg

      “ognuno deve stare in piedi da solo” è bellissimo come mantra, però in una famiglia non sempre è possibile…io dovrei buttare dalla finestra la suocera pensionata minima, il marito precario part time e due figli adolescenti che hanno ancora bisogno di tutto…praticamente in questo periodo sto lavorando solo per tenere in piedi loro!

    • Io non la vedo così. Soprattutto dal punto di vista economico. In famiglia siamo in quattro mio marito lavora a tempo pieno ed io faccio part time.
      Lui guadagna più di me. Ma non per questo spende più di me. I nostri guadagni sono della famiglia ed io posso spendere i soldi che guadagna lui.
      Io vedo il noi come una cosa unica. Ciò che è mio è tuo.

  14. mina

    Fino a qualche anno fa da grande volevo fare la ricercatrice, ora vorrei solo NON fare la precaria! 😀

  15. Ho sempre lavorato prima, durante e dopo la gravidanza….spesso a spalmarmi sul divano sono io e non mio marito. Ma quello che mi ruga è che per quanto mi faccio il mazzo, il mio lavoro è quotato meno. Perchè chi decide sono ancora gli uomini nel mio caso faccio pure ridere o piangere dipende dai punti di vista perchè i datori di lavoro sono parenti e anche molto stretti.

  16. Cara Barbara, se prima ti ammiravo come donna, dopo questo post posso dire di adorarti! Oggi parlare di “femminismo” in questi termini e con il tuo coraggio, mettendoci la faccia, credo che valga più di qualsiasi altra cosa. Il ruolo della donna nella società è motivo di discussione “intellettuale”, spesso con il “dito mignolo alzato”, come se non riguardasse davvero tutte noi. I tentennamenti, le paure, le fughe di fronte a questo tema non sono ammissibili: ci sono mille difficoltà. E’ vero! Hai detto bene: ci vuole un sacco di fatica! Oggi le “biancanevi” non “devono” aspettare il bacio di un principe: hanno bisogno di leggere donne come te, con la tua tenacia, con la tua forza e scoprire che si possono svegliare da sole, o con l’aiuto di altre donne come loro.
    #noivaliamo è l’hashtag con cui rilancio su twitter il tuo post. Perché #noivaliamo sul serio! Dobbiamo solo convincerne…
    Un abbraccio e grazie.

  17. non potrei mai essere dipendente economicamente del mio uomo.Intanto non è possibile visto che lui fa un classico lavoro da impiegato e porta a casa uno stipendio che basta giusto a lui per pagare la rata della macchina,le bollette di casa (a metà con me)e per viverci.ma poi se disgraziatamente un giorno le cose non andassero più?cosa faccio io senza uno stipendio,campo solo con i suoi alimenti?ma non scherziamo via…mia madre mi ha sempre insegnato a essere INDIPENDENTE perchè nella vita non si sa mai.
    Ad esempio i mobili che abbiamo in casa sono stati tutti pagati a metà,per me è stato uno sbaglio ma non avevamo altro modo per permettercelo.
    io ho un lavoro a tempo determinato che mi scadrà fra 3 mesi quando andrò in maternità obbligatoria.mi hanno assicurato che mi richiameranno,non so se subito dopo i 4 mesi e se un pochino dopo.é chiaro che se dovessi scegliere preferirei tornare a lavoro dopo 5\6 mesi e non subito dopo 4 ma non me lo posso permettere di scegliere quindi se dopo 4 mesi mi rivogliono a lavoro dovrò trovare il modo di lasciare mia figlia a qualcuno.So già che sarà durissima e solo il pensiero mi vien da piangere ma non ho scelte se voglio campare io e comprare da mangiare a mia figlia.
    un po invidio chi si può permettere di stare a casa a fare la mamma e la moglie ma non so se sarebbe la mia vita ideale.

    • Mamma Felice (Mappano) - Ariete

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      Mamma di Dafne (16 anni)

      Guarda, pure io ho sempre pensato a questa cosa della separazione. Per carità, non è che una si deve sposare con l’intenzione di divorziare, ma che ne so io? A me sembra che ci ameremo per sempre, ma ‘per sempre’ è un tempo mooolto lungo 😉
      Ma anche (faccio le cornissime) se uno di noi due venisse a mancare? Se mi mancasse Nestore e io fossi senza lavoro, che farei? Insomma, io magari son paranoica, ma a queste cose ci penso, cavolo…

  18. non ho ancora deciso cosa farò da grande, la maternità mi ha dato tanto e se potessi farei anche altri bambini, il lavoro mi va bene finché non intacca il bene dei miei figli, forse questo non dovrebbe esserci in Italia dover sacrificare i figli per il lavoro (o viceversa) perché é davvero difficile conciliare le due cose.

  19. Io sogno. Ho tanti sogni. Sogno un lavoro più a contatto con le mie passioni, sogno più flessibilità, sogno più part time, sogno più telelavoro, sogno che venga meno la logica “presenzialismo=più lavoro e più qualità”, sogno di poter gestire il mio tempo un po’ meglio e un po’ più in autonomia…
    Anche io vorrei vincere al superenalotto (ma, come per te, è difficile visto che non gioco) ma, se vincessi, non starei a casa. Abbandonerei subito questo lavoro perché finalmente avrei un budget per mettere in piedi qualcuno dei tanti progetti e sogni che ho in mente!

  20. stefano664

    Leggendo questo posso dire solo una cosa.

    GRAZIE.

    Un papà.

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