Mamme Expat: chi sono, cosa dicono, dove si incontrano

Pubblicato il 24 marzo 2011 da

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Tra il cambio paese dalla Tanzania a Berlino, l’inserimento della figlia nella nuova scuola, e le diecimila cose che si sovrappongono nella vita quotidiana, Silvia di ExpatClic è riuscita anche a scrivere un guestpost. Perchè le mamme sono super, ma le mamme-expat, beh, hanno sicuramente una marcia in più…

Chi sono le Mamme Expat

expatclic

Essere mamma è una delle esperienze più meravigliose che possano capitare a una donna ed è l’unica dimensione veramente condivisa a tutte le latitudini, e che accomuna in maniera naturale le donne di tutto il pianeta. Noi che siamo un gruppo di donne che i propri figli li hanno concepiti, spesso messi al mondo, e cresciuti in paesi stranieri, lo sappiamo bene: una mamma è mamma in una capanna del più remoto villaggio africano, come tra le mura di un palazzo di vetro a New York.

Ci sono tuttavia delle dimensioni che sono proprie e uniche del crescere figli e figlie in contesti culturali in continuo mutamento. La mobilità, che diventa sempre più uno scenario presente nel nostro mondo moderno, porta con sé una serie di problematiche nella crescita di figli e figlie, che sono perlopiù sconosciute alle mamme stanziali.
Chi, come noi, cambia paese ogni due, tre, o quattro anni, si ritrova a fare i conti ogni volta con nuovi scenari: un nuovo pediatra, una scuola sconosciuta, malattie nuove, modi di impiegare i bambini/e differenti, cibi non familiari. Quello che le mamme stanziali costruiscono nel corso di una vita intera, le mamme espatriate lo devono ricreare in un periodo limitato e in un ambiente che va prima di tutto scoperto e conosciuto.

E’ un mondo, il nostro, ricco di avventura e di allegria, di ansie e dubbi, di momenti di solitudine e di entusiasmo. Momenti che amiamo condividere e far conoscere a chi, per scelta o per destino, cresce i propri figli/e sullo sfondo di uno scenario immutato o che muta dolcemente con loro. Allo stesso modo in cui amiamo restare in contatto con le mamme italiane che dal nostro paese d’origine sono in prima linea per crescere i figli in questo mondo che sembra aver perso un po’ la bussola a tutte le latitudini.

E’ per questo che apprezziamo e seguiamo con gioia siti come Mamma Felice, che portano sui nostri schermi lontani il gusto che abbiamo magari sfiorato per qualche mese in occasione della nascita dei nostri figli/e o di passaggio in Italia tra una missione all’estero e l’altra. Ed è per questo che siamo felici di questa collaborazione con Mamma Felice: per noi significa un contatto diretto con mamme italiane che hanno voglia di conoscere una dimensione particolare e che per noi è difficile, a volte, comunicare durante i nostri passaggi in patria. Vorremmo offrirvi una finestra su un modo di vita che ci vede alle prese con problemi tra i più svariati.
Vi racconteremo cosa succede quando i nostri figli varcano la soglia di una scuola della quale non parlano la lingua, cos’abbiamo fatto di fronte a malattie come malaria, dengue o contro il verme del mango, cos’è successo quando siamo dovute scappare da un paese da un giorno all’altro.

E ancora come ci sentiamo quando dobbiamo dire ai nostri figli che è giunto il momento di dire addio a tutti i loro amici e impacchettare la loro casa, le strategie che adottiamo per inserirli in nuove realtà sociali e culturali, come facciamo a spiegar loro cose che nemmeno noi capiamo. Vi racconteremo cosa si prova a partorire con un’ostetrica che parla una lingua diversa, ad accudire i propri bebè quando mancano luce, acqua e pannolini, a parlare con pediatri dalle nazionalità più disparate e a vaccinare i propri figli/e secondo schemi diversi.

Partorire all’estero

Partorire all’estero, cosi come piu ‘semplicemente’ portare avanti una gravidanza in un paese nuovo, diverso per clima e costumi, puó essere per alcune donne molto difficile, per altre invece una splendida passeggiata.

Come per Sabrina e le sue esperienze in Brasile:

“Ho avuto le mie adorate bimbe lontano dall’Italia ed è stata una esperienza magnifica. La fortuna mi ha strizzato l’occhio e così ho avuto due belle gravidanze e due parti incredibilmente facili. Nell’ormai lontano 2002 mi trasferisco, seguendo mio marito, in Brasile e precisamente nel Minas Gerais, nella città di Belo Horizonte. Niente mare, niente piume e samba per le vie. Una città decisamente bruttina (non me ne vogliano le brasiliane che mi leggeranno), nata e sviluppatasi intorno all’industria automobilistica e precisamente la cara vecchia Fiat.
Dove comunque ho trascorso sette meravigliosi anni, che mi sono rimasti nel cuore e che hanno segnato profondamente la mia vita, lasciandomi una forte “saudade” per quei luoghi.
E forse il legame è così profondo perchè tutto è nato in quel paese, la mia vita di moglie e madre ha preso forma proprio in un paese in via di sviluppo, che si è poi dimostrato molto più civile e civilizzato del vecchio continente.. Io mi sono trovata bene, talmente bene che non ci ho pensato molto ad avere la mia seconda bimba in Brasile. Quando ci hanno esteso il contratto abbiamo immediatamente pensato ad ampliare la famiglia. La mia seconda gravidanza è stata più delicata, non proprio a rischio, ma sono stata più seguita per via di una operazione subita poco prima di sapere che ero incinta. Ma tutto si è svolto bene, il ginecologo è stato ancora più presente e scrupoloso. Ed ora Carolina ha 6 anni e Alessia tre.
Vorrei che arrivasse il messaggio che l’Italia non è l’unico posto in cui si può partorire bene, a volte esiste di meglio…”

Molto dipenderá naturalmente dal paese d’accoglienza in cui ci si trova, se si tratta della prima gravidanza, se si é in generale contente dell’esperienza all’estero. Ma anche dal modo in cui ciascun paese vivrá la vostra gravidanza, secondo i propri usi e costumi:

Elisa, per esempio, ha avuto una bella sorpresa alla nascita della sua piccola Cloe a Chennai, nel sud dell’India:

“«Non sapevamo che Cloe fosse Cloe, anzi ci aspettavamo quasi fosse un maschio », in India per legge è vietato svelare il sesso del bebè ai futuri genitori, e i genitori stessi firmano un foglio con il quale si impegnano a non chiedere nulla. Avere una figlia femmina è spesso una disgrazia per la famiglia, un costo enorme in previsione della dote per il matrimonio, molti genitori ricorrerebbero all’aborto se lo sapessero con anticipo. Durante l’ecografia mentre in Europa la mamma distesa sul lettino può ammirare estasiata il suo pupattolo sullo schermo intento a fare le capriole e a ciucciarsi il dito, qui in India è solo il dottore che ha il piacere di tale visione e magari un’occhiatina rapida puo anche gettarla il futuro papa, ma nulla che possa far avere ai genitori il minimo sospetto sul sesso del nascituro. Insomma, dalle fotografie che Elisa e Paolo havevano avuto dell’ecografia avevano l’impressione che Cloe fosse un maschietto, e invece una bella sorpresa al momento della nascita !

È evidente insomma che per molte – soprattutto se al primo figlio (che, spesso, paradossalmente coincide anche col primo espatrio) – portare a termine gravidanza e parto all’estero lontane da affetti e luoghi conosciuti, si trasforma quasi sempre in un’avventura. Bella o brutta dipenderá poi da ciascuna di noi. Ci sono donne piú avventurose di altre, magari giá abituate alla vita all’estero, all’uso dell’inglese o della lingua locale nella vita di tutti i giorni e che non si lasciano intimorire dalle barriere linguistiche.

Ecco come Silvia racconta la Babele in cui é nata sua figlia Emily a Berlino:

“Tutte le donne che conosco ricordano perfettamente il giorno in cui hanno partorito. Il tempo si ferma fino a quando i primi singhiozzi del nostro adorato bambino ci avvertono che è finalmente arrivato. Nel mio caso invece purtroppo di tempo non ce ne fu abbastanzaa perchè il Dr Konrad alle 18 staccava e così, improvvisamente, ecco una gran folla ai piedi del lettino, dove io, giacendo nella posizione classica anti forza di gravità, iniziavo a dare spinte a vuoto nell’assenza totale di consapevolezza corporea. Una nurse cilena iniziò a urlare in spagnolo con me incoraggiandomi con frasi decisamente poco perbene, di cui poi il Dr Konrad divertito commentava in inglese quelle piú irrivirenti; mentre Bianca, sveglia e riposata, mi faceva il bollettino italiano di quanto stava avvenendo laggiù fra le mie gambe in uno scambio secco e preciso con l’infermiera bavarese. Insomma fu così che tra un ‘Por Dios’ cileno ed un conto alla rovescia in tedesco puff ! ecco la mia bambina schizzar fuori da qualche parte di me ed approdare nelle mani sanguinolente del Dr Konrad…
Ce l’avevamo fatta, niente cesareo, ma che Babele !”

Per molte altre donne non sempre é cosí e puó capitare spesso che molte di loro si lascino prendere dall’ansia al pensiero di non poter esprimere esattamente le proprie necessitá e sensazioni al proprio ginecologo o magari proprio in sala parto. Perché la questione della lingua, e quindi della comunicazione con le persone che seguiranno il pancione e poi la nascita del nostro piccino, diventa un bel problema per chi non ha molto dimestichezza con l’inglese o il francese. Figuariamoci poi se ci si trova a partorire in Bambará o in Coreano!

Francesca ha partorito entrambi i suoi bambini a Istanbul, in turco:

“ Il mio corso pre-parto è stato un corso di turco intensivo. La pancia è cresciuta ogni giorno insieme al mio vocabolario e alla grammatica. Volevo essere in grado di comprendere i miei aguzzini.”

Ma non allarmatevi. C’é sempre la possibilitá di decidere di tornare in Italia per il parto, anche se, apparentemente poi, le donne espatriate – anche quelle che lo sono solo per un periodo temporaneo – decidono di restare dove sono, per stare vicino a mariti ed eventuali altri figli e godere tutti insieme della nascita del nuovo Baby sister o Baby brother.

Come ancora Sabrina, in Brasile:

“Ero a Roma in vacanza quando ho scoperto di aspettare la mia bimba: era il 31 dicembre del 2003, poche ore prima di recarci ad una festa. Ho deciso di fare lì il pre-natale e quindi tutti gli esami necessari, posticipando il rientro in Brasile. Tuttavia non ho ricevuto poi tanta attenzione in Italia. Medici di corsa, personale sbrigativo, risposte che tardano ad arrivare e niente contatto umano. Comunque tutto a posto, tutto nella norma e quindi potevo tornare in Brasile. Ma poche notti prima del viaggio la corsa in ospedale, con la paura di perdere il bimbo. E per la prima volta, anche se in una situazione di emergenza, ho sentito il battito. Ma allora era tutto vero! Esisteva davvero. Le lacrime sono scese senza freno, anche perchè adesso non volevo perderlo. E ho continuato a piangere anche quando il medico mi ha assicurato che la minaccia di aborto era lieve e con un po’ di riposo sarebbe tornato tutto a posto. Quindi ho cambiato prenotazione e sono cominciate le tante telefonate tra Roma e Belo Horizonte. Non mi piaceva affatto stare lontana da mio marito, avevo bisogno di lui, ma non si poteva rischiare. E le coccole di mamma e dell’intera famiglia sono state una bella medicina, quindi quando tutto si è ristabilito ho salutato tutti e sono rientrata.”

C’é da notare anche che per alcune l’esperienza del parto in Italia dopo anni o mesi di vita altrove, si presenta piú difficile di quanto si possa immaginare.

Cosí Claudia, al momento del parto residente in Angola:

“Sono rientrata in Italia (dall’Angola) al sesto mese di gravidanza avanzato, e ancora oggi mi domando come Alessandro abbia vissuto, dal suo nido protetto, il cambio di stile di vita della mamma. Finita tra le mani di un gruppo di medici dall’impostazione iperpreventiva e iperprotettiva, dunque assai in constrasto con la mia attitudine scanzonata e fatalista, sono stata immediatamante ospitalizzata perchè avevo la placenta bassa. Sono dunque passata dalle strade tutte buchi dell’Africa all’asettico letto della Macedonio Melloni, circondata da donne la cui gravidanza era a rischio, e se non lo era gliela facevano diventare, e da medici che mi terrorizzavano con catastrofiche immagini di me sanguinante sul corridoio dell’ospedale. Quando uno dei dottori di turno è arrivato a rimproverarmi perchè “mi vedeva troppo in giro” (notare che facevo nr. 8 passi per raggiungere la stanza di fronte alla mia, dove c’era una povera donna che, in balia degli incubi altrettando focosi che le venivano provocati, stava per entrare in depressione), ho firmato le mie carte e me ne sono tornata a vivere quel poco che restava della mia gravidanza nel mio nido nel centro storico di Milano, leggendo Proust e rimpinzandomi di yoghurt al malto. Alessandro è nato a metà dicembre in una giornata in cui Milano era spolverata di neve. Il ginecologo che mi ero trovata per l’occasione, dal quale non mi sono più separata, e che ancora mi conosce come “l’Africana”, lavorava al Buzzi, ed è proprio di questo ospedale che ho i ricordi più dolci di quei momenti.”

Altre donne infine, decidono di scegliere di partorire in un paese vicino a quello di accoglienza specialmente se offre piú sicurezza nelle sue strutture ospedaliere. Dubai e Bangkok sono molto gettonate per esempio da chi vive in Pakistan o Sri Lanka. Cosi come il Sud Africa per chi vive nelle zone limitrofe.

Come Lisa, all’epoca residente a Maputo, Mozambico, che ha deciso di partorire la sua seconda bambina proprio nel vicino e piú sviluppato Sud Africa:

“Teresa ha visto la luce il 17 gennaio 2007 a Nelspruit, cittadina sperduta nella verdissima regione dell’Mpumalanga, vicino al Kruger Park.
Io e mio marito siamo partiti un giorno prima da Maputo, in Mozambico, dove vivevamo, lasciando Anna, la primogenita, alle cure della baby sitter e di tutta la comunità italiana espatriata. Essendo stato un cesareo programmato abbiamo potuto organizzare tutto nei minimi dettagli. Ovviamente la clinica era privata e mi hanno fatto pagare dall’anestesia alla garza per la medicazione. Avete mai sentito parlare della Mediclinic (http://www.mediclinic.co.za)? Ma è la stessa clinica dove ha partorito la famosa Brangelina Jolie! Lei in Namibia però. Anche i mariti sono diversi!!!!!”

Se volete saperne di piú o avete amiche in procinto di diventare mamme all’estero andate a leggere le nostre storie, testimonianze e consigli pratici cliccando qui .
A presto!

Link: http://www.expatclic.com/



Commenti

23 Commenti per “Mamme Expat: chi sono, cosa dicono, dove si incontrano”
  1. Che bel guest post!!!

    Ecco…e ora come faccio che voglio espatriare tra 5 minuti??? :mrgreen:

    • Mamma Felice (Mappano) - Ariete
      Mamma Felice
      immagine livello
      Guru
      Mamma di Dafne (9 anni)

      Teletrasporto prontiviaaaaaaaaaa

      • Silvia

        Il mio Lorenzo è nato ad Istanbul. Ci siamo stati tre anni e mezzo. nella clinica mi sono trovata bene perche privata e a pagamento ma sono turchi e fanno le cose un po così anche se preparatissimi e meno segamentalitici degli italiani che fanno protocolli spettacolari ma che di umanità lasciano un po a desiderare anche se sta cambiando. Comunque il mio parto in Turchia è stato perfetto e avevo una gravidanza a rischio e mi hanno seguita benissimo. In Italia mi è mancata la clinica turca, lo devo ammettere.

      • hehehe magariiii!

        Che sono 3 giorni che ogni volta che apro il quotidiano gratuito che danno in metro mi ritrovo la pubblicità che dice: Vieni a Montreal!!

        Aspetta eh….vengo subito!!

  2. angela

    Ma che bel guest post, mi piace conoscere e scoprire come si vive altrove, anche se io rimango molto attaccata al mio paesino e non so se avrei la forza che hanno avuto queste mamme.Brave. 😀

    • Silvia

      Mah, senti io non ritornerei all’estero onestamente. Ho ancora delle amiche italiane là a Istanbul e non ci stanno bene. Tutto dipende dalle proprie esperienze. Di sicuro conta molto se il paese è piu vicino alla nostra cultura. Ad esempio vivere da europea in Turchia e al di fuori della nicchia di italiani che vivono là è dura. Loro hanno la loro mentalità riguardo alle donne ecc. e nonsono tutti di mente aperta. Non sto qua a raccontare poi le mille sfumature della Turchia o i mille problemi di una città come Istanbul, che a parere mio è bella da vivere solo come turista.
      Silvia

  3. Sognodime

    A me l’espatrio spaventa un po’. Vivo a Berlino già da tempo, ma il mio fidanzato è bulgaro, e spesso dice di voler tornare al suo paese. L’ipotesi di seguirlo mi terrorizza, devo ammetterlo… Metto radici con facilità e ora in Germania mi ci sento a casa, ma ho paura che la Bulgaria sia troppo diversa rispetto a ciò che ho vissuto finora… E troppo lontana dai miei affetti…

  4. ciao! molto, molto interessante. qui da barbara ci sono sempre blog e persone interessanti da conoscere!
    io per lavoro incontro spesso mamme expat, donne immigrate che vivono in italia. questi racconti sono illuminanti per me, perchè mi permettono di entrare, anche se solo in punta di piedi, nei loro panni per vedere la realtà dalla loro prospettiva. grazie!

  5. Io invece sono straniera e ho partorito in Italia.. mi sono trovata bene. L’idea di partorire nel mio paese non mi piaceva perchè qui ormai mi sento a casa mia. 😉

  6. Che bel guest post! Mi piace sentire le esperienze di altre mamme! Queste poi avvicinane le mamme di tutto il mondo, perchè la mamma è la mamma, ovunque!!!

  7. Che forte!!!!!!anche io sono una mamma expat, ma non in localita’ esotiche tipo Dubai o Istanbul! Sono nella civilissima, organizzatissima Gran Bretagna e ci sto proprio bene, anche se l’Italia e’ nel mio cuore per sempre. Seguiro’ il sito, mi interessa molto!

  8. denise

    Mi ci voleva proprio questo post!
    Un paio d’ore fa stavo prorpio pensando che mi piacerebbe andarmene da qualche parte, un pensiero ultimamente sempre più frequente e che ancora non so come realizzare…soprattutto è difficile coinvolgere la dolce metà!
    I sogni son desideri…

  9. Chiara b

    Io abito in Cina e ho partorito a Hong Kong, e’ andato tutto bene, sono stata io a insistere per avere un cesareo lunedi’ anziche’ mercoledi’, sembra una sciocchezza ma ho salvato la vita di una delle mie bambine, mercoledi’ sarebbe stato tardi, avevo la colestasi, essendo solo di 34 settimane, i medici preferivano aspettare, ma io non la sentivo e ho proprio imposto la mia volonta’, non credo che avrei potuto farlo in Italia……
    Idem per il sondino del latte che aveno nel naso, mi tiravo il latte e loro glielo siringavano, dopo pochi giorni, contro la volonta’ del pediatra, gliel’ho fatto togliere e le bambine si sono attaccate al seno senza problemi, insomma e’ andata bene cosi’!
    Mi piace molto stare all’estero ( a parte in questo periodo la paura delle radiazioni dal Giappone…..) le bambine a 4 anni parlano italiano, inglese e cinese, la considero una ricchezza enorme.

  10. chiaronzola

    Sono anch’io una mamma expat (India, USA, ora Norvegia). Conosco il sito di expatclic: un grandioso punto di riferimento!
    Essere mamma espatriata non e’ nulla di cosi’ speciale, non credo di avere una marcia in piu’ (come dice qualcuna di voi). Sento le mille difficoltà’ che tante altre mamme provano in tutto il mondo. E’ di certo un’avventura. Certe volte esaltante e altre volte faticosa, con salite e discese… come per ogni donna-mamma-moglie-compagna 😉
    Vi abbraccio!

  11. bello questo sito, non lo conoscevo e vivendo all’estero da ormai dieci anni, lo seguirò per froza…entra nei mie fovoriti! grazie!

  12. presente e affezionata partecipante a expatclic, mio figlio è nato a Basel, dove attualmente vivo!!!Vale

  13. Bellissimi questi racconti di mamma. Io ammiro tantissimo le mamme che per scelta o necessità decindono di vivere in un altro paese.
    Io abito a 50 km da mio paese d’origine e sento la nostalgia … hehe!

  14. ho paura di gravidanza e di partorire in Svizzera (nel caso dovesse succedere) non lo so perchè, sembra tutto ottimo qui, ma in Italia avevo una profonda certezza che il mio bambino nasceva sano (a parte il costo delle ginecologa privata, il corso pre-parto di Fatebenefratelli che non mi è servito a nulla, era la preparazione psicologiaca soltanto e non sapevo come spingere in sala parto, e dall’ospedale convenzionato ci hanno mandato via perchè siamo tornati senza la racommandazione della nostra ginecologa privata alle 4 di mattina, nonostante era il giorno del parto, avevo le contrazioni etc., ma a Roma…che vuoi fare, dato che avevo l’assicurazione un po’ diversa di quella italiana un medico non mi voleva prescrivere degli esami esenziali per la donna in ottavo mese di gravidanza perchè convinto di doverne pagare di tasca sua…un altro medico all’ospedale quando mi sono rivolta perchè abbiamo cambiato da pocchissimo la città e non potevo prenotare prima gli esami in questa struttura ha parlato delle polacche piovute dal cielo delle quali si doveva occupare…argh!)ero felice di non dover partorire in Polonia dove non si sa mai perchè ma i bambini nascono spesso con dei problemi a causa del parto svoltosi male!!! e in Polonia si aspetta spesso fino all’ultimo per il cesareo e spesso è troppo tardi :(…

  15. Ciao Mamme Expat, io vivo in Australia ed entrambe le mie bimbe sono nate a Canberra. Per la prima gravidanza ho dovuto scegliere la sanita’ pubblica perche’ non essendo ancora cittadina australiana non ero provvista di assicurazione privata, ma mi sono trovata cosi’ bene che anche con la seconda ho scelto questa soluzione. Durante la gravidanza sono stata seguita dalle midwives e dal mio medico, con due o tre visite da un ginecologo dell’ospedale , ma e’ la midwife che fa nascere i bimbi a meno che non si riveli un parto complicato. Questo sistema si chiama shared care. Sono provviste 2 ecografie (12 settimane-translucenza nucale etc e 20 settimane-morfologica, piu’ l’amniocentesi se si ha piu’ di 35 anni). Io mi sono trovata molto bene, prima durante e dopo il parto, con visite della midwife a casa per una settimana e visite al baby health care centre ogni settimana , senza spendere una lira. Quando vengo in Italia le faccio visitare da un pediatra Italiano giusto per avere una seconda opinione e anche perche’ qui se vuoi andare dal pediatra devi avere un referto medico. Non ho avuto paura di partorire all’estero perche’ l’Australia provvede (ancora, non per molto) un’ ottima Public health . Vediamo cosa succede quando e se privatizzano tutto 🙁

  16. stefy

    Bellissimi questi racconti di mamme expat. Bhe’ piacere di conoscervi anche Io sono una mamma expat e vivi da 11 anni nella Corea del Sud. Ho due bambini di 11 e il piccolino di 7 anni, tutti e due sono nati qui in Corea, e devo ammettere di avere avute due gravidanze stupende, a parte il fatto di non avere mai avuto problemi di gravidanza i servizi nelle cliniche, i mdici e anche le infermiere sono stati di un aiuto immenso. Durante i 9 mesi sono loro stessi che mandano i messaggini al cellulare per ricordare di andare a fare la visita specialistica o i diversi controlli e questo mi ha fatto sentire molto sicura. Il mio medico poi parla l’Inglese benissimo quindi non c’erano problemi per comunicare o capire quello che diceva.
    Quindi care mamme un consiglio da mamma expat, non abbiate paura ad affrontare la gravidanza all’estero, a volte forse e’ meglio dell’Italia, da quello che sento da diverse amiche mie che vivono li’ o anche leggendo articoli da Internet, insomma la serenita’ deve essere prima interiore e poi tutto il resto viene da se’. Io non ho rimpianti anzi vorrei tanto avere un’altro bebe’…. 😆
    Che bello tritrovarsi tutte qui, questo sito e’ veramente meraviglioso ^^
    Un abbraccio a voi tutte…
    Stefy ( Corea del Sud 1999 ~2011 )

  17. Wow, che bella accoglienza!!!!!

    Grazie ragazze, grazie a tutte voi, amiche storiche di Expatclic e a tutte voi nuove che ci avete scoperto con Mammafelice.it
    Chi di voi ha voglia di raccontare e condividere le sue esperienze, o semplicemente di conoscere altre mamme expat nel proprio paese d’accoglienza, puó venire a trovarci sui nostri forum: http://forum.expatclic.com/

    Buona Primavera a tutte!!

    Silviaexpat da una Berlino sempre piú verde…

  18. Mi ero persa questo post: grazie, sono tra le mamme fortunate/sfortunate che vorrebbero alla fine fermarsi….. Per ora a Londra, ma molto presto….. lo diro’ tra poco, e’ ancora top secret. Intanto corro a guardarmi il sito!

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